19/05/10

Edoardo Sanguineti ci ha lasciato

Alcuni pensieri di Edoardo Sanguineti tratti da alcune sue interviste

Penso che la poesia sia una strada faticosa. Non voglio far paragoni con i santi, anche se viviamo in un'epoca in cui la santificazione è piuttosto intensa, quindi probabilmente molto meno rara che in altre epoche. La gloria nella navigazione mi sembra invece cosa ormai superata, anche se ci sarà pure qualche raffinato sportivo che ama esercitarsi in simili forme di rischio. Una volta credo si dicesse che l'Italia è anche patria di eroi, ma il motto di Brecht "Beato il paese che non ha bisogno di eroi" mi pare senz'altro più opportuno. Per quanto riguarda la poesia, oggi è frequentatissima. Anzi, questa è forse l'epoca in cui la produzione poetica hanno assunto dimensioni incredibili. Non mi pare che oggi i giovani poeti siano felici. Io ho vissuto ancora in un'epoca in cui il dibattito intorno al far poesia era un punto culturalmente forte e de cisivo. Ormai questo spirito non c'è più. Oggi, poi, si applaude un po' tutto. In fondo, se non c'è la prospettiva del fischio anche la gioia dell'applauso è estremamente ridotta.

Il mio rapporto con la tecnologia è un po' primitivo, uso i vantaggi della modernità con una certa pigrizia. Preferisco la macchina da scrivere che è anche un modo per rielaborare il testo: non sono veloce e, mentre digito, ho tempo di ripensare a quello che scrivo. È una mia mitologia quella di arrivare a una scrittura a macchina che a un certo punto si presenti priva di errori, quasi un segnale che non ci sono più resistenze interiori alla forma che intendo imprimere. A volte mi impongo di ricominciare a scrivere ogni volta che sbaglio, costringendomi così a una riflessione prolungata, a una disciplina che nella scrittura poetica si rivela molto utile".

"Dobbiamo considerare i grandi vantaggi che la tecnologia produce, è inutile avere nostalgie malriposte di un mondo incontaminato. Cenare a lume di candela sarà anche romantico, ma non perché non esiste la luce. Anche la cosiddetta schiavitù della televisione prima era schiavitù del silenzio per chi era costretto a stare in casa e poteva ascoltare solo una radiolina sgangherata. Continueremo a comunicare come siamo abituati, la tecnologia avanza spesso in modo anche violento ma ha dei limiti interiori. Una volta Brecht ha detto che un elefante cresce molto, ma non più che un elefante; voleva fare riferimento al fatto che ci sono dei limiti naturali intimi alla forma e ai suoi possibili sviluppi. Certamente ci saranno nuove modalità di estensione del pensiero tecnologico ma queste devono ancora essere scoperte e rese sicure. Per quello che vedo ora se avessi un figlio molto giovane gli concederei di usare i tefonini con videocamere e tutte le più moderne tecnologie, consigliandogli allo stesso tempo una certa saggezza. Se fossi io molto giovane userei tutto questo, probabilmente senza saggezza".

Fotografia di Mario Dondero

4 commenti:

  1. Un bellissimo omaggio per un grande poeta !


    CRi

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  2. un uomo, un verso, un poeta!

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  3. Perche i grandi si ricordano sempre dopo e non prima?

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