05/01/11

C'è spazio a scuola per la riflessione?

C'è spazio a scuola per la riflessione? E' la scuola un luogo dove c'è la possibilità di mettersi a confronto con gli altri? Dove si possa parlare dei problemi che si incontrano nella relazione? O le riunioni sono diventate di fatto solo momenti in cui cimentarsi con pratiche burocratiche che di umano non hanno proprio nulla?
Non dovrebbe esistere uno spazio per noi insegnanti in cui poter pensare a cosa stiamo facendo, verso quale direzione stiamo andando, qual è il senso che vogliamo dare al nostro agire?

La scuola, la classe in cui trascorriamo molto del nostro tempo, sono mondi complessi in cui si intersecano problematiche e storie diverse. Sentirci in mezzo a tanta complessità, può far insorgere la paura di non essere adeguati, di non poter noi da soli affrontare tutte le difficoltà a cui ci espone la situazione. Ecco allora che spesso pensiamo che "non sia compito nostro" ciò che esula dall'apprendimento. Eppure, in questo caso, ci nascondiamo che l'apprendimento è strettamente legato alla sfera affettiva ed emotiva. Non può , quindi, esserci relazione educativa senza metterci in gioco anche su questo piano.

Certo non è facile e questo è un dato di fatto, per questo sarebbe così importante un confronto costante in cui ognuno di noi abbia il coraggio della sincerità per mettere in campo i problemi che man mano emergono nei ragazzi, ma anche nella nostra relazione con loro. Il rischio è quello di rimuovere la complessità e cercare la comoda semplificazione che ci danno certe "ricette" costruite a bella posta.

Il non mettersi su questa strada, l'essere e rimanere sommersi dalle pratiche burocratiche, da test, prove Invalsi e quant'altro,  forse, è una delle cause che fanno sentire tanti insegnanti soli, sfiduciati o rinunciatari.
In un incontro di formazione  una giovane insegnante di scuola media, alle sue prime armi, ha raccontato quanto sia stato difficile per lei affrontare il mondo della scuola sia perché "precaria", sia perché ha sentito nei colleghi più vecchi tanta disillusione, stanchezza e nessuna disponibilità a fermarsi un attimo in più.
A lei sarebbe servito moltissimo trovare un ambiente più accogliente e anche solo un insegnante che la guidasse nella sua nuova esperienza e soprattutto che le regalasse un po' di entusiasmo.
La formazione che aveva avuto non era sufficiente per affrontare le sfide della scuola e in particolare della sua classe.
Ha capito che la spinta ad andare avanti avrebbe dovuta "trovarla da sola!"

Eppure nella scuola sarebbe necessario riflettere su ciò che si fa giorno dopo giorno. Esperienza è ciò che viene dopo l'agire, è ciò che la nostra mente rielabora, ma per poter rielaborare bisogna ripensare a cosa si è fatto e a che effetti ha prodotto in nostro agire in classe e via dicendo.

Per riscoprire il valore della riflessione, bisogna ritrovare il piacere del pensiero lento e la capacità di prendersi cura di sé e dell'altro per essere poi figura di riferimento al fianco dei ragazzi, per aiutarli a crescere e diventare adulti migliori.
Bisogna comportarsi il giardiniere di questo racconto:

Il gennaio del giardiniere «Nemmeno gennaio è per il giardiniere un periodo di inattività» dicono i manuali di giardinaggio. Certamente no; giacché in gennaio il giardiniere soprattutto coltiva il tempo. (…) Soprattutto si può, a quanto si dice, lavorare il terreno, poiché sembra che con il gelo si sbricioli. Quindi subito, il Primo dell'Anno, il giardiniere si precipita in giardino per lavorare il terreno. Si accinge a farlo con la vanga; dopo un lunghissimo sforzo gli riesce di spezzare la vanga sul terreno duro come diamante. Prova con la zappa; se procede senza sosta, gli si rompe il manico. Allora afferra il piccone e ottiene soltanto di spezzare il bulbo di tulipano che aveva piantato in autunno. L'unica soluzione è lavorare il terreno con scalpello e martello; solo che è un sistema molto lento, che presto viene a noia. Forse si potrebbe smuovere il terreno con la dinamite; ma il giardiniere di solito non ce l'ha. Bene, lasciamo fare al disgelo. (…)
E poi aspettare, aspettare! Dio del cielo quanto è lungo questo gennaio! Se solo fosse già febbraio… “Per quanto riguarda i semi, alcuni somigliano a tabacco da fiuto, altri a pidocchi chiarissimi e fulvi, altri a pulci lucide e scarlatto scuro senza zampetto; altri sono piatti come monetine, altri grassi e rotondi, altri sottili come aghi; alati, spinosi, lanuginosi, glabri e pelosi; grandi quanto scarafaggi, o piccoli come pulviscolo solare. Rendo testimonianza del fatto che ogni tipo è diverso e ognuno è stupefacente: la vita è complessa".
Da : L’anno del giardiniere di Carel Capek
La fotografia dal film francese "Essere e avere"

11 commenti:

  1. La scuola è diventata qualcosa di esplosivo.
    Lo era già 10 anni fa e più quando tentai la carriera dell'insegnamento e l'abbandonai subito perchè non volevo fare la precaria a vita.

    Speriamo bene per le prossime generazioni.

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  2. Grazie Giulia per questo tuo post che mi trova entusiasta, per il fatto che almeno un insegnante possa pensarla come ho sempre sostenuto anch'io.
    E questa riflessione non poteva che venire da te.
    In particolare, approvo in pieno queste tue parole:

    "..ci nascondiamo che l'apprendimento è strettamente legato alla sfera affettiva ed emotiva. Non può , quindi, esserci relazione educativa senza metterci in gioco anche su questo piano."

    Tu devi essere meravigliosa come Educatrice (non mi limito a dire insegnante) e auguro a tutti color che hanno a che fare con l'infanzia e l'adolescenza di essere come te.
    Un forte abbraccio,
    Lara

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  3. Un anno fa o poco più, lanciai l'idea di costituire un'associazione politico-culturale degli insegnanti. Il punto fondamentale nonera quello di definire una posizione politica preprogrammata, non era un'omogeneità culturale che si voleva imporre, ma una selezione sì, perchè è inutile tentare di negare cosa siano gli insegnanti nella grande maggioranza. La selezione non stava quindi nel progetto, in uno preconfezionato, ma nella scelta stessa di considerare positivamente l'idea stessa di costituirla. Ebbene, ho ricevuto un'unica adesione, il che è eloquente di per sè, mi pare.

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  4. Non sono insegnante, ma penso esattamente quello che pensi tu. Ci dovrebbero essere momenti di riflessione e di confronto oltretutto servirebbero a dare una migliore professionalità.
    Ho letto il commento di Vincenzo Cucinotta. Che tristezza!

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  5. Non mi meraviglia il racconto della giovane insegnante. Se penso alla disposizione d'animo che ho anch'io nei confronti del mio lavoro dopo 28 anni, devo dire che un po' le capisco queste insegnanti demotivate. Certo, il mio è un lavoro molto più di routine ma il fatto che in un certo ambiente l'età media sia elevata, vuol dire molto. Credimi.

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  6. Kylie, certamente l'essere precario è un grosso problema. Quello che è certo è che molti insegnanti non sono motivati sia per responsabilità esterne sia anche per scelte loro.

    Cara Lara. io ho sempre creduto nel lavoro che ho fatto, al di là di tante difficoltà che si incontrano ogni giorno. Ma il focus sono stati sempre i ragazzi ed il dialogo incessante con loro mi ha aiutato a lavorare senza perdere entusiasmo anche se non sono assolutamente "meravigliosa".

    Vincenzo, sono convinta che insegnare non è un lavoro per "tutti", non devi essere nè migliore nè peggiore degli altri, semplicemente devi sapere con chi hai a che fare. I ragazzi hanno bisogno di adulti che sappiano mettersi in gioco con loro e che sappiano guidarli partendo da quello che sono.

    Cara Ambra, sì ci vorrebbe molta più volgia di riflettere, spazi per farlo e la consapevolezza che non ci sono ricette confezionate a priori.

    Silvia, io a scuola ci sono stata molti più anni di te, ma ti assicuro che è un lavoro che non può neanche lontanamente essere paragonato ad altri. Nella scuola passano tutti, dico tutti i ragazzi. Può essere faticoso, difficile, ma abbiamoa che fare con esseri umani in crescita che "hanno bisogno" di te... Questa responsabilità è la stessa che hai come genitore anche se la modalità è diversa. Forse giustifichiamo troppo i grandi mentre siamo più pronti a punire i più piccoli. Fare l'insegnante non è obbligatorio e tanti anni fa lo hanno fatto perchè avevano un'orario "corto"... Ci sono tanti insegnanti che credono nel loro lavoro, ma purtroppo sono nascosti dagli altri: io ne ho incontrati. Quindi grande merito a loro, ma volgliamo dire che ce ne sono altri che, se non hanno più voglia di insegnare, dovrebbero cambiare mestiere? E a volte questi sono anche giovani!

    Grazie

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  7. "Per riscoprire il valore della riflessione, bisogna ritrovare il piacere del pensiero lento...".
    Sono proprio d'accordo con te, Giulia.
    Bellissimo anche il passo in cui spieghi che cosa significa per te l'Esperienza.
    Grazie, amica mia. Un carissimo saluto.
    Piera

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  8. Ciao Giulia,
    mi trovo in pieno accordo con le tue parole, tanto vere quanto difficili da mettere in pratica.
    Purtroppo, proprio per queste motivazioni quest'anno ho dovuto cambiare di scuola i miei figli, sapendo quel che avrei lasciato e non sapendo quello che avrei trovato. Per fortuna pare che in questa nuova avventura in cui ci siamo calati noi tutti (genitori, figli e nuove insegnanti), ognuno abbia trovato un buon terreno su cui seminare, il tempo per lavorare e speriamo che a fine stagione si possano raccogliere i frutti che ognuno si e' impegnato a volere ed ottenere.
    Non abbiamo perso la fiducia, forse dovremo investire un po' di piu' nel cambiamento a partire dal proprio.
    Un caro saluto
    Dona

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  9. Consola vedere insegnanti impegnati, anzi, molto di più, educatori sensibili, cantori ed interpreti del libero spirito critico. Mortifica la situazione materiale e burocratica della scuola.

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  10. Cara Giulia, il tuo blog mi è stato segnalato dalla tua amica Dona(tella). Devo dirti che, da ex collega (io sono per mia fortuna in pensione da qualche anno!) leggendo quanto hai scritto ho trovato la freschezza di una scuola di altri tempi non soltanto per i rapporti che si riuscivano a stabilire con i colleghi ma anche con i genitori degli studenti e, quindi, con gli stessi ragazzi. Rapporti che, a volte, erano l'unica gratificazione che si riusciva a ricevere perchè lo stipendio era e resta sempre molto magro. Tornerò ancora a trovarti per leggere altri tuoi post. Dona, se vorrai, ti darà i miei link. Potrebbe essere piacevole conversare tra noi qualche volta. Ciao, a presto. Osv

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  11. Grazie a te Piera, sei sempre molto gentile.

    Che bello ritrovarti Dona. I non riesco ad essere assidua come una volta sul blog, ma mi piace continuare ad esserci. Sono contenta che i tuoi figli abbiano trovato una scuola il cui terreno sia buono " da seminare". Per loro e per noi è davvero molto importante.

    So che è difficile, cara Osv, oggi mettere in pratica quello che dico (non solo io) in questo post, ma ho conosciuto gente che ne sentirebbe il bisogno, il che forse vuol dire che se ci si prova, almeno si può riuscire a riavviare anche se con pochi la riflessione di cui parlo e sopratutto sentirsi meno soli. Chissà... Io penso che sia importante provarci. Oggi allo stipendio si aggiunge anche la situazione precaria degli insegnanti, ma proprio la ragazza che ho citatao era quella più attiva e con più voglia di lavorare bene: insomma la sua parte, quella che spetta a le la vuole fare tutta. E questo l'ho trovato molto bello. Cercherò volentieri i tuoi link da Dona, mi farai molto piacere se tornerai a trovarmi.

    Adriano, che dire: grazie di cuore per le belle parole.
    Un caro saluto a tutti a tutti

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