07/07/10

Joan Mirò e le Costellazioni

Ci sono molti modi per reagire ad un pericolo immanente, all'avvento di quelli che Hanna Arendt chiamava "Tempi bui".
Joan Mirò alla vigilia della seconda guerra mondiale si trovava a Varengeville, un paesino della costa normanna.
Egli prova un desiderio intimo di evasione dalla realtà che lo circonda e che provoca in lui un gran rifiuto:

"A quest'epoca - racconta in seguito - ero molto depresso. Credevo che la vittoria dei nazisti fosse inevitabile (...) ed ebbi l'idea di esprimere quest'angoscia tracciando segni e forme sulla sabbia, in modo che le onde li trascinassero via istantaneamente o creando sagome e arabeschi nell'aria come fumo di sigaretta, che poi sarebbero saliti in alto avrebbero accarezzato le stelle (...)"
Avverte la difficoltà di esprimersi e di reagire:
"Non esistono più torri d'avorio. L'appartarsi e l'isolamento non sono più consentiti. Perché ciò che vale, in un'opera, non è quel che vogliono scoprirvi troppi intellettuali, ma ciò che essa trascina in termini di esperienze vissute, di verità umana..."


"Il gioco delle linee e dei colori, se non pone a nudo il dramma del creatore, è soltanto un passatempo borghese. Le forme che l'individuo inserito nella società esprime devono svelare il moto di un'anima protesa a evadere dalla realtà presente, oggi particolarmente ignobile, poi devono approssimarsi a realtà nuove, e infine devono offrire ad altri uomini un 'opportunità di elevazione. Per scoprire un mondo abitabile, quale marciume occorre spazzar via! Se non ci impegniamo a scoprire l'essenza religiosa, il senso magico delle cose, non faremo che aggiungere nuove fonti di abbruttimento a quelle, già immani, offerte oggi ai popoli".

Mirò è sempre stato molto sensibile al paesaggio. Sino a quel momento le sue esperienze si limitavano alla zona di Tarragona e all'isola di Maiorca. A Varengeville trova una'atmosfera e una luce totalmente differenti da quelle del Mediterraneo e questo posto sarà importante non tanto per la terra quanto per il cielo. E' qui che realizzerà la serie delle Costellazioni.

Se la serie delle Costellazioni, realizzate in quel periodo, può sembrare un'evasione nell'interiorità dell'universo, in realtà è testimonianza di una dipserata protesta: l'affermazione di valori che la pochezza degli uomini e la loro brutalità, non può scalfire e che alla fine avranno il sopravvento.

"...ciò che conta non è tanto un'opera, ma la traiettoria dello spirito che attraversa la totalità della vita, non ciò che si è riusciti a fare durante il suo corso, ma ciò che essa lascerà ad altri in un giorno più o meno lontano".

14 commenti:

  1. Rimango sempre incantata e sconcertata quando mi fermo a guardare i quadri di Mirò...nella scelta dei colori intensi, puri e spirituali e nel loro accostamento simbolico come se la totalità del suo corpo e delle sua emozioni li avesse tracciati sulla sabbia di fronte ad uno spazio immenso.
    è molto interessante questo post!
    Ciao Giulia!

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  2. Forse le piu rappresentative dell'astrattismo del surrealismo del dadaismo.. forse l'evoluzione dei suoi sogni, di stelle, forse l'estro di influenza francese o dell'idolatria dell''arte pura. Questo è Mirò
    Ciao Giulia.

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  3. cara Giulia questo è un piccolo saggio. Per me sentir parlare Mirò è stata una scoperta ti ringrazio davvero, ho imparato delle cose nuove
    e grazie di tutto, marina

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  4. semplicemente stupendi! Da fermarsi ad osservarli per ore...
    un saluto

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  5. Mirò è uno dei miei pittori preferiti: ricordo una bellissima mostra presso il Castello di Rivoli alla fine degli anni '80. Non conoscevo però il retroscena che narri, in effetti illuminante.

    Buon fine settimana, a presto.
    Pim

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  6. l'ultima frase virgolettata è molto molto bella e mi fa bene pensare a quella "traiettoria"...
    cara Giulia, grazie dei tuoi preziosi spunti
    buon fine settimana

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  7. Si sarà ispirato al suo golfino???
    ciao

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  8. adoro Mirò, quasi quanto Klimt e Chagall.
    grazie di questo bel post.

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  9. Giulia, io ti devo confessare che ho visto perfino una mostra, ma non ci ho capito proprio niente. Forse deve scattarmi la scintilla, magari non sono ancora pronta, o purtroppo (temo) sono troppo grezza.

    Vabbè, intanto ti saluto, buona estate e un bacione.

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  10. Mirò è tra gli artisti che nel mio sentire attinge alla sintesi del tutto, in bella compagnia di Kandiskij e di Chagall, artista che amo molto in questo periodo. Vado a periodi:) Anche se non comprendi nulla delle linee e delle forme, oltre alla distribusione dei colori, percepisci una forte pulsione intellettuale ed interiore. Avverti che c'è un filo comune che avvicina i tuoi pensieri a quelli dell'artista, un linguaggio di strutture espressive e di movimento appunto, che percepisci in te anche se prima non sapevi di averle. E' potentissimo e lieve al tempo stesso, per questo lo amo molto. Potrebbe essere paragonato ad un muto che riesce a squassarti col suo grido. E non sto parlando certo dell'espressionista Munch che quello grida davvero.
    Porti sempre uno sguardo diverso sulle cose amica mia. Di questo te ne sarò grata in eterno. Un bacio

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  11. Mi ritrovo nelle parole di Silvia, Mirò mi fa lo stesso effetto, mi trasmette qualcosa di positivo, mi aiuta a liberare la mente da ciò che la costringe nella solita, limitata dimensione; in questo senso è facile il richiamo a ciò che si afferma nel post a proposito della importante funzione dell'arte. Parlando di dimensioni, ricordo che le sue tele sono piuttosto grandi,forse per dare finalmente più spazio e rilievo alla leggerezza! Grazie Giulia per avermi dato l'occasione di conoscere in modo più diretto, meno impersonale questo artista.

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  12. The authoritative point of view, funny...

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  13. è più bravo un bimbo di 1 mese

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