20/10/10

Senza uguaglianza...

Ciò che davvero qualifica e distingue i regimi politici nella loro natura più profonda e che segna il passaggio dall´uno all´altro, è l´atteggiamento di fronte all´uguaglianza, il valore politico, tra tutti, il più importante e, tra tutti però, oggi il più negletto, perfino talora deriso, a destra e a sinistra. Perché il più importante? Perché dall´uguaglianza dipendono tutti gli altri. Anzi, dipende il rovesciamento nel loro contrario. Senza uguaglianza, la libertà vale come garanzia di prepotenza dei forti, cioè come oppressione dei deboli. Senza uguaglianza, la società, dividendosi in strati, diventa gerarchia. Senza uguaglianza, i diritti cambiano natura: per coloro che stanno in alto, diventano privilegi e, per quelli che stanno in basso, concessioni o carità. Senza uguaglianza, ciò che è giustizia per i primi è ingiustizia per i secondi. Senza uguaglianza, la solidarietà si trasforma in invidia sociale. Senza uguaglianza, le istituzioni, da luoghi di protezione e integrazione, diventano strumenti di oppressione e divisione. Senza uguaglianza, il merito viene sostituito dal patronaggio; le capacità dal conformismo e dalla sottomissione; la dignità dalla prostituzione. Nell´essenziale: senza uguaglianza, la democrazia è oligarchia, un regime castale. Quando le oligarchie soppiantano la democrazia, le forme di quest´ultima (il voto, i partiti, l´informazione, la discussione, ecc.) possono anche non scomparire, ma si trasformano, anzi si rovesciano: i diritti di partecipazione politica diventano armi nelle mani di gruppi potere, per regolare conti della cui natura, da fuori, nemmeno si è consapevoli.
Questi rovesciamenti avvengono spesso sotto la copertura di parole invariate (libertà, società, diritti, ecc.). Possiamo constatare allora la verità di questa legge generale: nel mondo della politica, le parole sono esposte a rovesciamenti di significato a seconda che siano pronunciate da sopra o da sotto della scala sociale. Ciò vale a iniziare dalla parola "politica": forza sopraffattrice dal punto di vista dei forti, come nel binomio amico-nemico; oppure, dal punto di vista dei deboli, esperienza di convivenza, come suggerisce l´etimo di politéia. Un uso ambiguo, dunque, che giustifica la domanda a chi parla di politica: da che parte stai, degli inermi o dei potenti? La ricomposizione dei significati e quindi l´integrità della comunicazione politica sono possibili solo nella comune tensione all´uguaglianza.
(…)
La costituzione, questa costituzione che assume l´uguaglianza come suo principio essenziale, è in bilico proprio su questo punto.
Noi non possiamo non vedere che la società è ormai divisa in strati e che questi strati non sono comunicanti. Più in basso di tutti stanno gli invisibili, i senza diritti che noi, con la nostra legge, definiamo "clandestini", quelli per i quali, obbligati a tutto subire, non c´è legge; al vertice, i privilegiati, uniti in famiglie di sangue e d´interesse, per i quali, anche, non c´è legge, ma nel senso opposto, perché è tutto permesso e, se la legge è d´ostacolo, la si cambia, la si piega o non la si applica affatto.

Gustavo Zagrebelsky Da La Repubblica del 26 novembre 2008

Credo che siamo ben lontani da quello che è detto qua sopra. Le vicende di questi giorni ancora di più ci raccontano quanto poco importi questo principio. E che ne sia lontano il governo di oggi, solo chi è cieco non lo vede. Questo è un argomento che non viene quasi mai affrontato nè tanto meno sviscerato.
Sono stata colpita da quanto ormai la "legge di mercato" domina tutto e tutti, anche quei settori in cui non dovrebbe. Fino a quando si usano come argomenti forti, per esempio, che certe trasmissioni "di informazione" e "culurali" devono andare in TV perchè "rendono" mi sento un po' spiazzata. E della cultura che "non rende" cosa se ne fa?
E di tutte quelle persone "senza diritti, invisibili" coperti e nascosti anche dalla nostra indifferenza, a chi importa veramente? E l'elenco sarebbe lungo.

9 commenti:

  1. Uguali non siamo, nè penso sarebbe augurabile. Si dice uguaglianza, e si legge uguaglianza di diritti, uguaglianza di opportunità. Anche così, l'uguaglianza non viene mai raggiunta. Pensiamoad esempio come la famiglia di provenienza influenzi le opportunità. In un libro, l'autore sosteneva che l'uguaglianza è ciò che contraddistingue la sinistra, e aggiungeva che comunque l'uguaglianza sia irraggiungibile. Mi chiedo allora se oggi non si nasconda dietro la parola uguaglianza il sorpruso sistematico. Perchè se pretendi che siamo uguali, e poi non lo siamo, non è questo un mezzo per fregare i più deboli? E' come se una lepre dicesse ad una tartaruga che essi sono uguali, e allora via a fare una gara di corsa: non può paradossalmente questa pretesa uguaglianza il mezzo più efficace per fregare chi per un determinato aspetto è meno dotato? Se poi quello è l'aspetto che conta di più a livello sociale...
    Le cose sono sempre un po' più complicate di come ci farebbe comodo.

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  2. LO so che sono sempre più complicate, e condivido quello che dici. Non per questo la parola uguaglianza deve finire nel cassetto. Bisogna comprendere cosa vuol dire in concreto. Certamente non credo che Zagrebelsky parli di uguaglianza in senso assoluto e mi sembra che in quello che dice sia abbastanza chiaro. L'esempio della tartaruga e della lepre sonoc chiari. Uguaglianza vuol dire dare a tutte due, una lenta e una veloce di trovare nella società una collocazione a misura loro senza escludere l'una perchè troppo lenta o l'altra perchè troppo veloce.
    Un piccolo esempio, banale. ma non è qui che possiamo disquisire più di tanto, anche se è giusto che ognuno ci rifletta e si confronti. Grazie davvero per il tuo prezioso contributo.

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  3. Uguaglianza, che bella parola, ma mai come in questi anni è stata derubata così tanto del suo autentico significato.
    La tua amarezza, Giulia, nel riportare e condividere il testo di Zagrebelsky è la mia stessa amarezza, e forse, per fortuna, la stessa di tante altre persone che non vogliono comunque rassegnarsi a questa società senza valori.
    Grazie, un abbraccio. Piera

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  4. Condivido le tue considerazioni.
    Buon pomeriggio.

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  5. La cultura che non "rende" passa alle due di notte o solo in estate, quando nessuno vede più la TV. Pensa al povero Piero Angela, derubato dei suoi settimanali Quark o Superquark per far posto a sciocchezze assortite. Mio figlio è cresciuto coi suoi documentari, una volta sia pomeridiani che serali, ora cosa c'è per i ragazzi? Bisogna rifugiarsi sulle pay-tv, per vedere qualcosa di istruttivo.

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  6. Beautiful light and balance.

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  7. La cultura è ormai trattata con logiche mercantili, anzi lo è sempre stata ma forse ora siamo all'anno zero. Sembra che il Teatro Carlo Felice di Genova verrà chiuso. Allucinante!
    Ciao Giulia.

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  8. Ciao Giulia. Non sei affatto noiosa. Ti leggo sempre anche se sempre in ritardo e anche se non commento. Purtroppo sono sempre più "in corsa" come diceva quel tuo allievo e piuttosto che lasciarti un commento a caso preferisco tacere.
    Un abbraccio anche a te.

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  9. La trasmissione che "rende" sarebbe Annozero?

    L'ottimo Zagrebelsky è stato a Firenze sabato scorso per un convegno di Libertà e giustizia. Putroppo non sono riuscita ad entrare perchè il teatro era strapieno un'ora prima. L'ho seguito un po' su internet ma poi è caduta la linea. :-(

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