06/02/10

Utopia e disincanto di Claudio Magris

"...il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?".

Leopardi in questo passo de "Il Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passegere" non ha dubbi: è vano aspettare che l'anno che verrà sia migliore di quelli passati. Eppure non si può impedire ad ogni uomo con l'avvento di un nuovo anno di sperare nella possibilità che si possa andare verso il meglio.
Claudio Magris ci fa notare come il poeta sia sì "inesorabile nella diagnosi del male di vivere," ma è tuttavia lontanissimo "dal facile pessimismo apocalittico di tanti retori odierni... " Il dialogo leopardiano è invece pervaso da un timido amore per la vita:

"Passeggere: E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore: Cotesto si sa".

A capodanno di fatto ci facciamo tutti gli auguri per l'anno che verrà, salvo poi precipitare il giorno dopo in un pessimismo senza via di scampo, sentendoci come avviluppati in una tela di ragno da cui non ci si riesce a liberare. Paradossalmente è il futuro, in questo nostro tempo, a diventare minaccioso.
Magris ci avverte che “se credere fiduciosamente nel progresso, come i positivisti dell'Ottocento, è divenuto ridicolo (...) le nebbie del futuro che incombe richiedono uno sguardo reso, nella sua inevitabile miopia, un po' meno miope dall'umiltà e dall'ironia”.
La caduta del comunismo ha trascinato nel baratro insieme alla sua fallace ideologia qualsiasi idea di riscatto sociale e civile. Eppure da questo fallimento avremmo dovuto imparare che forse ci vuole “più pazienza e tenacia nel perseguirli e dunque più probabilità di realizzarli, in quella misura relativa, imperfetta, perfettibile che è la misura umana. (...) Il destino di ogni uomo, e della Storia stessa assomiglia a quello di Mosè, che non raggiunse la Terra Promessa, ma non smise di camminare nella sua direzione”.
Insomma utopia e disincanto, ci dice Magris, anziché contrapporsi devono sorreggersi a vicenda. La fine di Utopie totalitarie è liberatoria solo se si accompagna alla consapevolezza che la redenzione promessa e fallita da quelle utopie, deve essere cercata con più pazienza e modestia, sapendo di non possedere alcuna ricetta definitiva".
Un poeta autriaco, Ferdinand Raimund, racconta, nella sua commedia La corona che reca sventura, di una fata benevola che dona al protagonista, Ewald, una fiaccola prodigiosa, che ha il potere di trasfigurare la realtà: chi guarda il mondo alla sua luce vede dovunque splendore e poesia, anche là dove ci sono miseria e squallore. La fata Lucina, consegnando il regalo a Ewald, gli svela il trucco, lo avverte che la torcia gli mostrerà cose bellissime ma illusorie. La consapevolezza non distrugge tuttavia la seduzione delle cose illuminate da quella luce e la vita di Ewald, grazie a quel dono, diviene più ricca. Quella fiaccola non è falsa. Chi la usa senza sapere che essa abbellisce il mondo viene ingannato, perche' non vede il dolore e l'abiezione e s'illude che l'esistenza sia armoniosa. Ma chi la rifiuta è altrettanto cieco ed ottuso, perchè quel dono, che rischiara il grigiore del presente, fa capire che la realtà non e' soltanto piattezza e miseria. Dietro le cose così come sono c' è anche una promessa, l'esigenza di come dovrebbero essere; c'è la potenzialità di un'altra realtà, che preme per venire alla luce, come la farfalla nel bozzolo".
Da Claudio Magris, Utopia e disincanto

9 commenti:

  1. purtroppo ogni utopia prima o poi fallisce, miseramente di solito, e rimane il disincanto...
    il comunismo era nato con tanti buoni propositi ma purtroppo gli uomini ne hanno abusato e sono arrivate le dittature;
    noi uomini ahimè creiamo con tante speranze e tanta gioia e poi distruggiamo tutto a poco poco con le nostre stesse mani e la nostra intelligenza anche distruttiva
    Molto interessante come sempre Magris
    un saluto erica

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  2. Questo Magris mi sembra davvero interessante. Da leggere.
    Veder franare un sogno (non dirò utopia perché non l'ho mai vissuta così) mi ha fatto davvero male. Precipita tutto, il bene e il male.
    Mi viene in mente un libro della Comencini, L'illusione del bene, in cui mi sono tanto ritrovata
    grazie per il suggerimento, marina

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  3. Cara Erica, quello che dici è la realtà. Nello stesso tempo, alcune idee non hanno cessato di esistere, il modo con cui le si era portate avanti erano sbagliate perchè si sono trasformate in totalitarismi feroci. Non per questo però certe tensioni verso un mondo più "giusto" devono venire meno.

    Cara Marina, forse uno sbaglio che si fa quqndo frana un sogno è cadere nell disiluusione su tutto e su tutti. Rimanere quindi bloccati. L'utopia legata al disincanto dà "la misura": piccoli passi, ma tenaci.

    grazie e un abbraccio

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  4. La persona veramente ironica ed autoironica non si fa abbindolare da utopie e da sogni. Vive momento per momento la realtà completamente coinvolta perché sa che è solo quel preciso momento che esiste, completamente disattaccata (non distaccata, disattaccata) perché sa che il cangiamento è continuo. Non attribuisce caratteristiche virtuose o viziose alla realtà, l'attribuire è prevaricare. La realtà non ha tempo per vitù o vizi, si contenta di esserci. Dare una bella sistemata ai ricordi, mantenendoli freschi e presenti (perché nei fatti sono lì, nei nostri neuroni)il che significa che non sono più ricordi, ma esperienze nel qui ed ora. E la speranza? Una fuga del tutto inutile se intesa come reazione ad un presente che ci rende insoddisfatti, una azione giusta se adesione alla vita nel suo svolgersi. Bella o brutta la vita? Una questione inutile, senza prove e controprove. Unica, questa è la sola qualità, ragion sufficiente per viverla, questa unicità della vita, a cui l'evoluzione della specie ci ha saggiamente affezionati.
    Chissà se stavolta riusciamo a portare Claudio Magris a Monza... ci abbiamo già provato due volte, proviamo ancora.

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

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  5. Sono d'accordo con quanto dici, Solimano. Mi ritrovo.
    Spero che Magris venga da voi a Monza. Non l'ho mai sentito di persona, ma lo ritengo uno che sa ancora "pensare".

    Grazie e un caro saluto

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  6. Prenderò questo libro Giulia, mi ha stimolata. Sono i pensieri che animano le menti quando il corpo è saziato. Non si vive di solo pane, poi prima o poi, bisogna fare i conti.
    Grazie:)

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  7. "La fine di Utopie totalitarie è liberatoria solo se si accompagna alla consapevolezza che la redenzione promessa e fallita da quelle utopie, deve essere cercata con più pazienza e modestia, sapendo di non possedere alcuna ricetta definitiva".
    E' così. Soltanto che, approfittando della fine delle ideologie, molti propongono l'anarchia dei modelli.
    Di male in peggio.
    Ciao Giulia, buon fine settimana.
    Pim

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  8. Il libro, Silvia, sono una serie di articoli che Magris ha fatto nel tempo. Magris offre sempre spunti di riflessione interessanti.

    Ciao Pim, mi fa sempre piacere che tu mi venga a trovare. Hai ragione, so che è così.
    Un abbraccio

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  9. se ben ricordo cara Giulia Claudio Magris tanti anni fa lavorava all'università di Torino , credo a germanistica quando io frequentavo Lingue a Magistero...
    un saluto erica

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