25/10/10

I cercatori d'oro visti da Sebastião Salgado

Nell’ottocento Baudelaire scriveva nel suo diario: “E’ impossibile scorrere qualsiasi giornale (…) senza trovarci ad ogni riga i segni della più spaventosa perversità umana. Ogni giornale, dalla prima all’ultima riga, non è altro che un tessuto d’orrori”.

Oggi siamo andati ben oltre. Le televisioni ci riforniscono a getto continuo immagini di disastri e atrocità da cui si vorrebbe distogliere lo sguardo.
A cosa serve l’esibizione di tante notizie e immagini che raccontano momenti disumani, che ci mostrano la guerra in tutta la sua crudeltà o la vita di chi è ai margini della Terra, di chi non ha diritti ed è dimenticato?
Secondo la Sontag, nonostante tutto, le immagini possono risvegliare le coscienze che è “come una premessa necessaria all’avvio di qualche azione. Un’immagine è come un appello a fare qualcosa, non soltanto a sentirsi turbati. Indignati. L’immagine dice: Basta; intervenite, agite”. (AAVV. Troppo umano, Oscar mondadori)

E questi è il sentimento che si dovrebbe provare provo quando si è di fronte alle fotografie di un grande fotografo brasiliano, Salgado .
C’è qualcosa in Sebastião Salgado che lo rende un fotografo speciale. Forse è il suo sguardo etico verso un’umanità che soffre, il suo desiderio tenace di raccontare, di testimoniare, di attirare lo sguardo verso chi è dimenticato. Salgado può essere davvero paragonato ad un narratore epico.
Lo testimoniano le sue «campagne fotografiche» che durano anni: «Gli altri americani» (1977-84), «Donne nel Sahel» (1984-85), «La mano dell’uomo» (1986-92) che racconta la fine del lavoro manuale al tempo del computer, la ricerca «In Cammino»(1993-99), .
Nadine Gordimer ha detto di lui: "Molto e' stato detto sulla dignità del lavoro da quanti non lavorano con le proprie mani. Le grandiose fotografie di Salgado mostrano quanto poco sappiamo della vita di donne e uomini che sopportano, con la loro fatica, il peso del mondo".

Il loro evidente sfruttamento ci colpisce con vergogna e la strana bellezza che Salgado ci rivela sopravvive in queste immagini e ci spinge a riconsiderare la nostra estetica. "La macchina fotografica non registra solamente: e' parte dello spirito dei personaggi ritratti".

Una delle sue raccolte più famosa è ambientata nella miniera d’oro della Serra Pelada, in Brasile, e documenta un abuso dei diritti umani senza precedenti dai tempi delle grandi piramidi egiziane. Migliaia di persone sono ritratte mentre si arrampicano fuori da un’enorme cava su primitive scale a pioli, costretti a caricare sacchi di fango che potrebbero contenere tracce d’oro.

Trasportati qui da sogni di ricchezza e di libertà o semplicemente per scappare ad una sorte ingrata, migliaia di uomini hanno abbandonato il proprio lavoro nelle campagne del nord e del nordest del Brasile per dirigersi verso Serra Pelada. Nessuno è stato portato qui con la forza ma tutti sono diventati schiavi della speranza di far fortuna sopportando condizioni inumane di vita. Una volta arrivati, era per tutti impossibile uscirne.

Ogni volta che in un appezzamento di terreno della miniera (chiamato barranco) si scopriva l'oro, gli uomini che trasportavano i sacchi di fango, e che ricevevano una paga appena sufficiente per mangiare, avevano diritto di scegliere uno dei sacchi trasportati e di guardarci dentro. Al suo interno potevano nascondersi la fortuna, la libertà. La vita di ognuno è una sequenza di discese allucinanti fino al fondo al barranco e di salite alla superficie della miniera, ad un'altezza vertiginosa. Sulle spalle, ogni uomo si caricava un sacco di terra e il sogno dell'oro.

La miniera d'oro di Serra Pelada era controllata dalla polizia militare del Parà. I soldati ricevevano una paga inferiore al salario dei lavoratori. La disuguaglianza delle retribuzioni provocava frequenti attriti tra le due parti visto che i poliziotti, in quanto rappresentanti del potere dello stato, non volevano essere considerati inferiori ai lavoratori della miniera, chiamati “garinpeiros” (arrampicatori). A volte, durante le liti, i poliziotti sparavano contro i lavoratori che, a loro volta, rispondevano a sassate.


Salgado ci racconta un mondo che soffre, mai il mondo dei vinti. Nelle sue immagini si incontrano speranza e dignità: soprattutto lo sguardo di una coscienza che urla contro l’ingiustizia .
«Abbiamo in mano il futuro dell’umanità, ma dobbiamo capire il presente. Le fotografie mostrano una porzione del nostro presente. Non possiamo permetterci di guardare dall’altra parte».

"Quello che voglio è che il mondo ricordi i problemi e la gente che fotografo. Quello che voglio è creare un dibattito intorno a quello che accade nel mondo e provocare qualche discussione con queste immagini. Niente di più di questo. Io non voglio che la gente le osservi e apprezzi la luce e il gusto per le tonalità. Io voglio che loro guardino dentro e vedano ciò che l'immagine rappresenta, e il tipo di persone che fotografo".

9 commenti:

  1. Belle, proprio belle le foto di Salgado.
    Adoro quel covo della bellezza che è Magnum.

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  2. Volevo segnalarti sul mio blog il post dedicato alla vertenza degli allevatori della Sardegna. Ho realizzato anche una video intervista ad alcuni esponenti del Movimento dei Pastori Sardi. Un abbraccio, Fabio

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  3. Storie atroci. Altre arrivano dall'Africa proprio in questi giorni. Grande, e coraggioso, comunque, Salgado.

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  4. Veramente foto suggestive. Ho già visto documentari su questi minatori, ma le immagini di questo fotografo sono veramente incisive.

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  5. conoscevo le foto e, ora, ne apprezzo parole e intenti

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  6. foto davvero belle!
    un saluto

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  7. Molto interessante. Ogni tuo post è importante, Giulia. A proposito delle condizioni di schiavitù, ho visto un filmato su Dubai che mi ha lasciato interdetta. Lo proiettano alla Strozzina, a Firenze, nell'ambito della mostra "Ritratti del potere". Mi permetto di segnalarlo qui da te. Un abbraccio

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  8. Una panoramica dell'inferno che dovrebbe far riflettere anche i "grandi della terra" , ma sappiamo bene che loro si dedicano a panorami più redditizi per i caimani della terra.
    Cristiana

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