12/02/10

L’ideologia del consumo

"Invece di organizzare la conoscenza secondo schemi ordinati, la società dell'informazione offre un'enorme quantità di segni decontestualizzati, connessi tra loro in maniera più o meno casuale. (...) Per riassumere: se si distribuisce una crescente quantità di informazioni a una velocità anch'essa crescente, diventa sempre più difficile creare narrazioni, ordini e sequenze evolutive. C'è il rischio che i frammenti prendano il sopravvento, con conseguenze rilevanti sul modo di rapportarsi al sapere, al lavoro e allo stile di vita in senso lato".
Da Il tempo tiranno di Hylland Eriksen

Consumiamo il tempo, disimpariamo a dialogare, a raccontarci per conoscerci meglio e soprattutto non abbiamo più il tempo di ascoltare, ma il problema non si ferma qui.

Oltre che del tempo siamo diventati consumatori di beni. Noi crediamo che la molla dell'economia consumistica sia la soddisfazione dei nostri desideri, ma, come ci avvisa Bauman, la realtà è un'altra: "L'autentico volano dell'economia finalizzata ai consumi è la non soddisfazione dei desideri" perchè, una volta in possesso di un oggetto, ne desideriamo subito un altro. Diceva bene un mio alunno che ci mostrava il suo ultimo cellulare quando alla domanda se era contento, ci rispondeva: "No, non lo sono, perché se avessi aspettato quindici giorni avrei potuto comprare quello che è uscito adesso che è molto meglio!".
Dice sempre Bauman
"Affinchè le aspettative vengano tenute in vita e nuove speranze riempiano prontamente il vuoto lasciato da quelle già screditate e scartate, la strada dal negozio al cassonetto dei rifiuti deve essere breve, e il passaggio rapido".
La ragione di affrettarsi a comprare non sta nella spinta ad "acquisire e consevare" ma nella spinta a "scartare e sostituire".

Aveva già visto molto lontano Pasolini:
“C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo.Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo.(...)Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo”.
Noi ci concentriamo molto sulla mancanza e sulla distorsione dell'informazione in particolare nella televisione ma Pasolini aveva una posizione molto più lungimirante su cui forse dovremmo riflettere di più.
"La televisione - sosteneva - non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere". 
Forse in questo senso dovremmo guardare non solo ai TG, ma a tutte le altre trasmissioni che de-formano il cervello della gente.

15 commenti:

  1. io spesso preferisco passare il mio tempo libero con un buon libro e spegnere la tele , imbonitrice e vnditrice di tante falsità;
    oggi tutti hanno sempre troppa fretta e bruciano le amicizie gli amori le passioni e la loro vita;
    io soffro in quei periodi in cui sono obbligata a stare al lavoro troppe ore perchè preferisco godere della mia vita in santa pace dedicandomi a me stessa e a chi vive con me ...
    il tempo vola e gli affetti sono veramenti più importanti di tutto il resto, consumismo per primo...
    buona domenica erica

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  2. Cara Erica,
    cndivido le tue scelte di vita che sono anche le mie. Non accendo la televisione neanche per vedere i TG o forse proprio per questo. Purtroppo, però, almeno per ora, la stragrande maggioranza della gente non fa così e aveva ragione Pasolini.
    Concordo che gli affetti sono veramente ciò che abbiamo di più importante al mondo. So che tu hai delle bellissime passioni. Un abbraccio e buona domencia anche a te. Passo poi a trovarti

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  3. Pasolini era un profeta, si sa. Noi possiamo pure decidere di boicottare la TV e di condurre la nostra vita pulita e consapevole... ma come combattere quella mentalità che il nostro Sultano ha largamente conribuito a creare? la TV è il veicolo più usato e il consumismo a oltranza passa soprattutto da lì. Sempre interessante leggerti, un abbraccio

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  4. Mi fermo su questa frase: non abbiamo più il tempo di ascoltare
    Sospetto che non abbiamo neanche voglia. Io almeno me sento così. Penso che mi diranno qualche cosa di spiacevole, di duro o di volgre o di cinico o di brutto...
    e mi isolo sempre più
    marina, vergognandomi un po'

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  5. Certo si cadrebbe nella censura e ciò sarebbe grave,ma trovare un modo per fermare le trasmissioni deleterie---la cui regina è senza dubbio la DeFilippi- sarebbe un gran passo avanti.In nome del 'buonsenso' o del 'futuro'???
    Cristiana

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  6. Arnicamontana, lo so che non è per nulla facile affrontare questa realtà, ma solo individuando i problemi possiamo pensare di affrontarli. La sinistra rimane succube di questa logica e finora non ha fatto nulla per contrastarla.

    Hai ragione Marina, non ne abbiamo voglia. Forse non abbiamo voglia di ascoltare quel chiacchiericcio che ci riempe la testa di discorsi e non ci lascia neanche più il tempo per pensare. ma il rpoblema di allargare la nostra cerchia c'è e dobbiamo porcerlo se ce la sentiamo.

    Cara Cristiana, certe trasmissioni, come quella che hai citato, sono veleno per i ragazzi. Su questo tutti gli adulti dovrebbero lavorare, i genitori se non sono loro stessi vittima di questa logica, gli insegnanti e tutti quelli che stanno accanto ai giovani. E con loro bisogna parlare, ascoltarli e non semplicemnete giudicarli. Ma certo questo discorso è molto lungo.

    grazie e un caro saluto

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  7. spesso mi capita di scontrarmi con il mio figlio di mezzo, su questo argomento; è un paradosso, è vero, ma è proprio la soddisfazione di quello che noi crediamo un desiderio , che ne crea subito dopo un altro e un altro. Gli dico sempre, con scarso successo, che sono proprio quelli che riescono ad esaudire ogni proprio desiderio le persone più scontente ed insoddisfatte,

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  8. Dicevano Dalla e De Gregori in una loro bella canzone "Cosa sarà che ti fa comprare di tutto anche se è di niente che hai bisogno...cosa sarà che ti strappa dal sogno?" Un caro saluto, Fabio...sarei felice se tu passassi dal mio blog, è da tanto che non vieni. Un abbraccio, Fabio

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  9. per una scelta ben precisa sono quasi tre anni che non vedo la tv.
    l'ho eliminata dalla mia vita. in soggiorno resta sempre spenta, tranne quando la vede mio marito.
    io preferisco rintanarmi nella mia camera-studio, dove leggo, scrivo o navigo tra siti e blog di cui condivido lo spirito.
    non disdegno la tecnologia, ma non amo buttare ciò che ancora funziona per la novità, a meno che non sia funzionale alla salute.
    Pasolini è stato più volte profeta.
    per questo era scomodo e...

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  10. Berlinguer sbagliò di brutto ad usare il termine "austerità" invece del termine "sobrietà".
    Non ho il cellulare, non uso Bancomat, non guardo la TV, ma di per sé il consumo lo vedo, come concetto e modo, positivo. Basta che ci sia la concorrenza e ognuno possa scegliere, non l'economia curtense per cui si può comprare solo dal signore. Il consumo deve essere libero, non imposto, ma di per sè è sempre stato fonte di civiltà.
    La grande civiltà pittorica del Quattrocento nacque a Firenze e nei Paesi Bassi perché c'erano i grandi mercati e i banchieri. Nelle chiese, sarebbe stato meglio se si fossero scacciati certi predicatori piuttosto che certi mercanti. La sinergia santuario-mercato funzionò per secoli.

    Pasolini ho avuto il piacere di ascoltarlo per due ore a Bologna. Un miracolo di oralità colta con pochi paragoni.
    Ma non mi viene voglia di leggere i suoi libri né generalmente di guardare i suoi film. Più un provocatore che un profeta, proprio come Don Milani e Basaglia, utili nel porre certi problemi, ma le soluzioni portavano fuori strada. Il discorso su Pasolini, lo so, è complicato... comunque le lucciole non sono sparite, ci sono ancora, arrivano persino nel mio terrazzo!

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

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  11. Non ci sono dubbi che non si può tornare indietro dal consumismo e non è quello che bisogna demonizzare. Ma quello di cui parla Bauman va oltre a quel liberismo di cui parli tu. Un liberismo che di liberismo ha ormai ben poco.
    Io poi non credo che nessuno abbia mai la soluzione in tasca quando denuncia un problema e, se riscontriamo che il problema posto è giusto, allora questo ci dovrebbe mettere nella disposizione di cercare per trovare strade operative. Un cammino certamente lungo e non facile.
    Basaglia e don Milani hanno pintato il dito su problematiche "enormi", ma il dito indica un percorso il resto tocca a chi lavora tutti i giorni in queste situazioni.
    A noi spetterebbe anche dire quello che ci hanno insegnato. A me moltissimo.

    grazie, Solimano

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  12. Quante cose hai scritto e citato, in poche righe! L'ideologia del consumismo, non se ne parla più tanto, ma ne siamo tutti più o meno schiavi. Anch'io temo, anche se ho lo stesso cellulare basic da circa un decennio, forse più, e prima ho buttato l'unico altro telefonino precedente perchè la batteria non teneva più la carica...
    Aveva ragione Pasolini, l'ignoranza, la perdita d'identità, è peggiore della povertà. E aveva ragione il mio don Milani, quando ammoniva che i poveri sono tali in quanto non si sanno esprimere. Ai nostri tempi l'indigenza può essere violenta, ma sottile è la povertà di chi non è libero.
    Tocchi poi il nervo scoperto della televisione. Anche qui, vado controcorrente, anzi mi sento fortunatissima, perchè posso riempire le mie serate con Sky Cinema, che è veramente un'altra cosa rispetto alla tv in chiaro. Oggi un alunno mi ha chiesto qualcosa riguardo ad un programma chiamato Uomini e Donne e sono stata felice di potergli rispondere che non l'avevo mai visto, ne avevo solo letto da qualche parte. Poveri ragazzi, presi da questi programmi - smilzi come contenuto - e Facebook, ancora più scatola vuota. Come possiamo fare a trasmettere loro qualche valore duraturo?

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  13. Sul consumismo sfondi una porta aperta. Per fortuna, per carattere tendo a non desiderare le cose. Il tema della mancanza di tempo anche per ascoltare invece mi prende in castagna. Ecco non ci sono soldi meglio spesi di quelli che ti permettono di avere più tempo.

    Sulla televisione sono d'accordo ma io non la demonizzerei in sé per sé. Ci sono delle ottime trasmissioni da cui si impara un sacco di cose. Purtroppo non sono quelle che fanno audience e tanto meno che attraggono i giovani e per di più vanno in onda ad orari impossibili.

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  14. Esiste - esisteva - l'ignoranza, oggi esiste l'ignorantaggine, che è molto peggio. Ciò l'essere ignoranti, sapere che si è ignoranti, e vantarsene: ignorantaggine è un valore di riferimento di una certa middle class italiana. I miei genitori fra di loro parlavano in dialetto, con me e mia sorella parlavano in italiano, perché volevano che studiassimo, e abbiamo studiato.
    Ma esiste anche un altro fenomeno, anch'esso tipicamente italiano: la culturaggine. Gli addetti ai lavori, i professional della cultura che non si rendono conto che il loro dovere primario dovrebbe essere quello di diffonderla, di farla conoscere. All'estero, i Premi Nobel sono fieri di fare opera di divulgazione, non la fanno con la mano sinistra, da noi un professional, appena entrato, guarda il proprio ombelico e... l'ombelico di chi lo può aiutare a far carriera. "Pochi siamo meglio stiamo" questa è la bandiera della culturaggine, diffusa anche in rete. E la sinistra non può chiamarsi fuori, a meno che non creda che basta a chiamarsi laici prendersela con Suor Binetti. E quindi cosa succede? Che chi fa veramente azioni concrete sono gli amatori non dilettanteschi, perché un essere laici essendo privi di curiosità è una contraddizioni in termini. Per cui, quando sento il discorso: "i valori della sinistra", mi chiedo: quali valori? Esistono valori scaduti, vecchie giaculatorie rifritte per salvarsi l'anima (che non c'è). Essere curiosi vuol dire mettersi in discussione, pronti a dismettere un valore rivelatosi falso. Un esempio: fu indispensabile e doverosa la lotta di Basaglia contro la terribile condizione manicomiale. Ma quanti fra di noi sanno che non è vero che la schizofrenia non è una malattia sociale, ma una malattia dell'organismo in gran parte ancora non curabile? Se non è importante questo... i biologi, gli psichiatri i neurologi sono ridotti a dirsi certe cose fra di loro, perché il senso comune, corredato di pseudo-valori, non li accetterebbe. Una sinistra oscurantistica è una contraddizione in termini.

    saluti
    Solimano

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  15. http://terminedellanotte.splinder.com/tag/pasolini+pier+paolo

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