10/12/10

L'educazione del bambino per Marguerite Yourcenar

Condanno l'ignoranza che in questo momento regna sia nelle democrazie che nei regimi totalitari. Un'ignoranza così forte, spesso così assoluta, che la si direbbe voluta dal sistema se non dal regime. Ho riflettuto spesso a quella che potrebbe essere l'educazione del bambino. Penso che ci vorrebbero delle cognizioni di base, molto semplici, per cui il bambino saprebbe di esistere in seno all'universo, su di un pianeta di cui dovrà più tardi preservare, gestire le risorse, e imparerebbe che egli dipende dall'aria, dall'acqua, da tutti gli esseri viventi, e che il minimo errore o la minima violenza rischia di distruggere ogni cosa. Imparerebbe che gli uomini si sono ammazzati fra loro in guerre che non han fatto che produrre altre guerre, e che ogni paese manipola la propria storia in modo menzognero così da lusingare il proprio orgoglio. Gli si insegnerebbe, del passato, quanto basta perché si senta collegato agli uomini che l'hanno preceduto, perché li ammiri quando meritino di esserlo, senza farsene degli idoli; ne si trascurerebbe l'insegnamento del presente o di un ipotetico futuro. Si cercherebbe di familiarizzarlo con i libri e le cose al tempo stesso; saprebbe il nome delle piante, conoscerebbe gli animali senza dedicarsi alle orrende vivisezioni imposte ai bambini e ai giovanissimi col pretesto della biologia; imparerebbe a prestare le prime cure ai feriti; la sua educazione sessuale comprenderebbe la presenza a un parto, l'educazione mentale, la vista dei malati gravi e dei morti. (…) Gli si insegnerebbe ad amare il lavoro quando il lavoro è utile, e a non lasciarsi sedurre dalle falsificazioni pubblicitarie, a cominciare da quelle che gli vantano leccornie più o meno adulterate, causa di carie e diabete futuri. Esiste certamente un modo di parlare ai bambini di cose realmente importanti più precocemente di quanto non si faccia.

Sembra utopica e, nelle circostanze presenti, effettivamente lo è, ma ciò che è utopico non è necessariamente impossibile. Sarebbe, per la prima volta, un'educazione umana. E si potrebbe almeno tentare di indirizzarsi in quella direzione invece di correre rovinosamente nel senso contrario.
Marguerite Yourcenar

11 commenti:

  1. Qualche buon indirizzo ai genitori di oggi ci vorrebbe sull'educazione dei figli.

    Buon week end!

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  2. Mi ha colpito l'accenno alla visita ai malati gravi e ai morti. Da piccola, mi hanno sempre tenuto lontana da queste realtà, e devo dire che gliene sono stata grata.

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  3. Sono parole di grande attualità, ma concordo con pensierini; però il resto è condivisibile e soprattutto auspicabile. Siamo alla deriva, in tutti i sensi, e i più piccoli ne pagheranno le conseguenze da adulti.
    Buon fine settimana, un abbraccio.
    Annarita

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  4. Che gran donna è stata la Yourcenar. I suoi libri mi hanno appassionato. Con questo testo sull'educazione dei bambini non posso che essere d'accordo. Anch'io ho tenuto lontano i miei figli da morte e malattie, ma credo sia sbagliato, fanno parte della vita e presentando loro malattia e morte appunto come episodi di vita da riconoscere e accettare, potrebbe renderli in futuro più forti davanti alle disgrazie.

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  5. Quanta saggezza in queste parole.
    Sono fiera dell'indirizzo post scuola media cui è interessata mia nipote Martina . Scienze umane ,per poi fare psicologia e dedicarsi possibilmente ai bambini.
    Cristiana

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  6. "e che ogni paese manipola la propria storia in modo menzognero così da lusingare il proprio orgoglio". E' verissimo e spiega tante cose, per esempio l'incapacità di programmare un'azione politica seria.

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  7. Ultimamente non riesco più a dedicarmi al blog e apprifitto dinquesti minuti prima di andare al lavoro, per augurarti Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

    Cri

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  8. Sono davvero parole molto importanti nella loro apparente semplicità. Rispetto alla morte, io tenderei ad allontanare i bambini, ma è proprio stato un mio allievo un girono a farmi capire che forse è sbagliato. Certo una volta la morte era visibile più di oggi ed era pertanto più naturale.
    Cristiana, auguri per la tua figliola...
    Giacynta concordo con te.
    Auguri anche a te Cri e grazie per essere passata.
    Un abbraccio ed un grazie a tutti
    Giulia

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  9. "il bambino saprebbe di esistere in seno all'universo, su di un pianeta di cui dovrà più tardi preservare, gestire le risorse"

    basterebbe solo questo concetto, a far comprendere al bambino che la vita è altro che il farsi guerra e il cotivare egoismi.
    ciao, Giulia
    un abbraccio
    cri

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  10. Se le cose che si insegnano ai bambini fossero veramente quelle importanti, ne basterebbero davvero poche per fare di un “bel bambino” un buon adulto. Si sa che “i bambini sono tutti belli” e, si sa, che gli adulti non sono proprio…“tutti buoni”. Dunque qualcosa, nel passaggio, si perde. L’ educazione fallisce tante volte e, soprattutto, nel momento in cui dai presupposti di principio si passa alla traduzione concreta. Siamo spesso cattivi interpreti.
    Nella società che qualcuno si ostina a chiamare del benessere, ciò spesso avviene credo, paradossalmente, per l’eccesso del dare: ai bambini di oggi diamo troppe cose e magari, nel lungo elenco, mancano proprio quelle che contano di più. Vediamo bambini sono superstimolati, superesauditi, (in molte case entra più di un regalo nuovo al giorno) superesposti o superimpegnati (pubblicità, sport, il mito della genialità) superprotetti, superesaltati o superbersagliati (le pesanti interferenze o violenze degli adulti nei loro confronti, sono sotto gli occhi di tutti). Insomma spesso sono bambini “per interposta persona”, attraverso genitori che continuamente proiettano su di loro le aspirazioni o le prosecuzioni del proprio io.
    Nei Paesi poveri è tutto molto diverso, è la carenza piuttosto che l’ abbondanza a farla da padrone, ma anche lì si possono rintracciare adulti che sfruttano l’ infanzia e le sue debolezze per trarne un vantaggio personale.
    Certo non è facile fare il genitore (anche questo, si sa): è davvero il mestiere più difficile del mondo. Impossibile non sbagliare mai. Ma, almeno qualche volta, dovremmo fermarci a riflettere, allontanarci un po’, di un minuto, di un giorno, di qualche passo, quel tanto che basta a guardare le cose con un filo di distacco e, se necessario, con i nostri bambini, come i bambini (loro lo sanno fare benissimo), ricominciare da capo.
    Margherite Yourcenaur lo sapeva, sapeva quali sono le cose che veramente contano, quelle “per cui il bambino saprebbe di esistere in seno all’ universo”… Forse da Mount Desert (l’ isola del Maine in cui passò l’ ultima parte della sua vita) il mondo si vede in un’ altra maniera…

    Grazie Giulia, anche in questo caso preziosa animatrice di riflessioni.

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