09/04/10

Coltivare l'umanità di Martha Nussbaum

“Diventare cittadino del mondo significa spesso intraprendere un cammino solitario, una sorta di esilio, lontani dalla comodità delle verità certe, dal sentimento rassicurante di essere circondati da persone che condividono le nostre stesse convinzioni e ideali”
Nell’età della globalizzazione, Martha Nussbaum è convinta dell’attualità di questa affermazione che, a suo parere, dovrebbe essere alla base di ogni educazione di stampo liberale. Un percorso formativo rivolto a liberare la mente da ogni pregiudizio che impedisca di apprezzare e “ coltivare l’umanità”. La storia delle minoranze offre un prezioso insegnamento per il mondo di oggi, che della “contaminazione” ha fatto la sua caratteristica più evidente.
Il tema dell'educazione ha dunque, oggi, del tutto legittimamente una dimensione globale ed è uno sforzo pertinente quello di chi, come Martha Nussbaum affronta il problema dell'etica che ne dovrebbe stare alla base
Per la studiosa, infatti, oggi è fondamentale costruire una scuola in cui le donne, i membri di minoranze etniche e religiose e le persone che appartengono a culture non occidentali possano essere visti e ascoltati, con rispetto e amore, sia in veste di portatori di una conoscenza specifica, sia come oggetto di studio. "Una scuola in cui si consideri che il mondo è formato da molti tipi diversi di cittadini e nella quale si possa tutti imparare a comportarsi come cittadini dei mondo".
Il libro, Coltivare l'umanità, si interroga sul ruolo dell'educazione in un mondo sempre più molteplice e sempre più interdipendente e "globale". La Nussbaum scopre in questo senso l'attualità degli antichi e dei loro ideali.
Il tafano socratico, prima di tutto, non dovrebbe smettere mai di stimolare. E rimane il principio ispiratore di qualunque educazione superiore, bisognosa di continui disturbi per non arenarsi in pericolose abitudini.

Quando ci interroghiamo sulla relazione tra educazione liberale e concetto di cittadinanza, ci poniamo di fronte a una questione che ha una lunga storia nella tradizione filosofica occidentale. Possiamo risalire al concetto socratico di «vita esaminata», alla nozione aristotelica di «cittadinanza riflessiva», e soprattutto alle nozioni degli stoici greci e romani sull'educazione, che è "liberale" "in quanto libera la mente dalle catene dell'abitudine e della tradizione, formando persone in grado di operare con sensibilità e prontezza come cittadini del mondo. Questo significa per Seneca "coltivare l'umanità".
I classici quindi rivisitati in chiave moderna per educare gli studenti ad aprirsi al mondo e per coltivare la propria umanità.
La nussbaum individua tre capacità per coltivare l'umanità nel mondo attuale. "In primo luogo, la capacità di giudicare criticamente significa non accettare alcuna credenza come vincolante solo perché è stata trasmessa dalla tradizione o perché è diventata familiare con l'abitudine".
La democraziaha bisogno di cittadini "capaci di pensare autonomamente senza lasciare questo compito a un'autorità, cittadini capaci di ragionare insieme sulle proprie scelte senza limitarsi a scambiare semplici opinioni".

In secondo luogo, cittadini che coltivano la propria umanità devono concepire se stessi non solo come membri di una nazione o di un gruppo, ma anche, e soprattutto, "come esseri umani legati ad altri esseri umani da interessi comuni e dalla necessità di un reciproco riconoscimento." Tutti ci pensiamo facilmente in termini di gruppo, anzitutto come americani o francesi o italiani e, solo dopo, come esseri umani; o persino, restringendo ulteriormente la prospettiva, come italo-americani, o eterosessuali, o afro-americani in primo luogo, come americani o italiani in secondo luogo, e forse, solo in terzo luogo, come esseri umani.
"Trascuriamo bisogni e capacità che ci uniscono a cittadini che vivono lontano da noi o che hanno un aspetto diverso dal nostro. Questo significa che neghiamo a noi stessi numerose possibilità di comunicazione e di amicizia, sottraendoci a eventuali responsabilità".

"Spesso sbagliamo a negare le differenze, ritenendo che le esistenze lontane debbano essere come le nostre e mostrando scarsa curiosità per modi di vita diversi. Coltivare l'umanità in un mondo complesso e interdipendente significa comprendere come i bisogni e gli scopi comuni vengano realizzati in modo diverso in circostanze diverse. Questo richiede una grande quantità di conoscenze sui periodi storici precedenti, sulle culture non occidentali, sulle minoranze all'interno del paese, sulle differenze sessuali e di genere che gli studenti dei college americani raramente possiedono".
Il terzo requisito della cittadinanza, strettamente collegato ai primi due, si potrebbe definire "immaginazione narrativa": "la capacità di immaginarsi nei panni di un'altra persona, di capire la sua storia personale, di intuire le sue emozioni, i suoi desideri e le sue speranze".
Nell'incontro con l'altro manteniamo comunque fermi la nostra identità e i nostri giudizi. Quando ci identifichiamo con il personaggio di un romanzo, per esempio, o con la storia di una persona lontana non possiamo fare a meno di giudicarli alla luce dei nostri fini e delle nostre personali aspirazioni. "Ma un primo passo verso la comprensione dell'altro è essenziale per ogni giudizio responsabile, dal momento che non possiamo ritenere di conoscere ciò che stiamo giudicando, finché non comprendiamo il significato che una determita azione ha per la persona che la compie, o il significato di un discorso in quanto espressione della storia di questa persona e del suo ambiente sociale. La terza capacità che i nostri studenti dovrebbero raggiungere riguarda dunque il saper decifrare questi significati per mezzo dell'immaginazione".
Sfidare gli stereotipi culturali entrando nelle vesti delle loro vittime. E rompere le barriere dei numerosi cerchi concentrici dentro i quali ciascuno è protetto, ma nello stesso tempo prigioniero: l'individuo, la famiglia, il vicinato, i concittadini, i compatrioti, l'etnos, la lingua, la religione, la professione, il genere, le classi. Non per negarle, ma per decodificarle e comprendere gli altri. Nessuno può imparare tutto del mondo, ma tutti possono imparare abbastanza cose per valicare le barriere create dalle lingue e sentirsi pienamente e consapevolmente parte di una comunità-mondo.

7 commenti:

  1. E’ triste essere al punto che la migliore prova della verità sia la moltitudine dei credenti, in una folla dove i pazzi sono tanto superiori di numero ai saggi … E’ difficile affermare il proprio giudizio contro le opinioni comuni (per dirla con Montaigne, come annotazione di una sensibilità blog/comune)
    Ciao, Angela

    RispondiElimina
  2. purtroppo i nostri giovani vivono sempre più di stereotipi ed è veramente difficile sottrarli al loro piccolo mondo chiuso e fossilizzato
    io spesso cerco di spiegare ai miei alunni che è molto importante diventare cittadini del mondo aperti agli altri, tutti gli altri, ma mi scontro sempre di più a dei veri muri di gomma, nati sovente nelle loro famiglie, ahimè ...
    un caro saluto erica

    RispondiElimina
  3. Strano però che la Nussbaum preservi il suo personale stereotipo liberale: così, finisce con l'imporsi delle ferree categorie di interpretazione della realtà. Anche il porsi verso gli altri a partire da ciò che siamo, sembra in sè ragionevole. Questo dover partire da sè stessi però dimostrerebbe che un punto di vista differente non possiamo ricercarlo fuori di noi. Si potrebbe quindi concludere che la civiltà occidentale deve trovare la forza per rinnovarsi, senza pensare che basti il semplice confronto con culture diverse per raggiungere questo scopo, senza appunto, secondo me, superare il credo liberale, e giù giù fino alle religioni monoteiste da cui questa cultura è partita.

    RispondiElimina
  4. ormai trovo che sia molto difficile smuovere le menti ibernate dai grandi tabù religiosi, ma meglio di me ne scrivono su Micromega
    basta leggere
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/flores-darcais-perche-ratzinger-e-wojtyla-sono-responsabili-per-la-peste-pedofila/

    val la pena informarsi.

    RispondiElimina
  5. mi sembra un libro molto interessante
    grazie Giulia, me lo procuro stamattina stessa
    marina

    RispondiElimina
  6. Grazie per questo articolo e per il blog. Da aspirante futura insegnante (che forse non vedrà mai realizzato il suo sogno) condivido quelli che sono i valori che mi pare ispirino questo blog, nonché la profonda convinzione del valore imprescindibile che la scuola deve avere in una società che sia davvero democratica. sperando che già da oggi possa andare meglio!

    RispondiElimina
  7. Grazie, bellissima recensione, subito linkata!

    RispondiElimina