26/09/10

Nessuna distanza tra pensiero e mano


Nessuna distanza tra pensiero e mano: nei corpi visibili, la loro istantanea continuità coglie e riproduce l'interiorità più compatta. Nessuna esitazione: la mente dell'artista, tutt'uno con il gesto, taglia lo spazio, sagoma ombre e luci e, sulla superficie piana del foglio, fa sorgere il volume di un intento, di un giudizio, di un gusto. Attraverso la mera precisione dei tratti, la loro disposizione, il loro movimento, il loro scuro accumularsi, il loro alternarsi con la luce. Il disegno mi è sempre parso la prova di una concentrazione estrema, per mezzo della quale l'intelligenza più soggettiva, l'astrazione più acuta mostrano un fuori improvvisamente sensibile all'artista, e tuttavia così intimamente associato allo spettatore da imporsi come un'evidenza tanto assoluta quanto straordinaria. Operando con mezzi sottili tratti e vuoti il disegno associa non soltanto la contemplazione all'azione, ma anche e soprattutto l'esecutore allo spettatore, nella certezza folgorante che insieme creano il visibile. Il disegno, principale indice di un'umanità scaltramente conquistatrice del fuori e dell'altro che viene definito un talento.
Può darsi che questa percezione del disegno nasca in me dal fatto che la prima persona di mia conoscenza che ne fosse capace è mia madre. Un volto, un paesaggio, un animale, un fiore, un oggetto prendevano vita all'improvviso dalla sua matita, con una precisione ancora più sorprendente poiché le era naturale: senza sforzarsi, senza pensarci, come se niente fosse, mia madre disegnava così come altri respirano o ricamano. A lei quel dono sembrava banale, non se ne faceva alcun vanto, non le sarebbe mai venuto in mente di considerarsi un'artista, lo faceva «così». Con il passare degli anni, iniziai a capire quanto quel talento naturale la distinguesse dagli altri, la rendesse superiore agli altri. Tanto per cominciare a me, che a furia di colori e pennellate riuscivo bene o male a dipingere un quadro, ma senza poter mai fermare l'istante degli esseri in quell'ellisse spontanea in cui concepimento ed esecuzione diventano tutt'uno e che conferisce una grazia concisa all'arte grafica.
Julia Kristeva - La testa senza il corpo

5 commenti:

  1. ...forse è l'immagine e il suo piacere oggettivo che si accorgono di te e ti vengono incontro, ti si fanno sentire perché tu le ridica e le racconti con il tuo linguaggio...

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. passa da me, leggi il post di oggi

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  4. Ciao, sono tornato al blog. Anche in questa nuova casa (ero rimasto alla tua vecchia) leggo cose interessanti. Bene.
    ciao
    Ma.Le.

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  5. Non riesco a capire il perchè dell'avverbio "scaltramente". Per il resto, penso anch'io che, in quanto atto di sintesi, il disegno comporti l'affermazione dell'individuale percezione rispetto all'esterno e dunque una sorta di dominio dell'io sulla realtà. Forse la scaltrezza, consiste nel farsi della realtà un'idea a propria dimensione e misura?

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