08/10/10

Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace

Mi sembra significativa l'assegnazione del premio Nobel per la pace allo scrittore cinese Liu Xiaobo. Nato in una piccola città del nordest, Liu ha studiato all’Università di Pechino, per poi lavorare anche alla Columbia University di New York. Nel corso degli anni Liu Xiaobo, sostenitore di una lotta non violenta per delle graduali rigorme nel grande paese asiatico, è uno dei personaggi più conosciuti tra i dissidenti cinesi: ha partecipato alle vicende di piazza Tian Anmen nel 1989 e per questo incarcerato per due anni: fu lui a negoziare con le forze dell’ordine, evitando a tanti ragazzi coinvolti denunce ed arresti. Nel 1996 firmò con altri una lettera aperta in cui chiedeva l'impeachment dell'allora presidente Jiang Zemin ed ebbe cinque anni di carcere.

La rottura definitiva con le autorità di Pechino è venuta nel dicembre 2008, con l'arresto solo per aver redatto e firmato il documento chiamato Carta 08 che invocava maggiori libertà e la fine del dominio del Partito comunista. Un documento che le autorità cinesi interpretarono come una grave e diretta sfida al sistema. Per questo Liu venne condannato a 11 anni di carcere.
Nel documento cinese, si chiedeva “la fine del regime monopartitico comunista e l’istituzione di un sistema basato sui diritti umani, lo stato di diritto e la democrazia”.
Decine di poliziotti avevano fatto irruzione in casa sua e sequestrato libri, dischetti, computer. Da allora di lui si era saputo poco o niente.

La reazione di Pechino al Nobel è stata molto dura e l'assegnazione del premio è stata definita "Un'oscenità". Secodno Pechino la decisione di Oslo va contro i principi di questo premio e avrà ripercussioni sulle relazioni con la Norvegia: "La persona in questione è un criminale che ha violato le leggi del suo paese e per questo è stato condannato dall'autorità giudiziaria. Premiarla è completamente contradditorio con lo spirito del Nobel e produrrà conseguenze sulle relazioni tra la Cina e la Norvegia".
Non dello stesso avviso è il Comitato di Oslo che "crede che ci sia una connessione tra diritti umani e pace nel mondo", queste le parole con cui è stata spiegata la scelta. "Durante gli ultimi decenni - si legge nelle motivazioni - la Cina ha fatto enormi progressi economici, forse unici al mondo e molte persone sono state sollevate dalla povertà. Il Paese ha raggiunto un nuovo status che implica maggiore responsabilità nella scena internazionale, che riguarda anche i diritti politici. L'articolo 35 della Costituzione cinese stabilisce che i cittadini godono delle libertà di associazione, di assemblea, di manifestazione e di discorso, ma queste libertà in realtà non vengono messe in pratica".
Catherine Baber, vicedirettrice del Programma Asia Pacifico di Amnesty International ha dichiaratoa sua volta: "Il premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo è un riconoscimento importante. Speriamo che terrà accesi i riflettori sulla lotta per le libertà fondamentali e per i diritti umani per cui Liu Xiaobo e altri attivisti cinesi si battono. Il premio tuttavia potrà fare davvero la differenza se stimolerà una maggiore pressione internazionale per ottenere il rilascio di Liu Xiaobo e degli altri attivisti in carcere solo per aver esercitato il loro diritto alla libertà d'espressione"
Barack Obama ha chiesto a Pechino di liberare il dissidente cinese il prima possibile. "Negli ultimi 30 anni", ha ricordato il presidente americano e premio Nobel 2009, "la Cina ha compiuto straordinari progressi nelle riforme economiche e nel miglioramento della vita dei suoi cittadini togliendo milioni di persone dalla poverta'". "Ma questo premio", ha aggiunto Obama, "ci ricorda che le riforme politiche non sono andate di pari passo e che i diritti umani fondamentali di ogni uomo, donna e bambino devono essere rispettati".

La comunità degli attivisti democratici e dei dissidenti ha accolto con molta soddisfazione l’assegnazione del Premio Nobel. E anche se la polizia oscura le televisioni e imbavaglia la moglie di Liu, Liu Xia, il premio Nobel per la pace allo scrittore, è un conforto per tutti coloro che con lui hanno avuto il coraggio di lottare e firmare il documento, Carta 08, che ha determinato la sua condanna a 11 anni di prigione per “sovversione contro il potere dello Stato”.
Anche l'Ue, la Francia e la Germania hanno chiesto alla Cina di scarcerare Liu. Il presidente della Commissione europea, Jose' Manuel Barroso, ha detto che il premio serve come un incoraggiamento per gli attivisti pro-democrazia, un "messaggio forte che esorta a difendere e a sostenere chi, a volte con grandi sacrifici personali, si batte per la liberta' e per i diritti umani".
E pare che siano iniziate le manifestazioni che chiedono la scarcerazione di Liu Xiaobo.

Credo che sarebbe importante ricordare sempre chi si batte in tutto il mondo per i diritti umani a rischio della propria liberetà e della propria incolumità. Questo spetta alle comunità internazionali che spesso sono reticenti soprattutto quando si tratta di partner economici così importanti come la Cina.
Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace, commenta il riconoscimento odierno. Sollecita, in particolare, il governo italiano perchè chieda alla Cina il rilascio del premio Nobel. «Liu Xiaobo - precisa - è in carcere per il suo lungo impegno nonviolento per i diritti umani e la democrazia. Ma non è il solo. Come lui ci sono tantissime persone in tutto il mondo. Chi si batte per difendere i diritti umani spesso è costretto a pagare un duro prezzo per il suo impegno. Accade sempre più spesso. Minacce, violenze, arresti, torture e uccisioni sono purtroppo un dramma quotidiano per persone che, come Liu Xiaobo, hanno scelto di fare i conti con la propria coscienza e con le proprie responsabilità. In questo senso, il Nobel a Liu Xiaobo è un premio a tutti i difensori dei diritti umani»

4 commenti:

  1. Un vero eroe, nel nostro povero mondo.

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  2. Condivido pienamente questa scelta, molto più di quella fatta lo scorso anno che, a mio parere, ha "ingessato" Obama e aveva assegnato il premio più alle intenzioni che a una vita spesa per la pace.

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  3. Un Nobel nel mentre si continuano a stringere affari...
    :-(

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  4. Grazie, Giulia, un articolo approfondito su un tema di cui bisognerà continuare a parlare a lungo anche nei prossimi giorni.
    La paura e la preoccupazione stanno infatti nel silenzio che prevale successivamente.Bisogna continuare a parlarne senza stancarsi.
    E'l'errore che continuiamo a fare noi ma soprattutto chi veramente può incidere su un reale cambiamento.
    Penso al Tibet, alla Birmania, a Sakhineh e alle tantissime donne nella sua stessa situazione...
    Si potrebbe continuare ma... mi accorgo che sto andando troppo oltre...
    Perdona la lunghezza del commento.
    Grazie ancora, Giulia, per il tuo impegno sempre coerente.
    Piera

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