17/05/10

"La prima bassezza è la pigrizia"

"Amare significa lasciarsi interpellare, sorprendersi invocato e chiamato alla responsabilità"
Così dice Levinas, ma non è cosa da poco lasciarsi interpellare, farci coinvolgere. C'è chi vive la propria vita senza porsi domande, quasi non volesse sapere. Ma c'è, invece, chi ha sete di informazione e le cerca con impegno. Ma poi? Può capitare che l'informazione tanto ricercata, quando ce l'abbiamo, ci paralizzi, ci renda muti e impotenti. Ecco allora che il nostro impegno nei confronti dell'"altro" rimane chiuso nelle nostre case e si esprime nell'indignazione verbale, nelle discussioni infinite come in un eterno talk-show, e la nostra vita continua nella più assoluta disillusione.
La mole di informazioni che raccogliamo non ci aiuta ad agire, anzi. Spesso mi sono sentita come chi di fronte alla portata dei problemi si sentisse bloccata, senza un pensiero che mi aiutasse ad andare oltre alla mia rabbia. Una sorta quindi di "indignazione pigra", priva di energia: è così che la sentivo.

"La prima bassezza è la pigrizia. - dice Miguel Benasayag - Prima delle grandi empietà, prima di diventare torturatore, si comincia sempre con l'essere un pigro, col tacitare il richiamo in noi col pretesto che 'è complicato'. Un bianco in sudafrica al tempo dell'Apartheid aveva mille occasioni per incontrarsi con un nero. Partendo da questa prima esperienza comune stava a lui lavorare, avere il coraggio di affrontare le domande che si prospettavano: perchè dovrebbe essere inferiore a me? Perchè dovrei trattarlo da inferiore?... Rispondere al richiamo non ha nulla di mistico, significa avere il coraggio di affrontare le questioni che mi presenta la situazione in cui mi trovo."
Miguel Benasayag, Contro il niente. L'ABC dell'impegno

A volte ci nascondiamo dietro alla complessità dei problemi che diciamo sono più grandi di noi, ma in realtà quello che rifiutiamo è l'inizio di un nuovo percorso, temiamo di lasciare le nostre abitudini, le nostre sicurezze e indietreggiamo di fronte al rischio di andare contro corrente. Meglio rimanercene a guardare dall'esterno senza coinvolgerci troppo, meglio aspettare che qualcuno pensi per noi: davvero tutto sembra "troppo complicato".
Vincere la nostra pigrizia vorrebbe dire ribaltare i luoghi comuni, le parole già dette, le frasi fatte.
Vincere la nostra pigrizia vorrebbe dire non aver paura di sentirsi "fuori", come capitava forse a chi frequentava o difendeva troppo i neri in Sudafrica.
Vincere la nostra pigrizia vorrebbe dire non solo "informarsi", ma a mettersi al posto dell'altro, imparare ad affrontare la realtà senza pensare che nulla è possibile.
Vincere la nostra pigrizia vuol dire operare il cambiamento prima di tutto dentro di noi per imparare a guardare con occhi privi di pregiudizi o schemi mentali.
Vincere la nostra pigrizia forse vuol dire non aspettare i grandi gesti, quelli eclatanti, ma accontentarci di quel poco che è nelle nostre concrete possibilità, quelli fatti lontano dagli appalusi.
Vincere la nostra pigrizia può voler dire sentirci responsabili e cambiare anche piccoli comportamenti un giorno dopo l'altro.
Dice Benasayag che alla domanda "che fare?" si può rispondere soltanto: "Qual è il mio prossimo piccolo passo?". "Bisogna smettere di concepire l'impegno come un proposito per l'anno nuovo, una risoluzione di completo cambiamento (...) E' sempre in nome del grande impegno che avrò domani per la libertà che volto le spalle a un modo di vita che costruisce a poco a poco dei divenire di liberazione". La lotta contro la pigrizia passa attraverso un'interrogativo: "qual è la nostra posizione rispetto al richiamo che costituisce il fondamento nella nostra situazione?"

Forse così capiremo cosa vuol dire Lévinas, quando ci invita a guardare il volto dell'altro che si presenta davanti: "che supera l'idea dell'Altro in me". Il volto mi chiede e mi ordina.
La parola Io significa eccomi,
Fare qualcosa per un altro. Donare. Essere spirito umano significa questo;

Io non inter-cambiabile, sono io nella misura in cui sono responsabile. Io posso sostituirnmi a tutti, ma nessuno può sostituirsi a me. Questa è la mia inalienabile identità di soggetto. E in questo senso preciso che Dostoevskij dice: "Noi siamo tutti responsabili di tutto e di tutto, davanti a tutti ed io più di tutti gli altri".


Da Lévinas, Etica e finito

Eccomi, ci sono, e dove sono imparo a marcare la mia presenza che sa dire "no" nel quotidiano agire a quei modi di essere e di pensare che, a volte, senza che ce ne rendiamo conto inquinano la nostra mente. Lascio la mia piccola ma non insignificante impronta. Traccio il mio piccolo sentiero.
Cosa è il pensiero se non si traduce in gesti piccoli o grandi, se non trasforma il mio modo di essere, se non mi apre all'Altro e non definisce il mio essere nel mondo? Un pensiero che rimane chiuso nella nostra mente o nei libri è forse anche lui un po' pigro?

illustrazione di Tadahiro

16 commenti:

  1. Dinanzi alla questione delle questioni che tu poni in modo così appassionato, di getto ti scrivo che ciò che uccide l'azione è sicuramente la diffidenza, diffidenza verso noi stessi e le nostre reali capacità ed intenzioni, verso gli altri e la loro disponibilità e sincerità. I moventi delle azioni, nostre ed altrui, sono fondamentali e non sempre li rendiamo chiari a noi stessi. Certo, bisogna che qualcuno inizi a fare il primo passo,onestamente, umilmente, e che non sia costretto, sentendosi solo, a tornare indietro e a rifugiarsi nella angusta ma sicura nicchia. Intanto, anche questa possibilità che un blog ci dà di comunicare, e che ho scoperto solo due mesi fa, è incredibilmente importante. Con amicizia,
    Giacinta

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  2. Splendido post , come al solito mi trovi in linea perfetta con ciò che scrivi. E' una tara ereditaria e pericolosa quell'immobilità davanti ad una strada che sappiamo essere quella giusta . Il piccolo passo verso l'ignoto ( anche se sappiamo cioè ci è noto che quel piccolo passo va verso la giusta direzione ) diventa pesantissimo. Uscire dagli schemi ci mette in mostra , sotto una luce abbagliante , ci espone al pubblico giudizio e ancor peggio , mette in discussione le altrui , diverse , scelte. Così si considera l'intera rivoluzione come troppo grossa difficile. Ma se davvero si fa un passetto alla volta allora questa montagna si sgretola così piano che non pesa nemmeno a noi ... Grazie ...

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  3. io penso che ci applicchiamo pure, cara Giulia, a portare il nostro "no" nell'agire quotidiano. Spesso lo facciamo con la consapevolezza necessaria...a volte paghiamo il prezzo pubblico, a volte quello più pesante del privato, il peso (e a volte la gioia) della minoranza. Qualche volta accade di muovere i propri passi come se si sfidasse un forte vento contrario, però quanto è importante quella piccola impronta, quel "piccolo sentiero"!

    Ammirazione profondissima per l'illustrazione che hai scelto :-)

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  4. Sono tentata di prenderlo così com'è e pubblicarlo sul mio blog.
    Anzi, lo linko amica mia, perchè è un post, come sempre i tuoi che merita di essere letto con attenzione e di rifletterci su. Ha ragione Giacynta, spesso la paura gioca scherzi terribili, non è pigrizia. Diventa tale quando questa paura comincia ad essere teorizzata. Ne farò tesoro.
    Un abbraccio

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  5. L'ho riportato pari, pari. Non volermene, è particolarmente calzante coi pensieri che mi girano in testa in questo periodo.
    Grazie:)

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  6. Cara Gyacinta, a volte non conosciamo il "potenziale" che è dentro di noi, le possibilità che abbiamo di opaerare "bene". Sono convinta che dobbiamo scoprirle, che dobbiamo stare attenti che in qualche modo il "pensiero dominante" non ci sia entrato dentro nostro malgrado e imparare giorno per giorno a fare qualcosa per allenarci e come dire "rimanere in forma".

    So che alcuni, come te, cercano di fare. La scommessa e non scoraggiarsi, è continuare, mantenersi vigili e combattere l'illusione dei grandi gesti, ma anche la disillusione.

    Silvia, anche io ero rimasta perplessa sulla parola pigrizia, ma leggendo questo autore ho capito cosa voleva dire. Lui parla di pigrizia anche rispetto a chi "agisce", ma senza la riflessione e senza dare senso. Comunque la chiamiamo, è vero che a volte si rimane bloccati, almeno per me.
    Prendilo pure, anzi per me è un onore e ti ringrazio. Un bacione, cara amica.

    Un caro saluto a tutte e grazie
    Giulia

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  7. Grazie per le tue parole, Giulia, sono bellissime.Ciao

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  8. Io credo che la socità invoglia ad essere pigri, apatici. Credo che lo sconforto che investe l'intelligenza a lungo andare sconfini nell'illusione di poter fare e alla lunga, non giova.

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  9. è difficile a volte lasciare le vecchie abitudini, anche quelle mentali, soprattutto quelle, per darsi delle nuove possibilità, dei nuovi traguardi.
    Il nuovo ci spaventa sempre e ci sentiamo sempre insicuri e inadeguati.
    Sono passaggi di vita che richiedono un loro tempo. Imparare a pensare senza pregiudizi per molti non è facile perché un sentiero già battuto è più comodo, agire di propria testa è più complesso e richiede coraggio..
    ma non so, forse stò andando per un'altra strada!

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  10. ci vogliono pigri, per essere più deboli, per rendere il cervello sempre più stanco in grado così di asssorbire qualunque cosa senza porsi domande
    questo non deve succede assolutamente
    un saluto

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  11. Bisogna sempre cercare di trasformare progetti e propositi in azione. Un caro saluto, Fabio

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  12. Maurizio, la società è vero fa di tutto per bloccare ogni nostra iniziativa, ma proprio per questo dobbiamo reagire.

    No, Aurora, non sei andata fuori strada, è proprio come dici. Per questo bisogna essere vigili prima di tutto con noi stessi.

    Ernest, hai ragione, non deve succedere...

    Sono d'accordo con te, Fabio, bisogna trasformare tutto in azioni, anche piccole, ma concrete.

    Grazie a tutti
    Giulia

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  13. Splendido. Questo post vorrei ritagliarlo e appenderlo in casa per rileggerlo ogni tanto e dirmi: ecco, questo è quello che volevo dire.
    Parla del senso di responsabilità del singolo, di quello sforzo che ti dovrebbe spingere a fare un primo passo nella direzione in cui vorresti che il mondo si muovesse, lasciando da parte la critica vuota per trasferirsi nel mondo del 'fare qualcosa'. Ci sono mille modi ma la pigrizia ci incatena. Dovremmo, ognuno nel silenzio della propria coscienza, chiederci che cosa stiamo facendo perchè il mondo possa essere un posto migliore.
    Veramente grazie!

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  14. Just want to say what a great blog you got here!
    I've been around for quite a lot of time, but finally decided to show my appreciation of your work!

    Thumbs up, and keep it going!

    Cheers
    Christian, iwspo.net

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  15. "Una sorta quindi di "indignazione pigra", priva di energia: è così che la sentivo."

    L'uso del passato significa che senti di aver superato questa fase?
    Sarei lieta di saperlo.

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  16. Hey, something is wrong with your site in Opera, you should check into it.

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