04/05/10

“Il re in ascolto” di Italo Calvino

“Lo scettro va tenuto con la destra, diritto, guai se lo metti giù, e del resto non avresti dove posarlo, accanto al trono non ci sono tavolini o mensole o trespoli dove tenere, che so, un bicchiere, un posacenere un telefono; il trono è isolato, alto su gradini stretti e ripidi, tutto quello che fai cascare rotola e non si trova più”.
Questo l'incipit del racconto di Italo Calvino “Il re in ascolto”
Questo racconto è inserito in una collezione dedicata ai cinque sensi (Sotto il sole del giaguaro) . Il re di cui si parla rappresenta l’udito. Egli siede al suo trono per intercettare e decifrare i suoni che appartengono al suo mondo: quello del potere. E'assediato dalla logica del suo stesso potere e la sua unica attività è il controllo acustico del regno.
Nel palazzo che, come un grande orecchio, ha "padiglioni, trombe, timpani, chiocciole, labirinti," ogni suono è un indizio di fedeltà o congiura. Ma "ogni voce che sa d'essere ascoltata dal re acquista uno smalto freddo, una vitrea compiacenza".
Non può fare nulla il re: solo ascoltare, intercettare suoni e interpretarne il senso. Le voci sembrano non avere più vita, non hanno più nulla a che vedere con quella voce che "mette in gioco l'ugola, la saliva, l'infanzia, la patina della vita vissuta, le intenzioni della mente, il piacere di dare una propria forma alle onde sonore".
Una notte al re insonne capita tuttavia di udire "una voce di donna che si abbandona a cantare, invisibile al davanzale di una finestra spenta". Egli allora si riscuote, improvvisamente le sue orecchie ascoltano la vita.
Ciò che lo attira è "il piacere che questa voce mette nell'esistere: nell'esistere come voce, ma questo piacere porta [il re] a immaginare il modo in cui la persona potrebbe essere diversa da ogni altra quanto diversa è la voce".
Il re, insomma, scopre l'unicità di ogni essere umano. Non si tratta più di captare suoni minacciosi e decifrarli, bensì di godere l'ascolto della "vibrazione di una gola di carne". Una voce viva e corporea, unica e irripetibile. Proprio quella voce distrae il re dalla sua ossessiva vigilanza.
"Quella voce viene certamente da una persona, unica, irripetibile come ogni persona", osserva infatti puntualmente Calvino.

C’è la voce che si unisce al frastuono indistinto, c’è la voce che vuole prevalere su quella degli altri, c’è la voce che si unisce al chiacchiericcio. C’è la voce che ti parla, che raggiunge il tuo orecchio per arrivare al cuore, alla mente, per essere ascoltata, per comunciare con te. E quando si ascolta questa voce se ne rimane come affascinati.
Questa voce procede da dentro a fuori, spingendosi nell'aria, con cerchi concentrici, verso l'orecchio altrui. Anche dal dal punto di vista fisiologico, essa implica una relazione e chi vuole udirla deve aprirsi al rapporto con l’altro come essere unico, come individuo, come persona.

C’è sicuramente una consolazione che ci può aiutare a proseguire nel nostro cammino. Solo chi è “fuori” dalle logiche di potere, di prevaricazione, solo chi sa mettersi in ascolto potrà cogliere il piacere che la voce di chi la emette “mette nell’esistere” e potrà provare il gusto di “dare una propria forma alle onde sonore”. Solo da questa voce possono uscire parole che dialogano con le parole dell'altro.
“Sepolta in fondo a te stesso forse esiste la tua vera voce, il canto che non sa staccarsi dalla tua gola serrata, dalle tue labbra aride e tese”.

11 commenti:

  1. ...e tutto sta nel modo in cui ci si pone quando si ascolta...molto bello questo post...pieno di spunti che aiutano a riflettere!
    buona giornata! Cristina

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  2. La tua voce in questo post ha un timbro caldo e si lascia davvero ascoltare.Grazie! Molto bella l'immagine iniziale. L'impossibilità per il re di lasciare lo scettro ben traduce la sostanziale prigionia del potente, schiavo del ruolo che esercita. Mi viene in mente una sequenza del film di Spielberg, Schindler's list. Il protagonista fa osservare ad un ufficiale nazista che il vero potere è quello di chi può permettersi di perdonare, ovvero di chi può concedersi la libertà di non esercitare in modo autoritario il proprio ruolo di leader. Ciao

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  3. Tanti spunti interessanti di riflessione in questo tuo post, e poi lo stile di Calvino, così limpido nella sua profondità, è un balsamo. Grazie e buona giornata, Annarita.

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  4. Un ascolto attento ed attivo permette di capire ed aiutare il prossimo. E sentire la musicalità del suo respiro in ogni battito di parola.

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  5. Quando sento nominare Calvino, penso sempre che abitava non lontano da dove abitavo io da ragazzo.
    Del libro postumo che citi, lessi il racconto Sapore, sapere (Sotto il sole giaguaro) che trovo straordinario: la fantasia del mangiarsi reciprocamente come atto estremo di assimilazione...

    Ciao Giulia, buona serata.

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  6. Tra tanti rumori "molesti" che riempiono le nostre giornate, è importante distinguere i "suoni" e relazionarci con essi in sincera apertura.
    gran bel post, grazie.

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  7. c'è per tutti "la voce" prima o poi, ed è nel saperla distinguere che si inizia ad ascoltare in antro modo.
    la potenza in essere è ben altro dalla potenza in avere...

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  8. Davvero un bel post, che ha l'ulteriore pregio d'informare su di uno scrittore, straordinario, di cui si parla e si scrive troppo poco.
    Ciao Giulia.

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  9. Grazie a tutti voi per i vostri interventi e preziosi contributi.
    Un caro saluto
    Giulia

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  10. bellissimo racconto, grazie cara Giulia degli stimoli che offri... Un abbraccio

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