22/02/10

Vita "esaminata"

Oggi sembra che basti andare al cinema o mettersi in coda a una mostra per aver pagato i debiti con la cultura, guardare la televisione per essere informati (Santoro e Ballarò compresi). e, quando va proprio bene, leggere il giornale.  Poi siamo su Facebook o su Twitter e lì esprimiamo i nostri pareri, la nostra indignazione, aderiamo a qualche campagna, condividiamo, postiamo: ci sentiamo attivi.

L'immane incremento dei mezzi audiovisivi, infatti, ci abitua ad un sapere che non si pone più domande, che cerca certezze e si allontana sempre più dal dubbio per approdare alla più esasperata “semplificazione”. Nessuno ci dice che la cultura non è solo saper dare risposte, avere nozioni, ma è soprattutto riflessione. Per questo sarebbe necessario che ognuno di noi esercitasse quell'atteggiamento che Socrate chiama "vita esaminata", che dovrebbe portare, secondo quello che dice Aristotele ad una "cittadinanza riflessiva", per giungere ad un’educazione che, secondo Seneca, è "liberale" se libera la mente dalle catene dell' abitudine e della tradizione". La tradizione, infatti, ha sicuramente un suo valore, ma quando non diventa solo espressione di pigrizia mentale che ci chiude in una gabbia e che ci impedisce l’incontro con l’altro, l'apertura al nuovo, ci impedisce di vedere ciò che di sbagliato alberga anche tra le idee a cui ci sentiamo affezionati.

Essere un buon cittadino, infatti, dovrebbe voler dire riflettere non seguire schemi prefissati o a cui siamo abituati, ma ogni tanto cambiare prospettive o modi di guardare le cose. Altrimenti il pensiero si fossilizza e si impantana. Essere un buon cittadino vuol dire imparare il dialogo che non mette subito in campo i pregiudizi, ma che si lascia interrogare, che non vuole avere subito ragione, ma che accoglie con gratitudine chi è capace di insinuare dubbi e domande.

Dovremmo ricordarci che il pensiero è lento, che riflettere vuol dire ascoltare l’altro, leggere l’altro con l’attenzione di chi può trovare qualcosa che non aveva ancora trovato.
Avete presente quando si cercavano i quadrifogli in mezzo all'erba. Si procedeva lentamente, e lo sguardo si attardava in ogni pezzettino di prato. Solo così si aveva la speranza di trovare il quadrifoglio fortunato, fortunato proprio perché diverso dall'altro. Proprio il contrario di quello che succede oggi.

23 commenti:

  1. Giulia,buona giornata. Oggi sarà senz'altro una buona giornata per me, ne sono certa, dopo aver letto questo tuo post. Ogni giorno ci dona qualcosa, e questa tua riflessione è un gran dono. Ottimi i riferimenti agli antichi filosofi, bellissima la ricerca del "quadrifoglio" anche se "impegnativa". D'altra parte, senza impegno, non può esserci conquista.
    Grazie. Piera

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  2. ...Dovremmo ricordarci che il pensiero è lento, che riflettere vuol dire ascoltare l’altro, leggere l’altro con l’attenzione di chi può trovare qualcosa che non aveva ancora trovato....

    Ecco io credo che uno dei problemi più gravi, oggi, sia proprio questo.
    Il tempo. Non c'è. Ci impongono che non ci sia, ci abituano già in fasce all'iper impegno frenetico del fare e dell'esserci senza insegnarci al contempo come fare a stare dentro una determinata dimensione. Magari uno vorrebbe scegliere altrimenti. Sarebbe un tagliato fuori, è bene che ne sia consapevole, con tutto quello che ne conseguirebbe, ma forse preferirebbe così, se la qualità della vita, rimanesse decente. Tutto il nostro mondo occidentale verte per il già confezionato, il già imballato, cucinato, preparato, magari anche digerito. Arriveremo anche a questo ad una sintesi di assimilazione fatta da altri per noi. Anzi, sull'informazione e sulla cultura ci siano da un pezzo a questo livello. A noi verranno distribuite pillollette preconfezionate di qualunque cosa. A noi verrà fatto credere, viene fatto credere, che scegliere una pillola di un colore piuttosto che un altro, sarà la nostra massima espressione di libertà e autonomia. Non verranno fornite alernative, ed entrambe le pillole saranno, sono, le due facce della stessa medaglia. Cambiare sistema monetario non ci è concesso, perchè di questo non ne viene e non ne verrà data mai alternativa. Così si perderà, così si sta già perdendo, così si è già perso, ogni capacità di costruzione, di sapere, di conoscenza, di analisi. Se è vero che i grandi motori di ricerca aprono un mondo anche a chi è poco più che analfabeta, è vero che sempre più verranno azzerate le metodiche per cui uno possa imparare a discernere e a capire cosa sta leggendo, succedendo, vivendo. Si sta andando progressivamente, si vive già in una società superficialmente nozionistica, infarcita di slogan, che vive colpi di scena ogni dieci minuti, senza avere il tempo di assimilare alcun tipo di notizia, così obnubilata che l'unico baluardo di ribellione civile che è avvenuto a Sanremo da parte dell'orchestra, è stato tacciato come gesto riprovevole. Io avrei "sparato" addirittura, perchè si sta esagerando davvero e ormai siamo in un mondo mediatico dove l'oscenità è di casa.
    Ma non perchè canta Filiberto, di cui non me ne frega proprio niente, ma perchè si strumentalizza biecamente Filiberto con annessi e connessi per distogliere dai veri e gravi problemi che stanno assillando e massacrando il paese italia: frane, mafia, camorra, illegalità, tangentopoli, minaccia alla carta costituzionale.
    Mi piace il lancio dello spartito come protesta. Temo che oggi, questo non possa bastare. Ma in cuo mio lo userò come simbolo.
    Buona giornata cara:)

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  3. l'esempio della caccia al quadrifoglio è perfetto! quell'attenzione lenta e a tappeto dovrebbe guidarci
    e forse occorrerebbe prima di tutto fare silenzio intorno a noi per non sentire gli imbonitori

    marina

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  4. Mi appiattisco miseramente sulle riflessioni di Silvia, che ha espresso bene tutto quello che avrei voluto dire io.
    Ciao Giulia!

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  5. Hai ragione Giulia. Si ascolta veramente poco in questa nostra società e si riflette ancor meno. Si va alla ricerca di verità assolute e immediate e ci si dimentica che ogni cosa ha il suo tempo e che tutte le più importanti conquiste son frutti di ragionamenti lunghi e mai semplici. Bisogna aver pazienza, fermarsi a pensare, ad ascoltare e non volere tutto e subito come ormai troppo spesso accade. Un caro sakuto, Fabio

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  6. Cara Giulia,

    accidenti che spavento! Ho iniziato a leggere questo thread ed immediatamente è emersa tutta la mia inadeguatezza culturale. Ho temuto quindi di essere fuori dal gioco, di non poter capire in quanto culturalmente inadatto. poi, per fortuna, è giunto il chiarimento, quell'"altra luce" che titola il tuo blog (immagine che adoro). La riflessione può essere patrimonio di tutti, tanto che la saggezza spesso non si sposa con la cultura in senso stretto, ma con la conoscenza. In tal senso, pur condividendone in larga parte il senso, non sono pienamente d'accordo con le conclusioni di Silvia. Non credo che la cultura debba intendersi solamente in modo accademico e credo che anche le "pillole" trovino una loro ragione di esistere. Pensiamo solamente alle motivazioni che ispirarono gli enciclopedisti dell'Illuminismo. Credo piuttosto che ci si debba concentrare sui contenuti. Intendo dire che troppo spesso non è la quantità dell'informazione a mancare, ma la qualità. Insomma non credo che leggendo l'opera omnia di Vespa imparerei più di quanto riesca a fare leggendo alcuni piccoli volumi che spesso compero dai venditori ambulanti di colore. Non credo neppure che esista un canale preferenziale, una fruizione consigliata della cultura, o più in generale del sapere. Ecco perché ritengo che l'immagine con cui hai chiuso il thread sia quanto di più illuminante (di un'altra luce, ovviamente) sul modo di fruizione della conoscenza.

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  7. Grazie Piera, se davvero ti faccio passare una bella giornata, mi dà molta gioia. Spero che tu trovi un quadrifoglio :).

    Silvia cara, dici "Il tempo. Non c'è. Ci impongono che non ci sia"... Io credo che "il tempo" sia il problema, sembra che sia lui a dominare noi e non viceversa. Ed è vero ci abituano fin da bambini: sapessi quanti ragazzi mi hanno detto: "mi sento sempre in corsa..." e questo dovrebbe preoccuparci. Ma non pensi che davvero un po' li lasciamo fare, che su qualcosa possiamo ancora decidere noi? Sai cosa mi ha colpito del tuo intervento, l'uso del tempo impersonale: "si sta andando..." etc. E se parlassimo usando il verbo al personale, forse non sarebbe già un bell'esercizio di personalizzazione della realtà? Di capire come mi pomgo io in questo mondo?
    Ogni gesto che non rientra nel modo di pensare "comune è riprovevole", questo lo è sempre stato e grazie al cielo qualcosa di diverso si continua a fare.
    Nulla basta mai, ma dobbiamo continuare a mantenere questa libertà di pensiero. E bisogna dialogare con tutti quelli con cui si riesce ancora a farlo.

    Cara Marina, forse un po' di silenzio fa davvero bene. Il botta e risposta continuo non fa che far svanire in noi ogni pensiero "autonomo". Credo che sia ora di uscire da questa logica che non serve a nulla tanto meno a noi.

    Paolo, io voglio pensare che qualcosa posso fare. Non mi resta che questa libertà. La rabbia serve se ci dà energia per reagire, ma non stando al gioco dell'altro, ma inventando giochi nuovi che piacciano a me e anche magari ad altri.

    Fabio, hai colto in sintesi quello che volevo dire.

    Io credo che sia giusto che non sia "la quantità dell'informazione a mancare, ma la qualità" e che le pillole siano importanti. Poi se mi parli di "Vespa" la quantità è dannosa, ma anche tanto noiosa...
    Ma non credo che Silvia non sia d'accordo con questo, conoscendola.
    La cultura è ovunque, e a volte però bisogna davvero cercare là dove pochi guaradano. Ma poi quello che si è trovato bisogna trovare il modo di porgerlo anche agli altri...

    Grazie e un abbraccio a tutti

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  8. Ehh il tempo ci manca! Ma non ci manca il tempo per raccomandarci, corrompere, invidiare, andare in vacanza come fosse un obbligo. Non ci manca il tempo per frequentare Outlet e Centri benessere.
    Agli Italiani manca certamente un indirizzo culturale di riferimento a cui accodarsi, come negli anni settanta. Con l'inizio degli anni ottanta e l'avvento delle TV commerciali, la cultura che ha preso piede ed oggi impera, è quella commerciale-economica. Un vero lavaggio del cervello che dura da trent'anni.
    Tornare indietro si può? Io la vedo difficile. Si salverà solo ed esclusivamente l'iniziativa personale, che quella generale Istituzionale va in tutt'altra direzione. La confusione regna a destra come a sinistra.
    Ciao e scua la lunghezza. Zorba

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  9. E’ perché ancorarsi a quelle che tu chiami “idee a cui ci sentiamo affezionati” a volte costituisce un’ancora di salvezza (scusa le metafore marine!) che non siamo in fondo così aperti all’altro? O perché la “tradizione” resta l’unica rassicurante certezza?…Però bisogna andare. E bisogna darsi tempo, hai ragione, ritrovare a tutti i costi quella fiducia che si riponeva nella ricerca del quadrifoglio. Ciao Giulia :-)

    Un commento a parte per l’illustrazione che è bellissima e complimenti all’autrice!

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  10. Ti giuro amica mia che il dialogo lo cerco ogni minuto possibile. Credimi anche, che vivendo un luogo di lavoro "normale" dove il conoscere è strettamente limitato all'ambito produttivo in senso stretto, una discussione su qualsiasi argomento che esuli il circoscritto, risulta molto difficile impiantarla. Se mai ci si riuscisse, il sogno che emergerebbe, perchè ognuno di noi cova dei sogni, sarebbe sempre individuale e mai collettivo. Urgono sogni collettivi. L'operato del singolo è straordinario, importantissimo, (a proposito ho comprato oggi Giuno, letto alcune pagine, molto bello) ma è dall'unione della forza di idee e teste diverse che potrà nascere una nuova dimensione di vita, un sovvertire questo stato di cose.
    Sarebbe bello avere tempo per scambiare idee.
    Ci sono le monete di scambio, combattiamo perchè ci siano anche le idee di scambio.

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  11. Volevo poi scrivere Giono. Sempre a scrivere di corsa...anche questo sempre di corsa:) Ciao cara

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  12. Non lo metto in dubbio, cara amica, che tu il dialogo lo conosci e anche lo pratichi con assiduità e sai ascoltare come pochi sanno fare. Non volevo mettere in dubbio questo, assolutamente.
    Ho voluto sottolineare il verbo impersonale, perchè tutti lo usiamo quasi sempre, proprio valorizzando poco quello che siamo a livello individuale. Difatti nel secondo interevnto lo usi e dici cose molto belle. "Unione della forza di idee e teste diverse che potrà nascere una nuova dimensione di vita": sì dobbiamo trovare il tempo per questo. Lo condivido.
    Grazie Silvia.

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  13. Verissimo quanto scrivi. Aggiungo che questa "fretta" non solo impedisce una riflessione attenta ma brucia rapidamente notizie sulle quali non ci si può soffermare pochi istanti e che soprattutto andrebbero seguite nel tempo per conoscerne l'evoluzione.

    Es: Del Turco Ottaviano: ricorderai gli avvisi di garanzia ecc... Bene, come é finita questa vicenda? Qualcuno lo sa e ne ha più sentito nulla? Ecco, anche questo sarebbe importante: mantenere il ricordo di certe notizie per sapere davvero come le vicende hanno avuto conclusione e per capire magari davvero se giustizia é stata fatta o magari invece....

    Ciao Giulia un abbraccio
    Daniele

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  14. Ciao cara, il fatto è che nelle parole di questo post l'interpretazione della realtà è già un dato culturale. La cultura che affonda le radici nel mondo greco, la cultura odierna è, invece, una cultura proveniente dall'America del nord e che affonda le sue radici in tutt'altra linfa vitale.
    In ogni raggruppamento umano esiste una cultura diversa, cultura borghese, ex cultura proletaria ecc ecc.
    La cultura dovrebbe essere l'espressione complessa di una serie di atti o riti quotidiani che ci legano all'esistente...
    Poi si puo' discutere sulla qualità delle diverse culture..., non credi?
    Un abbraccio, Valeria.

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  15. Riflettere significa anche rinviare i propri pensieri dall'altra parte dello specchio, porsi nella mente dell'altro e provare a capirne i meccanismi. Si ritorna in se stessi arricchiti, meno egoisti, più disposti a darsi torto.

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  16. io dico spesso ai miei alunni di riflettere perchè spesso non sanno proprio cos sia la riflessione
    e la pazienza di fare le cose con calma
    il tuo post è bellissimo !
    un caro saluto erica

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  17. Lascio stare il quadrifoglio (che non ho mai cercato) e utilizzo come metafora la ricerca dei funghi, che ho praticato per anni.
    I funghi si cercano in salita, camminando adagio e spostando lentamente lo sguardo sul terreno davanti a noi.
    Una volta, con un amico, abbiamo camminato in salita per un'ora, però chiacchieravamo fra di noi, ridendo perché cinquanta metri dietro di noi camminava una montanara. Dicevamo: "Ma se i funghi ci sono, li troviamo noi, perché non va da un'altra parte?". In cima, noi non avevamo ancora trovato niente. Ci siamo voltati e la montanara aveva il canestro pieno di porcini. Era concentrata, noi no.

    Non condivido il solito appunto al mondo americano: magari noi avessimo l'empirismo, il pragmatismo e la determinazione del mondo anglosassone! E noi non veniamo dalla cultura greca (magari!) ma dalla cultura monoteista e monoateista, che infierisce ancora alla grande sui cosiddetti valori della sinistra: non crediamo che essere laici voglia dire solo prendersela con la Binetti.

    Sul discorso erudizione/cultura sarei troppo lungo, quindi scriverò un post su Stanze all'aria, qui dico solo che sarà la centomillesima volta che trovo che ce la si prende con l'erudizione dicendo che serve la cultura. E tutti bene bravo bis. No. E' un alibi che ci si costruire per non accettare che senza una faticosa erudizione non si dà vera cultura. E faticare e sudare secca. Non esistono scorciatoie, certe cose fondamentali e scoperte negli ultimi decenni non si sanno, e bisogna saperle.

    Il dialogo. Sì, ascolto degli altri, ma ascolto anche di sé stessi affinando i propri argomenti, felici di accorgersi degli errori cambiando idee ed argomenti. Soprattutto curiosi: tutti dicono di essere curiosi, pochissimi lo sono, così trasformano abitudini mentali spesso pessime in certezze.
    Il segreto pensiero è: "Se io non so questa cosa, significa che non è importante". Altro alibi...

    grazie Giulia e saluti
    Solimano

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  18. Ci sono abitudini buone e abitudini cattive, principi buoni e non, metodi per mettere in discussione tutto e metodi che servono a non approdare a nessuna conclusione certa, mai. A volte, sembra che l'unico modo giusto per non far male (a se stessi, soprattutto) sia non far nulla, o far ciò che è ammesso dal quell'indistinto (sempre più indistinto) "gruppo" cui sentiamo di appartenere. Non riesco a ragionare né sull'empirismo né sul relativismo, e neanche sul soggettivismo (neanche su quello buono, "filosofico"). Per me la soluzione di molti problemi sarebbe parlare con un gran numero di persone, parlare fino a sgretolare tutta l'indifferenza e tutte le posizioni prese per principio, trattando tutti gli argomenti, ridendo e piangendo insieme, dimenticandosi dei nomi, imparandone di nuovi.

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  19. è il dialogo che manca
    perfino tra noi che la pensiamo allo stesso modo. ci trinceriamo dietro le proprie espressioni senza badare troppo alla condivisione.
    quante volte ci sarà capitato di lasciare la nostra opinione in qualche blog, passarci spesso e sentirsi compartecipi, eppure essere ignorati.
    da che dipende? è questa la risultanza di un lavaggio del cervello in atto ormai da decenni?...
    oppure noi per primi mettiamo in atto discriminazioni che sembrano innocue e invece sono il principio del rifiuto dell'altro da sé?
    Leggo spesso anche belle dissertazioni sull'ascoltare o, come tu dici, "leggere" l'altro e ne sono lieta. Ma il più delle volte diamo occhiate distratte al prato e il quadrifoglio ci sfugge.
    Omologazione anche in ambiti insospettabili.

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  20. Intanto grazie a tutti per i vostri preziosi contributi.

    In questo momento sono molto occupata nella vita reale, ma mi ripropongo di tornare sull'argomento tenendo conto dei vostri commenti che ho trovato molto stimolanti e su cui anche io ho bisogno di riflettere.

    Ho intenzione ogni tanto di fermarmi e di lavorare proprio sui contributi che ognuno di voi che interviene in modo così profondo dà. Un modo per continuare il dialogo e proseguire nel confronto.

    grazie e a presto

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  21. Eccomi qua, Giulia mia. Ti trascuro, è vero (non certo per il disordine, anzi il tuo blog è ordinatissimo :-) ). Proprio per il motivo a cui accenni tu: il tempo, mannaggia! Hai ragione: ci vorrebbe più tempo per riflettere, per metabolizzare le informazioni di cui siamo bombardati, per ascoltare gli altri, più silenzio (ottima Marina). Ma come si fa? Se avete una ricetta per eliminare o ridurre tutte quelle incombenze di cui non ce ne importa nulla ma che vanno fatte (faccende di casa, lavoro in ufficio poco soddisfacente, spostamenti, pratiche burocratiche, ecc.) ditemelo per favore! Mi ricordo sempre quel tuo vecchio post con le due amiche sedute sulla panchina che si massaggiano i piedi. Ah! Ce l'ho sempre in mente quell'immagine.
    Pensa che ho ritagliato quest'oretta perchè la prof di mio figlio (quella sempre in ritardo per intendersi) mi ha dato buca con un incontro che doveva esserci e che non c'è stato (senza avviso). Pensa un po' te!
    Lo so questo commento è un po' sconclusionato e non è profondo come quelli che mi hanno preceduto. Abbiate pazienza.

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  22. Il mio riferimento alla cultura greca era in relazione all'accenno di Giulia a Socrate ed agli altri, mentre quello alla cultura americana era in relazione alla cultura consumistica e televisiva che proviene da lì.
    Ne approfitto per salutare Giulia.

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  23. Giulia, ti conviene mettere la parola di verifica ai commenti altrimenti viene bombardata di spam.

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