09/12/09

L'amicizia per Hanna Arendt

Il 28 settembre 1959 Hanna Arendt, in occasione del conferimento del premio “Lessing” di Amburgo, pronuncia il suo discorso: “L’umanità in tempi bui” che è diventato un bel libretto edito da Raffaello Cortina.
Questo premio era per lei il suo primo riconoscimento ufficiale. Il contenuto di questo discorso ricalca un tema a lei caro che caratterizza quasi tutti i suoi scritti: come comprendere “la catastrofe storico politica del novecento” che era stata per molti aspetti la tragedia della sua vita. E in particolare la filosofa si chiede se esistano dei modi di essere umani, di vivere umanamente in quei periodi storici che possiamo chiamare con Brecht “tempi bui”.
La Arendt sottolinea come proprio il terrore, elemento fondante di ogni regime, annienti i rapporti interindividuali e quindi distrugga la politica quale condizione di vita comune. Il campo di concentramento è il luogo simbolo di ogni meccanismo totalitario, rende visibile di quale orrore sia capace l’essere umano: la Arendt ci indica, quindi, come indispensabile alternativa la «riscoperta della politica», non quella istituzionale e dei palazzi del potere, ma quella che coinvolge ciascuno di noi, nella misura in cui sentiamo il bisogno di vivere insieme, di «essere in comune». Per questo è necessario impegnarsi a conquistare quegli spazi di libertà, senza i quali non si ricostruisce la “polis” dell'uomo. Impegnarsi appunto anche in tempi bui, evitando quella che la Arendt chiama "l'emigrazione interiore"; in Germania, infatti, (ma non solo) c'erano state persone che "si comportavano come se non appartenessero più a quel paese, che si sentivano come emigrati (...) che si erano ritirati nell'invisibilità del pensare e del sentire"

In questa direzione la filosofa ripercorrendo il pensiero del filosofo illuminista Gotthold Ephraim Lessing, ri-legge il concetto di amicizia evidenziandone il valore politico, quale ci proviene dai Greci, in particolare da Aristotele. Il filosofo, infatti, parla dell’amicizia tra i cittadini come “una delle condizioni di benessere della città”, e la filosofa aggiunge: “per i Greci l’essenza dell’amicizia consisteva nel discorso. Essi sostenevano che solo un costante scambio di parole poteva unire i cittadini in una polis […] Chiamavano filantropia questa umanità che si realizza nel dialogo dell’amicizia, poiché essa si manifesta nella disponibilità a condividere il mondo con altri uomini”. L’amicizia presuppone, quindi, la nozione di umanità e insieme il radicarsi nel mondo. Dove si realizza, infatti, un’amicizia pura lì si “produce una scintilla di umanità in un mondo divenuto inumano”.
Oggi siamo abituati – continua la Arendt – a vedere nell’amico solo un fenomeno di intimità, in cui gli amici aprono la loro anima senza tener conto del mondo e delle sue esigenze”.
Per la filosofa il colloquio intimo in cui gli individui parlano di se stessi deve aprirsi al dialogo che “per quanto intriso del piacere relativo alla presenza dell’amico si occupa del mondo comune, che rimane ‘inumano’ in un senso del tutto letterale finchè delle persone non ne fanno costantemente un argomento di discorso tra loro”.
L’amicizia, quindi non è per la Arendt separata dal mondo, ma è: «essere e pensare con la mia propria identità dove io non sono; non generica immedesimazione, né accattivante empatia, ma dal sé fare spazio all'altro, con il proprio concreto esistere intraprendere il viaggio politico e pubblico verso la diversità in me e fuori di me, accettando il cambiamento di ciascuno /a che ne deriverà”.
La filosofa, quindi, auspica per tutti «il dono dell’amicizia, con l’apertura al mondo, infine con l’amore genuino per il genere umano». Questo modo di concepire la nostra “umanità” ci permette di “dialogare con un maomettano convinto, un ebreo pio o un cristiano credente”.
Ho apprezzato questa visione dell’amicizia. Ho degli amici e delle amiche carissime con cui condivido molto della mia vita. Certamente mi sono state vicine nei momenti difficili in cui avevo bisogno del loro sostegno, ma il nostro legame si rinforza quando condividiamo l’impegno civile. Discutiamo insieme i problemi, cerchiamo insieme risposte nella certezza che non possono che essere parziali, e il nostro dialogo è a volte acceso, ma sempre rispettoso delle idee dell’altro che vengono sempre prese in seria considerazione come alternativa o complemento della propria. posizione. Questo confronto continuo ci rende davvero più “umani” in un mondo dove proprio come dice la Arendt “ci confrontiamo costantemente con quelli che sono sicuri di avere ragione”. Ci rende più umani perché il confronto ci stimola, ci incoraggia ad "agire nel mondo" ognuno nel proprio ambito e nelle proprie possibilità, ci fa uscire insomma da una posizione di indignazione passiva, ci immunizza da quell'atteggiamento che ci fa sentire "impotenti" e lascia quindi libera strada proprio a chi vorremmo combattere.
Ed è proprio questa amicizia che ci invita all'impegno, ma prima ancora alla discussione rispettosa che bisognerebbe insegnare ai nostri giovani e studenti.

11 commenti:

  1. Questo è un argomento che mi sta molto a cuore.
    Leggerne qui da te, trattato come sempre con la chiarezza che ti contraddistingue, anche quando riporti parole di altri, è un riscontro che rasserena.
    grazie.

    RispondiElimina
  2. Che meraviglioso post. Riuscire a confrontarsi davvero, ad ascoltare anche chi la pensa diversamente da noi, ecco l'essenza del vivere civile, dell'amicizia intesa come l'intede la Arendt. Che belle riflessioni che ci conduci a fare.

    RispondiElimina
  3. Il pensiero di Hannah Arendt mi affascina molto anche perche' dalle frequenti citazioni che sento sembra che, purtroppo, le sue considerazioni siano particolarmente attuali.
    Ho paura pero' che la lettura dei suoi libri sia un po' difficile. Non ho mai studiato filosofia e il mio approccio verso questa materia mi ha sempre spaventato.
    Pensi che questo libretto sia accessibile per me? Oppure mi sai suggerire qualche altro testo sulla Arendt piu' friendly?
    Grazie, Giulia!

    RispondiElimina
  4. ho lanciato una richiesta sul mio blog; chi vuole partecipare, lasci un commento! grazie in anticipo!

    RispondiElimina
  5. cara Giulia...ho letto attentamente ogni singola parola di questo tuo scritto e non so commentare! Condivido i pensieri di Hanna Arendt che delle sue vicissitudini ha fatto materia di studio, e abbraccio la tua testimonianza di un modo possibile di coltivare l'amicizia, confronto, accettazione delle posizioni altrui senza preconcetti, apertura...sembrano parole scontate e perciò non sapevo commentare. Grazie delle riflessioni che offri cara Giulia

    RispondiElimina
  6. Come dice Artemisia, le considerazione della Arendt sono molto attuali ed è sconvolgente come l'analisi che fa sul totalitarismo sia molto vicina a quello che sta capitando nel nostro paese.
    Sono contenta che Questo sia un argomento che stia anche a cuore anche a te, Cristina. Dovremmo forse discuterne insieme, vedere come cerchiamo di realizzare ciò che condividiamo. Sono convinta, pensierini, che ascoltare, confrontarsi con chi è diverso da noi non sia facile, ma dobbiamo imparare a farlo davvero: molto spesso lo affermiamo e al primo ostacolo ci ritiriamo.
    Arnicamontana, mi sono resa conto rileggendo questi passi della Arendt che non sono cose per nulla scontate. Quando ne parliamo con altri scopriamo le difficoltà.

    Grazie a tutti.
    Tania appena posso passo.

    RispondiElimina
  7. Un post molto interessante, una bella recensione ad un libro senz'altro di grande profondità. Una filosofa che conosco poco, da approfondire.
    Bellissimi i riferimenti al popolo greco,se mettessimo in pratica anche solo una parte del loro insegnamento la nostra "umanità" sarebbe salva.
    Sono anch'io convinta che Amicizia non sia solo sfogo nelle difficoltà ma anche sguardo sul mondo fuori di noi,condivisione o civile confronto delle opinioni.
    Buona giornata. Grazie. Piera

    RispondiElimina
  8. come sempre, da te s'impara tanto. Non ti pare che, anche oggi, i "tempi bui" siano vicini?

    RispondiElimina
  9. Come ai tempi della scolastica si sosteneva che la filosofia deve essere l'ancella della teologia, così, nel Novecento, molti tardo-idealisti ed esistenzialisti (fra cui soprattuto Heidegger), se la prendono con la tecnica, ma il bersaglio vero è la scienza. Si vorrebbe che la scienza fosse ancella della filosofia. Sulla base non so di che. Forse come autoconferma di una filosofia che non ha altre conferme sottoposte a falsicabilità in qualsiasi momento. Quindi, una filosofia di questo tipo diventa spuria, giocando sull'ambiguità, perché non sa come fare per giustificare una sua ormai impossibile prevalenza.
    Ben altra cosa rispetto ad Heidegger è il discorso profondamente etico, morale, basato dulla convivialità con se stessi e con gli altri di Hanna Arendt, grande persona: per lei la relazione interpersonale è un fatto vero e proprio (non un pensiero di fatto), un fatto che può essere fecondo. Come è successo alla Arendt che ben prima che altri lo facesse, individuò le radici simili di stalinismo ed hitlerismo. La banalità del male finisce per essere sconfitta non perché si leggono libri più o meno profondi ma perché c'è un reciproco mettersi in gioco: un rischio quotidiano che però può liberare dalla continua tentazione dell'autoconferma, che genera pericolosi corollari da teoremi accettati senza la validazione di una prova.

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

    RispondiElimina
  10. Cara Piera, è davvero un libro piccolo, ma denso e profondo, ricco di spunti di riflessione. Questa riflessione sull'amicizia mi ha fatto molto riflettere, perchè vedere la politica in questo modo è davvero suggerirci una strada al di là dei partiti e defli schieramenti.

    Grazie Marina, i "tempi bui" possono essere vicini, ma io penso che ci sia ancora troppa gente in giro al di là delle apparenze che funziona da anticorpi. Certo già oggi è un momento "buoi", ma bisogna reagire.

    Solimano, sono pienamente d'accordo con te, mi trocvo sulla stessa lunghezza d'onda sulle tue riflessioni riguardo alla filosofia del novencento e Keidegger. Il pensiero della Arendt che sto approfondendo in questi giorni, invece, è davvero profondo e sempre da riscoprire.
    Grazie

    RispondiElimina
  11. Si.E' nella traformazione dell'atteggiamento del singolo individuo ,nei confronti dell'ascolto attivo dell'altro, la forza del cambiamento.Umanita' significa,riconoscersi ascoltare e dialogare..creare un mezzo fluidificante per far scorrere meglio la bella macchina della vita di tutti e tutti I giorni. Grazie ! Molto profondo e chiaro! Lo condivido perche' lo trovo attualissimo !

    RispondiElimina