19/11/09

Come l'onda del mare...

Mi siedo in questa piazza di ombre e di luci. C'è silenzio. Ognuno è chiuso nel suo mondo. Una donna, la borsa stretta fra le mani, guarda lontano, un uomo scorre cogli occhi un giornale che sfoglia senza soffermarsi più di tanto.
Un bambino gioca col suo cane e non vede l’altro bambino che lo sta guardando sperando in un suo cenno d’assenso per avvicinarsi.
Una signora anziana getta briciole ai colombi che si addensano intorno a lei frementi.
Poi laggiù un ragazzo seduto sulle scale di un monumento guarda a terra come se non esistesse null’altro.
Altri passano, si sorpassano: è così che giorno dopo giorno nasce l’indifferenza. Camminiamo a stretto contatto, a volte come un’onda del mare, ma siamo distanti più che mai.

Come spezzare queste isole di solitudine e tracciare fili che danzando leggeri e colorati strappino un sorriso di complicità?

Il disegno è di Will Eisner

17 commenti:

  1. Che bella cosa, Giulia, hai riaperto il tuo blog e adesso siamo anche sulla stessa piattaforma.
    Benvenuta carissima vicina di casa!

    Le isole di solitudine, nel quartiere di Milano dove abito io, praticamente non esistono.
    Ci conosciamo tutti e ad ogni passo incontri qualcuno che saluta, sorride, si ferma a chiacchierare. C'è solidarietà e simpatia, ci ritroviamo tutti alle feste della scuola o in qualche casa per il compleanno dei bambini, facciamo insieme il presepe nella nostra parrocchia, ci prendiamo a palle di neve, ci prestiamo gli ombrelli, lasciamo che i bambini crescano insieme, indifferentemente a casa dell'uno o dell'altro, perchè le porte sono sempre aperte.
    Si chiama vita di quartiere ed è un
    ottimo antidoto contro la solitudine. Non so se sia così anche nel resto di Milano ma quella del Naviglio è certamente un'isola felice dove si vive ancora a misura d'uomo.

    Un abbraccio
    H.
    P.S. Ho aggiornato il tuo link sul Nonblog

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  2. Hai ragione Giulia,anche le famiglie,che una volta erano dei piccoli arcipelaghi,stanno sempre più diventando delle piccole isole in cui ognuno fa per se'.
    Ancora un sincero BENTORNATA!
    Cristiana

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  3. è bello quello che hai scritto Giulia, come sempre le tue attente riflessioni abbracciano gli altri e fanno sentire che tutto ci riguarda, e della nostra come dell'altrui solitudine dobbiamo essere partecipi. Possiamo farli danzare i fili colorati della comunicazione, col sorriso che infonde fiducia e non chiusura o diffidenza, con piccoli gesti come scrivere post così...Io ci credo e ti abbraccio

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  4. Cara Giulia, quanta riflessione dietro le tue parole! Hai ragione, stiamo diventando ciascuno un'isola, contrariamente a quanto affermava (mi pare) T. Mann. E' in questo mondo che si consumano piccoli grandi drammi, si sente ad esempio di anziani morti, scoperti in casa dopo mesi, perchè nessuno aveva cura nè interesse a loro. La stradina dove vivo è un po' come un paese, finchè i negozi non chiuderanno continueranno ad essere fonte di vita e di scambio, anche umano. Penso ai quartieri residenziali, ai palazzoni anonimi delle grandi città, circondate da null'altro che da altri condomini, penso che lì sia più difficile scambiare una parola, e mi viene un po' di malinconia.

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  5. Quando pensiamo che termini come "competitività" ed "identità" sono diventate parole che servono a trasformare ogni giorno di più la società in una giungla o in una caserma, allora capiamo perchè siamo tutti così isolati gli uni dagli altri... e soli.
    Io vivo a Cagliari, quindi in una (molto) piccola città, eppure il senso di isolamento è molto simile a quello che si potrebbe provare in una metropoli.
    E' un po' tutta la società che si è ripiegata su se stessa...
    E le persone si adeguano, senza capire che LORO/NOI siamo la società.

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  6. Cara Habanera, grazie. Sì, ho riaperto con modalità e tempi diversi. La testimonianza che dai è davvero molto significativa. Dimostra che può essere possibile ridare alla città un volto diverso, creando legami, a volte anche solo parlandosi. Certamente dipende dai quartieri, dalle persone che li abitano, dai problemi che si vivono. Ma qualcosa si può fare sempre anche solo a partire dal "sorriso". Rompere certe brutte abitudini può innestare comportamenti diversi e quindi poi rapporti e relazioni diverse.

    Cara Cristiana, sono contenta di essere tornata e di avere di nuovo un dialogo con voi. Si parla tanto della famiglia, ma a volte sono proprio le famiglie che si sono chiuse e hanno costruito muri difensivi intorno a loro. All'interno della famiglia si vivono spesso solitudini terribili. Non a caso a volte sono teatro di tragedie apparentemente inspiegabili.

    Arnicamontana, mi convinco davvero sempre di più che tutto ci riguarda anche se ci fanno credere di essere soggetti "anonimi". Dove siamo "ci siamo" e possiamo... magari poco, ma possiamo.

    pensierini, i negozi davvero sono punti a volte dove ci si conosce e si scambiano due parole. Una volta proprio in un negozio ho trovato una cassetta che chiedeva dei soldi per dar da mangiare ad un cane. Quel cane era di una signora anziana che viveva sola. E così siamo andati a trovarla. Ma davvero ci sono quartieri alienanti di cui bisognerebbe parlare di più.

    Riccardo, io vivevo in un paese della seconda cintura torinese ed era, in quanto a rapporti,persino peggio che a Torino

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  7. C'è stato un ben preciso progetto che ci ha resi così. E' più facile, isolando gli esseri umani, indebolirli e colpirli. Ora siamo tutti tremabondi, impauriti ed arrabiati gli uni con gli altri, il nostro piccolo "particulare" guicciardiniano è diventato mononucleare, riguarda il singolo ogni giorno di più. Ci teniamo avvinghiati ai simboli dimenticandone il significato ed il valore: il crocifisso dalle aule non si toglie, ma togliamo di mezzo i "poveri cristi" che ci danno fastidio con il semplice fatto di esistere. Che brutto paese siamo diventati!

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  8. Sono veramente felice che tu sia ritornata alla vita da blogger.

    un caro saluto
    angela

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  9. Hai ragione Icare, ma adesso sta a noi liberarci dalla gabbia in cui ci hanno messo. Quando dici "ci ha reso così" penso che alludi a noi italiani, ma noi che non ci riconosciamo in questo orribile progetto dobbiamo davvero esserci come fai tu nella scuola con i tuoi ragazzi e via dicendo. Poca cosa? Forse, ma quello almeno lo dobbiamo fare.
    Un abbraccio

    Grazie Angela, il vostro affetto mi commuove.

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  10. Son reduce da una bellissima esperienza formativa...un corso diverso fondato sulla cooperazione è il rispetto reciproco nel posto di lavoro. Ho avuto la sensazione che, tra colleghi, ci siamo riscoperti, ci siamo finalmente ascoltati: che si sia finalmente squarciato quel maledetto velo di indifferenza. Un caro saluto, Fabio

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  11. Sono anche qui, cara, a darti un abbraccio di bentornata!

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  12. cara Giulia appena rientrata ci offri una riflessione in cui specchiarci. La mia città è sempre più chiusa in tanti individui ostili gli uni agli altri. E aggressivi. Ma ci sono ancora gli "eccentrici", quelli che ti sorridono, quelli che scambiano con te una battuta, quelli che hanno due minuti da perdere per fare un commento con te. Però sono piccole scintille che bisogna precipitarsi a raccogliere. C'è tanto lavoro da fare. Piccolo lavoro di relazione che diventerà, spero, lavoro politico
    ti abbraccio, contenta di riaverti
    marina

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  13. Carissima, come sono contenta del tuo ritorno! Da circa due giorni non potevo postare commenti e quindi non sono potuta venire prima a trovarti.
    Mi piace questo nuovo blog, anche se devo dire che ho amato molto anche l'altro. Ma, in fondo, dietro ad entrambi ci sei tu, quindi...
    Un carissimo saluto. A presto. Piera

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  14. Il senso di solitudine in mezzo alla folla l'ho sempre sentito e ne ho anche sofferto, anche se (lo confesso e scusate se vado controcorrente) sento tanto anche il bisogno di stare per conto mio, di silenzio, di intervalli periodici alle relazioni sociali che trovo spesso faticose.
    Faccio outing: con i miei vicini di casa ho ottimi rapporti ma non so niente di loro, sull'autobus preferisco mettermi gli auricolari e sentire gli audiolibri, nella pausa pranzo preferisco chiudermi nel mio ufficio piuttosto che andare a mensa con i colleghi.
    Lo so sono un orso... se mi passate un filo colorato pero' sono contenta. ;-)

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  15. Fabio, spero davvero che questa esperienza nel levoro abbia buoni frutti. Spero che ci racconterai il seguito, cioè la vita quotidiana. Di per sè riflettere sui nostri rapporti quotidiani è fondamentale: dovrebbe essere una sana abitudine, secondo me.

    Grazie, Cristina un abbraccio anche a te.

    Cristina, sono anche io del parere che questo piccolo lavoro nel quotidiano, accompagnato anche da latro, sia lavoro politico. Ce ne siamo accorti proprio in questi ultimi anni.

    Cara Piera, benevenuta anche qui. L'altro blog non sparisce... Un abbraccio.

    Artemisia, sono d'accordo con te. Amare la solitudine, uscire con la mente dalla marea anonima di tutti i giorni è solo sano. Credo che però bisogna creare qualcosa d'"altro" che ci aiuti a sentirci parte di una comunità dove ognuno possa esprimere la propria diversità. Il filo colorato ti arriverà quanto prima...

    Un abbraccio a tutti e grazie

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  16. Siamo sicuri che ci hanno reso così? Non è che ci rendiamo così da soli con la nostra mancanza di curiosità, con l'aderenza a vecchi schemi ormai falsificati (ma comodi), con non chiedere a noi stessi (innanzitutto) di essere quello che dovremmo essere e non quello che ci intruppa nei luoghi comuni? Si fa presto a dirsi laici, ma lo siamo veramente (quindi mettendoci in gioco con coraggio)?
    Come occorre essere: orsi, però di tipo socievole, un ossimoro che può funzionare.
    Contatto-ritiro, come diveva Pearls. Però contatto, non compiacenza e ritiro, non solipsismo.

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

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  17. Certo, caro Solimano, che siamo responsabili anche noi di quello che siamo. Io ho solo osservato una realtà davanti ai miei occhi, Posso dire che nelle cose che sto facendo adesso, c'è proprio al di là degli argomenti che affrontiamo, la volontà di riprovare a risentire la voglia di parlarsi e confrontarsi senza partire da idee preconcette e già definite. Si discute anche in modo animoso, ma nello stesso tempo ognuno ascolta e si lascia interrogare dal pensiero dell'altro.
    Grazie

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