06/05/10

Abbattare i muri della solitudine

Ho incontrato nella mia vita troppe persone che dietro un’apparente convivialità nascondono il gelo della solitudine, quella solitudine che è vuoto, smarrimento, angoscia; l’angoscia di chi si trova davanti ad un’indifferenza ripetuta, di chi, vivendo tra gli altri, cercando comprensione ha incontrato solo delusione e amarezza. Li ho visti nascondere i propri sentimenti, in un certo senso archiviarli.
E forse in tutti noi c’è qualcosa di incomunicabile, di indicibile. Troppo spesso ci si sente come in un labirinto senza via d’uscita, intrappolati in una dimensione di cui non si conosce lo sbocco, imprigionati dentro noi stessi in pensieri che non trovano la strada del dialogo, della comunicazione Insieme, ma lontano.
Abitiamo tutti la fragilità, ma abbiamo paura di nominarla, di raccontarla così come la sentiamo in noi e la vediamo negli altri.
Abbiamo bisogno di incontri, di scambi umani e solidali. Abbiamo bisogno di porte aperte di ascolto e di parola. Ma abbiamo bisogno di ritrovare la pazienza, di rallentare i nostri passi, di rompere il muro della diffidenza e della paura.
Abbiamo tutti bisogno di una mano tesa verso cui andare, una mente aperta in nostri ed altrui i tuoi pensieri possano trovare dimora.
Ma a chi tocca il primo passo?

Immagine di Antony Gormley

16 commenti:

  1. Hai proprio centrato il punto! Abbiamo tutti bisogno di comunicare, ma abbiamo perso la disponibilità all'ascolto. La strada giusta è proprio quella: rendersi disponibili ad ascoltare l'altro. Solo in quel momento si aprirà la porta che ci isolava nella diffidenza. Il primo passo tocca proprio a noi, dunque. Dobbiamo renderci protagonisti se vogliamo ottenere qualche risultato.

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  2. la mano tesa spesso ce la aspettiamo ma non sempre siamo disposti a tenderla...E' sempre da noi che dobbiamo partire, dalle nostre responsabilità. L'ascolto, tema centrale nel tuo blog, è stranamente quello che manca di più e quello di cui tutti abbiamo bisogno. Un abbraccio grande

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  3. C'è qualcosa di "indicibile" in ognuno, sconosciuto a noi stessi. E' un limite invalicabile, è la chiave che andiamo cercando di cui parla Borges in una delle sue ultime poesie:
    ...
    Posso infine scordare. Giungo al centro,
    alla chiave, all'algebra,
    al mio specchio.
    Presto saprò chi sono.

    (Elogio dell'ombra)

    Significativo che la sua conclusione sia parallela a quella di Dante nel Paradiso: l'immagine dell' Indicibile, del totalmente Altro e Nulla (come lo chiamerebbe Turoldo) è il riflesso di sé stessi...

    ciao

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  4. Care RossoVermiglio e Arnicamontana, davvero dobbiamo rompere la diffidenza, ma soprattutto imparare a convivere con i nostri e altrui limiti.
    Grazie, Guglielmo per il tuo contributo importante.
    Giulia

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  5. A chi tocca il primo passo?
    E' questo il problema, a volte si può essere bloccati dalla timidezza, dal pudore di interferire nella vita di altri, oppure dalla paura di un rifiuto, ma anche che l'altro possa poi diventare una presenza ingombrante,perché ci sono delle persone alla continua ricerca di contatti umani, ma che vengono sfuggite come la peste, poiché a volte basta un buongiorno e questi diventano poi invadenti in misura eccessiva.

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  6. C'è tanta voglia di strappare il velo di solitudine e disagio ,di raccontarsi ma si teme spesso che l'altro abbia altrettanti veli e paure e allora ci si schermisce..e il passo non si fa,si rimane entrambi fermi. Tutto sta in chi è più umile,credo e riconosce il bisogno.Grazie Giulia.Tinti

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  7. Leggo sempre qualcosa di interessante da te, begli spunti di riflessione. Che tema difficile, la solitudine, il bisogno degli altri...La solitudine mi accompagna in ogni istante della mia vita, non mi oesa ma posso capire lo strazio e il dolore di chi, invece, ne è sopraffatto e si senye prigioniero, ed incapace di cercare/trovare aiuto.
    Ciao Giulia

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  8. un argomento complesso e delicato e tutto infine è rimandato a noi, al nostro fiuto alla nostra possibilità e capacità di coniugare dentro e fuori e di fare il nostro gioco con la consapevolezza cui siamo arrivati

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  9. Il primo passo? Io credo sia opportuno fare sempe il primo passo. Mai farsi incartare dall'orgoglio o dal timore. Un caro saluto, Fabio

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  10. Caro Sileno, Può capitare quello che dici, ma io penso che a volte ci lasciamo scappare, per paura di essere in qualche modo "fregati", occasioni belle. Comunque non è bella la solitudine non scelta, non vissuta bene e questa è molto diffusa.
    Cara Tinti, ecco bisogna riconoscere il bisogno. Possiamo aver bisgno della solitudine in molti momenti, ma abbiamo anche bisogno di stare con gli altri, di condividere qualcosa, di unirci per affrontare problemi nostri e degli altri.
    Grazie Elena, sei sempre gentile. La sllitudine, come dici tu, non deve diventare una prigione, quando è così avvero è terribile.
    Cara papavero di campo, ecco hai detto bene bisogna mettersi un po' in gioco, rompere circoli che spesso diventano "viziosi". Ma è davvero un argomento complesso, per questo bisogna parlarne.

    Un caro saluto a tutti
    Giulia

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  11. Il primo passo? Toccherebbe al più forte, in teoria, ma chi è il più forte, dentro? Bella domanda.

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  12. la solitudine può essere una buona compagna se si sa che comunque al momento opportuno si può comunicare anche con gli altri, quegli altri che hanno il tempo e la voglia di essere disponibili ad ascoltare ...
    il problema dei nostri tempi è secondo me la fretta, quella che porta tutti quanti a fare tutto e a fare sempre tutto troppo in fretta,senza avere un minuto di tempo anche per gli altri, e la paura, quella paura di essere monopolizzati dagli altri, quelli che poi ti fregano...perchè se tu ascolti loro, poi loro non ti mollano più e si fanno impiccioni e rompiscatole, oppure se tu hai bisogno per caso di loro, quelli ti voltano le spalle e se ne fregano di te!!...

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  13. è soltanto l'amore che può sconfiggere la solitudine...

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  14. Paola, già chi è il più forte. Forse nessuno lo è e forse è proprio il riconoscimento della nostra fragilità la nostra forza.

    Hai ragione, Erica, la fretta è dannosa nelle relazioni. La relazione è pazienza e attenzione all'altro e chiaramente richiede reciprocità. Non con tutti è possibile.

    Certo, l'amore, Cristina, che è contenitore di tante altre parole...:)

    Un caro saluto e grazie

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  15. bè , tocca a me ... e cioè ad ognuno ... poi tutto cambia , un abbraccio

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  16. Ciao Giulia, anche se tu a quest'ora sarai al mare io piano piano mi metto in pari con i post arretrati e comincio da qui.

    Certo, ognuno di noi ha le sue fragilita' che impara crescendo a nascondere sotto il tappeto ed a simulare disinvoltura. Io, che sono sempre stata timida, con gli anni ho imparato che anche i piu' disinvolti hanno la loro dose di insicurezza. Ho imparato allora a farmi coraggio e, visto che non sono brava a simulare, a mettere tranquillamente in piazza i miei limiti (oddio non proprio tutti tutti). Spesso e' andata bene o per lo meno non e' stato quel "disastro" che temevo.
    Ma e' dura impararlo, le mani tese sono piuttosto rare.

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