11/03/10

Il linguaggio ha una forza

Il linguaggio ha una forza, è uno strumento e un'arma con cui non solo è possibile manipolare e modificare nel senso più elementare del termine la realtà.
Tutto questo ha a che fare con le conseguenze e gli effetti che può avere il pronunciare una frase, o un insieme di frasi, su chi ascolta. Effetti che sono calcolati, in particolare quando avvengono sotto il segno di una relazione asimmetrica tra chi parla e chi ascolta.
La falsificazione della realtà attraverso la parola è diventata pratica comune nel dibattito e nell'azione politica. Le parole fabbricano mondi, fabbricano storie che non temono rettifiche o smentite, che non accettano il confronto con altre parole, e nemmeno con prove, documenti, testimonianze. Tutto ciò che si oppone a ciò che è stato detto, diventa “complotto”, trama “contro”.
Le parole, in questo modo, appaiono private di responsabilità nei confronti della realtà, sono sufficienti a se stesse. Efficacissime e insieme private di una delle loro funzioni fondamentali: quella di descrivere in maniera attendibile uno stato di cose effettivo, reale.
Diceva la Arendt, in Origine del totalitarismo “La nuova parola d'ordine è non prendere mai il mondo così com'è (...) non confrontare mai le menzogne con la realtà, abolire la capacità di distinguere fra verità e falsità, fra realtà e finzione".
E' la realtà che si deve adattare alle menzogne e la propaganda è contraddistinta da un estremo disprezzo per i fatti in quanto tali, nella convinzione che questi dipendano dal potere dell'uomo che può fabbricarli.

Tutto questo è sotto i nostri occhi da molto tempo. C'è mobilitazione di intellettuali nel nostro paese, espressioni di dissenso che però rimangono circoscritte ad un numero di persone molto limitato. Quello che manca ed è mancato è quel lavoro capillare che solo può raggiungere persone imprigionate nelle loro case davanti alle loro televisioni. Credo che oggi sia questo il problema che dovremmo porci e dovrebbero porsi tutti coloro che vogliono contrastare questo nuovo modello di regime che sta avanzando e ne hanno gli strumenti. Non bastano conferenze o comparizioni televisione sporadiche, non basta fondare nuovi giornali. Ci vuole molto di più, ci vuole più militanza nei quartieri, nei luoghi da troppo tempo lasciati a se stessi.
Del resto già Mazzini diceva:

Dice Mazzini: "Il suffragio elettorale, le garanzie politiche, il progresso dell'industria, il miglioramento dell'organizzazione sociale, tutte queste cose ­non sono la Democrazia, non sono la causa per cui ci siamo impegnati; sono i suoi mezzi, le sue parziali applicazioni o conseguenze. Il problema che vogliamo risolvere è un problema educativo, è l'eterno problema della natura umana, all'avvento di ogni era, a ogni scalino che noi saliamo, cambia il nostro punto di partenza, e un nuovo obiettivo, dietro a quello appena raggiunto , si apre al nostro sguardo".
E ancora:
"Che cosa diventano i diritti per quelli che non hanno il potere di esercitarli? Che cosa diventa la libertà di istruzione per chi non ha tempo di apprendere? Che cos'è il libero commercio per chi non ha capitale né credito?".

7 commenti:

  1. diventano ideali, forse utopie...Ma resta la speranza...

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  2. Giulia, sì, occorre presenza e militanza, dove si può, come si può: gesti e idee tradotte in gesti. Mai le parole mi sono sembrate più lontane dalle cose come in questo periodo.
    Un abbraccio grande.
    z.

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  3. Hai centrato bene il problema, lo straniamento delle coscienze, indotto
    dalla manipolazione dei dati e dei principi, dalla scissione del mondo rappresentato da quello vissuto.
    Se il tempo è quello del circolo vizioso lavoro-consumo-lavoro, non ci può essere l'uomo libero che ne possa disporre.
    Sono logiche di profitto di pochi su masse dormienti. Tenute volutamente nell'analfabetismo del pensiero, nell'ignoranza dello spirito.
    I nuovi ceppi sono la tv e i massmedia di parte.
    Oggi non c'è più bisogno di incarcerare o torturare i dissidenti, basta isolarli, renderne non fruibile il pensiero, e spostare invece l'interesse del singolo soltanto al suo minor danno.
    Esseri umani col cervello infarcito di illusioni, attratti soltanto dal momentaneo ristoro di spettacoli insulsi, dopo giornate di lavoro estenuante, non sono in grado nè di allevare figli a un'apertuta intellettuale, nè ad opporsi alle menzogne che gli vengono propinate.
    Queste le vere prigioni.
    C'è chi ha capito il trucco e sta calcando la mano, anzi, il piede.

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  4. Ciao katherine, forse utopie o prendere coscienza che la "democrazia" è un cammino che va avanti e retrocede a volte? E sono d'accordo, Zena, "gesti e idee tradotte in gesti". Le idee devono diventare comportamenti, modi di essere che fanno prima di tutto bene a noi stessi.
    Hai centrato molto bene Cristina il problema parlando di "analfabetismo del pensiero". Ognuno di noi deve essere educato a "pensare", il pensiero è lento, non può limitarsi a slogan e bisogna avere la tenacia di aiutare tutti coloro che si può a ritrovare la voglia di "riflettere". Gli "intellettuali" invece si tengono troppo a distanza della gente che intellettuale non lo è... Mazzini aveva ben chiaro che senza "educazione" non cresce la "democrazia".

    grazie a tutte voi

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  5. grazie di averci riportato questi stralci del pensiero di Mazzini, mi piace molto il concetto dell'analfabetismo del pensiero e quando parli di "modi di essere che fanno prima di tutto bene a noi stessi". Sono molto d'accordo. Torno dalla manifestazione, una piazza che corrisponde ad un ettaro era occupata per appena un quarto. Ci si è stancati anche di testimoniare. Ma esserci, partecipare, dare esempio di coinvolgimento è un messaggio che lanciamo, ma che fa bene anche a noi. Comunicare le idee partendo dal nostro esempio di vita. Un abbraccio Giulia

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  6. come si svolge oggi il lavoro educativo?
    nei negozi, sugli autobus, fuori delle scuole, parlando alla gente. Sì lo capisco, ma temo che la potenza di fuoco di quegli altri assordi tutto e tutti
    marina, che però non si arrende

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  7. Non fa una piega ma la soluzione che proponi non e' affatto facile. Come si fa a fare militanza? Da sola non ci riesco. Sono troppo timida e non sono brava a convincere la gente. Figurati se mi riesce mettermi in competizione con il martellamento pubblicitario e mediatico.
    Anch'io come Marina non mi arrendo pero' mi sento abbastanza isolata.

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