29/04/10

La letteratura come anticorpo alla "peste del linguaggio"

"Alle volte mi sembra che un'epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l'espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze.
Non mi interessa qui chiedermi se le origini di questa epidemia siano da ricercare nella politica, nell'ideologia, nell'uniformità burocratica, nell'omogeneizzazione dei mass-media, nella diffusione scolastica della media cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di salute. La letteratura (e forse solo la letteratura) può creare degli anticorpi che contrastino l'espandersi della peste del linguaggio".

Italo Calvino ne "Lezioni americane"

13 commenti:

  1. Posso abbracciarti per questa citazione che sento profondamente mia? E' il motivo per cui faccio letteratura nonostante tutto, non attalità, tantomeno politica, ma letteratura... parole, sogni, pensieri di uomini per gli uomini, dalla vita per la vita...

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  2. Ho pensato spesso in questi termini, eppure quasi sempre sopraggiunge una serie di domande cui non so dare risposta: lo scrivere, il bello scrivere, non sarà alla fin fine uno strumento aristocratico di comunicazione?
    A fronte di una povertà espressiva che va di pari passo con quella la povetà effettiva?
    A chi, di quelle fasce popolari che non possono frequentare gli studi, o che vivono realtà disperate, può interessare davvero questo tipo di constatazioni?
    Credo che alla mancanza di mezzi di sussistenza si associ inesorabilmente anche una mancanza di interessi e, se si è costretti a procacciarsi il necessario per sopravvivere, sai quanto può importare conoscere i letterati!...
    come sempre, ogni effetto ha la sua causa, e se non si rimuove questa, non si risolve nulla.

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  3. Spesso le condizioni indigenti,disperate delle persone tolgono il desiderio di volare, di sognare,di viaggiare con la parola...perchè a volte le parole che ascoltano di più queste persone sono:ho fame...e sono parole di pietra!!!!!!!!!!

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  4. Carissima Piccolalory , certo che puoi abbracciarmi, ricambio di cuore. Mi piace questo tuo modo di parlare di letteratura "parole, sogni, pensieri di uomini per gli uomini, dalla vita per la vita..." che non è il modo troppo spesso così arido di parlarne a scuola.

    Mia cara Cristina, condivido queste tue perplessità e ne parlerò. resta il fatto che a scuola se si vuole si riesce a parlarne, a renderla in qualche modo accessibile. Purtroppo a volte davvero chi fa cultura ha un atteggiamento molto elitario. Ma ne riparlerò.

    Upupa, concordo con quello che dici. Ma la cultura è importante. Pensa a chi abbiamo al governo, al loro linguaggio rozzo. Bisogna quindi lavorare perchè si diffonda anche la cultura, ma prima di tutto i diritti basilari.

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  5. Riporto un passo da "Le Perfezioni Provvisorie" di Gianrico Carofiglio:"Non c'è problema? Ma come parli Guerrieri? Ti rimangono tre passaggi: un attimino, quant'altro e piuttosto che nell'immonda accezione disgiuntiva. A quel punto sei maturo per andare all'inferno, nel girone degli assassini della lingua italiana." E' proprio vero - dico - tante persone son schiave di un linguaggio ripetitivo, vuoto e demagogico. Bisogna veramente impegnarsi per superare questa condizione. Un abbraccio, Fabio

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  6. attraverso cattive parole passano cattivi concetti...Non smette di indignarmi l'uso disinvolto della nostra amata lingua che ne fanno i nostri governanti. D'accordissimo con Calvino: la letteratura può creare degli anticorpi! Un abbraccio Giulia

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  7. Posso dire d'accordo con Calvino e in parziale disaccordo con alcuni commenti?
    A Piccolalory, vorrei dire che sebbene la letteratura sia la cura del linguaggio, sarebbe miope scrivere solo letteratura e di letteratura. Sarebbe lo stesso che la medicina servisse solo ai medici. Guai invece se, una volta curati dalla letteratura, non siamo poi in grado di scrivere e di parlare di tutto.
    Trovo più grave l'atteggiamento di Cristina Bove, che trova elitario il linguaggio letterario. Significa allora che dovremmo adeguarci al povero lessico che pass anella società e nelle TV? Io credo proprio di no, bisogna diffondere un buon linguaggio, chiedere a chi ci sta attorno, e in particolare ai più giovani di migliorarsi, di studiare di leggere, di impegnarsi per cogliere la ricchezza che un linguaggio letterario ci offre. Non credo poi minimamente che alla povertà di mezzi si associ inevitabilmente una povertà di interessi. Bisognerebbe allora vedere di che interessi parliamo. Se è un interesse per gli oggetti, allora certo, è appannaggio esclusivo di chi se li può permettere, ma se si parla di interesse intellettuale, allora potrebbe perfino essere l'opposto, che chi è povero concetra le sue energie vitali su aspetti vitali ben più importanti del denaro. Il denaro in fondo è una maledizione, e nessuno è così legato al denaro come i ricchi, proprio perchè il denaro non è il nostro schiavo, è piuttosto il nostro padrone.

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  8. Mi accodo a Cristina.penso che la paura del domani ,far quadrare il pasto con la cena,oggi ,in un mondo in cui i ricchi sono straricchi e i poveri ,tanti ,sono allo stremo ,si adifficile pensare che sentano la spinta ala lettura e all'arte.Mi domando però come mai i bambini ,quelli più deprivati ,abbiano ancora tanta voglia di poesia ,teatro ,lettura ...poi..sempre meno.Allora la scuola può ancora fare qualcosa?
    Grazie
    Tinti

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  10. Domani pubblicherò il secondo post di condivisione: Share breathing space, Condividi un momento di riflessione. Sei invitata ovviamente!

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  11. "La scuola potrebbe, basta che ne abbia la volontà". Questa frase si può benissimo estendere alla cultura scientifica, che mai come di questi tempi langue, ma il discorso ci poterebbe molto in là, fuori dal seminato. Ciao, carissima.
    Paola

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  12. La cultura e' tutto. Non tanto come fine quanto come strumento per capire quello che ci circonda e anche per non farsi fregare. Anch'io talvolta provo l'imbarazzo espresso da alcuni commentatori qui sopra e cioe' che noi "possiamo permettercelo" l'accesso alla cultura.

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  13. Perdonami, potresti indicarmi in quale "lezione" si trova questo bel brano?
    Grazie.
    C.

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