13/05/10

E il mai diventa: oggi!

Dice Galimberti rispondendo alla lettera di un giovane su Donna di Repubblica che "sarebbe necessario dare qualche possibilità di parola e di azione ai giovani per il rinnovamento di questa società sempre più statica, acquiescente, conformista, se non addirittura rassegnata. Le procedure della nostra democrazia non ci consentono, ad esempio, un'esperienza come quella americana capace di eleggere un afro-americano di 47 anni alla presidenza degli Stati Uniti. Sulla pelle nera si è detto molto in termini di entusiasmo e di ironia, anche se da noi uno dalla pelle scura non può fare neppure il vigile urbano. Ma è sui 47 anni che non si è detto granché per non offendere la gerontocrazia che governa il nostro Paese, le cui procedure democratiche non consentono ai giovani di arrivare al potere. La conseguenza è che non circolano con efficacia nel nostro Paese idee nuove, e soprattutto quella creatività, quella forza, quell'inventiva che la natura e non altri ha consegnato ai giovani. Essi dispongono del massimo della potenza biologica, sessuale (che vuol dire anche procreativa) e intellettuale che a partire dai 40 anni decresce. Tutta questa riserva di forza e potenza che ogni società dispone, in Italia non viene utilizzata. La si parcheggia nelle università, nel precariato, nella disoccupazione, nella mancanza di futuro, per consentire agli anziani arrivati di proseguire nelle loro pratiche di potere fino alla morte. Pratiche ripetitive, senza inventiva, pura gestione dell'esistente condite con tanta retorica. E allora dei giovani si mette in mostra solo la bellezza, spesso accompagnata da analfabetismo, si mette in mostra il gesto atletico, in una parola: il corpo. La loro mente, la loro iniziativa, il loro coraggio, il loro volontariato, la loro voglia di futuro viene assopita, mortificata, messa in disparte, trascurata. Si aspetta, come diceva Cavour, che da rivoluzionari diventino conservatori. Si assestino nel loro benessere individuale quando riescono a raggiungerlo, in modo che la società non abbia sussulti e prosegua nel suo ineluttabile declino, che non preoccupa la gerontocrazia al potere perché il declino o addirittura la fine avverrà dopo la loro morte. Purtroppo le vite individuali sono troppo brevi perché si possano far carico davvero della vita o della morte della società che al momento governano. E se fosse proprio qui il male oscuro del nostro”.

Certo è che in Italia si respira proprio un’aria in cui sembra che ogni rinnovamente non sia possibile, che tutto sia fermo, irremovibile. E così siamo diventato un paese che non crede più che qualcosa possa succedere. E la sfiducia che è in noi è il miglior risultato che un governo possa conseguire. Quando manca la speranza di cambiamento, chi vuole mantenere le cose come sono può governare indisturbato, chi vuole fare i propri interessi non trova più nessun ostacolo., la corruzione non indigna i più.
Ma voglio credere che quello che diceva tanti anni fa Bertolt Brecht ne "La lode della dialettica" possa essere vero anche oggi.

L'ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.
Gli oppressori si fondano su diecimila anni.
La violenza garantisce: Com'è, così resterà.
Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda
e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.
Ma fra gli oppressi molti dicono ora:
quel che vogliamo, non verrà mai.
Chi ancora è vivo non dica: mai!
Quel che è sicuro non è sicuro.
Com'è, così non resterà.
Quando chi comanda avrà parlato,
parleranno i comandati.
Chi osa dire: mai?
A chi si deve, se dura l'oppressione? A noi.
A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.
Chi viene abbattuto, si alzi!
Chi è perduto, combatta!
Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare?
Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani
e il mai diventa: oggi!

12 commenti:

  1. mi è venuta in mente una cosa che scrissi tempo fa, me ne ricordo solo una parte:
    " Vedo sassaie deposte a fare cumulo
    sopra ricordi d’ossa. È sempre altrove
    che si colloca l’argine, tracima di catene di potere
    bombe silenti labbra strette e mute, abbiate fede e dite
    le preghiere. Vi ascolterà lo scorrere di sabbia in una sfera
    prigionieri di un tempo da clessidra."

    se la ritrovo tutta te la faccio avere.
    ciao
    grazie,

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  2. Il punto è che NEMMENO all'università, spesso, il rinnovamento è accolto, spronato o lasciato passare.
    Ci sono i dogmi e non si possono mettere in discussione.
    Proposi Oriana Fallaci per una tesi in letteratura italiana.
    MI è stato chiesto che idea avessi della letteratura per includere la Fallaci nella rosa dei candidati.
    Dentor di me ho pensato che forse il professore aveva dimenticato il significato di letteratura e che, probabilmente, non aveva mai guardato oltre o letto un libro della signora in questione.
    Ai giovani non è dato spazio e questa è una socità che pagherà caro, secondo me, lo sfruttamento e l'indifferenza verso di noi.
    Non vi è interesse.
    Ma questo è solo un suicidio.

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  3. dobbiamo lottare per non far marciare più l'ingiustizia con passo sicuro!
    dobbiamo farlo
    un saluto

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  4. E' terribile come i giovani facciano fatica ad affermarsi, specie nel nostro povero Paese. Ci sono "giovani ricercatori" di quarant'anni che mandano avanti l'Università, ci sono supplenti altrettanto attempati nelle scuole, ci sono precari di una certa età in ogni angolo. Passare la vita ad aspettare non dev'essere gratificante, per uno non più giovanissimo e inesperto.

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  5. Cara Cristina, gradirei molto se me la mandassi. Grazie di cuore

    Concordo con quello che dici Occhio di notte, l'Università è messa male. Solo ieri ne sentivo parlare ed è da scoraggiarsi

    Ernest, certo dobbiamo lottare. Dovremmo riuscire anche a unire le forze e fare azioni che in qualche modo tocchino...

    Cara Paola, io ho tutti i miei ex allievi che hanno terminato gli studi, i più bravi scolasticamente parlando che sono andati all'estero.

    Grazie a tutti

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  6. Rinnovamento e ricambio sono sinonimo di mutazione profonda, di moralizzazione della vita civile. I vecchi caporioni mal tollerano questa possibilità. Non sopportano che il loro sistema di potere venga messo in discussione e così sviano, cercano di far prevalere la legge del più forte e la regola dell'intrallazzo, frustrano le capacità e le doti dei meritevoli e favoriscono solo l'avanzamento di chi garantisce la sopravvivenza del sistema. Son preoccupato e anche pessimista. Vedo le nuove generazioni deboli, all'incrocio dei venti e son convinto che se è così molto colpa ricade sulle precedenti generazioni che hanno abbandonato gli ideali e l'entusiasmo giovanile per inseguire chimere di grandezza e di potere. Un caro saluto, Fabio

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  7. E' molto vero e triste ciò che scrivi.
    Mi piacerebbe respirare un'aria nuova di rinnovamento in questo paese e morire magari accoapgnata con feste di nuova libertà espressiva. Io credo che ci sia tanto buono in giro e tanta energia. Mi pipacerebbe che venisse dato spazio perchè questa energia esplodesse in tutta la sua forza. Un presidente nero negli USA ha un significato particolare soprattutto dopo i due predecessori. Non pretendo tanto, ma un sano ricambio generazionale sì.
    Lo direbbe anche un contadino: per far crescere bene l'albero occorre potare i rami vecchi.
    Bel post, come sempre.

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  8. Credo che non pretenderemmo molto che ci fosse un normale cambio generazionale. Noi stiamo abitando un paese malato.
    Forse dobbiamo curarlo
    Giulia

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  9. Proprio pochi giorni fa ripensavo a quanto fosse giovane Obama...
    di lui mi colpì subito la giovane età!
    Come dicevo nel mio post...non facciamoci spaventare da chi ci vuole deboli...
    siamo giovani, abbiamo grandi idee, non abbiamo i mezzi. Ma dobbiamo provarci. Sempre, fino in fondo. Rinunciare farebbe solo il gioco dei "grandi"!

    Bellissimo post, un saluto, a presto.

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  10. Grazie Janas, no non ci si deve far spaventare da chi vuole deboli i giovani!
    Un abbraccio

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  11. sto facendo incursioni un po' qua e un po' là sul tuo blog. e mi piace molto.

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  12. Viene proprio da essere pessimisti ma bisognerebbe guardare le cose a lungo termine e forse scopriremo che nei periodi di decadenza c'erano gia' semi di cambiamento ma non si vedevano. L'unica cosa che temo e' quanto bisogna scendere in basso per scuoterci.

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