23/06/10

Anche noi "ricchi del mondo" diventiamo provvisori

Bene il dado è tratto, ma del resto è da tempo che questa spada di Damocle pendeva sulle nostre teste. A Pomigliano vince anche se non stravince il sì. D'altronde come avrebbe potuto essere diversamente? La domanda di questo referendum era secca e chiara anche se non formulata in questo modo: "Vuoi continuare a lavorare o no?". E come si fa a rispondere "no"? «Che cosa voterò? Alternative non ce ne sono visto che ho due figli e un affitto da 716 euro al mese, io ho deciso in fretta», dice Fabio, un operaio, ad un giornalista del "La Stampa":

E la globalizzazione sta mostrando a tutti il suo volto. I dati che dà su La Repubblica Luciano Gallino sono chiari":

"In Italia la Fiat produce 650.000 vetture l'anno con 22.000 dipendenti. In Polonia ne produce 600.000 con 6.100 operai. In Brasile le vetture prodotte sono 730.000 e i dipendenti soltanto 9.400. Inoltre il costo del lavoro in quei due paesi, contributi sociali inclusi, è molto più basso.(...)"
Per questo o anche l'Italia si adegua oppure perchè continuare a rimanere in Italia?

"Le aspre condizioni di lavoro che Fiat intende introdurre a Pomigliano, dopo averle sperimentate con successo all'estero, sono la premessa per introdurle prima o poi in tutti gli stabilimenti italiani, da Mirafiori a Melfi, da Cassino a Termoli. Dopodiché interi settori industriali spingeranno da noi per imitare il modello Fiat. Dagli elettrodomestici al tessile e al made in Italy, sono migliaia le imprese italiane medie e piccole che possono dimostrare, dati alla mano, che in India o nelle Filippine, in Romania o in Cina le loro sussidiarie vantano una produzione pro capite di molto superiore agli impianti di casa. Che tale vantaggio sia stato acquisito con salari assai più bassi, sistemi di protezione sociale minimi o inesistenti, e orari molto più lunghi, non sembra ormai avere alcuna rilevanza. Certo non per il governo, e perfino per gran parte dei sindacati. Con l'applicazione totale del modello Fiat, le imprese si sentirebbero autorizzate a far ritornare una parte della produzione delocalizzata in Italia, alla semplice condizione che essa sia accompagnata da salari e condizioni di lavoro che si approssimano sempre più a quella dei lavoratori dei paesi emergenti".

Ma, si domanda Luciano Gallino, è proprio così conveniente che la situazione sia così anche per la Fiat?

"Così facendo, infatti, la Fiat correrebbe, e farebbe correre al paese, diversi rischi. Il primo, se il suo modello tal quale prendesse piede, è quello di contribuire alla stagnazione della domanda interna(...)
Un secondo rischio è quello di far crescere le tensioni sociali. (...). Ampliare il numero dei malcontenti moltiplicando i lavoratori che sono perentoriamente costretti a scegliere, come a Pomigliano, tra lavoro degradato e disoccupazione, o assistervi senza fare nulla, è una pessima ricetta politica. Alla quale un'impresa dovrebbe evitare di aggiungere i suoi particolari ingredienti.
Per altro il rischio maggiore che Fiat corre e fa correre a tutti noi risiede nel dare una robusta mano a coloro che intendono demolire la costituzione repubblicana. La proposta ventilata di modificare come nulla fosse l'art. 41 della suprema legge, perché a qualcuno dà fastidio che la legge determini i programmi e i controlli opportuni affinché l'attività economica possa essere indirizzata a fini sociali, come in fondo si dice in tutte le costituzioni, potrebbe venir liquidata come la dabbenaggine che è; ma se il lodo Pomigliano, chiamiamolo così, si affermasse lasciando intatte le sue licenze costituzionali, i nemici di quell'articolo ne trarrebbero un cospicuo vantaggio. Autorizzandoli pure a mettere in discussione, perché no, l'art. 36, secondo il quale il lavoratore ha diritto, nientemeno, a una retribuzione sufficiente in ogni caso ad assicurare a sé ed alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa, oltre che proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro. E magari altri articoli a seguire, in tutto il Titolo III che riguarda i rapporti economici2.

Sulle pagine del La Stampa Barbara Spinelli scriveva come in questo momento di crisi sia molto a rischio è la democrazia:
"La tentazione che potrebbe farsi strada è quella di considerare la democrazia come un lusso che ci si può permettere in tempi di prosperità, e che bisogna sospendere nelle epoche d’emergenza che sono le crisi. Apparentemente il regime democratico resterebbe al suo posto: la sua natura liberatoria verrebbe anzi esaltata. Ma resterebbe sotto forma impoverita, stravolta: il popolo governerebbe eleggendo il governo, ma tra un voto e l'altro non avrebbe strumenti per vigilare sulle libertà dei governanti. La democrazia verrebbe sconnessa dalla legalità, dai controlli esercitati da istituzioni indipendenti, dalle Costituzioni: tutti questi strumenti degraderebbero a ammennicoli dispensabili, e la libertà sarebbe quella dei governanti".

E Sofri su La Repubblica aggiunge:
"...viene fomentata la guerra fra poveri, si fa la guerra ai poveri, questa sì dappertutto. Perché l'altra lezione venuta in piena luce grazie a Pomigliano è che la storia degli operai "garantiti" opposti ai "precari" era del tutto effimera, e i nodi sono al pettine, per operai e pensionati. Termini Imerese chiude, Pomigliano chissà, Mirafiori... Chi garantisce chi? Dei due modelli presunti - lavorare di meno o consumare di più - è destinato a prevalere, da noi ricchi, il terzo: lavorare di più e consumare di meno. Il "movimento epocale" di redistribuzione del reddito, invocato da Scalfari, va insieme a un cambiamento radicale dei modi di vivere e consumare (si chiamano, chissà perché, "stili": come se ci fosse stile in una coda di autostrada). Erano provvisori i "garantiti", siamo provvisori "noi ricchi" del mondo".

6 commenti:

  1. i Marchionni

    …Dopo un discorso all'Unione Industriale di Torino nel quale lei ha sparato a palle incatenate sull'idea che il costo del lavoro possa essere la causa principale dei guai delle imprese, è diventato un'icona della sinistra bertinottiana e non solo: come spiega questa simpatia verso uno che si è sempre tenuto lontano dalla politica?

    "Mi sono limitato a dire quello che penso e che molti dovrebbero già sapere. E cioè che il costo del lavoro rappresenta il 7-8 per cento e dunque è inutile picchiare su chi sta alla linea di montaggio pensando di risolvere i problemi. Se avessi tagliato metà dei dipendenti, a parità di volumi, non avrei riportato Fiat Auto al pareggio. Quando si perdono 3 milioni di euro al giorno, come succedeva fino a due anni fa, e uno pensa che sia colpa degli operai vuol dire che ha saltato qualche ponte sulla sua strada. Questi sono metodi che forse possono andar bene nel sistema anglosassone, ma che da noi non funzionano"…

    da Repubblica di 4 anni fa

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  2. Questa faccenda mi fa girare parecchio le palle.
    Una domanda però continua a frullarmi nella mente: chi se le comprerà tutte queste auto?

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  3. Io sono dell'idea che vivere solo di ammortizzatori sociali, che paghiamo noi, non sia la soluzione giusta.

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  4. A me sembra che nessuno dica la cosa più importante: cioè che ci può anche stare che un industriale ragioni così, ma se ragionano così anche i politici al governo bisogna aspettarsi il peggio.
    I disoccupati, se diventano centinaia di migliaia, a furia di "ottimizzare", cosa faranno? Anzi, cosa faremo? Perché la questione riguarda tutti.
    Negli anni passati, si diceva: "ma se in USA fanno così da sempre..." e con un'alzatina di spalle si sorvolava sugli enormi problemi di miseria in USA, sui suicidi, sui "matti" che sparano agli ex colleghi...
    No, una classe politica che ragiona come Marchionne fa soltanto spavento.

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  5. come si fa a pensare positivo in questo periodo?
    ciao simona

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  6. Mi è difficile esprimere una mia opinione se non usando le parole a cui mi sono sentita vicina. Sono problemi enormi che si stanno aprendo davanti a noi e, sono d'accordo con Giuliano, che è la politica la più assente o connivente. E' vero, Simona, non si può pensare positivo, ma non bisogna neanche lasciarci schiacciare.
    Un caro saluto a tutti e grazie per i vostri contributi
    Giulia

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