27/06/10

L'ascoltatrice di Marina Pierani (2)

"... La piazza mi ha insegnato molto attraverso incontri o visioni, immagini e fugaci, frasi colte al volo e lunghe conversazioni, piccoli tocchi, confronti inaspettati e picchi di solitudini: è così che il piccolo grano di saggezza o di semplice esperienza con cui vi sono entrata è diventato un mucchietto di grani, senza che quasi me ne accorgessi. Qui del resto tutto viene da sè: piccole riflessioni, illuminazioni improvvise, domande, dubbi, conferme e disorientamenti... non c'è che raccogliere".
Questa la conclusione di Marina al suo libro "L'ascoltatrice". Un'esperienza durata cinque mesi, ma che potrebbe continuare sempre. Perchè gli incontri solo a volerli fare si possono susseguire per tutta la vita.
Incontri casuali certo, non appuntamenti. Incontri con chi non si seleziona nè si sceglie, ma che pur fanno parte del nostro mondo e per condividerlo e non tentare di appropriarsene bisognerebbe aver la curiosità di conoscerlo nella sua infinita molteplicità. Incontri quelli di Marina in mezzo alla gente che abita una piazza, piazza Vittorio a Roma. Una piazza di cui "è difficile definirne ii confine. Quello che si può dire con certezza è che il suo centro è il giardino, dove si intersecano le orme di migliaia di persone che cercano qui, se non la soluzione dei propri problemi, almeno la possibilità di confrontarli con quelli di altri come loro, cercano cioè conforto e compagnia".
Forse solitudini che cercano altre solitudini per sentirsi meno soli. Forse tentativi "disperati" di trovare qualcuno con cui semplicemente poter parlare, scambiare le proprie esperienze, sentirsi in qualche modo presi in conisderazione.
Ma bisogna voler davvero "incontrarsi", bisogna voler ascoltare, lasciare che gli altri liberamente regalino di sè quello che vogliono o possono regalare. E bisogna saperne fare tesoro.
"Anche incontrare un'altra persona, ascoltarla nel racconto di sè, significa lasciarsi investire, seguire un filo sottile che non sappiamo dove ci porterà, e accettare che le parole dell'altro si mescolino con i nostri pensieri, in un incontro che trasformi le une e gli altri. E uno dei possibili sinonimi di accogliere è inscrivre. In-scrivere in sè".
E dice bene Marina, quando parla di fiducia. Fiducia verso chi parla, ma soprattutto fiducia in chi ascolta. Bisogna potersi fidare dell'altro per potergli "affidare" qualcosa di sè. Per questo la scrittrice, ascolta, scrive e torna per "consegnare la vita" al legittimo proprietario "perchè sappia come si è depositata dentro di me, in che modo l'ho letta e che cosa mi ha lasciato". Fiducia che è il contrario della dif-fidenza che oggi la fa padrona nelle nostre relazioni, non solo con chi ci è lontano, ma anche con chi ci è vicino. Fiducia anche che mentre si riceve si dà.
E le storie, i racconti, le parole i gesti si intrecciano in un'unica tela in questo libro che ci consegna un messaggio forte e chiaro: non aver paura, ma al contrario curiosità nei confronti degli altri nella consapevolezza che nello scambio ci si può solo arricchire dentro e imparare ad "abitare il mondo" con più consapevolezza e saggezza. "Ovunque i nostri occhi si posino lo stesso messaggio ci raggiunge: il mondo è qui!", dice Marina.
Ecco allora l'incontro con Franco di sessanta due anni che a un anno di età è stato venduto per centomila lire e poi riscattato da una zia, l'incontro con Anna che siede davanti alla macelleria "mentre veleggia tra ricordi e dimenticanze", con Augusta e James Blu che visita le chiese, tutte senza distinzioni e di ognuna cerca "la sua individualità, il particolare che la rende diversa da tutte le altre", e con Pietro che "offre la sua storia come se fosse un rebus di cui non conosce la soluzione". E poi ancora Sharif che ci ha messo diciotto mesi per arrivare fin da noi, Marina di Odessa che ha conosciuto "la schiavitù camuffata da carità cristiana in una cittadina della Ciociaria" e che " se potesse riunire la sua famiglia questa sarebbe una storia a lieto fine". E ancora Raffaele la cui fiducia nella vita, nonostante le traversie, è contagiosa.
Mi fermo qui, perchè il libro lo dovete leggere ed entrare in questo mondo che è il mondo che tutti potremmo conoscere se solo aprissimo orecchie, occhi e soprattutto il cuore. Se imparassimo a guardare, ad ascoltare, a parlare con gli altri senza la paura di "smarrirci". Lo spaesamento che ogni tanto ci potrebbe prendere sarebbe solo un momento di passaggio per allargare i nostri orrizzonti e aiutarci a vedere il mondo in modo meno angusto.
Marina ci aiuta a comprendere quanto sia importante questa disponibilità non soo per gli altri, ma anche e spesso soprattutto per noi stessi. Tutti abbiamo bisogno di raccontarci "perchè se non possiamo raccontare la nostra vita, non siamo davvero sicuri di averla vissuta. E se essa non si fa narrazione, non riusciamo a vederne il senso."
Il senso della nostra vita lo ritroviamo solo se in qualche modo possiamo renderlo comprensibile agli altri. E questo lo possiamo realizzare solo in quel dialogo che passa attraverso l'ascolto, quello che fa silenzio dentro di sè, che zittisce i pregiudizi, i nostri luoghi comuni, le nostre certezze e che accetta il mutamento. Solo così possiamo spezzare quella solitudine che crea malessere in tutti noi. Un bel libro che consiglio di leggere e che potete comprare qui o nel sito della Feltrinelli
Grazie, Marina per questa bellissima testimonianza.
Di questo libro avevo già parlato in un altro post.

14 commenti:

  1. Condivido. Anche a me è piaciuto molto sia per l'idea sia per come è scritto.

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  2. Dono d'accordo anch'io, molta gente non desidera altro che farsi ascoltare da qualcuno. Trovare chi ti presta orecchio è quanto di più difficile ci sia.

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  3. cara Giulia, ti ringrazio tanto, davvero tanto. In questo momento così difficile ogni gesto di attenzione verso di me mi commuove profondamente
    ti abbraccio, marina

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  4. Profondamente vero tutto ciò che hai scritto con la sensibilità che ti distingue.
    Cristiana

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  5. "Tutti abbiamo bisogno di raccontarci "perchè se non possiamo raccontare la nostra vita, non siamo davvero sicuri di averla vissuta. E se essa non si fa narrazione, non riusciamo a vederne il senso." "
    niente di più vero!
    Sento profondamente di appartenere a un mondo di donne dal cuore immenso e dall'intelligenza che illumina d'intorno.
    grazie
    cri

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  6. Bella e sicuramente condivisa la tua recensione, Marina è una scrittrice sensibile e attenta.

    Molto bello il commento di cristina bove. Un abbraccio cara Giulia

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  7. Grazie di questi spunti ... la piazza è la vita vera , fatta di mille facce diverse ognuna con una storia diversa ma uguale... Potremmo fidarci ed affidare una parte di noi ad ognuna di quelle facce se solo pensassimo che ognuna è la faccia di un fratello , non intendo fratello in senso cristiano , non solamente , fratello compagno di strada con le mie stesse mani con i miei stessi amori e le mie paure e sofferenze ... Ti abbraccio !

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  8. Ne ho preso nota Grazie Giulia.
    Ciao

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  9. Marina, non mi devi ringraziare, se il lavoro che hai fatto non meritase non avrei scritto. Ti sono sempre comunque vicino. Un abbraccio

    A tutti voi grazie sempre per la vostra presenza e per la condivisiono di pensieri. E' davvero bello sentire di non essere soli a credere in certe cose
    Un abbraccio
    Giulia

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  10. Non conoscevo questa scrittrice, grazie per avermela fatta scoprire.
    Per una come me più portata all'ascolto che a parlare questo libro ha un fascino particolare, lo inserirò nella mia wish list insieme a quelli consigliati da Giacynta.
    Un caro saluto. Carmen

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  11. Ciao Giulia, piacere di conoscerti,grandi pillole di saggezza in questo libro arricchito dalla tua recensione chiara e oserei dire intensa.

    P.S. grazie per la visita e per il commento molto gradito

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  12. "La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla" così dice Gabriel Garcìa Màrquez.Tanti uomini e donne,giovani e vecchi, italiani e straneri hanno potuto raccontare la loro vita a Marina che ha fatto loro un regalo prezioso:si è detta disponibile ad ascoltare.E di questi tempi in cui tutti parlano, straparlano, urlano, si danno sulla voce, la disponibilità all'ascolto non è moneta corrente. Grazie Marina,per averci insegnato che si può se solo "aprissimo orecchie, occhi e soprattutto il cuore" come dice Giulia. Maria

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  13. Mi ha dato emozione leggere il tuo post, così come i commenti. E' bella la nostra piazza, ha tante voci e tutte con un timbro diverso.
    Leggerò quantoprima il libro di Marina. Grazie!

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  14. L'ho letto proprio oggi, in questo momento così difficile per Marina, ho preso il suo libro e l'ho letto con attenzione ma anche voracità.
    L'ho apprezzato molto, mi è piaciuto e mi ha emozionato, oltre ad avermi stimolato molte riflessioni.
    Ne parlerò tra una decina di giorni anche nel mio blog e vorrei citare i tuoi post perché, come sempre, sono perfetti per capire.

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