14/04/10

Coltivare la propria diversità

Sentire che siamo esseri irripetibili, che la nostra storia è unica ci rende più consapevoli di noi stessi, ma allo stesso tempo è doloroso, perchè essere diversi ci rende più soli e stranieri non solo agli altri, ma a volte anche a noi stessi. La solitudine è una dimensione che ci appartiene, una dimensione interna che tutti abitiamo, ma scoprire di essere diversi è, come dice, Carotenuto "una solitudine particolare, la solitudine dell'estraniamento dal contesto in cui si è calati, dell'erranza".

E' in effetti trovare se stessi non ci è dato in modo naturale, bisogna cercarsi momento per momento, giorno dopo giorno. Stare nel mondo in modo consapevole, fare delle scelte che siano dettate dalla nostra coscienza e non dal senso comune e dal conformismo, può voler dire "stare dall'altra parte".
Accettare di essere diversi, dunque, significa non avere alcun punto di riferimento esterno cui appigliarsi, essere costretti a metterci in relazione con un mondo cui spesso non sentiamo di appartenere e i cui ritmi, le cui qualità, i cui giochi non hanno per noi spesso significato.
Nietzsche ha scritto che le persone profonde nei loro contatti col prossimo debbono sempre "simulare una superficie", una superficialità di comunicazione che possa fingere una normalità che non ci appartiene.
La splendida figura dostoevskijana del principe Miskin, era a questo riguardo, emblematica, una diversità dolorosa e innocente .
Ma è anche vero, dice Carotenuto, che solo chi accetta la diversità, "essendo portatore di una visione personale del mondo, può apportare ad esso il dono creativo di una veggenza straordinaria, prefiguratrice di nuovi valori e di nuove vie per la conoscenza" e potrà apprezzare la diversità di cui sono portatori gli altri. Se non l'accetterà in se stesso, la rifiuterà negli altri con le conseguenze che sono visibili a tutti da sempre.

Un tocco del tuo dito sul tamburo scarica tutti i suoni e dà inizio alla nuova armonia.
Un tuo passo, è la leva degli uomini nuovi e il loro segnale di partenza. La tua testa si volge di là: il nuovo amore! La tua testa si volge di qua: il nuovo amore! «Muta le nostre sorti, vaglia i flagelli, cominciando dal tempo», ti cantano questi fanciulli. «Innalza dove tu vuoi la sostanza delle nostre fortune e dei nostri voti», ti si prega. Giunta da sempre, te ne andrai dovunque.

Arthur Rimbaud , Illuminazioni

Prendere consapevolezza di chi siamo nel mondo, vuol dire non diventare un'ombra tra le tante e rendersi visibili. Vuol dire non essere chiusi nella gabbia dei pregiudizi. Vuol dire costruirsi una vita interiore e dei valori che diano forma alla nostra vita a partire da noi stessi. Vuol dire aprire nuovi orizzonti.
Certo, dice sempre Carotenuto, "occorre molto coraggio per coltivare la diversità perchè essa si oppone alla menzogna collettiva, si costituisce come forma individuale contro i pregiudizi della moltitudine". Bisogna sempre vivere nello scarto tra ciò che si cerca e l'insoddisfazione di ciò che la realtà ci offre. Ma vale la pena di accettare questo rischio.
Solo nel riconoscimento di se stessi può esserci il riconoscimento dell'altro e può nascere la capacità di intessere relazioni forti e durevoli. Solo nel riconoscimento di se stessi nascerà la nostra pianta.

16 commenti:

  1. credo che proprio dal conflitto con se stessi, dalla mancata accettazione della propria diversità (e unicità) nascano i problemi di relazione. E' molto vero, accade, quel senso di erranza di cui parla Carotenuto...A volte diventa un freno, una paura paralizzante le cui cause siamo soliti attribuire agli altri ma che invece partono da noi, dalla non accettazione. Chiudersi è negarsi, in qualche modo. Ci sarebbe sempre tanto da dire...grazie di questi spunti e della bellissima citazione da Rimbaud :-) Un abbraccio

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  2. E' una riflessione bellissima, la sento molto "mia" ed è stata forse questa ricerca a farmi iniziare a scrivere un blog... ed è questa che mi spinge a continuare, giorno per giorno :-)... Posso proporla anche ai miei alunni, ovviamente citando la fonte ;-)?

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  3. Carissima Arnicamontana, è vero c'è sempre molto da dire, proprio partendo da noi, dalle nostre paure e aiutandoci in questo cammino comune ognuno alla ricerca di sè, ma anche degli altri. Da tempo lo stiamo facendo in qualche modo e questo è molto bello.

    Certo, cara piccolalory, che puoi utilizzarla anche senza citare la fonte. Mi fa piacere condividere. Per questo anche io scrivo un blog.
    Un abbraccio
    Giulia

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  4. com'è vero, Giulia!
    ci vuole coraggio a guardarsi nello specchio e vedersi per quello che si è, non per quello che vorrebbero che fossimo, o che dovremmo essere.
    ci vuole coraggio, molto coraggio, ed il prezzo è sempre la solitudine.

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  5. Mi colpisce il pensiero di Nietzsche. Quel "simulare una superfice" per trovare un canale alla comunicazione altrimenti impossibile. Non credo parli di falsità,o di maschere, ma di tentativi di dialogo.
    Bel post, Giulia

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  6. Bellissimo post...i miei complimenti!!!!!!!!
    Mi piace pensare di essere un "errante",perchè forse così ...mi trovo!!!!!!

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  7. Come scrivi bene le cose tu, nessuno:)
    E' tutto vero ciò che dici. So e vedo tanta sofferenza nella ricerca dell'omologazione, anche se apparentemente non sembrerebbe. Parrebbe che essere omologati aiuti a vivere meglio, in realtà vedo tanta doppiezza nella migliore delle ipotesi, schizofrenia a volte, insoddisfazione, malcontento, disarmonia. Dovremmo tutti coltivare attentamente le nostre diversità, andarne fieri, non spaventarsi della solitudine inevitabile che questo arrecherebbe, perchè il riconoscimento che prima o poi avverrebbe, ripagherebbe di tutte le volte che ci si sentirebbe soli.
    Alla solitudine viene sempre data una connotazione negativa. E' fuorviante. Si nasce e si muore soli. Siamo soli perchè unici. Prima si ha consapevolezza di questo e prima si può condividere ciò che è condivisibile, ovvero tutto il nostro patrimonio cognitivo, sentimentale ed emotivo. Una cosa non esclude l'altra, anzi sono complementari e necessari entrambi per un buon equilibrio.

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  8. post molto vero...è il leitmotiv della mia vita. Bisogna sempre avere consapevolezza di noi stessi per rapportarci al nostro mondo. Buona giornata

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  9. Cara Cristina, ci vuole coraggio è vero. Guardarsi allo specchio a volte vuol dire vedere cose che non ci piacciono di noi. Solo così possiamo però crescere.

    Credo anch'io Rosso Vermiglio che nietzsche non parli di falsità, ma di adeguamento a volte anche necessario per un dialogo. Non bisogna però credo correre il rischio di perdere noi stessi per incontrare l'altro.

    Grazie, Upupa...

    E' vero, cara Silvia, si dà sempre una connotazione negativa alla solitudine, quando a volte è la premessa per costruire il nuovo.
    E bisogna trovare un equilibrio giorno per giorno. Ma è importante no lasciarsi schiacciare da una quotidianità che può appiattirci invece che arricchirci.

    Un abbraccio e un grazie a tutti

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  10. In particolare in questi giorni mi sento vuota e sola perchè sperimento di "essere diversa"...non so spiegarlo bene...ma quello che hai scritto hai dato voce ai miai dubbi, quelli che mi fanno soffrire dentro l'anima, a volte...
    non succede sempre...sono come delle onde che arrivano e poi passano...
    ciao Giulia! Grazie ancora! Un sorriso per te! :-)

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  11. Grazie, cara Cristina
    mi prendo il sorriso con gioia.
    Un abbraccio

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  12. Piacevoli anche le nostre lotte interiori, quando ti permettono di
    capire meglio noi stessi e di conseguenza gli altri,affidandoci a nuovi punti di vista.
    Sei un genio
    Cristiana

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  13. Simulare una superficie è essenziale , ma non per essere falsamente uguali agli altri. Per schivare il continuo confronto . Essere se stessi è faticosissimo , è dura prendere atto delle conseguenze delle proprie , diverse , scelte. Ma è strettamente necessario per non fare della nostra esistenza la parvenza di una esistenza ... consoliamoci , dopo un primo durissimo momento in cui la nostra diversità rispetto al pensare comune ci distingue... mettendo in crisi anche gli altrui conformisti comportamenti , al tempo stesso ci dona la nostra verità che è quella che ci fa più forti , più belli più calzanti con ciò che effettivamente siamo...

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  14. Cara Giulia, che dire? il tuo post è molto bello e capace di stimoli di riflessione. Anch'io qualche tempo fa riflettevo sull'unicità di ciacuno di noi, centrando l'attenzione sul parallelismo diversità=ricchezza (http://storiadopostoria.blog.kataweb.it/il_mio_weblog/2007/04/27/il-relativismo-e-la-verita-assoluta-ovvero-la-diversita-e-ricchezza/)
    E' sempre bello ed interessante leggerti.

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  15. Andare a fondo sull'argomento, come hai fatto tu ottimamente, mi riesce difficile forse proprio perché - al di là della mia briciola di diversità che a stento conosco e disconosco dopo tanti anni di frustrante e cupa riflessione - credo che mi manchino i parametri per giudicare la diversità, in generale. Anche qui, come in molti altri campi della conoscenza delle radici dell'Uomo, credo che se ne parli troppo poco. La collettività dovrebbe appropriarsi di e manipolare termini e nozioni inerenti a questioni così importanti nello stesso modo in cui conosce parole come "mouse" e "frittata". Solo allora si potrà riconoscere la diversità, la propria e quella altrui. E sarà un gran bene farlo e discuterne ancora e ancora. Le mamme dovrebbero darlo con la tettarella ai bambini il significato perfettibile della parola Altro. A proposito, ne ho parlato sul mio blog e ripropongo la lettura di questo libretto di Ryszard Kapuscinski, "L'Altro". Un caro saluto,

    Gioacchino

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  16. Credo che il percorso di guardarsi dentro e di accettarne male e bene sia per la vita,non si arresti mai e spesso sia doloroso soprattutto quando si scopre ciò che non si vorrebbe:spesso infatti quello che ci disturba ferocemente nell'altro è qualcosa che ci appartiene.Grazie per lo stimolo sempre.Tinti

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