25/01/10

Ma se uno non vuole più amare, non sa più amare?

“Ora, nella calma troppo inquietante di quella notte, alla cui estremità era conficcata la falce di una luna appena nata, i suoi pensieri acquistarono una particolare chiarezza. Durante il giorno, o meglio, in tutti quei giorni e per quell'intera serata, si era ripetuta sempre la stessa domanda senza trovare risposta: perché l'orrore, la crudeltà, il dolore si materializzano così facilmente, prendendo forma in un'immagine e opprimendo l'anima, mentre il sublime, la tenerezza, l'imprevisto e il fascino attraversano come un'ombra il cuore e la mente senza che sia possibile afferrarne, osservarne o percepirne peso e forma? « Solo l'amore, forse » si diceva, stando in piedi davanti alla finestra, «sì, solo l'amore dà questa felicità. Ma se uno non vuole più amare, non sa più amare?”
(Nina Berberova)

Davvero l’uomo può disimparare quell'arte così importante che è quella di amare? Davvero non è ancora in grado dopo due guerre mondiali, dopo l'olocausto, i gulag comunisti di comprendere quanto potenziale aggressivo esiste dentro ognuno di noi? E se non abbiamo imparato a guardarci dentro, se non sappiamo più indignarci, mobilitarci, dire no, avere ancora quelle che i latini chiamavano la "pietas", che ne sarà di noi e di chi prima di noi vive in una situazione di povertà umana e materiale assoluta?
Non possiamo voltare il nostro volto ancora una volta come altre mille volte nella storia dicendo: “noi non sapevamo”. No, non è l’informazione a mancarci.
Già da tempo la situazione che vivevano gli immigrati a Rosarno e in altri posti simili era stata denunciata da molti. Ricordo Medici senza frontiera che aveva già più di un anno fa gridato l'allarme. MSF ha denunciato le drammatiche condizioni di vita e di lavoro degli stagionali nel 2005 con il rapporto “I Frutti dell’Ipocrisia” e ancora nel 2008 con “Una Stagione all’Inferno”. Già si sapeva che:
Il 65% degli immigrati intervistati vive in strutture abbandonate. Il 62% degli intervistati non dispone di servizi igienici nel luogo in cui vive. In questi casi gli individui sono costretti a utilizzare gli stessi campi per le proprie funzioni fisiologiche.

Il 69% non dispone di luce elettrica e utilizza candele per l'illuminazione. Nel 92% dei casi gli alloggi sono sprovvisti di riscaldamento. Nei mesi autunnali e invernali, anche a causa delle condizioni di cattivo isolamento termico dei locali, gli immigrati patiscono il freddo e l'umido.

Il 64% non ha accesso all'acqua corrente e deve percorrere distanze considerevoli per raggiungere il punto d'acqua più vicino. Per procurarsi l'acqua il 44% si rifornisce presso fonti di fortuna quali tubi d'irrigazione e rubinetti esterni.

Allarmanti sono anche i dati relativi alle preoccupanti condizioni di sovraffollamento e alla scarsa qualità delle strutture abitative: il 21% deve condividere il proprio materasso con una o più persone e il 53% dorme per terra sopra un cartone o un materasso.

La giornata tipo di uno straniero impiegato come stagionale inizia verso le 4.30 del mattino quando si reca nei luoghi del reclutamento. Piazze, incroci e strade sono il punto di incontro tra domanda e offerta di lavoro nero. Decine, a volte centinaia di stranieri stazionano nella speranza di essere reclutati da un caporale o dallo stesso proprietario terriero. Chi non viene scelto torna a "casa", in attesa di un'altra "occasione".
Il 90% ha dichiarato di non possedere alcun contratto di lavoro non godendo dunque di alcuna tutela giuridica in termini di retribuzione, di infortuni sui luoghi di lavoro e di previdenza sociale.
Secondo le testimonianze raccolte in alcuni casi i migranti sono oggetto di atti di intolleranza e violenza, il 16% denuncia di essere stato vittima di episodi di violenza, come insulti e lancio di pietre o oggetti.
Pur essendo in maggioranza uomini tra i 20 e i 40 anni, gli stranieri si ammalano a causa delle durissime condizioni di vita e lavoro. La legge italiana garantisce a tutti gli stranieri, regolari e irregolari, l'accesso alle cure; nonostante questo ben il 71% degli stranieri intervistati nel corso dell'indagine risulta privo di tessera sanitaria al momento della visita con MSF.
Dal rapporto di Medici senza frontiera

I calabresi di Rosarno non sono certo abitanti di un paradiso. Sono quindicimila di povera gente e vivono in un paese sotto il tacco della mafia. Il Comune fu sciolto per infiltrazioni (si fa per dire) mafiose ed è amministrato da un commissario prefettizio
Sono stati proprio loro, gli immigrati che a Rosarno, hanno reagito con ira distruttiva a un’ennesima aggressione contro i lavoratori neri (due feriti a colpi di carabina, giovedì) che nel dicembre 2008 si ribellarono alla ’ndrangheta. “Erano stati feriti quattro immigrati, e gli africani fecero qualcosa che da anni gli italiani non fanno più. Scesero in piazza, chiedendo più Stato, più giustizia, più legalità. Contribuirono alle indagini dei magistrati con coraggio, rompendo l’omertà e rischiando molto”. Così ci ricorda La Spinelli sulla Stampa. Forse è contro la mafia che bisognerebbe ribellarsi e trovare qulla volontà che oggi alcuni tra i più duri contro gli immigrati dicono di avere per "difendere i loro figli". Difendere da chi e da che cosa?

Eppure non cesseremo mai di ricordarlo l'Italia è stato un paese di emigranti, soprattutto l'Italia del sud. E per ricordare che cos'era l'immigrazione degli italiani bisogna leggere “Dio non ama i bambini” di Laura Pariani. Questo racconto si svolge in un “conventillo” di Buenos Aires dove vivono decine di famiglie d'immigrati italiani assillati dai bisogni, prostrati dalla nostalgia: servizi sanitari in comune e una cucina all'aperto per tutti, un cortile dove i bimbi giocano abbandonati a se stessi, piccole stanze dove nonni figli e nipoti si stipano come conigli: “Villa , villa immondizia. – dice un commissario di Polizia - Ci abitano gli immigrati più recenti: una miseria nera, tanfo di merda e pidocchi, famiglie di italiani allo sbando, spesso in ricoveri di fortuna; alta mortalità, bambini che vivono in strada per la maggior parte della giornata, molti orfani. Per gli agenti della Comisarìa certe vie sono terra bruciata”, dove soffoca qualunque cosa nasca, nulla riesce a sopravvivere, a parte la malerba”.
La Pariani conta storie di altri tempi o altri spazi e dà voce a chi non l’ha mai avuta, schiacciato dal turbine della storia. Per lei leggere e scrivere vuol dire “prendersi carico di altre vite, lontane o vicine non importa, e portarle alla luce”, restituendo soprattutto dignità, valore a quelle segnate, oltraggiate dall’arroganza dei più forti nella speranza che le frasi che “abbiamo pensato amato scritto diventino pensieri di chi li leggerà”.
Ma in ciò che scrive non c'è mancanza di speranza: “Non farei questo lavoro se non avessi speranze. Scrivere è sempre un tentativo di comunicare; e anche leggere lo è"
E di storie avrei anche io da raccontarne tante, e lo farò, almeno in parte. La militanza contro il razzismo deve diventare prassi quotidiana. La memoria anche di questi altri "ghetti" va raccolta e non dispersa come se appunto questi "non fossero uomini".

22 commenti:

  1. Dimenticare la lezione della storia, dimenticare di esser stati (...e di essere in parte ancora) un popolo di migranti è per gli italiani un fatto di comodo che dimostra tutto il loro opportunismo. La solidarietà richiede impegno, sacerificio, propensione al prossimo. Gli italiani si muovono invece solo per un tornaconto...altro che "italiani brava gente!" Un caro saluto, Fabio

    RispondiElimina
  2. E se questo non bastasse assistiamo ad un rovesciamento delle parti - e l'insolenza del potere che prende abito in un ministro ci rammenta che si è stati troppo tolleranti con gli schiavi. Gli sono state concesse troppe libertà, la prima e l'unica in questo caso è la ribellione ad un sistema mafioso: non hanno voluto piegare il capo, anzi, l'hanno sollevato.
    ma già lo sapevano fin dall'inizio che le loro catene tali sarebbero rimaste.
    Le nostre - ai più invisibili - continuano a cantare metallicamente la canzone del più forte, intonando il tradimento alla memoria.

    Grazie per il tuo scritto e scusa la lunghezza del mio intervento.

    RispondiElimina
  3. Ci hai proposto una lettura straordinaria, Giulia, parole tue e di altri che dovrebbero mettere radici nel nostro animo, da ripassare spesso quando stiamo per dimenticarle.
    Ma perché, davvero, non ricordiamo tutti i giorni in cui noi siamo passati per la stessa strada dei migranti di oggi? Non cambia nulla se ora li chiamiamo "migranti", appunto, e non "emigranti" come in un passato molto più recente di quanto non vogliamo far credere. A chi, poi? Alla nostra coscienza?
    Grazie, buona giornata.
    Piera

    RispondiElimina
  4. Però Giulia, un po' hanno ragione quelli che ti dicono che i tuoi post sono completi e non è il caso di commentare....
    E' un complimento, no?
    Io direi che alcuni dei tuoi post più che post sono veri e propri articoli che mi piacerebbe leggere sui giornali...

    RispondiElimina
  5. Caro Fabio, forse davvero non basta la memoria, ma bisognerebbe sempre "militare" per la democrazia e per i diritti. La cultura dei diritti è ancora molto lontana dall'essersi affermata.

    Amatamari©, quello che dice Maroni e il suo partito fa parte di una mentalità che si sta sedimentando e diffondendo quindi non mi stupisce più sentirlo parlare così, mi indigna. E' dagli altri che mi aspetteri molto di più.

    Alchemilla, ti ringrazio per il complimento, ma io penso che tutti abbiano qualcosa da dire e nessuno abbia "parole definitive. Forse da ogni cosa che diciamo dovremmo far nascere altre domande, altre ricerche. Se davvero scrivo così, vuol ddire che dovrei cambiare "stile" perchè è bello proprio lo scambio. Grazie comunque

    RispondiElimina
  6. Sappiamo tutto, e da molto tempo, e non ci giriamo dall'altra parte. Ma ugualmente, individuare il "che fare?" non è affatto semplice.

    Grazie anche a te per riproporre estesamente i materiali di MSF, e non solo quelli.

    RispondiElimina
  7. Non si può prescivere l'amore (parola pericolosa, perché, fra l'altro, giustifica tutto e il contrario di tutto ed è un alibi di copertura delle dominanze di ogni tipo). In Italia si è giunti al grottesco del Partito dell'Amore e la confusione delle menti è tale che non si sa cosa rispondergli, ad uno che sventola il Partito dell'Amore.
    Occorre attenersi a due principi ben presenti in noi, in modo inequivoco: il Piacere e il Dolore.
    Se mi si dice ti voglio bene resto lì, un po' perplesso, se mi si dice ti voglio bene e mi piace volerti bene, tiro un respiro di gioia e di sollievo.
    Occorre fare, proporre, agire, con lucida freddezza. E' dura, questo sì, ma noi siamo ben contenti di aver chiamato a Monza di recente Paolo Branca e Boris Pahor sul tema "Linea di confine". Un bel rebellotto ed è aumentata la consapevolezza. C'è un bel volontariato, solo che è troppo spezzettato, ognuno ha i suoi problemi di individualismo e di visibilità. Ma la direzione deve essere quella, faticosa, ma utile e fattiva. Il problema esiste: se in un paese civile come l'Olanda il partito xenofobo è al 15%, vuol dire che il problema c'è, e non li convinci dicendo: devi amare (a parte che è un'ingiunzione paradossale), ma stando sulla praticità quotidiana.

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

    RispondiElimina
  8. Un popolo di idioti, pronti a credere in qualsiasi nemico e in qualsivoglia padrone, schiavi e ruffiani con i forti, feroci e malvagi con i deboli.
    Non è rimasto più niente di quel poco che avevamo. Frustrati, parabolati, digitaleterrestrizzati, spappolati, impotenti, furbetti, lampadati, palestrati, anabolizzati.
    Basta, potrei piangere dallo schifo.

    RispondiElimina
  9. Anch'io leggendo le notizie di Rosarno ho pensato subito che queste situazioni erano note (mi viene in mente il libro di Alessandro Leogrande ma anche una puntata di Report e i reportage di Fabrizio Gatti). Poi ho pensato che almeno che questi migranti sono riusciti ad arrivare in prima pagina, ma ho subito concluso che tra qualche giorno di questo non se ne parlera' piu' ma la schiavitu' dei braccianti agricoli rimarra'.
    Allora mi e' rimasta solo la rabbia e il senso di impotenza. Giulia, fai bene a raccontare le storie che conosci. Guai se non se ne parlasse piu'. Ma io vorrei di piu' e mi sento maledettamente impotente.
    Sono molto scoraggiata, Giulia, riguardo al nostro paese. Per questo anche sul blog non scrivo piu' di politica o di attualita'. Non so proprio cosa dire se non che non ho speranze e questo non mi piace scriverlo perche' non serve a niente.
    Scusa lo sfogo.
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
  10. La situazione è davvero complessa e sgradevole nel suo insieme perchè non c'è niente di buono.
    Da una parte il popolo italiano che sopraffatto dal potere occulto di cui ha terrore, non si ricorda quanti parenti ha, residenti all'estero, da tempo immemore. Dall'altra un flusso di povera gente, proveniente da più paesi, di diversa cultura, che scappando dalla loro terra infernale, cercano asilo e conforto, trovando invece schiavitù, malavita, prostituzione come prima possibilità di sopravvivere. Uscire poi da questi meccanismi è impossibile. Loro poi sono degli invisibili.
    Da una parte l'italiano che dice: ma chi glielo fa fare di venire qui?
    Soprattutto ora che la crisi economica ha messo in ginocchio molte famiglie italiane.
    Purtroppo lo straniero è visto come una minaccia, colui che porta via e deruba di qualcosa. Nessuno pensa ai poteri veri che purtroppo governano questo paese e che sono il vero cancro che lo sta distruggendo. Possibile che gli unici che hanno avuto il coraggio di ribellarsi siano proprio loro, che non hanno nulla da perdere? Il terrore di perdere qualcosa, di essere defraudati è così potente da non stappare orecchie e aprire gli occhi? La bocca si sa è sigillata. Ma noi sappiamo cosa significa essere sotto minaccia di morte? Una minaccia costante e melliflua perchè non è mai espressa in modo diretto, ma tutti sanno che sarebbe così: una sentenza.
    E si può credere che un paese possa vivere in scacco in questo modo? Che le grandi organizzazioni mafiose e camorriste, dalle alpi alle piramidi dettino legge in questo modo? Dobbiamo aspettare che gli schiavi del terzo millennio abbiano il coraggio di protestare? E loro verrebbero uccisi senza nessuno che ne andrebbe a reclamare il cadavere.
    Non hanno nemmeno un nome qui.
    E il potere politico, quello contrapposto, quello "alla luce del sole" quanto è pulito?
    Del caporalato e della situazione disastrata di questa gente lo si sa da molto tempo, ma questo è un problema ignorato, quando emerge viene considerato un problema originato dalla loro venuta in questo paese e di contro i delinquenti comuni e autoctoni al confronto sono dei fiorellini.
    Però mangiano la frutta raccolta da loro e ci vestiamo con dieci euro. Compriamo a venti euro la borsa di finta Prada e ignoriamo il colore della pelle di coloro che adesso lavorano in fonderia. I nostri vecchi sono in mano ad un esercito di donne dell'est. Difficilmente considerate persone, vivono in casa, armeggiano con le nostre cose, ma si sa, quelle sono pericolose e portano via uomini e soldi, per cui sempre guardate con diffidenza.
    Siamo davvero confusi e ridotti male. Molto spaventati per le cose sbagliate. Dovremmo chiedere i danni a chi ci ha ridotto così, a chi non ci ha detto tutto e non ci vuole far capire tutto. A chi ci tiene all'oscuro degli intrecci economici e politici, dei meccanismi di gestione del territorio, delle inchieste che vengono insabbiate in men che non si dica, ammesso che vengano aperte.
    Mi dispiace per questa gente. Siamo un popolo molto impreparato e ignorante. Soprattutto pieno di paura con l'arroganza di essere nel giusto senza cercare di capire.
    Scusa lo sfogo, ma certi segnali che registro in giro mi preoccupano molto.
    Bellissimo post.
    baci

    RispondiElimina
  11. Solimano, delle parole, non solo della parola "amore" se ne sono appropriati e ne hanno fatto "strage". Ogni parola ha la sua "dignità", non ci sono per me parole di serie a o di serie b, non ci sono parole da non usare, semplicemente bisogna che spieghiamo a noi stessi prima di tutto e agli altri cosa intendiamo, come le resstituiamo concretezza. Ed è chiaro che se ho citato la Berberova e la domanda che si pone, è perchè evoca proprio la perdita di una capacità. Quale capacità? Sta a noi dare la nostra risposta. E in ciò che segue spero che si comprenda che questa capacità è fatta di atti concreti, di prese di posizione non solo formali, ma sostanziali.
    Giusto quindi dire cosa facciamo. Il volontariato sta muovendosi, io ci sono dentro e sto lavorando con più soggetti compresi i giovani che oggi hanno una capacità di essere "concreti", "solidi" che io non avrei mai compreso se non ci fossi stata in mezzo. Basta quindi per esempio con le generalizzazioni. Quelle sono davvero pericolose. Forse pian parlerò di cosa sto concretamente cercando di fare. E' un "fare" che ha una cornice, un pensiero, che ha bisogno sempre di riproporsi attraverso domande che verifichino quello che stiamo facendo.
    Per quanto riguarda "la lucida freddezza", posso essere d'accordo, ma anche qui possiamo intenderla in molti modi e dovremmo parlarne di più per capire se diciamo la stessa cosa.
    Sono molto consapevole che il problema delle xenofobia esiste e sono assolutamente d'accordo che non si convince nessuno dicendo "devi amare"... Ma neanche con altre semplificazioni. Bisogna entrare nella complessità e lavorare passo dopo passo...

    Enzo, leggo nel tuo commento tutta l'indignazione che senti e la condivido come penso molti altri. Sono sicura comunque che questa indignazione possa trasformarsi in forza di non mollare e di cercare ognuno dove è e come può di reagire e fare qualcosa.

    Cara Artemisia, "la schiavitu' dei braccianti agricoli rimarra'", ne sono convinta anche io. Come rimarranno tante ingiustizie, ma forse è vero quello che ho letto giorni fa che forse abbiamo nella nostra testa progettato un mondo di "sogni" e allora è chiaro che oggi siamo schiacciati dalla realtà. Se pensi alla situazione politica che fare? Davvero non lo so. Se ti guardi intorno, nella tua realtà, nel tuo piccolo e cerchi qualcosa da fare lo troverai, perchè qualcuno che sta facendo qualcosa fuori dei riflettori c'è. Ma sono sicura che tu sei su questa strada. Io ho trovato piccole, forse insegnificanti realtà che si muovono e ho provato per quello che so e posso a mettermi in movimento, ognuno dove si sente più a suo agio. ma sentirsi troppo scoraggiati, no Artemisia, questa è davvero la loro vittoria. Ricordi quella residua capacità di dire "no" di cui parlava Primo Levi dai campi di concentramento. Ecco questo mi sembra un riferimento importante.
    Cerca, fai l'elenco delle cose concrete che tu credibilmente puoi fare e stai facendo e prosegui...
    Se poi vuoi confrontarti sai dove trovarmi, un abbraccio

    RispondiElimina
  12. Silvia carissima, il problema è davvero molto complesso e rischiamo una deriva da cui ritornare sarà un processo molto lungo e non indolore.
    La crisi economica che stiamo vivendo peggiora la situazione. La gente davvero comincia ad eaver paura per il proprio domani e l'inicurezza personali se non affrontata in modo politico e colettivo genera fantasmi nella testa di molti difficili da essere estirpati, anche perchè strumentalizzati a bella posta.
    Ed hai ragione nel dire che non si pensa "ai poteri veri che purtroppo governano questo paese e che sono il vero cancro che lo sta distruggendo".
    I segnali sono davvero inquietanti e dobbiamo per lo meno essere vigili.
    Un abbraccio

    RispondiElimina
  13. Quanto a "piccole-grandi" cose, Giulia, mi sembra di dare il mio contributo ma sento l'esigenza di fare di piu'. Purtroppo so anche che il tempo e le energie non me lo consentono.
    Sono molto interessata all'attivita' a cui tu accenni. Raccontacela quando puoi, per favore. Abbiamo bisogno di ossigeno.

    RispondiElimina
  14. Condivido il vostro sentimento ma mi piace essere anche positiva e guardare anche alle persone non razziste, agli extracomunitari integrati e sperare che sia questo il seme che germoglierà nei nostri figli...o forse nei figli dei nostri figli...

    RispondiElimina
  15. Cara Artemisia, la stessa tua esigenza la si sente in tanti e questo è un segnale positivo. Ti racconterò.

    Hai ragione Alchemilla, ci sono buoni esempi a volte ottimi e anche di questi bisognerebbe parlare.
    Un abbraccio

    RispondiElimina
  16. Giulia, non va bene semplificare ciò che è complesso, ma non va bene neppure complicare ciò che è semplice.
    Sappiamo com'è fatto il nostro cervello, e noi siamo il nostro cervello. La nostra storia evolutiva la conosciamo, quindi non dobbiamo girare la testa dall'altra parte: l'uomo nasce cattivo, poi culturalmente può cambiare, non il contrario. Facendo così, ci chiamiamo fuori, come se fossimo al di sopra della mischia, noi buoni auto-proclamati come tali. Possiamo scostare il velo dalla parola amore, così bugiarda e pericolosa? Guardarla in faccia? Credo sia meglio. Parole come opportunità, convenienza, riduzione del danno, piacere, dolore aiutano certamente di più, anche se suonano meno poetiche della parola amore.

    saluti
    Solimano

    RispondiElimina
  17. E' davvero straziante quello che racconti, cara Giulia, tanto triste che pare inventato. E invece è tutto tristemente vero, un incubo ad occhi aperti. Grazie per avercelo descritto.

    RispondiElimina
  18. Cara Giulia, anche io come Artemisia di politica e di sociale non scrivo più. Provo un senso di disfatta generale, e non voglio aggiungere il peso del mio scoraggiamento al peso di ognuno di coloro che sono sensibili a queste storie tormentose. Ogni tanto ho notizia di piccole realtà "reattive" fatte di giovani per lo più e avverto un piccolo seme di speranza, ma hanno spesso una natura caritatevole e basta. Non ho nulla contro la carità, non la considero una parolaccia anche se solidarietà mi sembra più giusta; so che ognuno di noi fa quel poco o quel tanto che può. L'altra sera ho sentito alla televisione un parroco (di Rosarno, credo, ma la trasmissione era già iniziata) che diceva che avevano fatto molto per aiutare materialmente i migranti della zona, ma la situazione era stata vissuta dalla popolazione come assistenza e carità cristiana, e basta. E che invece dovevano spostare il discorso sul piano dei diritti. Era un sacerdote ed era deluso da se stesso.
    E' questo che fa difetto alla nostra gente, me per prima, la determinazione non semplicemente ad "aiutare" gli altri a sopravvivere ma a rivendicare i loro diritti che sono insieme il nostro diritto a poterci dire un paese civile. Le mie energie sono molto limitate e questo mi rende profondamente scontenta di me. Sento il tuo fervore e ti ammiro molto.
    Di Rosarno tutti sapevano, la gente del posto, i politici, le autorità. Ma tutti hanno accettato.
    Ora si è svegliata l'informazione ma mi chiedo se, fra un mese, qualcuno ci dirà dove stanno e cosa fanno i migranti scacciati da Rosarno.
    Credo sempre che questo paese abbia dato il peggio di sé ed ogni volta scopro che invece c'è ancora molto peggio da scoprire e da toccare con mano.
    Qui a Roma i campi dei nomadi vengono spianati con le ruspe, le famiglie divise, i nomadi vengono impacchettati e spostati altrove. Per un po' scenderà il silenzio; da qualche parte prima o poi un nuovo campo senza acqua senza servizi igienici sorgerà e qualcuno penserà di andare ad appiccare il fuoco.
    sono stanca e sfiduciata
    L'alto commissariato per i rifugiati per ringraziarmi del mio modesto sostegno mi ha inviato tanto di quel materiale in carta patinata a colori e agendina per l'anno nuovo e foto eccetera che forse sono costati tanto quanto il mio contributo e mi sono dovuta attaccare al telefono per dire che non voglio che i miei soldi vengano spesi così.
    mi sento diventare apatica e atona e non riesco a reagire
    scusa lo sfogo confuso
    marina

    RispondiElimina
  19. Condivido le sensazioni di Marina.

    Il parroco di cui parla deve essere Don Masi, referente di Libera per la Calabria, quello che e' andato a riscuotere quanto dovevano questi disgraziati dai loro sfruttatori per portare loro almeno la miseria per cui avevano lavorato. Altrimenti: oltre al danno la beffa.

    RispondiElimina
  20. Cara Marina, credimi condivido la tua delusione, il senso di spesamento, il non sapere cosa fare... Sono assolutamente d'accordo sulla cultura dei diritti, non ho mai amato la carità, nè la beneficienza. So che bisogna ricominciare a lavorare su questo terreno e ci si sente molto soli. Ma non riesco a rimanere inerte. A volte mi sento una che si sbatte di qua e di là, e mi sembra di fare il grillo parlante. Ma credimi non mi sembra proprio di fare chissà che cosa... Tutt'altro. Mi piacerebbe parlare con te, con Artemisia un po' più a lungo, guardandoci negli occhi, aver più tempo per raccontare come ci sentiamo e cosa forse ancora possiamo fare.
    Per esempio LIbera è un'associazione che qualcosa mi sembra tenti di fare. Non ci sono stata dentro ma mi sembra che qualcosa faccia.
    Ti abbraccio cara amica. Fai bene a fare ciò che ti senti. Non tutto dipende purtroppo da noi.

    RispondiElimina
  21. Mi spiace non aver partecipato attivamente a questa "discussione" che ho però seguito con attenzione.

    Ho scritto che mi piace essere positiva ma certe volte è davvero difficile, molto molto difficile.

    RispondiElimina
  22. Bellissimo post...
    tempo fa lessi un articolo scientifico, alcuni ricercatori fecero un esperimento sul cervello di alcune persone, scoprirono che le parti addette all'emotività ed all'empatia non si attivavano in egual misura quando di fronte a quelle persone comparivano rom o (mi sembra) africani....
    La cultura maschile, razzista e violenta che ha predominato in Occidente è penetrata nel nostro cervello e nel nostro cuore, solo con uno sforzo cosciente è possibile andare oltre e ritrovare la propria umanità, in quel modo, avvilita e castrata....

    RispondiElimina