16/12/09

Parole che fanno cose

Le parole sono pietre, diceva a suo tempo Carlo Levi. Le parole sono una forza dice il filosofo della scuola analitica di Oxford John Langshaw Austin. Il linguaggio è uno strumento e un'arma con cui non solo è possibile manipolare la realtà, ma addirittura modificarla.
Sappiamo ormai molto bene quali effetti possa avere il pronunciare una frase, o un insieme di frasi, su chi ascolta. Talvolta sono involontarie ma possono essere calcolate e ben studiate.
John Langshaw Austin parla di "parole che fanno cose": il solo fatto di pronunciarle, cioè, di ripeterle continuamente attraverso i giornali e i mass-media ha conseguenze sulla mente e sul pensiero di chi le ascolta e possono favorire il terreno per azioni che altrimenti non sarebbero possibili.
Sappiamo come queste “parole che fanno cose” siano molto usate, per esempio, contro gli stranieri e come in poco tempo abbiano favorito atteggiamenti che possono essere quanto meno vicine al “razzismo”.
Frasi come "i romeni hanno una propensione allo stupro", sembrano limitarsi a descrivere "un problema" e invece favoriscono pregiudizi e, a volte, reazioni pericolose ai danni di queste persone. E le parole che producono, riproducono, diffondono, legittimano il razzismo in Italia e non solo sono molte.

Mai come oggi il linguaggio è stato così importante e, nello stesso tempo, mai come oggi le parole sembrano lontane dalla loro antica funzione: quella di designare, di descrivere in maniera attendibile uno stato di cose effettivo, reale. Oggi la falsificazione attraverso la parola è diventata pratica comune nel dibattito e nell'azione politica. Le parole fabbricano mondi, fabbricano storie senza che mai possano essere veramente verificate e oggetto di vero dialogo.

Bisognerebbe ricordare quello che ci dice il filosofo Salvatore Natoli: “Le parole, come è noto, sono sapienti di per sé e per questo, ogni volta, prima ancora di pronunciarle bisognerebbe ascoltarle come all'inizio. Infatti, non sono nostre, ma ci sono state donate le abbiamo apprese. Perché non suonino vane e necessario che non se ne perda l’eco profonda, che nel dirle si sia ancora capaci di risentirle quasi a trattenerle per evitare che con il suono ne svanisca anche il senso”.
E’ questo un esercizio che ognuno di noi dovrebbe fare anche con se stesso, perché anche noi usiamo parole senza più coglierne l’eco profonda svuotandole di significato e con esse svuotando il nostro pensiero.
Serra nella rubrica "Amaca" su Repubblica scriveva: “L´unica via d´uscita – per tutti – è tornare a valutare il senso delle parole, che sono il nostro pane quotidiano, per quanto pesano e per quanto dicono davvero. C´è solo una cosa intellettualmente più faticosa che ascoltare le parole degli altri: ascoltare le proprie parole”.
Ma quanti danno peso a quel che dicono. "Eppure le parole, per contare, - dice Salvatore Natoli - dovrebbero avere peso. Ma come, quando, quanto pesano? E perché? Non si può rispondere a queste domande se non ci si mette nelle condizioni di ponderare le parole, di accertare quali significati intenzionano, come si formano i giudizi. Il linguaggio si ammala,  Wittgenstein lo aveva perfettamente intuito (...) Nel tempo della chiacchiera, in un tempo mai come questo lontano dal silenzio, il lavoro sulle parole è esercizio teoretico ma anche azione morale"

22 commenti:

  1. "Le parole e le cose", è il titolo di un libro notevole (e criticabile) di Foucault.
    Andrebbe rovesciato: "Le cose e le parole", perché prima ci sono le cose, poi le parole, che più sono vicine alle cose meglio è, altrimenti diventano meta-cose, quindi deboli o menzognere.
    "Perché il fatto dal dir non sia diverso", scriveva Dante, ma non è un caso che gran parte della letteratura e della storia italiana sia quanto di più lontano da Dante si possa immaginare.
    Eliot e Auerbach hanno capito Dante molto di più di tanti critici italiani, anche successivi a loro. Chi ha letto il Paradiso, ad esempio? Possiede la stessa forza dell'Inferno o del Purgatorio. Finché si tratta di ascoltare Sermonti o Benigni (benemeriti entrambi) lo fanno, ma la lettura personale ad alta voce della Divina Commedia; perché no? Eppure è una grande esperienza che consiglio a tutti. Senza leggere le note prima, ma dopo. Dante così, in presa diretta (nel senso che è lui a prenderci).

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

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  2. Ciao Giulia. Io ti vengo sempre "a trovare" nel senso che leggo sempre i tuoi post. Spesso non commento perchè i tuoi sono temi profondi e mi scoccia scriverti una banalità in fretta e furia.

    Anche questo post tocca un argomento tosto. E' vero che le parole sono importanti e pesano come pietre. Purtroppo quello che io sento è una sorta di "overdose delle parole". Mi sento come sottoposta ad un bombardamento di parole e di stimoli per cui non troppo spesso non riesco a coglierne il vero significato, a rifletterci su, a capirle fino in fondo. Insomma credo che si viva (almeno a me sembra purtroppo di vivere) una vita superficiale che inevitabilmente ci fa rimanere alla superficie delle cose. Come meravigliarsi poi se vengono sdoganati e accettati luoghi comuni come quello che hai citato te.

    PS per Torino a primavera perchè soffro troppo il freddo. Fosse per me andrei in letargo. :-(

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  3. Troppo spesso si sono pronunciate parole aggressive, Di Pietro in particolare sta facendo il gioco della destra, senza probabilmente rendersene conto. Ci aspetta un gran giro di vite, anche sui nostri blogghetti si intensificheranno i controlli. Mala tempora currunt...

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  4. Parole che fanno cose è un bellissimo concetto. io mi domando sempre se finiamo per pronunciare e usare parole di cui abbiamo bisogno e quanto impegno riversiamo nel comunicare davvero il nostro pensiero. Sono d'accordo con Michele Serra sulla fatica intellettuale di "ascoltare le proprie parole". Un abbraccio Giulia

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  5. Ciao é bello vedere che hai ripreso a scrivere! Cambio il link immediatamente

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  6. Passo per un breve saluto. Ti auguro un Sereno Natale e un Felice Anno Nuovo, Fabio

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  7. Un argomento affascinante e così attuale Giulia mia.
    Post bellissimo come sempre e come tale complesso da affrontare. Ho letto l'altro giorno che un uomo è stato condannato perchè ha fatto una linguaccia al vicino di casa ritenuta un gesto denigratorio e offensivo. Miodio ho pensato, ma se applicassero lo stesso criterio sulle parole che usano mediamente le persone comuni, le espressioni verbali correnti, i nove decimi del popolo italico sarebbe condannabile.
    Una cosa è vera, credo che il significato profondo delle parole non venga nemmeno preso in esame. Io credo che spesso non venga nemmeno preso in esame il significato di superficie. Si usa un lingiaggio, che ora è connotato dalla funzionalità di essere televisivo e soprattutto aggressivo, possibilmente offensivo. Si sprecano le querele ma fanno parte del teatrino. Io credo che poi, spente le telecamere spesso finisca tutto a tarallucci e vino perchè magari ci sono interessi comuni sotto. Intanto ci si abitua a sentire parole pesantissime snaturate del loro significato come se si dicesse ad uno che è stato semplicemente un birichino mentre gli si stava dando del mafioso. Quasi tutto ormai viene presentato con leggerezza, spettacolarizzato e questo alla politica non lo perdono, visto che dovrebbe essere il volano di una società civile. La politica nel bene e nel male non avrebbe mai dovuto mischiarsi con le paillettes di letterine, veline e compagnia bella, non avrebbe dovuto far raccontare barzellette ad un onorevole e far partire una interrogazione parlamentare ad una pornodiva. Con tutto il rispetto per Cicciolina, che credo brava persona, ma penso a quante altre sarebbero state più preparate di lei per affrontare un tale compito.(mi risulta tra l'altro il suo stipendio se lo guadagnasse presenziando sempre a differenza di tanti esimi colleghi che a tempo perso si prendono pure a cazzotti.
    Si è perso il rigore per tutto, la misura. Da questo punto di vista siamo ridotti davvero male e vedo difficile un miglioramento a breve termine.
    Le parole fanno cose è molto bello e credevo volessi parlare di altro. Le parole fanno anche cose molto belle. La letteratura e la poesia sono un esempio straordinario, la prosa e i testi delle canzoni. Non è tutto perduto, occorre rimboccarsi le maniche.

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  8. cara giulia, passo per lasciarti i miei auguri e trovo un post semplicemente fondamentale! nel linguaggio ci specchiamo tutti e purtroppo quello che si vede di noi in questo periodo è davvero orribile!
    rimboccarsi le maniche dici, molti se le rimboccano per menare meglio
    ma il mio è un periodo poco speranzoso
    tanti auguri e un abbraccio, marina

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  9. Ne uccide più la penna della spada. Forse no, visto che oggi le spade sono nuovamente sguinate e mietono vittime in tutto il mondo, ma sicuramente la penna, strumento di trascrizione delle parole, serve da complemento. Forse le parole non uccidono, ma servono a creare i presupposti affinchè ciò avvenga, o affinchè questo sia moralmente accettabile. Quello che troppo spesso viene a mancare è il tempo e la voglia di riflettere sul senso delle parole, di cercare il riscontro alle parole. Ci sono parolai che consci di ciò ci hanno costruito sopra il loro piccolo spazio di potere. Mi viene in mente Sgarbi (nomen omen), ma ve ne sono molti altri. Siamo in tempi in cui la parola ha valore di istantaneità. Ciò che la preceduta e ciò che ne seguirà non conta nulla. Usare la parola giusta al momento giusto è l'unica preoccupazione, consci che coloro a cui è rivolta stanno sentondo, ma non ascoltando.

    P.S. Cara Giulia, frequento sempre meno i blog, ma il tuo rimane un'oasi in cui ogni tanto mi piace fermarmi.

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  10. Solimano, mi sono cimentata con il libro che citi di Foucault e con quel filosofo, certamente criticabile, ma che ha anche detto cose interessanti. Certo il titolo rovesciato sembra anche a me più centrato.
    Concordo col dire che il Paradiso vale quanto gli l'inferno ed il purgatorio anche se io ho sempre avuto una predilizione per il Purgatorio. E leggiamo ad alta voce La Divina Commedia...
    Non è comunque facile sempre attenersi ai fatti, anche perchè ognuno dice di farlo, ma li presenta dal suo punto di vista...
    Bisognerebbe almeno avere l'onestà di ammetterlo.

    Cara Artemisia, e cho non si sente
    iimerso in un'overdose di parole!!! Per questo forse dobbiamo cercare momenti di silenzio e di allontanamento per ritrovare senso al nostro agire e possibilmente coerenza come del resto mi sembra faccia tu, che di parole mi sembra non ne faccia tante.

    Arnicamontana, la politica è diventato questo. Bisogna trovare "altrove" parole "vere" e ascoltare soprattutto noi stessi (concordo)

    Grazie Daniele e Fabio. Tanti auguri anche a voi.

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  11. Cara Silvia, grazie per essere anche qua. sì, il problema è complesso, ma meno di quello che sembri. Siamo immersi in un pantano di parole di cui si fa scempio e tutto viene distorto: DEntro questo modo di pensare e agire bisognerebbe proprio uscirne. Pensare le parole, pensarle nel silenzio di cui hanno bisogno per alimentarsi, per vivere davvero dentro di noi.

    Uscire quindi da questo vortice di parole e trovare il "nostro" linguaggio non in modo reattivo a quello degli altri. Dici: Si è perso il rigore per tutto, la misura... Hai perfetamente ragione, ma lasciamo che siano gli altri a perderli, noi ritroviamoli!
    Questo non è impossibile.
    No, mao è ttutto perduto. Rimbocchiamoci tutti le maniche.
    Grazie

    Carissima Marina, lo so, sembra tutto perduto. Ma in quanti periodi della storia è stato così e poi qualcosa rinasceva. Siamo in un tunnel... Fino a quando esistono persone come te non può essere tutto perduto. Ti abbraccio con affetto.

    Grazie della tua presenza Sostiene Pereira, mi fa piacere che tu ogni tanto passi di qui. Ma concordo che non è nei blog che possiamo trovare alternative. Solo piccoli confronti.
    Grazie per la tua stima

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  12. Ben si capisce che questo esercizio l'hai fatto tuo.
    Tutto ciò che ci proponi è un cammeo,un consiglio a farmi riflettere.
    Sai non parlo molto,preferisco ascoltare e leggere,ma ultimamente mi sembra più un rifugio,la lettura, che un piacere in se'.
    Comincio a farti gli auguri,ma ripasserò
    Cristiana

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  13. Lieto di ritrovarti in attività. A presto. Zorba

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  14. Auguri anche a te Marina...

    Cristiana, la lettura un "rifugio" e perchè no. Un rifugio può essere uno spazio dove ritroviamo la forza di ricominciare, nuove idee, nuova forza. Per me è abbastanza così. Certo non bisogna fermarsi alla lettura, ma non smettere mai di imparare e di mettersi in discussione sì. La lettura aiuta, eccome.
    Augurono anche a te.

    Carissimo Zorba, gli amici non si perdono e sapevo che tu saresti passato di qua, come io di là...
    Un abbraccio e grazie sempre per la tua attenzione preziosa

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  15. OT
    Nella bellissima immagine che hai in testa al blog, che un canino, sulla destra, di un colore dorato e dalle forme volpine.
    Mi ricorda tanto la Cleo/Sgnapis:)

    E' proprio vero, basta guardarsi attorno che c'è un pezzetto del nostro cuore ovunque, solo a saperlo riconoscere.
    baci

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  16. A quella foto sono particolarmente affezionata e anche a quel canino che ho incontrato a Maceio...
    Il sole in quel momento faceva capolino nel cielo in tutto il suo splendore...
    Un abbraccio

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  17. Luna d'argento con stelle dorate,
    gnomi e folletti e fatine incantate,
    una pioggia d'auguri
    ed un pensiero dorato.

    Buon Natale

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  18. Ciao! Che piacere ritrovarti...ricordi quando tutti mi dicevano "cambi sempre casa!!!" ? mi rincuora vedere che non sono stata l'unica...scrissi questo post allora:
    http://www.francescabertoldi.com/2007/12/01/solo-un-cambio-dindirizzo/
    e tu commentasti :Brava… bello.. Devo dire cheun po’ mi disorientava che tu trasmigrassi spesso, anche perchè ultimamente non sono stata tanto bene e non sempre riesco mettermi al computer. Ti seguirò, ci seguiremo…Un abbraccio Giulia
    era il 5 dicembre 2007...incredibile, due anni!
    Ora dico la sessa cosa a te...ti seguirò., ci seguiremo
    un abbraccio

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  19. Ciao, argomento delicato e scottante quello che hai trattato nel tuo post, un po' l'ho fatto anche io nel mio blog, piu' specificatamente alla "parola" all'uso che se ne fa.
    Interessantissimo quello che scrivi e sempre piacevolissimo venirti a trovare...Un caro salutoe Buone e Serene Feste!
    Giano

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  20. E, con quante belle parole hai scritto questo post,Giulia.
    Felice 2010.

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  21. Mi scusa, sono io sopra, Fatima.

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