22/09/17

Volenti o nolenti ci si adegua al tono generale...

Il fatto è che volenti o nolenti ci si adegua al tono generale; che prendendo parte a una riunione, capita di solito persino di atteggiare i tratti del proprio viso in armonia con quelli delle facce che si scorgono nel varcare la soglia di una casa; che, essendo di cattivo umore, si simuli un’allegra disposizione di spirito e, per contro, un’aria grave quando ci si sentirebbe in vena di piacevolezze; non ci si vuole, insomma, sentire estranei nei confronti di alcuno;
e così il letterato fa politica, il politico metafisica, il metafisico diventa moralista, il moralista discute di finanza, il finanziere di belle lettere o di geometria e ciascuno, piuttosto che tacere o limitarsi ad ascoltare, va sproloquiando su tutto ciò di cui non sa nulla tra la noia generale sopportata per sciocca vanità o per buona educazione.
Denis Diderot, Questo non è un racconto
Poi dicono che i tempi cambiano, forse i tempi sì, ma gli uomini no! Almeno comincio, nonostante il mio insanabile ottimismo a credere. Menti originale e creative, cercasi. Ma non tanto nel campo artistico, letterario, musicale... ma nella vita quotidiana, perché è lì che avremmo bisogno di gente critica e autocritica, ma soprattutto che sapesse immaginare un altro mondo e dall'immaginazione sapesse passare alla pratica. Uomini che sapessero aiutarci a credere ancora in qualcosa e non ci buttassero fango in faccia tutti i giorni, perché è quello che fanno tutti i politici e non, quando ci propongono i loro programmi e le loro idee.

20/09/17

Quel che accade con le verità universali.

Dei pescatori tirarono fuori dagli abissi una bottiglia. Dentro c’era un pezzo di carta, con scritte queste parole: «Aiutatemi! Sono qui. L’oceano mi ha gettato su un’isola deserta. Sto sulla sponda e aspetto aiuto. Fate presto. Sono qui!».
«Non c’è data. Sicuramente ormai è troppo tardi. La bottiglia può aver galleggiato in mare per molto tempo», disse il primo pescatore.
«E non c’è indicazione del luogo. Neanche l’oceano si sa quale sia» disse il secondo pescatore.
«Non è né troppo tardi né troppo lontano. L’isola Qui è ovunque», disse il terzo pescatore.
Seguì una sensazione di disagio, calò il silenzio. È quel che accade con le verità universali.
Wislawa Szymborska

19/09/17

Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose

Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose.
Quando guardavo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone a zig-zag. Chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane.
E posso vedere che con loro morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo.
Era un bel sogno… il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi.
Il cerchio non ha più centro, e l’albero sacro è morto
Alce Nero
Anche io non immaginavo che molti sogni sarebbero svaniti nel nulla, che tutto ciò per cui abbiamo lottato e in cui abbiamo creduto, è stato dimenticato. Non sapevo che tutto sarebbe finito. Credevamo in un mondo migliori e mi sembrava fossimo sinceri.

Ma soprattutto non avrei mai creduto che oggi avremmo assistito a tanta crudeltà esibita con disinvoltura come una bandiera per raccattare voti. Non avrei mai creduto che non ci fosse più nessun politico farsi portavoce di tanta sofferenza, urlare forte contro tanta crudeltà. Non dopo Auschwitz, non dopo Gandhi, non dopo Martin Luther King... 
Ed invece il silenzio di chi non vuole esporsi è forte e nell'aria solo più parole di odio e di incitamento al male.

Nel sottofondo il silenzio di tanti, l'indifferenza di troppi di noi che si girano dall'altra parte. La nostra crisi come nazione e come popolo non può giustificare l'orrore si cui siamo testimoni. 

18/09/17

Speranza come consapevolezza che può accadere l'imprevedibile

 
Non bisogna cedere a quella fredda razionalità dei numeri, delle statistiche, che afferma che non c’è niente da fare, e che bisogna arrendersi. Occorre oggi, come disse Kierkegaard, quel salto dalla fredda ragione calcolante a una speranza che non è illusione, ma apertura alla consapevolezza che possono accadere cose non materialisticamente prevedibili. 
I medici sanno che comunicare a un malato grave le sole fredde percentuali della sua possibilità di sopravvivere è in fondo un mentire, che rende la malattia più grave: perché l’uomo ha risorse sconosciute, e la stessa vita è nella sua imprevedibilità assai più grande di tutte le nostre statistiche. Questa in fondo è la razionalità più grande: sapere che la vita è ben di più di tutti i nostri conti, di ogni nostra ragionevole previsione.
Eugenio Borgna, intervista di Avvenire 

17/09/17

Itaca


Quando partirai, diretto a Itaca,
che il tuo viaggio sia lungo
ricco di avventure e di conoscenza.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
né il furioso Poseidone;
durante il cammino non li incontrerai
se il pensiero sarà elevato, se l’emozione
non abbandonerà mai il tuo corpo e il tuo spirito.
I Lestrigoni e i Ciclopi e il furioso Poseidone
non saranno sul tuo cammino
se non li porterai con te nell’anima,
se la tua anima non li porrà davanti ai tuoi passi.
Spero che la tua strada sia lunga.
che siano molte le mattine d’estate,
che il piacere di vedere i primi porti
ti arrechi una gioia mai provata.
Cerca di visitare gli empori della Fenicia
e raccogli ciò che v'è di meglio.
Vai alle città d’Egitto,
apprendi da un popolo che ha tanto da insegnare.
Non perdere di vista Itaca,
poiché giungervi è il tuo destino.
Ma non affrettare i tuoi passi;
è meglio che il viaggio duri molti anni
e la tua nave getti l’ancora sull’isola
quando ti sarai arricchito
di ciò che hai conosciuto nel cammino.
Non aspettarti che Itaca ti dia altre ricchezze.
Itaca ti ha già dato un bel viaggio;
senza Itaca, tu non saresti mai partito.
Essa ti ha già dato tutto, e null'altro può darti.
Se, infine, troverai che Itaca è povera,
non pensare che ti abbia ingannato.
Perché sei diventato saggio, hai vissuto una vita intensa,
e questo è il significato di Itaca. »

Konstandinos Kavafis  

16/09/17

La borghesia segue la tattica della terra bruciata... (Elsa Morante)

La borghesia segue la tattica della terra bruciata. Prima di cedere il potere, avrà impestato tutta la terra, corrotto la coscienza totale fino al midollo. E così, per la felicità non c'è più speranza. Ogni rivoluzione è già persa.
Elsa Morante, La Storia, 1974

L’arte è il contrario della disintegrazione […] la sua funzione è, appunto, questa: di impedire la disgregazione della coscienza umana, nel suo quotidiano, e logorante, e alienante uso col mondo. 
Elsa Morante,  Pro e contro la bomba atomica e altri scritti (1987)

14/09/17

Non è facile andare contro corrente

“La volgarità della vita è, in parte, un riflesso della volgarità delle nostre anime. 
È la nostra pigra intelligenza, il nostro affanno di sicurezza e il nostro orrore dell’estraneo, è il nostro gaudente accoglimento di ogni luogo comune, di ogni comoda interpretazione, di ogni trivialità routinaria, ciò che volgarizza lo stravagante e misterioso universo che ci circonda”.
Nicolás Gómez Dávila, Notas
Non è facile andare contro corrente, sentire che ad un certo punto anche i nostri amici hanno preso una direzione di pensiero e noi non siamo d'accordo. All'inizio pensiamo ad un banale errore di valutazione e continuiamo a discutere, ad argomentare. Ma nulla cambia, anzi le discussioni si fanno sempre più forti e l'uno prevarica l'altro. Una gara a chi riesce a parlare prima dell'altro e ad urlare più forte. Non si riesce a capire cosa improvvisamente sia cambiato. Non cambiano solo le idee, sembra che nessuno assomigli più a se stesso. Sono altre persone che hai di fronte a te e cominciamo a sentirci a disagio.

Allora taciamo, perché erano i tuoi amici, quelli con cui avevi condiviso tanti momenti della tua vita, tante idee, tanti sogni. 
Il mondo cambia, non è più come una volta. La situazione è diversa dicono convinti e ti guardano come se tu non volessi capire. Un illuso che si tiene aggrappata a degli ideali che sono solo più polvere di illusioni.

I giorni passano e sempre di più l'isolamento aumenta, fino a quando cominci ad evitare di incontrarli.

Ti accorgi che le tue convinzioni, le tue idee, la tua visione del mondo sono più importanti di quel gruppo che pure sai ti ha trattato sempre come un amico. E la vedi allora l'onda dell'indifferenza, della diffidenza, della paura del diverso che avanza e travolge come uno uragano che si abbatte sulla terra. Capisci che è così che il mondo precipita verso la barbarie. Comprendi che le teorie, anche le più luminose, devono mettersi alla prova con la realtà, per trasformarsi in fatti concreti, ed è proprio in questi momenti che trovano la loro forma.

Se pensiamo che sia arrivata una tempesta, il primo pensiero che viene è quello di salvare se stessi a tutti i costi. E' istinto di sopravvivenza? Non lo so se si tratta solo di questo, perché se non si pensa alla barca che ci sta portando, quella barca prima o poi affonderà anche per noi.

Il nostro pensiero è corto, non sa guardare lontano, e senza immaginare un altro mondo, senza costruirlo con impegno e assiduità, un mondo più giusto, più solidale, un mondo che sia di tutti e non proprietà solo di qualcuno, prima o dopo quel mondo franerà anche per noi. Sta già franando.

Là dove assistiamo al lavoro paziente di chi va controcorrente, là ritroviamo la bellezza, la vita.

13/09/17

di Bestie e di animali di F. Scianna e F. Marcoaldi

«Se alcuni libri arrivano spinti dall'energia della gioventù e di un certo inconsapevole talento (se lo si possiede), con la maturità i libri nascono da progetti propri oppure da commissioni del mercato. Con gli anni comincia la riflessione retroattiva del proprio percorso e si individuano passioni e ossessioni ricorrenti e ci si rende conto che i progetti e le fotografie davvero ci assomigliano.»
Le foto sugli animali di Ferdinando Scianna erano in attesa da molti anni. Da bambino viveva in un paese contadino popolato da animali, nella Sicilia del dopoguerra. Con loro ha condiviso la sua infanzia senza nessun senso di superiorità: cavalli, asini, muli, cani, gatti, galline, conigli, capre e pecore coabitavano negli stessi spazi dei bambini, delle donne, degli agricoltori e dei vecchi. 
Questa condivisione di tempi e spazi lo ha portato a fotografarli moltissimo durante la sua carriera e ad accumulare molti scatti. Ne è nato un libro: di Bestie e di animali. 

"Vengo - spiega Scianna - da un mondo contadino, tutto animalesco. I lavori nella campagna avevano l'animale come presenza fondamentale, era funzionale in una fratellanza che non confondeva mai i piani. L'asino era la moto Ape di mio nonno. Il primo dolore della mia vita è stata la morte del mio cane, ma non mi sarebbe mai venuto in mente di farlo dormire nel mio letto. Si rispetta di più un cane a cui dai il cibo in scatoletta o a cui dai i tuoi resti?".

Scianna ha inizialmente tentato di scrivere da sé alcuni testi a commento delle proprie fotografie ma non ne è rimasto soddisfatto. Entra nel libro Franco Marcoaldi che, grazie alla raccolta Animali in versi, era il coautore perfetto.

Le bestie sono creature che hanno una loro vita autonoma, indipendente, non legata allo sguardo dell'uomo. Gli animali invece possono essere addomesticati dallo sguardo umano. Questo titolo è felice perché restituisce in modo icastico l'idea di doppio sguardo e di incroci infiniti perché gli universi non sono separati. Due modalità diverse di relazione tra l'uomo e queste creature così vicine e abissalmente lontane da noi" dice all'ANSA Marcoaldi.

L’enigma del cane:

Il problema non è tanto
che io parlo e lui non mi capisce.
Semmai il contrario: il vero enigma
è il cane, che tutto sa di me
e mai ne riferisce.

A quattro zampe:

Tutto è legato a una questione
di postura: nulla saprà degli animali
l’uomo eretto, dominus sprezzante
e onnipotente, mentre l’infante
che gattona a quattro zampe
vedrà la loro stessa scena, annuserà
gli stessi odori, spartirà
con loro inediti sapori.
L’unica chance offerta all’uomo
eretto è di sdraiarsi a terra:
osservando le stelle assieme agli animali,
magari scorderà di essere una macchina
di sopraffazione e guerra.

Franco Marcoaldi

Il libro è quindi incontro tra immagine e parola,  un ampio affresco di una millenaria coesistenza tra essere umano e essere animale. Con la fotografia Scianna racconta animali veri - cani, pecore, mucche, capre, pesci, gatti, cavalli, ma anche di plastica, peluche, di marmo; vivi, ma anche morti.  Nelle sue foto il mondo animale, spesso separato dallo stato di natura, sta diventando un’appendice della cultura dell’uomo, non di rado il suo “giocattolo di compagnia”, o è un mero strumento destinato alla fatica o una materia prima alimentare. Non possiamo fare a meno, dalle caverne alle foto social di gattini, di guardare e di raffigurare gli animali perché, ha scritto John Berger, sono “il primo cerchio della natura attorno all’uomo”. Ma tracciare un confine tra noi e la bestia è impossibile da secoli: l’animale lo scavalca di continuo. Del resto, separandoli dalla natura, ingabbiandoli in salotti o stalle, li abbiamo costretti ad avere noi umani come unica relazione. Li abbiamo tirati dentro il nostro mondo, e quando li guardiamo, adesso, guardiamo noi stessi. L’antropocentrismo rispunta spesso dietro quegli occhi, sotto quelle pellicce, mascherato da animalismo. Il rapporto fra uomo e animale, o bestia che sia, è un cane che si morde la coda.
Da repubblica: Fotoromanzo bestiale di Michele Smargiassi
  

Un prato, un asinello
È un sogno che coltivo da tempo
immemorabile: prendermi
un asinello e piazzarlo sopra
il prato. Giusto per omaggiarlo:
sgravato da ogni impegno,
privato di ogni soma, dolcissimo
asinello da sempre maltrattato.
Dell’asino mi incantano la mitezza
e la pazienza, l’occhio umido
e dolce illuminato a tratti
da lampi di furbizia
l’endurance millenaria
travestita da mestizia.
Un giorno ad Addis Abeba
ce n’erano a decine che privi
di padrone correvano
da soli con fare indaffarato.
Svolgevano – mi dissero – la funzione
del postino: mai un pacco
andato perso, tutto recapitato.
Io non avevo dubbi: ché l’asino
è preciso, assennato,
intelligente; e svolge sempre
al meglio l’impegno che l’attende.
Per questo nei miei sogni penso
a un asinello che a nome della specie
sia premiato: non dovrà fare niente,
se ne starà tranquillo a rimirare

il mondo sopra un immenso prato

Franco Marcoaldi

11/09/17

Buon anno scolastico...

Robert Doisneau
Inizia la scuola e come sempre ogni giornale celebra questo giorno. C' è molto malcontento tra gli insegnanti, c'è preoccupazione tra i genitori, e tra insegnanti e genitori sembra essere diventato sempre più difficile il dialogo, prevale la diffidenza e a volte lo scontro.  leggiamo la fatica di ogni insegnante a rimettersi in cammino per affrontare un nuovo anno scolastico, tocchiamo con mano la paura dei genitori di essere essi stessi inadeguati.
Ad aggravare questo senso diffuso di sfiducia, delusione, questo  senso di impotenza è una politica non solo latitante, ma deleteria, che nulla ormai da tanti anni sa pensare per una scuola che sia di tutti e per tutti, che ha appesantito la scuola con una burocrazia sempre più vuota che ostacola, invece che favorire il lavoro già difficile degli insegnanti.

Dispiace, però, che la disillusione abbia oscurato negli insegnanti l'importanza che essi hanno e la consapevolezza che la nostra presenza e attenzione verso i bambini e i ragazzi può fare la differenza.

Il nostro lavoro è essenziale quando è capace di trasformarsi in ricerca continua, quando siamo capaci di tenere il timone anche nella tempesta, perché nella barca portiamo dei ragazzi che si affidano a noi anche quando sembrano rifiutarci. Di loro siamo responsabili in prima persona, siamo responsabili anche del nostro agire “morale” al di là di quello che succede intorno a noi.
Noi siamo portatori delle storie dei nostri alunni, siamo i loro portavoce, solo noi possiamo costruire la scuola di cui hanno bisogno.  

Bisogna aver ben chiaro che il nostro compito non è tanto e solo seguire i programmi ministeriali, le linee predisposte dagli esperti più o meno competenti, siano essi di destra o di sinistra, ma quello di andare sempre “oltre” avendo sempre in mente l’interesse del bambino e del ragazzo nella sua unicità e individualità, come diceva il titolo di un film: “non uno di meno”.
Questo lo possiamo fare noi, attraverso la nostra azione quotidiana e il nostro pensiero e la nostra riflessione.

"L’uomo può avere un posto nella storia in varie maniere: passivamente o in forma attiva. Il che si realizza pienamente solo quando si accetta la responsabilità o quando la si vive moralmente".
Maria Zambrano, Persona e democrazia

Ho sempre creduto nella scuola, ma soprattutto ho sempre creduto in quel particolare rapporto che si può creare tra maestro e allievo. Si dice che è difficile comunicare con i giovani e non ci chiediamo abbastanza se non sia invece difficile per i giovani comunicare con gli adulti, trovare quegli spazi in cui sia ancora possibile quel dialogo che sa trasformare sia l'uno che l'altro. Fin da piccoli hanno tante sollecitazioni e pochi momenti in cui indugiare sulla vita e contemplarla. Sembra quasi che oggi gli adulti siano muti di fronte alle generazioni più giovani e alle loro domande che così non trovano la strada della parola. La scuola viaggia lontano dalla loro realtà e, se hanno tanti insegnanti di matematica, italiano, inglese..., sono sempre più rari quelli che sanno intrecciare la cultura con la vita in modo da vivificarla.
"Insegnare seriamente è toccare ciò che vi è di più vitale in un essere umano. E' creare un accesso all'integrità più viva e intima di un bambino o di un adulto"
George Steiner

10/09/17

l tempo è...


Il tempo è
troppo lento per coloro che aspettano,
troppo rapido per coloro che temono,
troppo lungo per coloro che soffrono,
troppo breve per coloro che gioiscono;
ma per coloro che amano,
il tempo non è.

Henry Van Dyke