20/04/10

L'ascolto ed il dialogo

Forse la prima capacità che sento di dover avere è proprio quella di giudicare criticamente me stessa per vivere quello che potrei chiamare con Socrate “una vita esaminata”. Nulla, infatti, per me può essere accettato solo perché mi è stato trasmesso o perché mi è diventato familiare con l’abitudine. Tanto meno mi devo lasciare affascinare da quelle semplificazioni che aggirano i problemi dandomi l’illusione di aver trovato finalmente la soluzione.

Ci scambiamo idee, opinioni continuamente, ma spesso mi chiedo quanto siamo disponibili a metterle in discussione? Quanto siamo aperti a ragionare insieme? Ad attendere le risposte aprendoci alle domande? Scriviamo e diciamo quello che ci sembra di sapere o sentire, ma quanto ha abitato in noi la domanda prima di trovare la risposta?

Il pensiero è un cammino, a volte va diritto verso la meta, altre volte indugia timoroso per paura di contraddirsi e di dover cambiare rotta, a volte accetta di andar per tentativi pronto a guardare l’errore quando si presenta e ad ammetterlo. L’umiltà è compagna dell’intelligenza che non si esibisce, ma si interroga.
E bisogna imparare ad ascoltare che vuol dire fare silenzio dentro di noi, far tacere le tante parole che giudicano, che stigmatizzano, che interpretano, che a tutti i costi vogliono trovare soluzioni veloci, le parole che presumono di aver già capito senza prima aver affiancato, condiviso, amato. Solo da questo silenzio può nascere l’ascolto dell’altro, un silenzio che è spazio, apertura. Un silenzio per dirla con la Weil che ci “permette di cogliere verità che altrimenti resterebbero celate per sempre”.

Solo partendo da questo ascolto si può parlare di dialogo. “Non si incontra l’altro se non in un dialogo che trasformi sia chi parla sia chi ascolta” dice il neuropsichiatra Borgna. Purtroppo, invece, siamo troppo abituati al soliloquio, a cercare ciò che conferma quello che è il nostro punto di vista, piuttosto che quello che ci interroga e ci pone dubbi, siamo troppo impegnati a far passare la nostra idea piuttosto che ascoltare il punto di vista dell’altro per arricchirla e renderla praticabile. Galimberti dice giustamente che “è difficile aprire una discussione senza che i pregiudizi, abbiano occupato la scena ”.

Il dialogo è un modo di vivere, il dialogo è con l’altro, ma prima di tutto con se stessi. Tutto questo nella speranza che si ritrovi senso ed entusiasmo nel nostro agire quotidiano, perché il sapere più umano di tutti è “saper cosa fare della propria vita”.
Non sono solo risposte “intellettuali” quelle che cerco, cioè concepite solo dagli occhi delle mente e che lasciano le cose come stanno. Cerco qualcosa che mi “com-muova” che cioè mi metta in movimento insieme a…. E insisto insieme a… Sì perché il dialogo non è solo tra noi “simili”, il dialogo è con l’”altro” diverso da me… Con l’immigrato, con l’emarginato, con chi mai è ascoltato, ma solo “giudicato”…
Ed il mio sguardo va verso chi o ciò che è stato umiliato, non accolto e che meriterebbe di essere riscattato, di trovare ospitalità nella nostra mente e nel nostro cuore e di acquisire i diritti che gli sono stati negati e tolti.

Non c'è dialogo con chi ha imparato solo a dominare prevaricando l'altro.

14 commenti:

  1. A proposito di cum-movere,cioeè muoversi insieme e ascoltarsi e capire sè e quindi l'altro ,differente,te ne riporto uno.Reparto neonati,Torino:sulla vetrata per entrare c'è un cartello che spiega come tutti saranno accolti indipendendentemente dal permesso di soggiorno.Attorno a me e mia figlia partoriente tante mamme nere e slave che mi hanno pregato di spiegarlo loro ,io ho provato con un sorriso e loro mi hanno abbracciata e così mia figlia.Ecco,credo che sia questo ciò che intendi che appaga l'anima.Grazie
    Tinti

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  2. E' difficilissimo ascoltare veramente chi la pensa in modo diverso da noi, c'è troppa gente che si delizia al suono della propria voce. Bisogna imparare a confrontarsi anche con chi la pensa in modo radicalmente diverso da noi, solo così c'è vero dialogo, vera crescita, vera sintesi e progresso. Ma è così difficile! :-(

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  3. asoltare anche i gesti, che a volte dicono più di mille parole.

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  4. Cara Tinti, ci siamo intese :)

    Lo so che il dialogo è difficile e l'ascolto vero ancora di più, cara pensierini, ma credo che sia necessario provarci almeno. Certo ci sono persone con cui il dialogo è quasi impossibile, ma a volte stentiamo a dialogare anche tra chi ha un sentire comune.

    grazie Occhi di notte

    @ signora in rosso: Sì, anche i gesti' sono d'accordo

    Un grazie a tutti

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  5. c'è tanta verità in questo post e non so come ancora una volta mi specchio dentro quello che scrivi...in questi momenti mi sento molto sola, anche se fisicamente non lo sono...e trovo che sia impossibile iniziare un dialogo se non ci si impegna a mettersi sullo stesso piano...solo in questo modo si può crescere...

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  6. Non è bello sentirsi soli, carissima Cristina, ma a volte lo si è. capita nei momenti in cui magari si sta preparando un cambiamento. Ascolta te stessa, anche questo credo sia molto importante. Un abbraccio forte

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  7. Un post molto denso e significativo. Fa riflettere sull'uso che facciamo delle parole, quanta importanza hanno, che cosa significa ascoltare l'altro, imparare qualcosa da chi ci sta accanto...

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  8. Brava Giulia che hai postato questa foto! Me la ricordavo dal tuo vecchio blog e ogni tanto ci pensavo e ti volevo dire quanto mi era piaciuta. Mi da' proprio l'idea di una tranquilla conversazione lontana dal frastuono quotidiano.

    (Mi piace anche la frase "L’umiltà è compagna dell’intelligenza che non si esibisce, ma si interroga." che calza con un discorso che facevo ieri con i miei figli).

    Un abbraccio.

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  9. Lo sapevo che ti piaceva e per questo sono andata a ripescarla.
    Di non-intelligenze che si esibiscono forse ne abbiamo fin troppe, le intelligenze è meglio che facciano il loro lavoro che è prorpio quello di farsi domande.
    Ciao, cara amica e saluta i tuoi figli anche se non li conosco "ancora".

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  10. Davvero ti sei ricordata? Che pensiero gentile!

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  11. in questo periodo ci sono persone con cui ho addirittura paura a parlare, paura delle frasi che potrebbero dire
    ma hai ragione tu, è con loro che bisogna dialogare
    ogni tanto faccio qualche esercizio di buona volontà, ma che fatica!
    marina

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  12. Sì, Artemisia, mi sono ricordata. Del resto mi fa piacere che tu l'abbia apprezzata.

    Marina cara, l'ultima frase di questo post dice una cosa che ho sperimetato anch'io: non c'è dialogo con chi prevarica e lancia anatemi csoprattutto contro i più deboli. Con loro forse c'è bisogno di militanza, di ridurre i danni che fanno nel momento in cui le loro esternazioni sono fatte davanti agli altri. Poi si può dialogare con tanta altra gente che a volte mi accorgo "non sa" e non ha avuto occasioni di fare esperienza di altre "parole", di altri "gesti".
    Un abbraccio

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