03/02/10

Nel labirinto dell'intelligenza di Hans Magnus Enzensberger

"Viviamo nel timore di essere stupidi  verificando di continuo il nostro quoziente intellettivo. Ma la possibilità di misurare l’intelligenza umana è solo una chimera. Perché la verità è che non siamo abbastanza intelligenti per capire cos’è l’intelligenza. Fatto sta che dagli inizi del Novecento siamo ossessionati dalla sua misurazione, nella convinzione che sia possibile calcolarne presenza e quantità con precisione scientifica".Hans Magnus Enzensberger,"Nel labirinto dell'intelligenza"
E’ nato così il concetto di quoziente intellettivo, la presunzione della psicometria. Sullo sfondo l'ambizione di selezionare i migliori.
Ma l’autore ci dimostra pagina dopo pagina come tutto questo sia un’illusione pericolosa. L’illusione che ci ha fatto credere di poter misurare l'imponderabile.
Probabilmente ogni società umana sviluppa il proprio catalogo delle virtù, nel quale elenca le qualità che ritiene appetibili, anche se non tutti sono in grado di conseguirle. La quotazione di queste virtù oscilla. A scorno di chi se ne duole, l’epoca moderna non ha mai tenuto in gran conto virtù antiche medioevali quali la fedeltà, il coraggio, la saggezza, l’umiltà e la cavalleria. Per essa valgono piuttosto, come virtù cardinali, la flessibilità, la capacità di fare squadra e di essere vincenti. Ma soprattutto, chi intende essere al passo con i tempi deve essere assolutamente intelligente”.
Già, ma quale intelligenza? In questo divertente librettino Enzensberger passa in rassegna le avventure del concetto di intelligenza, da Wundt a Guilford, da Binet a Eysenck. Proprio quest'ultimo è l'autore di un test di IQ, nel 1962, tutt'ora diffuso nel mondo. Ma cosa si può misurare? Si può davvero verificare tutto ciò che possono entrare nel capitolo intelligenza o solo alcuni aspetti molto ridotti? E’ possibile attribuire un numero alla sensibilità estetica, politica o sociale, alla capacità di comprendere gli altri, di dialogare, di argomentare?

Dopo un’esame attento e ironico dei test di misurazione l’autore ci dice: “…si richiedono costantemente prestazioni che trovano il loro campo di allenamento nell’angolo di enigmistica di molti settimanali. In queste rubriche assai seguite non è però questione di IQ, bensì di un innocuo divertimento, inteso come ginnastica mentale o arzigogolare”.
“Comune a tutti i quesiti enigmistici posti dal test è il fatto che di norma consentono solo una risposta esatta: cosa in effetti abbastanza strana; perché nel mondo reale le situazioni del genere rappresentano l’eccezione. (…) sempre entrano in gioco parecchie variabili che per di più sono vicendevolmente interdipendenti. Insomma le scelte sono complesse”.
Insomma conclude Enzensberger un’eccelente valutazione in questi test può avvenire “con un una estremamente ridotta capacità di percezione, con un rapporto precario con l’estetica, e con una sorta di estraneità dal mondo alla quale manca ogni riferimento alla vita reale”.
Una delle più lucide confutazioni del tentativo di misurare l'intelligenza è quella del grande biologo S.J. Gould che dimostra (in The Mismeasure of Man, 1981) l'impossibilità di quantificare un fenomeno così complesso e pluridimensionale. Aveva ragione lo psicologo E.G. Boring quando enunciò, nel 1923, la seguente definizione "Intelligenza è ciò che i test dell'intelligenza testano"!
Forse alla luce di queste parole dovremmo ripensare anche il metodo di valutazione a scuola che per non rischiare di essere soggettivo rischia di voler essere troppo “oggettivo”, non a caso l’uso di test sta dilagando a discapito di tante altri modi di valutare ciò che un ragazzo sa o non sa… Già che cosa si chiede allora di sapere ai nostri studenti? Cosa vale 6, cosa 7, cosa 3… Bisognerebbe che ce lo dicessero.
Enzensberger ci invita ad immaginare che a “testare” l’intelligenza su un qualsiasi ricercatore di Stanford, di Londra o di Berlino siano uno psicologo della Groenlandia, un indio dell’Amazzonia o un navigatore della Polinesia: che cosa credete che succederebbe? se quella gente valutasse le sue facoltà intellettive circa la capacità di distinguere migliaia di piante, di identificare impronte o di captare correnti sottomarine?
Claude Levi-Strauss proprio a proposito delle capacità cognitive immagina una sfida tra un giovane “selvaggio” in grado di riconoscere centinaia di specie vegetali e un ragazzo delle metropoli che forse non arriverebbe nemmeno alla decina.
Ma se volete divertirvi digitate “quoziente intellettivo” su google e vedete cosa ne viene fuori…

28 commenti:

  1. interessantissimo e stimolante. Intanto corro ad acquistare il libro.

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  2. Vedi Giulia questo post è costruito in modo impeccabile. Non salta un passaggio logico, motiva ogni affermazione, aggiunge considerazioni personali alle citazioni, pone quesiti e dà informazioni. È questo che intendo quando parlo della tua arte di fare post (termine riduttivo): la completezza personale del tuo lavoro.
    Nel merito poi credo anche io, nella mia modesta riflessione, che definire e soprattutto misurare l'intelligenza sia praticamente impossibile. Trovo invece che la stupidità che ci circonda sia riconoscibilissima :-))
    marina

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  3. Unodicinque, poi mi dici cosa ne pensi.

    marina, ti ringrazio. Nel mio piccolo quello che leggo mi aiuta a riflettere meglio su una realtà che vivo. Parlo in genere delle letture che in qualche modo entrano a far parte della mia vita. La teoria credo che debba avere un legame stretto con la vita, almeno è quello che interessa me.
    La stupidità sì è più facile da vedere. :)) Un abbraccio

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  4. Occorre distinguere fra i cosiddetti test di intelligenza e i test attitudinali, che sono un utile strumento di screening di massa, quindi non legato all'individuo ma alla probabilità: se hai da assumere due persone e se ne presentano 100, non puoi vederle tutte. D'altra parte, se esiste la stupidità, esiste anche l'intelligenza. Però è un discorso delicatissimo. Una insegnante che sa il fatto suo, ad una madre di scolaro non dirà mai: "Suo figlio fatica a capire ma si applica", ma: "Suo figlio capisce ma si applica poco". Fortunatamente, oggi, è possibile con la tecnologia un apprendimento differenziato ad esempio della matematica. Così arrivano tutti all'apprendimento, con tempi diversi e senza la nevrosi che ingenera l'insegnamento tradizionale. Ma c'è ancora molta strada da fare.

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

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  5. Ho appena letto questo intelligente e arguto libretto e sono contenta di trovarne qui un buon post. Fin dal mio primo anno di insegnamento mi fu raccomandato di non valutare mai l'intelligenza di un alunno, allora (15 anni fa) era normaleed evidente pensare che l'intelligenza è difficilmente classificabile e valutabile, proprio perché è difficile, se non impossibile, dire COME e PERCHE' un ragazzino è intelligente. Io poi, come insegnante di mat, tenderei-sbagliando- ad attribuire doti di intelligenza a chi ha logica, mente chiara e netta. Ma così non è.
    Comunque faccio sempre un uso minimo di test e tabelle di misurazione; ma ci vengono imposti con i famigerati test INVALSI, ahinoi.

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  6. Me lo sono appuntato. Grazie per il consiglio, a presto.
    Pim

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  7. Solimano, i test attitudinali non sono certo quelli dell'intelligenza ed è un'altra logica. Come prima selezione penso che possano avere la loro validità.
    Il libro non nega l'esistenza dell'intelligenza, ma critica i test che finora hanno messo in atto. Del resto io ho lavorato per qualche anno nel campo della psicologia e alcune cose ho potuto constatarle di persona.
    Il rapporto poi degli insegnanti con i genitori e con i ragazzi è davvero molto delicato e tu sai quanto io sia sensibile al problema. I ragazzi, però, sanno accettare con tranquillità i loro limiti, se sappiamo nello stesso tempo rilevare le loro potenzialità. Non sanno fare dele cose, ne sanno fare delle altre.

    ciao Elena, sono d'accordo con te. Certo che le capacità logiche sono capacità che favoriscono l'apprendimento della matematica e non solo, ma misurare l'intelligenza è davvero un'altra cosa.
    Sui test INVALSI ci sarebbe molto da dire, ma sono solo il sintomo di una scuola che viaggia in una direzione e non in un'altra. All'interno di questo "carrozzone" ognuno fa il suo meglio...

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  8. i tuoi post sono sempre coinvolgenti.
    un caro saluto

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  9. Come sempre affronti argomenti che coinvolgono. Io non ho mai creduto fino in fondo all'oggettività dei test che valutano l'intelligenza di un individuo, e devo dire che il nostro lavoro ci porta o ci ha portato ad avere molte riserve in questo senso. Ci sono tanti tipi di intelligenza perché ogni persona ha le sue caratteristiche; da insegnante scopri che bambini o ragazzi timidi, riservati o spesso semplicemente molto demotivati dimostrano potenzialità straordinarie e magari sembrano non capire il più elementare dei quesiti.
    Il discorso è lungo e devo fermarmi, ma ti ringrazio molto per gli spunti che dai e che stimolano sempre.
    Un carissimo saluto. Piera

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  10. come si fa a misurare l'intelligenza? da ragazzina andavo in giro a intervistare la gente alla ricerca di una definizione esauriente, perché le risposte non mi convincevano mai. Poi me la sono piantata e quella che più ricerco è l'intelligenza del cuore. Un abbraccio cara Giulia

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  11. Per dirla come Solimano, io ho sempre capito tutto, ma non mi applicavo abbastanza. Ero poco intelligente. Lo sarò ancora presumo. O con l'età l'intelligenza può aumentare o addirittura diminuire? Mi sono accorta nel corso della vita, che io ho sempre attribuito intelligenza a persone che avevano uno spiccato interesse a comprendere, ogni cosa, per cui per me la discriminante è la curiosità. Che poi riuscissero o no, a capire intendo, l'ho sempre considerata una questione troppo piena di variabili per poter dare giudizi lapidari. Per cui mi manentengo spesso, in sospensone di giudizio, rapportandomi comunque sempre al mio metro personale, perchè altri non ne ho.
    Per quanto riguarda le attitudini non posso non pensare ad una cosa: io batto a macchina abbastanza bene e con una certa velocità. Se però ho uno dietro le spalle che mi guarda, io comincio a sbagliare. Questo dato proprio dalla posizione alle spalle che mi mette a disagio. Questo per dire che la componente emotiva in certi casi, può giocare brutti scherzi, che poi nel quadro complessivo di valutazione può pure starci. Ma forse la vera attitudine non emerge sempre, non in certi frangenti. Mi rendo conto però, che in certi ambiti, il tempo disponibile per conoscere bene ogni individuo non c'è.
    Chiudo con l'immagine di Nichetti in Ratataplan, che ad un concorso, dove la creatività era bandita, venne cacciato a calci in culo perchè il suo disegno era troppo bello. A volte ti fanno sentire sbagliato, quando invece è il contesto in cui si è, ad esserlo.

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  12. Cara Piera, le insegnanti che si avvicinano davvero ai bambini e ai ragazzi non con la presunzione di sapere già tutto, possono avere davvero sorprese piacevoli. Bisogna però saper accostarsi alla loro storia e alla loro sensibilità con umiltà e desiderio di comprendere.

    Arnicamontana, hai fatto tu un test "intelligente" e credo che hai messo davvero in difficoltà quelli che dovevano darti una risposta.

    Ma Silvia se capivi tutto come facevi a non essere intelligente? :). La curiosità è una dote che può essere tua, ma anche merito di chi te la stimola. A volte davvero essere curiosi a scuola è difficilissimo. L'esempio che fai è significativo. L'emotività, il disagio, i problemi che ognuno ha ci possono mettere in difficoltà. Un bambino che soffre per vari motivi come fa ad usare la testa come uno che sta bene e non ha problemi? La creatività poi non ha un posto. Io avevo un ragazzo a scuola che era bravissimo, ma non sopportava i "tempi" ed i "modi" scolastici: l'hanno bocciato naturalmente. Meno male che poi la vita è stata più clemente con lui che è riuscito a trovare una sua collocazione.

    Un abbraccio a tutte e un caro saluto anche a te Francesca.

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  13. Ti segnalo il mio ultimo post coi filmati relativi alla manifestazione di Cagliari del 05/02/2010. Da noi la situazione è tragica: la gente perde il lavoro, moltissime famiglie sono in condizioni di estrema indigenza. Un abbraccio, Fabio

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  14. i test di intelligenza sono senz'altro utili ma non prendono in esame l'intelligenza emotiva:
    una persona può essere molto intelligente ma se non ha mai coltivato la propria emotività, sarà arida o asociale o incapace di capire gli altri e anche se stessa...

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  15. Vedi il vantaggio di arrivare buon ultima? Che oltre al tuo interessante post mi sono goduta anche gli interessanti commenti che mi hanno preceduta.

    Il tema e' affascinante e delicato. Forse "intelligenza" e' un concetto troppo generico e comprende tanti aspetti. Per esempio anch'io come Erica, ho trovato piu' utile il concetto di intelligenza emotiva di Goleman (sono circondata di colleghi ricercatori abilissimi logici ma che non sanno rapportarsi con le persone).

    Infine mi ha colpito quello che scrivi sui ragazzi che vivendo dei disagi non riescono a impiegare tutta la loro intelligenza. E' vero: anche noi adulti se abbiamo qualche cosa che ci fa soffrire e che ci preoccupa non riusciamo a fare per bene le cose.

    Infine: mi dici perche' ho dovuto tirare fuori i soldi per un libro per prepararsi alle prove INVALSI (terza media)? Non e' per i 10 euro, ovviamente, e' il principio.

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  16. Dici cose sacrosante, cara Silvia. Non mi parlare di prove Invalsi che ho litigato quanto basta quando sono entrate nella scuola. Ma tant'è io sono una perdente.
    Grazie

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  17. Chissà perché si tende ad essere sospettosi verso l'intelligenza e bonari verso l'emotività.
    Non mi convince.
    Mi è chiaro che esistono intelligenze aride, ciniche, scostanti ma mi è ugualmente chiaro che c'è l'emotività come ottima scusa del nullafacente, perggio ancora: come facoltà distruttiva, che in cinque minuti distrugge quello che si è cosstruito in un anno.
    A cui si aggiunge che l'emotività diventa una scusa per non accettare cose verissime che non ci piacciono. Ha un che di oscurantistico... e di furbo! L'emotività può essere molto comoda e spesso è voluta, non spontanea. Ne pas comprendre pour se faire pardonner.

    grazie e saluti
    Solimano

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  18. Bellissimo blog, complimenti!
    Mi permetto di segnalare un blog a tema fisso del post... interessanti entrambi! Buona giornata :)

    http://questionedelladecisione.myblog.it/

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  19. Eh no, caro Solimano. Nessuna bonarietà verso l'emotività. L'emotività è una brutta bestia. E' quella che ti fa balbettare e arrossire quando vorresti essere sicuro di te ed incisivo mentre affermi la tua opinione. E' quella che ti fa perdere il controllo per la rabbia e ti fa fare o dire cose di cui poi ti penti. E' la paura che ti blocca la voce durante un esame o una prova importante.
    Ma quale bonarietà?
    L'intelligenza emotiva di cui parla Goleman è un'altra cosa. Significa empatia, capacità di mettersi nei panni dell'altro, ecc. Significa quella marcia in più rispetto a quello che è in grado di capire la supersimmetria ma non si sa muovere nel mondo.

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  20. Artemisia, guarda che siamo in un paese in cui uno ha il becco di ferro di dire che lui è il leader del Partito dell'Amore e non sanno che cosa rispondergli, a forza di italiani brava gente, a forza di empatia comandata e mettiamoci pure l'amore comandato del Manzoni, che vorrei vedere quante insegnanti si mettono a ridere in cattedra di fronte a un tale impraticabile ossimoro (la risposta è: nessuna o quasi). Prendiamo atto una volta per tutte che il buon selvaggio di Rousseau non è mai esistito. Smettiamo di raccontarci storie sulla natura umana (quindi ascoltiamo Darwin, Lorenz, Monod, Laborit e Popper) poi parliamo di cultura. Perché da un pessimo teorema derivano corollari ugualmente pessimi.
    Ma che cos'è quest'amore? Scriveva Achille Campanile. Appunto: che cos'è? Prima di metterci nei panni degli altri, vediamo quali sono i nostri, e se li abbiamo.

    grazie Artemisia e saluti
    Solimano
    P.S. Sulla supersimmetria non so nulla, vedrò di informarmi, mi hai incuriosito... ecco una grande molla... la curiosità, il vero so di non sapere!

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  21. Non ho capito molto del tuo commento, Solimano. Abbi pazienza. Che c'entra l'amore con l'empatia? Boh! Scusami ma sono molto più terra terra. Quando penso all'emotività che blocca l'intelligenza penso a mio figlio che soffre di balbuzie e alle interrogazioni si blocca (la sua intelligenza, poca o tanta che sia, non gli è d'aiuto in quel caso).

    La supersimmetria nemmeno io so cos'è me è roba che "masticano" i miei colleghi ricercatori.

    Che il primo sintomo dell'intelligenza sia la curiosità è sicuro.

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  22. Artemisia, non ha molta importanza che ci capiamo del tutto o che siamo del tutto d'accordo: l'importante è che ci sia un atteggiamento di ascolto empatico-dialettico. L'amore c'entra, come no: quante volte sentiamo le frasi: "tu devi amarmi", "non essere timido", "sii spontaneo". Si tratta di ingiunzioni paradossali, che mettono in una situazione insostenibile che se le sente dire. Questo le persone non lo sanno, non se ne accorgono, avvertono il disagio nel sentire quelle frasi. L'amore comandato, che cos'è, se non una ingiunzione paradossale? Idem "Il partito dell'amore". Ma è un discorso che prima o poi faremo.

    grazie e saluti Artemisia
    Solimano
    P.S. Sai come decodificava il suo nome e il suo cognome la pittrice Artemisia Gentileschi?
    Arte mi sia gentil esca.
    L'ho sempre trovato meraviglioso.

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  23. Sì, Solimano, credo che stiamo parlando di cose diverse.

    Artemisia Gentileschi è proprio la pittrice che mi ha ispirato a prendere questo nickname.
    Ciao.!

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  24. Sembra davvero anche a me, Solimano, che si slitti di argomento e quindi si finisce di non intendersi.
    Non perchè sia un problema avere delle altre idee, tutt'altro, ma perchè proprio non ci si capisce.
    Ma anche se non ci si capisce del tutto è importante, che ci sia la volontà di farlo. Capirsi per poi dissentire. ma se si dissente prima di capirsi non mi sembra una buona strada.
    Grazie e saluti a tutte e due

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  25. Secondo me ci si è capiti perfettamente: non siamo d'accordo, tutto qui. Che male c'è, a non essere d'accordo? Ognuno metta in gioco i suoi argomenti... Perché, Giulia, non fai un post sull'amore e ognuno ne dà una sua definizione? Non credo sia un tema scontato, ovvio, banale. E gli Autori moderni ci sono, solo che asseriscono cose molto diverse l'uno dall'altro.

    saluti, Giulia
    Solimano

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  26. Nessun male, Solimano, anzi. Un post sull'amore? Ci penserò. Sono pienamente consapevole che ognuno ne dà una definizione diversa. Anche io credimi non amo questa parola che ritengo un contenitore di per sè vuoto. Bisogna vedere cosa ci mettiamo dentro.
    Grazie, Solimano

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  27. molto intiresno, grazie

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  28. Giulia, il commento sopra e' uno spam che ha colpito tutti i blog di questa piattaforma. Niente di grave ma e' noioso. Per questo ho dovuto mettere la parola di verifica ai commenti.
    Ciao!

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