16/10/10

L'aula come luogo di speranza aperto per tutti

Marìa Zambrano nel libro “Per l’amore e per la libertà” parla di "aula come luogo di speranza aperto a tutti" una enunciazione che definisce un programma o per lo meno ce ne dà il senso, la direzione.
Al centro del suo concetto di “educazione” si incontra il concetto di “persona”:
“la persona umana – dice – costituisce non solo il valore più alto, ma la finalità stessa della storia. Che il giorno benedetto in cui tutti gli uomini saranno riusciti a vivere pienamente come persone, in una società che li accolga in un ambiente appropriato, l’uomo avrà finalmente trovato la sua casa, il suo “luogo naturale” nell’universo”
Ecco che anche l’aula dove il ragazzo vive gran parte della sua giovinezza non può che diventare un luogo, uno "spazio educativo", in cui ogni ragazzo dovrebbe sentirsi "accolto", in cui si dovrebbe lavorare per una "relazione" significativa tra adulto e ragazzo, ma anche tra ragazzo e ragazzo. Uno spazio, quindi, che forse dobbiamo ripensare e riimmaginare se è vero quel disorientamento di cui tutti non fanno che parlare.

L’aula può essere intesa nel suo significato etimologico come un luogo “vuoto” o come altri la vedono un luogo già “pieno”.
L’aula, come luogo vuoto, la possiamo vedere come uno spazio da far vivere proprio nel rapporto allievi-insegnante, un luogo da costruire “insieme” nei reciproci ruoli e e nelle reciproche competenze.
Nell’aula come luogo già pieno, invece, è già stabilito cosa ci deve essere dentro: i ruoli, i metodi e i contenuti sono già definiti a priori e insegnante e alunni, devono quindi solo conformarsi e attenersi alle norme che sono stabilite una volta per tutte, altrimenti ne sono esclusi (cioè chiusi fuori). In questo caso cosa ne faremo di tutti quelli che rimangono “fuori”, cioè di chi non riesce ad adeguarsi? E soprattutto chi definisce ed in base a quali parametri chi è adatto?

L’aula è intesa dalla Zambrano “come uno spazio di speranza aperto per tutti” è un luogo dove ogni alunno, qualsivoglia alunno, possa sperare di uscire più ricco e più forti più persona, più attrezzato per affrontare la vita, ma soprattutto un luogo dove il futuro possa essere in qualche modo giocato e non precluso, un luogo dove quindi ognuna possa trovare quel “nutrimento” adatto a lui per una crescita più sana e più ricca a partire da ogni diversità (da notare che la parola “alunno” ha la stessa radice di alimento) .
Uno spazio aperto, dunque, dove non si sceglie chi deve entrare o no, ma dove ogni individuo che entra ha “valore” così qual è e al cui interno si sentirà rispettato nel suo particolarissimo modo di essere.
Educazione come sviluppo “integrale” della persona: del corpo, della mente, dell’intelligenza come della sensibilità, della responsabilità individuale e sociale, come ricerca della propria originalità…
Un’educazione che liberi gli esseri umani, per aiutarli a a diventare persona.

Mi sembra chiaro che in questo luogo ogni studente si sentirà accolto nell’unicità della sua storia. Solo tenendo conto del passato di ognuno, dei suoi vissuti, il futuro può essere un orizzonte aperto e ricco di possibilità a venire.
Condizione importante è che l’insegnante inoltre cerchi soprattutto di fare in modo che in questo luogo per quanto circoscritto si possa “star bene insieme” e star bene non vuol dire essere esonerati dalla fatica e a volte dalla sofferenza, ma rispettati.
In questo progetto l’insegnante è protagonista, ma lo sono anche i ragazzi. C’è quindi una corresponsabilità e reciprocità anche se è l’adulto in quanto tale a dover condurre il gioco, a dover prima di tutti mettersi in gioco.
Una scuola in cui tutti imparino ad ascoltare e nell'ascolto dell’altro a comunicare.

“Si può morire, restando vivi. Si muore in molti modi, in certi dolori senza nome, nella morte del prossimo, e soprattutto nella morte di chi si ama e nella solitudine prodotta dalla totale assenza di possibilità di comunicare, quando non possiamo raccontare a nessuno la nostra storia. Questo è morire, è morte attraverso il giudizio di quelli che dovrebbero ascoltare ed entrare senza perché all'interno della nostra vita. 'vivere è convivere, e si muore quando la convivenza si fa impossibile perché chi convive interpone e arrocca il suo giudizio sulla persona viva, sopra tutto ciò che nasce solamente quando lo so condivide”.

10 commenti:

  1. "Secondo María Zambrano solo un incontro fra filosofia e poesia può condurre ad un sapere in grado di cogliere la totalità della realtà." (Marta Latini)

    Ecco allora perché siamo ancora così distanti dal dare un vero senso alla vita, e così confusi dall'esasperazione del materialismo spiccio, un tot pro capite di potere d'acquisto. nient'altro.
    Ed ecco perché sento nel profondo di me stessa che solo la poesia mi sta salvando dal morire mentre ancora vivo.
    ciao
    un abbraccio.

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  2. ero io, Cristina Bove, al commento precedente.
    ciao, a presto.
    cri

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  3. Quali passi sono necessari per trasformare una indicazione pedagogica in prassi? Quali le condizioni strutturali, organizzative, sociali, economiche e - piu' in generale - culturali?
    La risposta puo' essere data dai ragazzi diversamente abili che si ritrovano abbandonati a se stessi esattamente come gli alunni più fragili, con disagi sociali o culturali, esistenze che affogano nel mare dei saperi da apprendere senza la possibilità di un ascolto capace, di una risposta adeguata, di una relazione che li sostenga...
    Grazie per il tuo bellissimo post.

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  4. Siamo distanti anni luce da questa realizzazione di scuola-abbraccio
    e a misura di piccoli esseri umani.
    Quando leggo i tuoi post mi consola il pensare che ci sono insegnanti come te e'pensierini' e senz'altro molte altre -anche se ancora troppo poche -
    Grazie per i tuoi puntuali commenti.Spero che mi perdonerai quando vedrai il mio nuovo post.
    Cristiana

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  5. Parole bellissime, cara Giulia... e di certo questa dovrebbe essere la scuola di e per tutti... purtroppo sappiamo bene che nella realtà le cose funzionano diversamente, salvo qualche caso isolato, l'aula sta diventando piuttosto il luogo dell'incomunicabilità...
    è vero che sapere ascoltare è una dote di pochi, ma la scuola italiana di oggi è pronta a recepire questi messaggi?
    (beninteso che io condivido pienamente...)
    baci

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  6. Buongiotno Giulia, mi piacerebbe che queste parole potessero trovare un'applicazione pratica nella realtà, ma vedo purtroppo che ancora siamo ben lontani da questa realizzazione!

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  7. Cara Cristiana, sei una cara amica ma devo smentirti: a volte sono bene lontana da quanto scrive la Zambrano! Il rispetto per gli alunni è assoluto, s'intende, ma non sempre è facile, e Giulia lo potrà confermare, creare in classe un clima accogliente, senza arroccarsi in pregiudizi, formatisi magari in base ai risultati della precedente verifica. Non è agevole disporsi a crescere insieme ai ragazzi: spesso si è tentati di trasferire semplicemente le proprie conoscenze e competenze, accumulate nel corso degli anni e delle esperienze pregresse. L'obiettivo è alto ma ancora lontano, almeno per quanto mi riguarda...

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  8. Carissime tutte, so di aver citato la Zambrano che ci racconta una scuola che ancora non c'è. Ma bisogna sapere sempre dove si sta andando e per cosa si sta "faticando". Si può fallire, si può non sapere cosa fare, si può pensare che è troppo difficile, ma bisogna a mio avviso sapere sempre verso quale orizzonte si cammina. la scuola è lontana? Lo so. Noi non ci riusciamo. Lo so. Ma siamo "in ricerca" e anche se noi falliamo dobbiamo dire a chi verrà dopo di noi, dove avremmo voluto andare.
    Io ho lavorato una vita verso questo orizzonte o come dice la Zambrano verso "questa aurora", verso questo nuovo giorno e quasi sicuramente non vedrò nascere quel giorno. Ma mi è piaciuta questa citazione della Zambrano, perchè parla di "aula" e dentro l'aula ci sono io e i miei ragazzi con mille condizionamenti fuori. Ma dentro quell'aula qualcosa posso e devo tentare di fare. Poco, sicuramnete, ma in quella direzione.
    Grazie a tutti, su queste cose dobbiamo dialogare e parlare perchè la scuola è fondamentale oggi più che mai.
    Un abbraccio

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