26/06/10

Monet caricaturista

Ci sono, a consolazione di chi non ha successo nella scuola, precedenti illustri. Ce lo racconta, per esempio, Daniel Pennac nel suo Diaorio di scuola. Ma non era l'unico.
Leggete cosa narra Claude Monet:

"Sono un parigino di Parigi. Vi sono nato nel 1840, sotto il buon re Luigi Filippo, in un ambiente dominato dagli affari e ove si ostentava uno sdegnoso disprezzo per le arti. Trascorsi la giovinezza a Le Havre, dove mio padre si era stabilito, verso il 1845, per seguire i suoi interessi più da vicino, e la mia giovinezza è stata essenzialmente vagabonda. Ero indisciplinato per natura; non sono mai riusciti a piegarmi, neppure nella mia prima infanzia, a una regola. Quel poco che so l'ho imparato a casa. La scuola mi è sempre parsa una prigione, e non ho mai potuto decidermi a restarvi, neppure per quattro ore al giorno, quando il sole era così invitante, il mare così bello, ed era così dolce scorrazzare sulla scogliera, all'aria aperta, o sguazzare nell'acqua.
Fino ai quattordici o ai quindici anni ho vissuto, con grande disperazione di mio padre, questa vita piuttosto irregolare, ma sanissima. Nel frattempo avevo appreso bene o male le mie quattro regole, con un accenno d'ortografia. I miei studi si sono fermati lì".


Ma Monet ha trovato espedienti per rendere più sopportabile la sua permanenza nell'aula. Infatti, degli anni trascorsi a scuola, dice:
"Non sono stati troppo penosi, perché li alternavo agli svaghi. Inghirlandavo i margini dei libri, decoravo la carta blu dei quaderni con ornamenti assolutamente fantastici e vi raffiguravo, nel modo più irriverente, deformandoli il più possibile, il volto o il profilo dei miei maestri".

E questa abiità che forse molti di noi hanno fatto lui l'ha stata davvero ben spesa:

"Divenni ben presto abilissimo in quel gioco. A quindici anni ero conosciuto in tutta Le Havre come caricaturista. La mia reputazione era così consolidata che mi sollecitavano da tutte le parti per avere un ritratto satirico. L'abbondanza delle commissioni e l'insufficienza dei sussidi che la generosità materna elargiva mi ispirarono una decisione audace, che ovviamente scandalizzò la mia famiglia: mi feci pagare i ritratti".

Tassavo i miei clienti, in base al loro reddito, di dieci o venti franchi per la loro caricatura, e il procedimento mi riuscì a meraviglia. In un mese la mia clientela raddoppiò. Potei adottare il prezzo unico di venti franchi senza ridurre minimamente le commesse. Se avessi continuato, oggi sarei milionario.
La considerazione di cui già godevo in tal modo crebbe, e ben presto divenni un personaggio in città".

8 commenti:

  1. Che meraviglia! A saperlo prima l'avrei fatto conoscere ad un mio alunno che si dilettava allo stesso modo... non solo, però, fortunatamente!

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  2. Mi associo. Davvero meraviglioso. Io non me ne intendo, ma non sapevo che fosse così talentuoso nel disegno. Sicuramente un altro punto, da cui osservarlo. Grazie.

    PS Molto bella la penultima firmata Oscar (sai che di che periodo è?).

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  3. Ciao Piccolalory, come vedi anche i nostri allievi nascondo talenti non sempre valorizzati a scuola.

    Paolo la caricatura a cui ti riferisci dovrebbe essere del 1885

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  4. Provo un profondo, intenso, sincero rifiuto verso la SCuola. Benchè dia estrema importanza all'istruzione e non possa vivere senza libri, sia affamata di cultura e ritenga fondamentale continuare il mio percorso di studi, la Scuola la aborro.
    COn tutto il cuore.
    Non ho mai trovato - sino ad ora - soddisfazioni, nè persone capaci di valorizzare i talenti delle singole persone.
    Tolto l'aspetto scuola, sono convinta che un individuo non si dtermini a seconda del voto di laurea, benchè provi non poco senso di rabbia quando mi confronto con i metri di giudizio di questa istituzione che casca a pezzi.
    Se uno ama lo studio..questo amore lo può trovare solo in se stesso. Non negli insegnanti.

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  5. Ha regalato loro l'immortalità, spero siano stati a loro volta generosi con lui.
    Grazie Giulia.Un abbraccio,Giacinta

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  6. Bè , un invito ad uscire dalla normalità ... dalla legge della regola... stabilire regole che sono consone a noi stessi ... Capire come possiamo esprimerci , qual'è il nostro linguaggio , dov'è e come si può aiutare a espandere la nostra più naturale maniera d'essere... bello grazie

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  7. Carino! Non lo facciamo leggere ai miei figli, please!

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