20/01/10

Senso della realtà, senso della possibilità

"Chi voglia varcare senza inconvenienti una porta aperta deve tener presente il fatto che gli stipiti sono duri: questa massima alla quale il vecchio professore si era sempre attenuto è semplicemente un postulato del senso della realtà. Ma se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev'essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità.
Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o quello, accadrà, deve accadere; ma immagina: qui potrebbe, o dovrebbe accadere la tale o tal altra cosa; e se gli si dichiara che una cosa è com'è, egli pensa: beh, probabilmente potrebbe anche esser diverso. Cosicché il senso della possibilità si potrebbe anche definire come la capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere, e di non dar maggior importanza a quello che è, che a quello che non è" [....]
(R. Musil, L'uomo senza qualità, trad. A. Rho, Torino, Einaudi, 1972, pp.12-13.)

Del resto solo gli uomini sanno che esiste un futuro, sanno dire “accadrà, succederà”. E sanno far uso del congiuntivo e del condizionale modi verbali con cui si aprono alle ipotesi, ai progetti, all'immaginazione:
"i “farò”, i “sarò” e i “se” – dice George Steiner - nel loro gravitare in campi intricati di forza semantica intorno ad un centro o un nucleo nascosto di potenzialità, sono le password verso la speranza”.
Ma l'uso del congiuntivo insieme al condizionale sembra voler scomparire dalla lingua italiana. C'è una certa insofferenza verso di loro. Con la loro scomparsa si rinuncerebbe alla prerogativa dell’homo sapiens rispetto agli altri animali che solo "dispone di mezzi per modificare il proprio mondo attraverso le subordinate ipotetiche sottraendosi così all'ineluttabilità dei fatti”.
Solo così la nostra mente si apre all’immaginazione e alla creatività.
La creatività appartiene al fatto di essere vivi”, dice Winnicot e "ha origine da un’inquietudine, da un interrogativo, dal bisogno di un qualcos’altro e di un altrove capace di generare quello che ancora non esiste".

12 commenti:

  1. Mia figlia di 7 anni e mezzo usa i tempi verbali in maniera affascinante. Lei, però, legge molto e ha un insegnante di lingua che ha una dialettica spettacolare.
    Mia figlia di 10 anni ha un linguaggio più semplice e scarno, non legge quasi mai e ha un insegnante molto umana e attenta ai problemi del mondo, ma più confusionaria.

    Spero che ci sarà sempre chi saprà utilizzare il congiuntivo e lasciare aperte le porte delle possibilità. Ma accanto ci saranno sempre le persone più semplici che vivono il presente, intensamente e con passione, senza guardare troppo avanti o indietro.

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  2. penso che la semplificazione verbale sia la manifestazione di una semplificazione di pensiero. L'assenza del congiuntivo e del condizionale , che corrispondono ad una proiezione verso il futuro, indicano la religione dell'oggi, del subito che affligge la nostra società.

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  3. Cara Alchemilla, mi piace molto quello che dici. Nelle tue parole si capisce quanto tu dia importanza sia a chi sa usare il congiuntivo (che nella realtà non sempre sa usare l'immaginazione) e chi no. L'importante è che coesistano tutte le possibilità e che sappiano mettersi in relazione fra di loro. Io conosco tante persone che come dici sono gente semplici, ma sanno vivere intensamente e con passione il presente e sono persone splendide. Conosco anche persone che leggono e sanno arricchirsi nella lettura, ma altre che sono ugualmente aride. Persone che leggono poco e sono ricche... Non ci sono ricette, ognuno deve crescere e vivere come è, senza forzature. Stimoli sì, forzature no (questo secondo me). L'importante e non perdere l'"umanità". Un abbraccio

    Unodicinque, questo è ciò che mi preoccupa: oggi abbiamo troppi "semplificatori", non persone "semplici". E' una bella cosa vivere il presente e viverlo intensamente, ma è bello giocare anche con ciò che non "è ancora", ma potrebbe essere.
    Grazie

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  4. A volte accadono cose impensabili - belle o brutte - che non si potevano prevedere. Però certo, in condizioni normali, quando si fanno le cose bisognerebbe sempre pensare alle 7 generazioni successive alla nostra! :)

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  5. Il congiuntivo e il condizionale permettono di arricchire il linguaggio, non per nulla l'italiano è una lingua flessibile e articolata. Toglierli è un impoverimento e come tale va combattuto.

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  6. Odio il condizionale col suo ‘se’ che porta; e mente, raccontando realtà fittizie e non sogni --- nonostante tutti i giorni lo respiro, come l’aria e, con fastidio, lo ascolto.

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  7. L'antidoto all'aridità è la curiosità vera, quella che non rifrigge dubbi piccini ormai risolti, ma che si pone dubbi veri, a un livello più alto, proprio perché gli altri dubbi, una volta risolti, sono gli scalini per sapere. Oh, si può anche scendere, oltre che salire. Nel senso che se l'edificio è pericolante e disagevole occorre un cambiamento di tipo 2: cambiare casa, non scala.

    Ogni lingua fa storia a sé, nei pro e nei contro. Cerco di vedere sempre i film in lingua originale con i sottotitoli: si capisce meglio quello che sta succedendo veramente. Anche il miglior doppiaggio può sviare. Basta ascoltare per due minuti un film anglosassone ed uno in lingua latina per cogliere le differenze. Mi piacciono il condizionale, il congiuntivo, il gerundio, a moderate dosi, sotto controllo del medico. Meglio, in genere, il presente, il passato prossimo ed un piccolo futuro.

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

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  8. Che bello questo post filosofco-linguistico! mio nipote Tommaso usa degli splendidi congiuntivi
    L'altra sera gli ho chiesto: Vuoi una mela? sì ha risposto lui, ma che sia quella scrocchiarella!
    ciao, marina

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  9. La creatività, il saper essere artefici del futuro richiede impegno, volontà, coraggio come dire "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza". Un caro saluto, Fabio

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  10. Li amo i condizionali e i congiuntivi: sono l'altro modo dell'argomentare.
    Non quello trionfale che procede per asserzioni ed esaspera l'indicativo, il modo della certezza.
    Quello invece più obliquo, che lascia spazio agli interrogativi, ai dubbi, ai pensieri che non arrivano necessariamente a riva, ma si perdono nei 'vorrei'...
    Il condizionale è il modo delle proiezioni: si ciba di sogni...
    E Danilo DOlci ci dice che " si cresce solo se sognati..."

    un abbraccio d'affetto grande

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  11. Lorenzo, concordo che il nostro senso di responsabilità di "adulti" dovrebbe guidare le nostre scelte pensando anche alle generazioni future. Per ora i politici sono ben lontani da questa prospettiva, ma è importante maturare questa coscienza almeno civile.

    Pensierini, la lingua senza congiuntivo e condizionale è davvero molto più povera ed arida.

    Concordo che le "realtà" fittizie non aiutano per niente a progettare il nostro futuro.

    Solimano, la lingua foggia il nostro pensiero, molto spesso lo condiziona. Bisogna quindi saperla usare e renderla a nostra misura e non viceversa.
    Anche io vedo più volentieri i film in lingua straniera e davvero ci sono differenza a volte sostanziali.

    Fabio, Dante la sapeva lunga...

    Zena, hai colto in pieno quello che volevo dire. Bisognerebbe ogni tanto mettere in dubbio le nostre "asserzioni" e non essere sempre legati all'indicativo, il modo della certezza, perchè il dubbio (quello vero) ci aiuta a crescere.
    Il condizionale si "ciba di sogni", che non devono essere in quanto tali confusi con le false illusioni. Molto bella la frase di Danio Dolci. Grazie davvero.

    Un abbraccio a tutti e grazie

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  12. la nostra lingua senza congiuntivo e condizionale è arida, piatta, insignificante. da grande lettrice posso dire di aver bevuto a mani nude dai nostri classici congiuntivi e condizionali ed è stata musica per le mie orecchie...da modesta scrittrice non potri farne a meno
    baci

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