15/07/16

Ci vuole un momento di silenzio, di seria riflessione. 
L'odio risveglia l'odio, autorizza la violenza, aiuta chi da anni si serve della paura per prendere il potere. 

Ci vuole un momento di silenzio per piangere tutti i morti che l'odio, l'arroganza, la sete di vendetta hanno prodotto vittime innocenti di interessi o follie a cui non appartengono.
Ci vuole un momento di silenzio per comprendere come uscire da queste logiche perverse. 
La pace si costruisce ogni giorno, ora dopo ora. 
La pace si costrusce combattendo prima di tutto l'aggressività che ci abita tutti.

E siamo aggressivi non solo quando uccidiamo materialmente qualcuno, ma quando lo releghiamo ai margini e gli togliamo ogni risorsa, quando lasciamo che a cielo aperto si costruiscano "lager" dove uomini, donne, vecchi e bambini vivono in condizioni disumane. Quando costruiamo muri, quando diciamo noi/loro.

14/07/16

08/07/16

Iglesias, una cittadina che ama la cultura

Lo chiamavano  "il luogo delle chiacchiere", uno spazio dove ci si incontrava per parlare, per scambiarsi idee, prendere iniziative. Un luogo che ogni paese, ogni quartiere di ogni città dovrebbe avere per non perdere quel desiderio, che dovrebbe essere in ognuno di noi, di "fare comunità".
Questo luogo si trova ad Iglesias in Sardegna e "il luogo delle chiacchiere" è la libreria Duomo di Giancarlo Loi che non vende solo libri (il che è già una bella cosa) ma, insieme alla moglie cerca sempre di promuovere cultura.

Fare cultura non è per loro promuovere incontri monopolizzzati  dagli intellettuali chiusi come sono spesso nelle loro sfere di cristaĺlo, ma è avvicinare la gente ai libri, alla conoscenza del loro paese, della loro storia che pur essendo molto ricca e affascinante non è  da tutti conosciuta.
Iglesias, come molti altri paesi, ha visto molti giovani andarsene dalla loro terra. Ma poi i giovani tornano e continuano a lavorare per la città che continuano ad amare e a cui si sentono sempre legati.

Qui come turista sono contenta di presentare in questa cittadina il libro a fumetti "Fumettando" della mia amica Claudia sull'esperienza da lei fatta con ragazzi con problemi intellettivi o relazionali.
Grazie quindi a Gianni Loi.

07/07/16

Ogni onda del mare ha una luce differente,
proprio come la bellezza di chi amiamo.
                         Virginia Woolf - Notte e giorno

05/07/16

Sono stato licenziato e...

Bisogna stare in mezzo alla gente per comprendere i loro bisogni, le loro difficoltà, il loro modo di pensare, di stare al mondo.
Bisogna ascoltare senza pregiudizi, senza giudizi, sapendo che ognuno ha una storia, ha attraversato strade, ha incontrato ostacoli, che che l'hanno condotto là dove oggi si trova.

Un signore l'altro giorno è arrivato all'aeroporto trafelato. C'era uno sciopero in atto e ogni viaggiatore era stato avvisato che il volo per Cagliari era stato cancellato.  Non era l'unico agitato quel giorno, ma in lui c'era qualcosa di particolare che attirava l'attenzione.
Era un uomo di bassa statura, molto magro, il volto segnato da molte rughe. Era arrabbiato e attaccava discorso con tutti: lui avrebbe denunciato la compagnia aerea, avrebbe fatto fuoco e fiamme, non sapevano con chi avevano a che fare!!
Ma appena qualcuno lo rassicurava che saremmo in qualche modo arrivati a destinazione, si tranquillizzava per un po', si metteva in disparte e il suo volto diventava improvvisamente triste e serio. Camminava nervoso avanti ed indietro , poi tornava tra la gente.
Durante il viaggio, prima a Milano in pullman e poi in aereo fino a Cagliari l'ho perso di vista.
Aspettando le valigie, me lo sono trovato dietro: alla fine ce l'abbiamo fatta, mi ha detto, col volto più sereno e disteso. E, mentre le valigie scorrevano sul nastro trasportatore, mi ha raccontato tutta la sua vita.
Sardo di origine, era sposato a Torino da 30 anni con una donna che gli aveva dato una figlia. Dopo aver passato una vita intera insieme, lei l'aveva denunciato per maltrattamenti.
Per questo aveva passato cinque giorni in prigione ed era stato poi rilasciato.
"Lo ammetto - mi dice - da un po' di tempo ero diventato violento, ma con le parole, litigavo con lei, ma non le ho messo mai le mani addosso.
Ero ubriaco di rabbia e di dolore. Dopo anni di lavoro onesto mi avevano licenziato. Così, da un giorno all'altro senza motivo: non servivo più, non ero più nessuno e ho cominciato a bere. Bevevo tanto... ma al mio posto lei come si sarebbe sentita? Nessuno mi ha dato una mano.
Ed ora eccomi qui: torno a casa dai miei fratelli che mi prendono con loro. Ma ho una nipotina nata da poco che forse non vedrò mai...
Basta poco e la tua vita va a catafascio, tu diventi un'altra persona...
impazzisci...
mi guardo allo specchio e non so più chi sono.
Mi scusi se le racconto tutto questo ma dentro sento un grande dolore..." I suoi occhi erano pieni di lacrime.

Sono arrivate le valigie e ognuno è andato per la sua strada.
L'ho visto allontanarsi con un grande zaino in spalla, portava forse quello che gli era rimasto della sua vita passata.
Non lo dimenticherò facilmente, mi ha lasciato tanta malinconia e amarezza.
Aveva ragione, la nostra vita potrebbe cambiare improvvisamente per qualcosa che ti accade. Un licenziamento è sicuramente uno di questi eventi.

04/07/16

“Amore mio”. Meu amor.

Amore mio”. Meu amor.
Ripetere queste due parole per dieci pagine, scriverle ininterrottamente, senza sosta, senza spazi bianchi, prima lentamente, lettera dopo lettera, disegnando le tre colline della M manoscritta, l’anello tenue della E simile a braccia che riposano, il letto profondo di un fiume che si scava nella U, e poi lo sgomento o il grido  della A sulle onde del mare, eccole, dell’altra M, e la O che non può essere se non  quest’unico nostro sole, e infine la R divenuta casa, o tetto, o baldacchino.
E subito dopo trasformare questo lento disegno in un unico filo tremolante, la traccia di un sismografo, perché le membra rabbrividiscono e si turbano, il mare bianco della pagina, una distesa di luce o un lenzuolo levigato.
“Meu amor, “amore mio” hai detto, e l’ho detto anch'io, spalancandoti la mia porta, e tu sei entrata. Tenevi gli occhi bene aperti venendomi incontro, per vedermi meglio o più di me, e hai posato la borsa per terra. E, prima che ti baciassi, per poterlo dire serenamente, hai detto: “Stanotte rimango con te”.
Josè Saramago “Manuale di lettura e Calligrafia”

03/07/16

Finestre

Non basta aprire la finestraper vedere la campagna e il fiume. Non basta non essere ciechi, per vedere gl  alberi e i fiori. Bisogna anche non aver nessuna filosofia.Con la filosofia non vi sono alberi: vi sono solo idee.Vi è soltanto ognuno di noi, simile ad una spelonca.C’è solo una finestra chiusa, e tutto il mondo fuori; e un sogno di ciò che potrebbe esser visto, se la finestra si aprisse, che mai è quello che si vede, quando la finestra si apre.
Fernando Pessoa
Crediamo di vedere, di comprendere, di sapere. Ma i nostri sono piccoli tentativi di orientarci in un mondo che per noi è come un labirinto in cui continuamente ci perdiamo. Percorriamo strade, ma non sappiamo nulla degli altri mille percorsi che avremmo potuto imboccare.
Abbiamo spesso la presunzione di credere che ciò che per noi è verità, sia una verità assoluta valida per tutti. In realtà siamo piccolissimi atomi di polvere in un universo di cui non conosciamo i confini. 
Ci sentiamo padroni della terra in cui viviamo come se la nostra nascita in un luogo piuttosto che in un altro non fosse un puro caso. Non vogliamo prendere neanche in considerazione che avremmo potuto nascere in qualsiasi altro luogo.
Per non smarrirci, per non incontrare altri mondi, per non confrontarci con altre visioni, erigiamo muri, tracciamo confini, ci armiamo, e disprezziamo tutto ciò che è "altro".

Ma poi ci svegliamo e ci accorgiamo che dietro a quei muri, chiusi in trappola siamo noi, soltanto noi, che abbiamo trascorso la nostra vita in una prigione costruita dalle nostre stesse mani. 

02/07/16

Io sono con i lavoratori

Viaggio faticoso in Sardegna da Torino a Cagliari. Siamo state trasferite a Milano. Poi imbarcate su un aereo. 11 ore di viaggio in tutto sopportate con tranquillità perché la causa era lo sciopero di lavoratori della compagnia per 500 circa licenziamenti del personale. 
La parola licenziamento non si usa più, perché implica un azione intenzionale, la parola sostituita, "esubero, sembra più asettica: siete troppi, vorremmo, ma non possiamo tenervi tutti,  quindi siamo costretti a...
Ipocrisia nient'altro che ipocrisia e non assunzione delle proprie responsabilità.
Ma ipocrita anche la reazione di molta gente, che si dice non d'accordo con i licenziamenti, ma è indignata per il proprio personale disagio di un giorno. Turisti frustrati perché nel pomeriggio avrebbero potuto fare il bagno e avrebbero dovuto rinunciarci.
L'altro giorno una signora che era stata in Francia era arrabbiatissima per lo stesso motivo. Troppi scioperi, troppo caos, così dove andremo a finire. E alla domanda su come si può difendere il proprio lavoro e la propia dignità,  la risposta è stata: non è  un mio problema. Appunto.
Mi chiedo a che cosa saremmo disposti a rinunciare per difendere quei diritti che nessuno vuole perdere... e naturalmente non solo i nostri ma quelli di tutti.
La mia solidarietà a chi sta lottando per il posto di lavoro, è sempre e comunque. Se non siamo capaci di darci delle priorità, di comprendere che c'è chi ha un disagio ben maggiore del nostro, se non sappiamo ricoscerlo, mi chiedo come potremmo mai migliorare la nostra società. Ed allora perché sbraitare tanto con i politici?

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