11/05/10

Abitiamo in una memoria

Saramago nasce nel 1922 ad Azinhaga, un piccolo villaggio del Portogallo da una famiglia di contadini.
Si trasferisce all’età di due anni a Lisbona, anche se torna spesso e per lunghi periodi dai nonni materni, nel paese natale. La sua era una famiglia comune che lavorava in campagna, erano contadini senza terra, analfabeti. Il suo nonno paterno allevava maiali, bestiame ed è ad Azinhaga che dice di aver passato i momenti più belli della sua vita.
“L'uomo più saggio che ho conosciuto in vita mia non sapeva né leggere né scrivere” così comincia il suo discorso per il premio Nobel e l’intervista nel salotto della Dandini.
“Quello che devo ai miei nonni non ha prezzo. Non erano persone intellettuali, mia nonna e mio nonno. Sapevano ciò che è necessario sapere per fare la loro vita. Quando ho ricevuto il premio Nobel a Stoccolma ho pensato che fosse un mio obbligo morale ricordare queste due persone. Se non parlassi di loro come parlo, sarebbero già scomparse dalla memoria di tutta la gente. Mi dà una certa allegria fare in modo che la loro vita possa essere prolungata”.

E nel suo libro “Di questo mondo e degli altri” scrive:.
Mio nonno era "un uomo uguale a molti altri di questa terra, di questo mondo, senza opportunità, forse un Einstein perduto sotto una spessa coltre di impossibilità, un filosofo (chissà), un grande scrittore analfabeta. Qualcosa di serio che non potè mai essere".
Il nonno di Saramago, vecchio e stanco, "cammina sotto la pioggia, ostinato e silenzioso, come chi compie un destino che nulla può cambiare".
Saramago vedrà sempre in quel nonno "un uomo saggio, silenzioso ed introverso, che apre la bocca solo per dire parole importanti, quelle che contano".

Quando si è ammalato, è stato portato a Lisbona per essere curato. Prima di lasciare la sua casa, è andato "di albero in albero del suo podere, ad abbracciare i tronchi, a congedarsi da loro, dai frutti che non mangerà più, dalle ombre amiche".
E mentre li abbracciava piangeva.
I suoi nonni conoscevano il valore della Terra, madre di tutte le madri.

Parlando della nonna Saramago scrive “seduta sulla soglia della porta aperta sulla notte stellata e immensa, sul cielo di cui nulla sai e nel quale mai viaggerai, sul silenzio dei campi e degli alberi attoniti, dici con la tranquilla serenità dei tuoi novant'anni e il fuoco della tua adolescenza mai perduta: 'Il mondo è così bello, e io ho tanta pena di morire'".
Ricordi questi che non lasceranno mai lo scrittore che fa una distinzione tra il verbo “vivere a” e “abitare”.
“Il Portogallo – dice - è il paese in cui vivo, ma si abita davvero solo la memoria. Io vivo a Lisbona, ma la Lisbona della mia memoria è un'altra. Non è quella di oggi, di ieri e neanche quella dell'anno scorso, è scomparsa in gran parte, può vivere solo nella sua memori.a Viviamo in un luogo ma abitiamo in una memoria".

Ho avuto pensieri simili, quando tornando nei posti dove ho vissuto la mia giovinezza, mi rendevo conto che non li riconoscevo se non attingendo ai ricordi depositati nella mia memoria. Così per i luoghi, così per le persone.
E sono stata sempre convinta che la saggezza non è necessariamente di chi possiede una grande cultura, la saggezza vive nelle persone che sanno dare alla loro vita un senso e un significato e lo sanno trasmettere come un'eredità che non va mai perduta. Io ho imparato molto, moltissimo ascoltando storie vere di tanta gente per lo più invisibile, ma non per questo insignificante.
In questo senso, sì è vero, noi abitiamo in una memoria.

16 commenti:

  1. Mi ha commosso l'immagine del nonno che, prima di congedarsi, abbraccia gli alberi, ad uno ad uno, piangendo.
    La vera saggezza è negli umili, quella che magari non viene mai espressa con le parole ma coi gesti. Spesso le persone colte si fregiano di saggezze altrui, non vissute sulla propria pelle e non del tutto sentite.
    Un abbraccio
    Francesca

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  2. un grande uomo che scrive grandi cose, che riesce ogni volta a farci riflettere
    un saluto

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  3. E' bellissimo poter morire lucidi, non a tutti è dato potersi congedare dai propri cari con dignità. I nonni di Saramago sono stati fortunati doppiamente: per la loro vita saggia e serena e perché il nipote ne ha tramandato e immortalato il ricordo. Bello sarebbe se anche noi potessimo godere di una tale memoria affettuosa, nella mente e nel cuore di chi lasciamo.

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  4. massimo/esplanade11 maggio 2010 18:43

    sarà che questa sera ho una felice predisposizione, ma ho pianto
    grazie.
    massimo

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  5. che meraviglia Giulia...e che commozione... come il nonno abbraccia gli alberi, la forza di quello stesso abbraccio mi ha catapultata nei miei ricordi e ti ringrazio. E' sempre bello stare qui da te

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  6. Sì, cari amici, è commovente la figura del nonno e il suo gesto ci dà la misura del rispetto che aveva per la natura che gli dava cibo e che lui curava.
    Ed è bello che Saramago valorizzi i suoi "vecchi", che gli restituisca la dignità e il valore che meritano. Lo fa sempre, ogni volta che gli capita di parlare. E' bello ed ha commosso anche a me.
    Grazie a tutti
    Giulia

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  7. Un post stupendo , grazie. Ho sempre pensato che la saggezza non abbia legami col la cultura scolastica e quindi con l'essere intellettuali ... La saggezza viene da una propria , autoalimentata , allevata , cultura della comprensione profonda ... Cultura del saper stare in questa vita , cultura del pensiero utile ed adeguato al proprio mondo... Dalla sottile visione profonda della bellezza ...Anche io ricordo come pietre miliari , nella mia vita , l'incontro con persone sagge e piene di quella brillante intelligenza che associata ad una adeguata possibilità avrebbero dato vita fuochi artificiali ... ma forse è un limite che abbiamo quello di considerare obbligatorio il percorso all'interno di una certa cultura quando certe elevatezze spirituali e intellettuali spesso provengono da tutt'altra strada ... Meraviglioso il passo che descrive l'uomo anziano che saluta i suoi alberi , ... un abbraccio

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  8. Simpatico il tuo blog..Un saluto e buona giornata.

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  9. Ricordo perfettamente l'immagine del vecchio in Le piccole memorie, anche perché in un vecchio post avevo parlato di lui e di quel presentimento che lo spinge ad abbracciare gli alberi del suo orto congedandosi dalle loro ombre amiche prima dell’arrivo della «grande ombra».
    Ma ciò che dici a proposito del vivere, dell'abitare e dei luoghi mi fa venire in mente Kant, e il pensiero dell'irreversibile richiamato spesso da Antonio Prete a proposito della natura della nostalgia: ovvero che il ritorno ai luoghi è possibile, ma l'errore è credere che siano cambiati. Mentre siamo noi a non essere più gli stessi, perché è il tempo a non concedere ritorni, è il tempo a mancare nei luoghi, e noi (noi come eravamo) con lui. Noi che possiamo abitare solo nella memoria, proprio come tu scrivi.

    Un caro saluto.

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  10. Grazie Dual.

    Cara Stefania, come è vero quello che dici! Siamo noi a cambiare, a non essere più gli stessi anche se cerchiamo sempre una continuità per dare senso alla nostra strada.
    Grazie per questo contributo. Spero che questo dialogo continui

    Giulia

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  11. Abitare nella nostra memoria, che espressione intensa e vera! Rifletto su ciò che scrivi e te ne ringrazio. Un abbraccio, Annarita

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  12. Essenzialmente si tende a vedere solo ciò che siamo in grado di riconoscere e che è passato attraverso il filtro della nostra sensibilità, emotività. Quando visito una città mai vista prima, la sento mia se, prima di andarci, l'ho "vissuta" attraverso la lettura di un romanzo lì ambientato.
    Ciao!

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  13. Bellissima l'immagine degli abbracci agli alberi, commovente e ricca di rispetto.
    E' proprio vero che la saggezza non si impara studiando, ed è l'unica "materia" che serva veramente a vivere.
    Buona gioranta.

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  14. Grazie, Annarita. Sono sempre molto contenta quando passi di qua

    Giacynta, bella questa idea di leggere un libro ambientato in un città che si va a visitare. Molto meglio delle guide turistiche. Lo farò.

    Emanuela, anche io sono d'sccordo che la saggezza non si impara studiano. Lo studio serve se ti aiuta a vivere, allora sì può anche aiutarti a essere più saggio.

    Un caro saluto a tutti e grazie
    Giulia

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  15. Devo assolutamente comprare questo libro. E' universale, parla al cuore e agli occhi di chi sa guardare, dentro e fuori. Mi ha ricordato mio padre, che malgrado il suo soffrire è terribilmente amante della vita e del suo essere Einstein malgrado fosse quasi analfabeta. A volte nel suo sguardo percepisco la tristezza di non poter ricominciare da capo. Anche lui conosce il valore della terra.

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  16. Ciò che ho citato è solo un racconto del libro, cara Silvia, e devo dire che anche io ho pensato a tuo padre per come me lo racconti.
    Un abbraccio e grazie di cuore per essere passata di qui
    Giulia

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