27/01/11

Pensiero non è la conoscenza; è l'attitudine a discernere il bene dal male, il bello dal brutto

Se lo aspettava diverso Hanna Arendt quando si ritrovò davanti ad Eichman. Pensava di trovarsi di fronte un essere disumano. incomprensibile e, invece, ecco un piccolo grigio burocrate, un uomo qualunque, normale (uno degli psichiatri dice: “più normale di quello che sono io dopo averlo ascoltato”). Pieno di pietà per se stesso, si mette a raccontare una storia atrocemente semplice, Prima, da ragazzo, non troppa voglia di studiare, poi poca fortuna nel mondo del lavoro, finché un giorno era stato inghiottito dal nazismo “senza accorgersene e senza aver avuto il tempo di decidere”. Non conosceva il programma del partito, non aveva mai letto Mein Kampf, non aveva mai nutrito sentimenti di avversione per le sue vittime, però aveva sempre preso molto sul serio il suo lavoro: quello che per ebrei, zingari, oppositori politici, era stata la fine del mondo, lo sentiva come un lavoro giornaliero, monotono, con i suoi alti e bassi.

" Non era stupido, era semplicemente senza idee[...]. Quella lontananza dalla realtà e quella mancanza di idee, possono essere molto più pericolose di tutti gli istinti malvagi che forse sono innati nell'uomo. Questa fu la lezione di Gerusalemme. Ma era una lezione, non una spiegazione del fenomeno, né una teoria. "
“Il guaio del caso Eichmann era che uomini come lui ce n'erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali”
L’insegnamento della Arendt è che bisogna conoscere il Male, guardarlo in faccia. Vuol dire sapere che esso ci riguarda. Che fa parte di noi. Solo in questo modo possiamo riuscire a giudicarlo! Così quando, dopo l’impiccagione di Eichmann, Martin Buber sostenne di non sentire alcuna pietà per quel criminale perché costui solo “formalmente” era un essere umano, la Arendt commentò: “Questa alterigia, però, era un lusso che chi doveva giudicare Eichmann non si poteva permettere, perché la legge presuppone che si abbia qualcosa in comune, come uomini, con gli individui che accusiamo, giudichiamo e condanniamo”. Ecco la magistrale lezione di Hannah Arendt. Tutti siamo attraversati dal male, negare questo significa non saperlo riconoscere quando ci attraversa, significa non saper riconoscere che la responsabilità è prima di tutto individuale e che ognuno è colpevole dei suoi gesti:
" La manifestazione del vento del pensiero non è la conoscenza; è l'attitudine a discernere il bene dal male, il bello dal brutto. "
Solo questa continua attenzione ed esame di noi stessi forse può aiutarci ad evitare che il male prenda il sopravvento su di noi e ci faccia agire con la presunzione a volte anche di fare “il bene”…
Ed è con questo sguardo che dobbiamo guardare il presente.

11 commenti:

  1. La banalità del male... Sul processo ad Eichmann fu tratto un docu-film molto interessante. Ne parlo nel mio blog.

    Buona giornata, ciao.
    Pim

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  2. Ho subito pensato anch'io, come Pim, alla banalità del male.
    Grazie per il tuo bellissimo post, cara Giulia!
    Buona giornata,
    Lara

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  3. Bene e male non so, ma quanto impietoso coraggio il contare ogni sé di sé

    Un saluto

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  4. Quello che una mente umana ha non possiamo mai giudicare...
    Solo la fine è diventato orrore.
    Bello il tuo post!
    Buona giornata.
    Tomaso

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  5. Ciao Giulia! dai sempre degli spunti in più per riflettere e rendere più profondo il nostre bagaglio interiore...

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  6. Non c'è dubbio il male ci appartiene -:)

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  7. Niente di umano mi è estraneo.

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  8. Grazie per questo post Giulia.
    Il male a volte è proprio dietro l'angolo.
    un saluto

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  9. Che piacere leggerti, era da un po' che non passavo dal tuo blog, e averti "frequentato" con questo post è stata una soddisfazione per la mia ragione. Sarebbe bello che in tanti provassimo, soprattutto in questo terribile inverno della mente e del cuore, a riflettere su quanto dici.

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  10. Ti sono sempre molto grata quando ci parli della Arendt. Grazie!

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  11. Calma, saggezza, spirito critico e ricerca della verità in queste bellissime parole di Hanna Arendt.

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