30/11/09

La grande città di Nina Berberova

E' nel 1950 che Nina Berberova, esule russa, parte per l'America e va a vivere a New York. La scrittrice racconta l'incontro con questa città nella sua autobiografia "Il corsivo è mio", ma ne parla anche nel racconto: "La grande città" che fa parte del libro di racconti "La Resurrezione di Mozart".
Il protagonista è un uomo che, alla fine della guerra, lascia l'Europa e approda nella metropoli americana. Un uomo senza passato che deve ricominciare da zero una nuova vita.
Dopo aver a lungo peregrinato in cerca di sistemazione, va ad abitare in un enorme palazzo dove affitta una stanza.
Attraverso i vetri mille luci si rifrangono nel buio sul lavabo, sull’orologio, sulla serratura della porta, sul soffitto, sui bottoni della giacca, sulle pareti, sul bicchiere in una danza di colori e forme:
"Una scintilla violetta, prima di finire sul bicchiere e fermarsi, per qualche momento mi si posò in petto. Allora sentii che nonostante mi fossi trasferito al diciottesimo piano, l'intera città mi correva sulle spalle e sul viso e sulle mani, che la strada non passava giù in basso, ma qui su di me e attraverso di me, e mi ammiccava con decine di riflessi".
La città si fa pian piano intima, e il palazzo di 3656 abitanti diventa una città nella città dove è possibile incontrarsi con altri esseri umani che avevano portato con sé quello che aveva potuto: "Uno aveva portato l’ombra del principe di Elsinore, un altro la lunga ombra del cavaliere spagnolo; un terzo il profilo dell’immortale seminarista di Dublino..."
Poi l'incontro con l'uomo della stanza numero 274 che amava guardare alla finestra col binoccolo:
"« Non vuole accomodarsi? » Dietro la mia schiena era stata sistemata una sedia, una lampada era stata accesa, davanti a me aveva fatto la sua comparsa un bicchiere. E la conversazione verté, come se ci fossimo conosciuti da molto tempo, un po' su tutto: sulla bellezza e la magnificenza di questa grande città, dove cercare lavoro, come utilizzare la cabina telefonica accanto all'ascensore e dove comprare il pane e il latte. Parole preziose su cose da nulla: non sapevo che avrei potuto apprezzare parole preziose che parlavano di cose da nulla, e la voce pacata, e la grande mano che mi versava il vino, e l'espressione attenta con la quale mi ascoltava. Stavo bene, mi sentivo a mio agio, al calduccio. Gli dissi che ero felice di aver fatto la sua conoscenza, che aveva un binocolo stupefacente, straordinario, sbalorditivo, e che, con un piccolo sforzo, ne ero sicuro, anche con quello si poteva scorgere la piramide di Cheope fin da qui. E mi accostai di nuovo alla finestra".

Come riscoprire queste "parole preziose su cose da nulla" che ci farebbero ritrovare il semplice piacere della conversazione e aprire i nostri orizzonti alla semplicità della vita che troppo spesso ci appare troppo banale?

Illustrazione del disegnatore Tadahiro

14 commenti:

  1. "Cose da nulla" ma che ci fanno sentire bene. Spesso le abbiamo accanto, ma non sappiamo vederle.
    Ciao!

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  2. "Parole preziose su cose da nulla" sono anche quelle che lasci tu sul mio blog. E' questo stretto intrecciarsi di conversazioni sugli argomenti più disparati che ci fa sentire amiche. Almeno, per me è così. Sono contenta che tu sia tornata.

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  3. Come sempre, mi coinvolge molto ciò che scrivi. Mi è sembrato di stare lì, seduta ad ascoltare una piacevole conversazione. La bellezza del conversare in armonia.
    Ti abbraccio. Piera

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  4. Che meraviglioso modo hai di farci amare la lettura

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  5. Dialogo in casa oggi pomeriggio, testuale:

    "Sono interessanti le persone, non la folla. Chi l'ha detto?"
    "Un vigile urbano".

    Dopo aver riso insieme, abbiamo convenuto che spesso trattiamo le persone come folla, e la folla come se fosse una persona.
    Siamo troppo ansiosi di trovare un centro fuori di noi, quindi la ricerca di contatto è spesso strumentale, è una funzione di non stato, per dirla con una matematica grottesca ma giusta. Ce ne accorgiamo vicendevolmente, di questo gioco nevrotico.
    Per cui, qund'è che gli altri ci apprezzano e gradiscono che ci siamo?
    Quando ci siamo per nostro piacere, non per bisogno.

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

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  6. E' sempre un piacere leggerti, fai scoprire squarci di umanità. Un affettuoso saluto :)

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  7. cappuccinokid, hai ragione a volte non vediamo quello che ci è vicino e quindi non godiamo di quello che potrebbe farci sentire meno soli.

    Scambiarsi idee, messaggi, condividere pensieri certamente ci fa sentire vicine e non è poco, pensierini.

    Cara Piera, da tempo conversiamo a distanza anche se non spesso, ma quel piacere l'abbiamo ritrovato.

    Lavinia sarei davvero felicie se davvero ti facessi amare la lettura che credo ami senza di me... comunque grazie

    Solimano, io ho smesso da tempo di cercare contatti tanto per cercarli. Però colgo i moenti di felice condivisione anche magari intorno ad un tavolo chiacchierando anche di cose da nulla": ma è l'atmosfera che godo, il calore, ciò che passa al di là delle parole.

    Grazie Icare, tu sai quanto mi fa piacere il tuo passare di qua.

    Un caro saluto a tutti

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  8. "come riscoprire" chiedi...dovrebbe essere naturale e spontaneo e invece richiede esercizio costante, una educazione a sentire gli altri come parte integrante del nostro percorso, non come diversi e dunque minacciosi...Bisognerebbe pre-disporsi.
    Bellissimo lo stralcio che hai riportato e bellissima l'illustrazione di Tadahiro. Buon fine settimana Giulia :-)

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  9. Non conoscevo questa autrice. La lettura è stata piacevole: un invito all'accoglienza, a mettere a loro agio i nostri interlocutori. Anch'io vivo in un piano alto, vedo la città Nella sua interezza eppure e anch'io non mi sento distaccato, condivido quella sensazione dell città "che ti corre, sul viso, sulle spalle, sulle mani." Un caro saluto, Fabio

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  10. Intanto le tue sono parole PREZIOSE,anche perchè stimoli a leggere libri veramente speciali,e non è una cosa da nulla.
    Penso che tutte siano parole preziose,quando si è in sintonia.
    A me piace,quando esco con la mia cagnola,fermarmi a parlare con altri amanti dei cani.
    Cristiana

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  11. Ecco, mi mancava davvero questo tuo modo gentile di scrivere, questo porgere storie con parole appropriate, tali da far nescere dentro il desiderio di saperne ancora.
    Grazie, cara, di essere tornata.

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  12. Ci vuole un animo sereno, leggero, e pieno per concedersi il lusso di parlare di cose da nulla. Un animo prezioso. Ancor più prezioso perchè non facile a trovarsi dietro l'angolo di un palazzo così grande, in una città così grande.
    Osservo sempre con grande attenzione e un po' di ammirazione chi parla con grazia di cose da nulla. Di solito è persona molto curiosa e la noia non gli appartiene.
    Post delizioso.

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  13. Cara Arnicamontana, come dici tu, non bisogna dare nulla per scontato, anzi bisogna "pre-disporsi", essere attenti prima a noi stessi prima che agli altri.

    Ciao Fabio, tu sei sempre stato una persona accogliente, che aiuta l'altro ad avvicinarsi a te.

    Cara Cristiana, sei sempre troppo gentile. Anche io grazie ai cani riuscivo ad incontrare altri amanti di questo carissimo animale e iniziavano piacevoli chiacchierate.

    Grazie Cristina.

    Hai ragione carissima Silvia, ci vuole un animo "leggero e pieno" per concedersi questo lusso. Ma è anche vero che mi è capitato di trovare persone perfettamente sconosciute in momenti per me difficili che con il loro tono, la loro gentilezza, senza parlare di nulla di importante mi hanno fatto senire "calore". Credo che ci voglia anche un animo "aperto". Diamo forse troppo spesso troppa importanza alle parole.
    Grazie per essere qui, mi fa molto piacere...
    Un abbraccio

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  14. ciao Giulia, i racconti della Berberova non li ho letti e capisco ora che debbo provvedere. Quante scoperte grazie a te, Giulia!
    La conversazione richiede un tempo disteso in cui ci si dedica l'uno all'altro, tempo "da perdere" che solo dopo si scopre che è tempo guadagnato. All'amicizia tra esseri umani.
    grazie ancora, giulia

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