24/02/10

La scrittura: un disperato tentativo di preservare la memoria

"La scrittura per me è un disperato tentativo di preservare la memoria. I ricordi restano per le strade, come brandelli lacerati del mio vestito. Scrivo perché l’oblio non mi sconfigga. Ogni giorno, quando mi siedo davanti allo schermo vuoto del mio computer, chiudo un momento gli occhi e torno alla casa in cui sono cresciuta, allo spagnolo della mia infanzia, con il suo accento cileno, alle donne straordinarie che mi hanno guidato: la nonna, che mi insegnò a leggere i sogni, mia madre, che ancora oggi mi obbliga a guardare gli eventi a posteriori e la gente da dentro; le vecchie domestiche che mi trasmisero miti e leggende popolari e mi iniziarono al vizio dei romanzi radiofonici; le mie amiche femministe che negli anni sessanta e settanta cospiravano per cambiare il mondo; le giornaliste che mi offrirono le chiavi del mestiere. Grazie a loro ho imparato che la scrittura non è fine a se stessa, ma un mezzo per comunicare. Cos’è un libro prima che qualcuno lo apra e lo legga? Solo un fascio di fogli cuciti su un lato… Sono i lettori a infondergli l’alito di vita".
E' Isabel Allende a parlare, a raccontarci cosa la spinge a scrivere. I ricordi, il desiderio di fissarli e non lasciare che si disperdano, il riviverli dentro di sé e il richiamare alla memoria tutti coloro che in qualche modo sono entrati nella sua vita e la hanno arricchita. Perché l'oblio appunto non ci sconfigga. Un oblio con cui anche io spesso mi trovo a fare i conti. Vorrei ricordare di più e vorrei che momenti, persone che hanno avuto significato nella mia vita entrassero nella memoria e lì trovassero la loro dimora. La scrittura per chi la sa usare è davvero la continuazione della vita.
Dice ancora l'Allende: "Quasi tutti i miei libri prendono l’avvio da un’impressione o da un’emozione profonda che mi hanno accompagnato a lungo.
Dopo il golpe militare del 1973, che mise fine in Cile a un lungo percorso democratico e durante il quale morì il presidente Salvador Allende, me ne andai con la mia famiglia in Venezuela. L’8 gennaio del 1981 ricevetti da Santiago una brutta notizia: il mio eccezionale nonno, che aveva ormai quasi cent’anni, era agonizzante. Quella notte mi sistemai nella cucina del nostro appartamento con la macchina da scrivere portatile e iniziai una lettera per quel nonno leggendario, una lettera spirituale che certamente non avrebbe avuto modo di leggere.
La prima frase la scrissi in trance. Le dita volarono sulla tastiera e prima di riuscire a rendermene conto potei leggere: “Barrabás arrivò in famiglia per via mare”. Chi era questo Barrabás e perché era arrivato via mare? Cosa c’entrava Barrabás con una lettera d’addio a mio nonno? Ancora non ne avevo idea, ma, con la fiducia degli ignoranti, continuai a scrivere senza posa.
(...) Dall’esilio avevo voluto ritrovare il mio paese, resuscitare i morti, riunire i dispersi. La nostalgia per il Cile, la mia patria ai piedi del mondo, generò La casa degli spiriti. Il Barrabás arrivato via mare e gli altri personaggi di quel primo romanzo cambiarono il mio destino, mi iniziarono al mondo senza ritorno della letteratura".

La Casa degli spiriti, un libro che ho riletto in questi giorni perché ne avevo un ricordo bellissimo legato ad un momento particolare della mia vita.
E ho ritrovato quelle straordinarie figure di donne della della famiglia Del Valle-Trueba
indissolubilmente legato al destino di un’intera nazione distrutta dalle ingiustizie sociali e privata della sua stessa identità. Il destino di una nazione che abbiamo seguito in quel periodo tutti noi, giovani di allora con tanta passione.
Sono le donne le protagoniste di questo romanzo: donne apparentemente fragili, ma con una gran forza interiore, donne passionali e coraggiose che mai si sono arrese. E' Clara soprattutto al centro del racconto. ad animare la casa e la vita dei suoi familiari anche quando non sarà più in vita. Clara che parla con gli spiriti, Clara che vede il futuro, moglie di un uomo, Esteban Trueba, conservatore, ambizioso, spesso violento, crudo che però dovrà sempre fare i conti con lei . Poi c’è la ribelle Blanca, figlia di Esteban e Clara, che si innamora di un uomo di umili origini e che lotta contro tutto e tutti per seguire il suo cuore. E infine Alba la quale dovrà affrontare le torture militari a causa del suo legame con un giovane sovversivo. nei giorni più duri della sua vita sarà raggiunta dalle parole della nonna, ormai, spirito che le indica il modo di come salvarsi da quel calvario. “…l’idea salvatrice di scrivere col pensiero, senza matita né carta, per mantenere la mente occupata, evadere dal caos e vivere.”In questo libro ho ritrovato quel mondo latino americano col suo modo di vedere il mondo, sopratutto il modo di concepire la vita e la morte così diverso dal nostro.

8 commenti:

  1. Davvero bello La casa degli spiriti. L'ho consigliato anche a mio figlio. Chissà se lo leggerà.

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  2. Un libro che mi affascinò tantissimo.
    Allora facevo ricerche comparate sulle religioni e sulle filosofie fondanti e ricordo che stavo proprio affrontando il tema dei fenomeni paranormali e sciamanici.
    è un libro che ho fatto leggere ai miei figli e alle mie amiche.
    Della Allende ho poi letto "Il piano infinito"
    Eva Luna
    Paula
    D'amore e d'ombra
    e altri che non ricordo.
    Sono libri vivi, le cui emozioni ci appartengono.

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  3. Io credo che la finalità dello scrivere sia nello scrivere e quella del leggere sia nel leggere. Perché sono due attività piacevoli (per chi prova piacere a farle, naturalmente). Il piacere non ha in sé alcunché di peccaminoso (a meno che non ci sia il provocare dolore ad altri... o a noi stessi!). Ci hanno fatto credere che il piacere è peccaminoso e facciamo fatica a schiodarci da questo sciocco imprinting. A questo collabora il nostro autolesionismo, più o meno grande (ce l'abbiamo tutti). Il che non vuol dire che oltre al piacere di leggere ed al piacere di scrivere non ci siano altri corollari, conseguenze positive per gli altri, per la comunità etc, ma se si inverte l'ordine dei fattori il prodotto cambia: scriviamo affaticati, quindi scriviamo male, quindi siamo persino meno utili agli altri (proprio col voler essere utili!).
    Insomma, protect me from what I want.
    Isabel Allende ha perfettamente ragione a parlare dell'esperienza del trance. Tutti quelli che seguono l'etica del piacere prima o poi la provano: io l'ho provato a scrivere, al cinema, nell'ascoltare musica, nel dipingere. E' una esperienza piuttosto rara e più la si cerca meno la si trova (si esce dal piacere, ci si sforza!). Credo che non ci sia nulla di misterioso in ciò, ma soltanto una cosa che facciamo di tutto per rimuovere. Qundo ci si sente del tutto appagati è un esperienza unitiva, come se l'Io individuale si ritirasse in cantina. Dimentichiamo l'Io, il Sé, tutte le abitudinarie menate con cui ci affliggiamo da soli. Guardate i bambini quando giocano un bel gioco che li prende totalmente: inconsapevoli e completamente felici. Dove, se no?

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

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  4. questo libro bellissimo incantò anche me; gli altri meno, non saprei dire bene perché
    ma sull'idea salvatrice della nonna io mi ritrovo
    scrivere nella mente ha salvato spesso anche me
    marina

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  5. Anche per me questo libro fu un incanto.
    Ho un po' "paura" a rileggerlo per il timore che deluda i miei ricordi.
    Mi fa piacere che per te non sia stato così.

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  6. Non ho mai letto Allenda ma è na mancanza che colmerò. Leggere la sua voce mi ha fatto capire che la devo ASSOLUTAMENTE conoscere perchè è lupa, come me, e va assolutamente conosciuta, ascoltata, condivisa, sentita nel cuore.
    Il tuo blog è veramente bello, intimo, un blog d'anima.
    I miei complimenti.

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  7. Non ho mai letto Allenda ma è na mancanza che colmerò. Leggere la sua voce mi ha fatto capire che la devo ASSOLUTAMENTE conoscere perchè è lupa, come me, e va assolutamente conosciuta, ascoltata, condivisa, sentita nel cuore.
    Il tuo blog è veramente bello, intimo, un blog d'anima.
    I miei complimenti.

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  8. Anch'io incantata e affascinata da questo libro che continuo a regalare a destra e a manca.
    Ammirata da Isabel Allende.
    La scrittura per non perdere la memoria.

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