15/01/10

Mi sento un piccolo granello di sabbia in questo universo

Io non sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità. Religiosità significa per me, semplicemente, avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell’uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità, all’immensità dell’universo. (...)Io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all’uomo di ragione che all’ uomo di fede. Con la differenza che l’uomo di fede riempie questo mistero con rivelazioni e verità che vengono dall’alto, e di cui non riesco a convincermi. Resta però fondamenale questo profondo senso del mistero, che ci circonda, e che è ciò che io chiamo senso di religiosità.
La mia è una religiosità del dubbio, anziché delle risposte certe. Io accetto solo ciò che è nei limiti della stretta ragione, e sono limiti davvero angusti: la mia ragione si ferma dopo pochi passi mentre, volendo percorrere la strada che penetra nel mistero, la strada non ha fine. Più noi sappiamo, più sappiamo di non sapere. Qualsiasi scienziato ti dirà che più sa e più scopre di non sapere. Credevano di sapere di più gli antichi, che non sapevano niente al confronto di quello che sappiamo noi.Abbiamo allargato enormemente lo spazio della nostra conoscenza, ma più lo allarghiamo più ci rendiamo conto che questo spazio è grande. Cos’ è il cosmo? Cosa sappiamo del cosmo? Come e perché il passaggio dal nulla all’essere? È una domanda tradizionale, ma io non ho la risposta: perché l’essere e non piuttosto il nulla? Io non mi sono mai nascosto di non avere una risposta, e non so chi sappia darla a questa domanda ultima, se non per fede. (...).
E di fronte alle domande cui è impossibile dare una risposta - perché di questo sono certo: non posso dare una riposta, benché appartenga ad una umanità che ha realizzato progressi enormi - mi sento un piccolo granello di sabbia in questo universo. E negare che la domanda abbia senso, come potrebbe fare una certa filosofia analitica, mi pare un gioco di parole. Probabilmente dipende dalla mia incapacità di andare al di là.
Ma quando sento di essere arrivato alla fine della vita senza aver trovato una risposta alle domande ultime, la mia intelligenza è umiliata. Umiliata. E io accetto questa umiliazione. La accetto. E non cerco di sfuggire a questa umiliazione con la fede, attraverso strade che non riesco a percorrere. Resto uomo della mia ragione limitata - e umiliata. So di non sapere. Questo io chiamo “la mia religiosità”.

Norberto Bobbio, La Repubblica” 30 aprile 2000

11 commenti:

  1. dove sono andati questi uomini?!?

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  2. Quanto mi sento vicina a quest'uomo!
    Io ci scherzo e dissacro,ma i miei sentimenti sono innalzati dalle parole di Bobbio.
    Questa pagina me la stampo,è troppo veritiera e ti ringrazio per avermi deliziata,a quest'ora,con questo post.
    Un abbraccio.
    Cristiana

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  3. Senza parole! Bellissimo! Fantasticamente fantastico! :)

    Eh non sarebbe male se molti la pensassero così...

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  4. Blaise Pascal sosteneva che la fede è una scommessa. In sostanza diceva che nell'accettare la scommessa non si perde nulla, che anzi c'è solo da guadagnarci. Io però preferisco il dubbio alle illusioni. Sono d'accordo con Bobbio perchè più vado avanti, più mi sento consapevole dei miei limiti, della mia difficoltà a capire i misteri che avvolgono questo mondo. Un caro saluto, Fabio

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  5. Per me la parola mistero significa solo "qualcosa che ancora non conosciamo ma che prima o poi conosceremo".
    Trovo fuorvianti ed oscurantistiche tutte le misteriologie che hanno il solo obiettivo di non fare i conti con ciò che sappiamo già.
    Esiste anche un irrazionalismo oscurantistico di sinistra, eccome se esiste!
    E quando si è tolto il velo ad un mistero, che succede? Semplicemente che ci troviamo di fronte un mistero successivo da esplorare. Un gioco senza fine. Proprio perché certe cose le so, posso affrontare tranquillo quelle che non so. Il vero "so di non sapere" è questo. Tutte le fughe all'indietro, verso il non voler sapere quello che già si sa, le trovo furbe ma inutili: la realtà è davanti ai nostri occhi (aperti, non chiusi). Non ci piace? Esiste lo stesso e l'unica cosa da fare è affrontarla. La realtà non se la prende, se la chiamiamo ancora mistero per negare che esista. La realtà segue il principio di realtà, non può fare altro!
    Non basta dirsi laici, bisogna esserlo, altrimenti, chi volete che ascolti i nostri argomenti?
    Sapere ciò che si sa, esplorare ciò che non si sa, attrezzati con lo zaino di ciò che si sa. Una esplorazione che non finisce mai... ogni tanto ci sono delle oasi, però!

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

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  6. cara Giulia, mi sento incredibilmente rappresentata da questa pagina e ti ringrazio e ti abbraccio.

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  7. Lo lessi e lo ritagliai e lo tengo da conto "religiosamente".
    grazie di avercelo proposto
    marina

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  8. Che grande uomo! Grande anche nell'esplicitare la differenza tra religione e religiosità. "Sono uomo di ragione" dice, ma un uomo che si esprime come lui io credo abbia un fortissimo senso religioso, non trova risposte alle sue domande ma, nello stesso tempo, ammette di trovarsi di fronte a qualcosa di Inspiegabile.
    Bellissime riflessioni le sue portate avanti con quella umiltà che solo i Grandi possiedono.
    Grazie, un post straordinario.
    Piera

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  9. Forse è proprio il sentirsi un piccolo granello nell'Universo che ha fatto nascere il concetto di divinità, chissà. Che bello scritto.

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  10. Proprio bella questa pagina, ha una grandezza interiore che innalza la nostra umanità, senza supponenza, senza spocchia, con la consapevolezza dei propri limiti. Semplicemente grande!

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