16/04/10

L'ascoltatrice di Marina Pierani

Marina ha scritto un libro. Ma non è un libro come gli altri, è un libro che io vorrei definire “militante”. Un libro cioè che oltre a raccontare storie, dà la parola a chi mai l’avrebbe avuta se non esistessero persone come lei.
Una scrittrice, quindi, che ha saputo fare quello che altri scrittori fanno troppo poco: ascoltare storie senza selezionarle, senza sceglierle. Storie di strada, storie di quelle persone che tutti i giorni riempiono le strade, camminano, lavorano, consumano la loro vita senza che nessuno senta il desiderio di conoscerle.
Un esempio da seguire: mettere al servizio la nostra penna e quella capacità che non tutti hanno di scrivere, di tradurre il racconto orale in parola scritta per preservarne la memoria, per leggerla e arricchirsi delle innumerevoli esperienze che costellano il nostro mondo e da cui potremmo e dovremmo imparare molto.
Dice Marina: “Il libro è frutto di una esperienza che risale al periodo febbraio-giugno 2009.
In quei mesi, quasi ogni mattina, io mi sono seduta su una panchina di Piazza Vittorio a Roma, la piazza multietnica della città, con un grande cartello giallo accanto a me.
Vi avevo scritto in pennarello viola: "Vuoi parlare con me? Scriverò il tuo ritratto o la tua storia. È gratis."
Quello di Marina è un atto creativo e vuol dire possedere quella che Pierre Sansot chiama “interiorità creativa” cioè “quello spazio di accoglienza in cui le parole dell’altro potranno trovare rifugio”.
Marina ci aiuta a riscoprire l’ascolto quello vero, quello che fa silenzio di sé per accogliere l’altro e ciò che di lui ha da dire e raccontare, e come dice Lacan è stata capace di
Scrivere questo libro vuol dire avere la consapevolezza come dice la filosofa Adriana Cavarero che “Ogni essere umano è un essere unico, è un esistente irripetibile che, per quanto corra disorientato nel buio mescolando gli accidenti alle sue intenzioni, non ricalca mai le medesime orme di un altro, non ripete mai il medesimo percorso, non si lascia mai dietro la medesima storia. Anche per questo le storie di vita vengono narrate e ascoltate con interesse, perché sono simili e tuttavia nuove, insostituibili e inattese, dall’inizio alla fine. Sono sempre capricci del destino.”
Vuol dire quindi che ogni storia merita di essere ascoltata e raccontata.
E perchè questa apertura possa avvenire è prima di tutto importante creare uno “spazio fisico” dove “si può parlare”, come dice Lacan: “Aprire spazi, margini perché abbia luogo quell’apertura che noi siamo, perché l’apertura possa darsi e lì allora darsi la parola”.
Ed ecco la scelta del luogo. Non un posto qualsiasi ma una piazza: “Nel libro ho raccolto molte di quelle storie intervallate da sguardi sulla piazza e sulla sua storia. La piazza infatti è uno dei protagonisti del libro, che porta la sua storia antichissima scritta in faccia".
La piazza torna e può tornare ad essere quel posto dove ci si incontra e si mettono in relazione le proprie vite e le proprie storie.
C'è in marina il desiderio ascoltare per quel capire che vuole comprendere, come diceva Karl Jaspers, che è molto diverso dal capire che vuole spiegare. Comprendere evidenzia un atteggiamento di partecipazione empatica, un colloquio che nasce nello spazio privilegiato dell'intersoggettività, dello scambio.

Poter raccontare la propria storia agli altri, trovare ascolto vuol dire sentire di “esistere”, avere la consapevolezza di se stessi ed un posto dove ci sentiamo riconosciuti, sapere da dove veniamo, ma soprattutto sentirci riconosciuti nella propria unicità e individualità.
"La storia – dice la Arendt – rivela il significato di ciò che altrimenti rimarrebbe una sequenza intollerabile di eventi. Intollerabile non è una vita che è sempre stata un “no” ma una vita che risulta insignificante, una vita che non interessa nessuno".
E' con questo spirito che dovremmo metterci in relazione gli uni con gli altri. Quante storie si ritengono "insignificanti", quante persone sono ai nostri occhi "invisibili", quante storie si perdono in questa democrazia che considera gli individui "massa" e non persone. Ecco perchè il gesto di Marina è militante e politico.
Grazie Marina, grazie davvero per questo tuo splendido lavoro. Non ho ancora letto il libro, l'ho prenotato, ma so che sarà bellissimo e ne riparlerò non appena l'avrò letto. Quello che comunque va valorizzato è lo spirito con cui l'hai realizzato. Peccato che le case editrici siano oggi interessate ad altro. Ed allora è bene che ci sia internet: il libro potete acquistarlo qui nel sito, ilmiolibro in cui c'è la possibilità del "libro fai da te" che, però, ha bisogno del nostro passaparola.

10 commenti:

  1. Ciao Giulia...mi ha colpito molto quello che hai scritto...e mi sento in sintonia con il tuo pensiero...
    mi piacerebbe leggere questo "alternativo" libro di Marina Pierani!
    Grazie a te!
    Cristina

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  2. Cara Giulia ti ringrazio tanto tanto e mi sento un po' vergognosa per tutte le cose importanti che scrivi e per i nomi che citi. Io cammino per strada osservando le persone e penso che ognuna di loro è una vita, proprio una vita e non una comparsata. E ho voluto incontrarne un po'.
    Poi il risultato non lo so, ma il mio spirito, e tu lo hai capito perfettamente, è proprio questo.
    ti ringrazio tanto tanto e, un po' tremante, aspetto il tuo parere
    marina

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  3. trovo che sia una impresa meravigliosa.
    la creatività vera, quella che nasce dall'interiorità per esternarsi.
    che raccoglie il singolo in sé e ne fa il sensoo dell'altro da sé...
    ammirazione immensa, per questa scrittrice!

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  4. Come sempre entri,con la tua cultura e con la tua sensibilità, nel nucleo delle azioni e dei pensieri altrui.
    Ci credo che Marina si senta trepidante in attesa che tu legga la sua opera.
    Abbraccio
    Cristiana

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  5. Bel post ... in questo guscio dentro al quale viviamo appaiono sfocate le vite degli altri ... eppure ci sfiorano , ci toccano ci urtano e ci compenetrano... La comprensione ... il concetto che hai descritto è perfetto per la mia personale spiegazione di comprendere... Prendere con...
    Quando mi capita di stare in un posto affollato guardo spesso le altre vite e un pò ci entro dentro...è una cosa molto intensa per me osservare ... nascostamente ... e cercare di COMPRENDERE ... grazie a te Stefania

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  6. Raccontare storie di persone prese dalla strada, anzi dalla piazza. Dev'essere un libro assai interessante, grazie per avercvelo segnalato.

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  7. Grazie Cristina, sono contenta che siamo in sintonia.

    Carissima Marina, grazie a te io ho scritto solo quello che mi è sembrato lo psirito del tuo libro che credimi trovo davvero un'idea splendida da imitare. Ne ho parlato anche qui a Torino con dei miei amici e tutti hanno concordato. E' proprio quello che dici anche nel commento: "Io cammino per strada osservando le persone e penso che ognuna di loro è una vita" a dare valore a ciò che ha ispirato il tuo libro, il tuo ripsetto per gli altri, la dignità che restituisci ad ogni essere umano per quello che è. Quindi grazie e aspetto con ansia il libro per leggerlo...

    Ciao Cristiana, ho letto quello che hai scritto tu nel tuo blog e sono quindi anche io in attesa di apprezzarlo come sono sicura merita.

    Cara Stefania, certo, concordo è importante "com-prendere" entrare dentro la vita degli altri con leggerezza per comprendere e non per giudicre, arte molto diffusa oggi e forse anche prima.

    Graze lu.mangione per la segnalazione, lo cercherò senz'altro.

    Ciao Pensierini dei tuoi passaggi sempre graditi.

    Un abbraccio e un sentito grazie a tutti.

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  8. Saper ascoltare e osservare è la base essenziale per chi scrive. Dar spazio alle storie di tutti senza distinzioni, nella piena consapevolezza che ogni percorso di vita è significativo è quanto di più grande ci possa essere. Un caro saluto, Fabio

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  9. Ricordo di aver letto qualcosa tempo fa su questa scrittrice, o meglio, sulla sua esperienza nella piazza, seduta su una panchina, e mi aveva colpito moltissimo. Ora ritrovo qui Marina grazie a te.
    Hai colpito nel segno: sappiamo parlare, raccontare, esporre ma siamo incapaci di ascolto, fatichiamo persino ad attendere il nostro turno in una conversazione, figuriamoci ascoltare con pazienza e condivisione anche a lungo.
    Hai affrontato un problema che non è di poco conto, al contrario è fondamentale per una vera "comunicazione".
    Grazie,un carissimo saluto. Piera

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  10. Io sto leggendo il libro e ogni sera spengo la luce e, mentre mi addormento, mi riracconto le storie di Marina. Oltre che ascoltatrice direi che e' una brava osservatrice perche' sa cogliere quei particolari che rivelano molto delle persone senza che queste lo sappiano.
    Peccato che alcune storie sono molto brevi, proprio dei flash.

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