04/11/10

La capacita di legare le note

Daniel Baremboin nel suo libro La musica sveglia il tempo dice che parlare di musica è difficile, anzi impossibile e se lui ci prova è perché l'impossibile lo “ha sempre attratto più del difficile. Non fosse altro perché tentare l'impossibile è, per definizione, un'avventura, e mi comunica una sensazione di energia che trovo assai attraente”.
Credo che abbia ragione. Forse la paura di sentirci sconfitti già in partenza non ci aiuta a pensare al di là di quello che è già esistente e quindi ci impedisce “di metterci in cammino”. L’impossibile non è un luogo vuoto è, invece, una direzione, un orizzonte che nella vita, una volta scelto non dobbiamo perdere di vista e che dà inizio ad una nuova "ricerca". Sappiamo già in partenza che saremmo soggetti al fallimento, anzi diventiamo coscienti che “è addirittura previsto” e quindi non ci arrenderemo e proseguiremo nella nostra strada.

Nel post precedente ho parlato di come il suono si lega al silenzio. In questo vorrei citare un brano del musicista che può essere applicato anche alla vita dell’uomo. Come nella musica l’armonia non avviene in modo spontaneo così nella vita sarebbe nostro compito per lo meno cercarla:
"E’ del tutto evidente che se un suono ha un inizio e una durata, allora deve avere anche una fine, sia che si estingua, sia che ceda il posto alla nota successiva. Le note che si susseguono operano chiaramente all'interno dell'inevitabile scorrere del tempo. In musica l'espressività è data dal collegamento fra le note, che noi chiamiamo con l'espressione italiana legato. Il legato impedisce a una nota di sviluppare il suo io naturale, ovvero di diventare tanto importante da mettere in ombra la nota precedente. Ogni nota deve essere consapevole di sé ma anche dei propri limiti; le stesse regole che si applicano agli individui nella società si applicano anche alle note musicali. Quando si suonano cinque note legate, ognuna lotta contro la forza del silenzio che vuole prenderle la vita, e ognuna è in relazione con la nota che l'ha preceduta e con quella che la segue. Nessuna nota può farsi valere, cercando di essere più forte di quelle che l'hanno preceduta; se lo facesse, sfiderebbe la natura della frase cui appartiene. Un musicista deve possedere la capacita di legare le note. Questa operazione così semplice mi ha insegnato la relazione fra individuo e gruppo. Per l'uomo è necessario contribuire alla società in maniera individuale; ciò fa sì che l'intero sia maggiore della somma delle parti. Individualismo e collettivismo non devono essere reciprocamente esclusivi; in realtà, insieme riescono a potenziare l'esistenza umana".

5 commenti:

  1. Si, in questo senso, possono essere spiegate le rotture degli equilibri : tutte, da quelle della sfera privata a quelle della sfera pubblica, politica. L'armonia, non a caso, regna lì dove ognuno si sente rispettato per quello che è e non è prevaricato da qualcun altro che tenta di spiccare, di emergere, magari sminuendo l'apporto e la specificità dell'altro.
    Cio Giulia, un bacio!

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  2. Sto ancora ascoltando il brano di Tristano e Isotta del post precedente. E ho appena letto la tua riflessione su Barenboim. Sono in uno stato di grazia. Ti ringrazio tanto!

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  3. Tu dici che l’armonia non avviene in modo spontaneo.
    Una precisazione che forse ti saprà di erudizione e sarà inutile, ma non si sa mai: a volte la precisione nell'uso delle parole, o avere parole diverse per indicare cose diverse, può essere utile. In genere per armonia si intende quella che si ottiene suonando due o più note contemporaneamente: è comunque un modo di legare le note, ma nello stesso momento, accordate tra loro. La capacità di legare le note nel senso della legatura musicale riguarda il saperle suonare una dopo l'altra in modo da farle sentire come momenti significativi della stessa frase, dello stesso dire, sia che il suono di quelle già suonate continui a vibrare nell'aria - come nel pianoforte quando pigi il pedale apposito - sia che il suono di quelle già suonate si spenga quando inizia quello della successiva nota.
    Saperle suonare e saperle ascoltare, ma in questo siamo portati naturalmente: c'è una tendenza innata nell'uomo a legare le note musicali in una melodia. Cioè, nasciamo con la predisposizione a unire elementi in "forme" che sono tipiche della specie umana e, poi, culturali, apprese: la cultura musicale può cambiare il modo in cui gli elementi, le note, tendono ad essere legate tra loro in una melodia, ma la tendenza alla "bella forma" è universale. Così, seppure con delle differenze, è per l'armonia: c'è una tendenza a sentire consonanti o dissonanti due o più note suonate contemporaneamente sulla base di elementi fisici del suono e dell'orecchio, e, poi, sulla base della cultura nusicale, l'abitudine e sentire quei suoni suonati insieme in accordi o in una successione di accordi.

    Insomma, volevo dirti che la tua affermazione mi suona solo parziale, che resto in attesa di un compimento - deve essere come quando qualcuno fa: ta-tara-tatta... e manca il ta-ta! finale.
    :-)

    Ma, sotto, in lontananza, c'è una questione che mi sta a cuore da molti anni: nasciamo perfetti - altro che peccato originale, altro che istinto di morte alla nascita, altro che animaletti perversi!... Abbiamo armonia e melodia nel suonare e nel percepire, alle prime battute: faticheremo poi a mantenerle nel corso del concerto, o, avendole perdute, a ritrovarle.

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  4. Ho letto con molto interesse i due ultimi post, che in fondo sono un unico argomento suddiviso in due parti. Mi fai scoprire sempre nuove cose e tutte coinvolgenti.
    Il discorso che fai sulla musica, tramite D. Baremboin, è bellissimo, il rapporto tra musica e silenzio e tra le note stesse è quasi sconcertante, così come è straordinario, quando è possibile, il legame tra individuo e collettività, tra individuo e individuo.
    Il fatto è che poche volte noi uomini riusciamo a creare quel rapporto armonico che invece sembra possibile tra le note musicali.
    Grazie, Giulia. Piera

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  5. Sono d'accordo con te Gyacinta, credo proprio che sia come tu dica.
    La ricerca o, forse il ritrovare, l'armonia spetta anche a noi là dove siamo, credo.
    Grazie, pensierini. ogni tanto sentire certi pezzi di musica ci aiuta, non trovi?
    caro Rom, hai ragione. Sono d'accordo con te, l'armonia è preesistente, si tratta non di costruirla, ma di ritrovarla.

    Grazie Piera, sei sempre molto carina
    Grazie, a tutti

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