12/04/10

Bobbio e il labirinto

In un passo della sua Autobiografia Norberto Bobbio si interroga sul significato della vita individuale e collettiva per mezzo di tre immagini tratte da Wittgenstein: la bottiglia nella quale la mosca vola a casaccio, la rete in cui si dibatte il pesce, il labirinto entro il quale ci si aggira cercando la via per uscirne.
Al di là del comune malessere, la mosca nella bottiglia, il pesce nella rete e l'uomo che erra nel labirinto sono in condizioni molto diverse. La mosca uscirà dalla bottiglia (sempre che sia senza tappo) solo per un colpo di fortuna. La sorte del pesce è invece segnata e il suo dibattersi non farà che impigliarlo sempre di più, mentre chi è perso nel labirinto può tentare di uscirne con il suo ingegno. "La sorte, la necessità e l’ingegno - dice Zagrebelsky - sono le cause che muovono le tre situazioni. Bobbio, si comprende facilmente conoscendone il carattere prima ancora che l’opera, tra le tre immagini predilige quella del labirinto":
«Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d’uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un’altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro».
Essere nel labirinto richiede che «non ci si butti mai a capofitto nell'azione, che non si subisca passivamente la situazione, che si coordinino le azioni, che si facciano scelte ragionate, che ci si propongano, a titolo d’ipotesi, mete intermedie, salvo a correggere l’itinerario durante il percorso, ad adattare i mezzi al fine, a riconoscere le vie sbagliate e ad abbandonarle una volta riconosciute».
Forse possiamo spesso non vedere l'uscita e questo è vero nel tempo che stiamo vivendo, ma, secondo Bobbio, dobbiamo operare credendo che ci sia e su questo anche "esile filo costruire la nostra speranza, la speranza degli uomini di ragione e non di fede".

8 commenti:

  1. Sono totalmente d'accordo con Bobbio.
    Purtroppo incontro tutti i giorni troppe mosche e troppe reti (soprattutto televisive).
    Giorgio

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  2. le tre immagini mi danno comunque un senso di angoscia. Questo essere chiusi mi fa montare l'ansia claustrofobica
    ma certo meglio affidarsi all'ingegno che al caso
    marina

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  3. Mi piace l'idea del labirinto come similitudine alla vita.
    La penso nello stesso modo: nonostante le difficoltà e gli errori, l'importante è non scoraggiarsi mai e riprendere il cammino, a piccoli passi, verso l'uscita. Prima o poi ci si arriva, se si è costanti nella ricerca

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  4. mi affascina il labirinto... tira fuori il meglio o il peggio dipende dalle persone....

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  5. Sono d'accordo con te, Giorgio, che oggi ile mosche e i pesci sono tanti, tantissimi, ma forse è sempre stato così.
    E' vero, Marina, le tre immagini sono tutte un po' claustrofobiche, ma non è forse così che spesso ci sentiamo, imprigionate, chiuse, senza sbocco, per lo meno il labirinto dà l'idea della ricerca, della scelta, dell'errore come modo per apprendere, l'importante, come dice rosso Vermiglio, è non scoraggiarsi (troppo), continuare e tu in questo sei maestra.
    Riprendere il cammino anche quando si sbaglia, mi sembra questo il messaggio più importante, Rosso Vermiglio, e se lo facciamo con umiltà possimao tirra fuori il meglio di noi.

    Grazie a tutti e un caro saluto

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  6. Grazie per l'esile file che ci hai porto, Giulia. Ne abbiamo davvero bisogno.

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  7. Concordo con Bobbio.L'idea del labirinto è l'unica praticabile per venirne a capo, anche se mette un po' l'ansia il non riuscire. La vera sfida è non arrendersi di fronte ai muri, tornare indietro e con la stessa forza e caparbietà ricominciare. Non mollare insomma,di fronte alle avversità che la vita para davanti. Credo che sia la pratica di molti, di quasi tutti presumo, perchè non può sempre andare di lusso e trovare la via d'uscita per puro colpo di fortuna. Capita, ma sarebbe folle basare una vita su questo.
    La rete purtroppo non permette soluzioni. E anche noi, prima o poi, ci finiremo dentro. Speriamo più tardi possibile.
    Un abbraccio cara

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  8. è così, tentare e non arrendersi.
    certo, può capitare di scoprire all'improvviso, che la soluzione è un passaggio verticale, un volo.
    e si sta fuori.

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