11/01/11

Alcune considerazioni sul referendum alla Fiat

Chissà perchè quando si parla di globalizzazione si parla solo della globalizzazione "attraverso il mercato" e non della globalizzazione "attraverso i diritti". Se va bene solo la globalizzazione del mercato, è chiaro che tutto d'ora in poi sarà giustificabile...
Oggi Rodotà su La Repubblica invita a rivedere la Dichiarazione di diritti dell'uomo e del cittadino del 1789: "La società nella quale non è assicurata la garanzia dei diritti, e non è stabilita la separazione di poteri, non ha Costituzione". e continua: "Il potere dev'essere diviso, non concentrato. I diritti fondamentali devono essere sempre garantiti".
"Nel mondo del lavoro, in troppi casi, non v’è più negoziazione "all’ombra della legge". Anzi non v’è più negoziazione, perché sempre più spesso si chiede a sindacati e lavoratori di prendere o lasciare un testo predisposto unilateralmente dalla parte più forte. Contratto collettivo e sindacato, i due strumenti che dall’800 hanno cercato di colmare il dislivello di potere tra datore di lavoro e lavoratori, vengono variamente svuotati. La soggettività del lavoratore si perde, e con essa la dignità del lavoro. Se l’efficienza è l’unica bussola, rischiamo di tornare alla "gestione industriale degli uomini". E la retribuzione non è più ciò che deve assicurare al lavoratore e alla sua famiglia "una esistenza libera e dignitosa", come vuole l’articolo 36 della Costituzione, ma il prezzo minimo che si spunta sul mercato per vendere un lavoro di nuovo ridotto a pura merce. Dall’esistenza libera e dignitosa si tende a passare ad una sorta di "grado zero" dell’esistenza, alla retribuzione come mera soglia di sopravvivenza, come garanzia solo del "salario minimo biologico", del "minimo vitale".
E mi sembra vero ciò che afferma Carlo Galli: "È davvero, questo, un passaggio epocale; è il momento in cui nel tessuto della nostra democrazia, che finora si è auto-interpretata, nonostante tutto, come liberale e sociale, fa irruzione la globalizzazione, che si propone come l´aperto predominio delle logiche economiche sulle logiche politiche democratiche. Si sta perdendo, insomma, più o meno da parte di tutti, l´occasione per rilanciare la politica come governo democratico della società, e si prende la strada di un ‘realismo´ scivoloso: legittimare l´esistente come necessario, inchinarsi al presunto spirito del tempo, qualunque cosa ciò significhi, mentre si rinuncia allo sforzo critico di stare nel proprio tempo nel modo migliore".

Ma Marchionne dice di non occuparsi di questi problemi, anzi afferma «Aspettiamo di vedere cosa succederà giovedì e venerdì - avvertiva ieri Marchionne parlando a margine del Salone dell’Auto Marchionne - e se il referendum non passerà ritorneremo a festeggiare a Detroit».

A questa affermazione che mi ha lasciato esterefatta il giornalista Giannini risponde così:
"Ma poi, davvero, non si capisce cosa ci sarebbe da "festeggiare". È una "festa", se una grande azienda di automobili italiana decide di chiudere un impianto che esiste da un secolo, e che rappresenta un pezzo di storia non solo industriale, ma anche sociale di questo Paese? È una "festa", se scompare dal nostro tessuto produttivo un luogo fisico, e anche simbolico, attraverso il quale sono passate centinaia di migliaia di donne e di uomini che, migrando molto spesso da un Sud povero e disperato, hanno trovato proprio a Mirafiori non solo il sacrificio, ma anche il riscatto? È una "festa", se si getta al macero un "bene collettivo" come quello stabilimento, dove tra gli Anni Cinquanta e Sessanta si sono formate e forgiate generazioni di italiani che hanno conosciuto l’affrancamento dal bisogno, la sapienza e la dignità del lavoro, e hanno accumulato quel patrimonio di diritti che sempre il lavoro porta con sé, e che trasforma un operaio alla catena di montaggio in un "cittadino" della polis". Comunque si giudichi l’accordo voluto dal Lingotto e il piano "Fabbrica Italia", l’operato di Marchionne e la resistenza della Fiom, questa non è, non può essere e non sarà mai una "festa". Se diventasse realtà, la chiusura di Mirafiori sarebbe un dramma per tutti. Non solo per i sindacati e per i lavoratori, ma anche per il governo, per l’opposizione, per l’Italia. Evidentemente dev’essere difficile capirlo al di là dell’Atlantico, nella lontana Auburn Hill: ma sarebbe una tragica sconfitta soprattutto per la Fiat".
E perchè non dire che se la Fiat ha dato lavoro, sono stati anche quelli che hanno lavorato a fare la Fiat! ma questo conta poco, forse niente per chi ha le spalle al sicuro!

E guardate questa foto qua sotto, spostate il vostro focus, non guardate l'operaio che piange, ma i fotografi e ditemi se questo è accettabile, se non c'è qualcosa di poco morale in tutto questo?
Se la gente uscisse dalla spettacolarizzazione e imparasse ad immedesimarsi negli altri, non avrebbe bisogno di vedere in una foto strappata in questo modo quanto dolore, quanta sofferenza stanno vivendo tanti, tantissimi italiani in questo momento, ma non solo!
Per piacere almeno un po' di rispetto! Che i giornali parlino di più dei problemi veri che la gente, quella comune, sta attraversando. Penso a chi lavorerà senza più regole, a chi è già stato o verrà licenziato, ai giovani hanno già cominciato a lavorare in un mondo precario o hanno dovuto emigrare, agli anziani che spesso hanno pensioni da fame, a chi è portatore di handicap, a tutti gli stranieri che il più delle volte sono considerati "non persone"... Davvero ci si sta occupando di loro? Lo sta facendo Marchionni? La destra di Berlusconi e Bossi? La destra di Fini e Casini? La sinistra? No, non credo proprio, purtroppo.



9 commenti:

  1. Questa vicenda mi fa davvero arrabbiare.
    Va bene: regnano le leggi del mercato, c'è la concorrenza, ecc. Ma perchè c'è comunque una fetta di persone che continua ad arricchirsi (a partire dai manager come Marchionne)? Perchè non comincia la finanza a rinunciare a un po' di profitti invece che i lavoratori a dover rinunciare ai già bassi salari?
    Sono troppo naif?
    Poi continuo a pensare che l'auto è un oggetto che non ha futuro. Il pianeta ne è già pieno e se la gente sarà più povera chi le comprerà queste auto? Finiremo per aver rinunciato ai diritti e non avere neanche gli investimenti.
    Troppo pessimista?
    Sulla foto hai pienamente ragione. Che vergogna!

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  2. Artemisia ha ragione, mai che pensino a 'moderare' un po' i loro profitti. Chi deve pagare sono sempre i più deboli.
    Leggevo che il costo degli operai è la voce che incide meno sui loro bilanci. Allora!?!, un po' di buona volontà, cavoli!!!!
    Cristiana

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  3. Fabbriche più piccole hanno condizioni di lavoro anche peggiori. Purtroppo dei reali problemi di questo paese non si parla molto, si fa finta che vada tutto bene.

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  4. La nostra è una società dove la parola rispetto non ha alcun significato. Basta guardare questi fotografi, ma non solo, basta guardare lo spettacolo indegno dei politici che si insultano e si accapigliano l'un l'altro senza nessun rispetto. Che vergogna.
    Trionfano l'urlo, la violenza e la sopraffazione. Che brutta società.

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  5. E' una vicenda difficile da commentare: il ricatto di Marchionni, la spaccatura delle posizioni tra i lavoratori, il becero menefreghismo del governo... Dietro sta la delocalizzazione delle imprese - oramai un dato di fatto in mezzo mondo, quello "occidentale" -, la precarietà del lavoro non più "a vita", il gioco dei datori di lavoro a dividere i sindacati... A prescindere ancora dall'esito che avrà il referendum: dove stiamo andando?

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  6. L'articolo di Massimo Giannini é importante, perché getta almeno una fragile passerella alle ragioni della FIOM.

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  7. Giannini è troppo giovane per poter sapere cosa succedeva e come vivevano a Torino gli immigrati del sud e come venivano trattati quando arrivavano con le loro masserizie legate con lo spago per abitare nelle fredde soffitte della Torino della Fiat che oggi qualcuno crede benefattrice!
    Io l'ho vista e so che gli immigrati dalla Sicilia, dalla Calabria e dalle altre regioni del sud erano trattati come gli extracomunitari di oggi. Io ho visto i cartelli "affittasi ma non ai meridionali" oppure nei locali pubblici dove i clienti si accalcavano per vedere "Lascia o raddoppia" il cartello sulla porta del locale TV, "Privato: vietato l'ingresso ai meridionali". Il razzismo della Lega c'era già allora: non c'era la lega ma c'erano i leghisti razzisti in pectore! Ma, naturalmente Giannini e chi, come lui, ha la pancia ed il portafoglio ben pieni queste cose fa finta di non saperle. Quell'operaio, oggi in pensione, piange come piangeva allora quando lavorava a Mirafiori. Non c'era Marchionne ma c'era Valletta! Uno vale l'altro!

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  8. Io sono chiaro, non ne capisco tanto, è però vegognoso che, ogni causa! ogni dibattito! ogni disgrazia! si faccia un caso mediatico...
    La foto che hai pubblicato ne è la prova, la gente sembra che si diverta vedere gli altri in difficoltà.
    Scusa cara Giulia se forse non sono stato chiaro spiegando cosa mi corode dentro di me, ma credo che abbia capito che scrivere non è il mio forte.
    Buona giornata cara amica,
    Tomaso

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  9. Anche tra gli operai, per soli 9 voti, ha vinto il sì. Gli impiegati sono lavoratori come gli operai, non partiamo con le discriminazioni. Non sono dalla parte di Marchionne e devo pure dire che la Fiom (federazione IMPIEGATI e operai metalmeccanici) esce a testa alta, come tutti i suoi lavoratori. Però ora non facciamo la caccia alle streghe a chi, per paura o per sua legittima scelta, ha votato sì.

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