18/02/11

Guardare il mondo in orizzontale, non in verticale

Ho ripensato alla giornata del 13 febbraio. Certi eventi bisogna ripensarli dopo, quando tutto rischia di essere risucchiato dalla grigia quotidianità. Ho pensato a quei fili intrecciati, a quei colori tanto diversi ma tutti rivolti verso uno stesso orizzonte.
Una grande forza, una grande energia, un grido: ci siamo. Siamo nelle piazze, nelle strade, nelle vie di tutta Italia a dire "Basta!" Ci siamo.
Ma oggi quello che mi è più chiaro è che dobbiamo "esserci" tutti i giorni, in ogni luogo. Con i nostri figli, con i nostri genitori, con i nostri studenti, con i nostri malati, ovunque "con" e "per"...
Questa può diventare la nostra rivoluzione al femminile, questa è l'alternativa che, come donne possiamo costruire, non rinunciare a quello sguardo particolare che, legate alla terra e ai suoi bisogni, abbiamo avuto sul mondo.
Non si tratta solo di "occupare" luoghi di potere, luoghi di prestigio o di comando. Non si tratta solo di essere "contro" Si tratta di tessere tele, si tratta di costruire rapporti nuovi, di essere capaci di gesti, di attenzioni, di lanciare "parole nuove" anche nel privato che sappiano darsi i colori della concretezza, che sappiano dare pennellate di luce là dove tutto sembra essere ormai segnato dall'abitudine e dal senso di impotenza. Si tratta di guardare il mondo in orizzontale e non in verticale. Il solo modo che ci permetta di guardarci negli occhi!
Io credo che sia giusto dire che noi "dobbiamo esserci" per essere "migliori", ma non nel senso solo meritocratico, ma nel senso più umano del termine, non moraliste ma "morali": madri più attente, insegnanti più accoglienti, persone capaci di essere vicine ai problemi dell'"altro", persone.
Dobbiamo essere consapevoli che anche noi possiamo essere imprigionate da una rigidità di pensiero incapace di smontare pregiudizi e inventare nuvoi percorsi, di ragionare su cose che diamo per acquisite e scontate. La capacità che dobbiamo sviluppare è quella di saper contrastare anche noi stesse, le nostre resistenze, le nostre prigioni.
Non hanno molto senso proclami altisonanti, se non abbiamo chiaro come prima di tutto noi stesse possiamo tradurli in piccole e concrete azioni.
Dice Rodotà:
Donne, lavoratori, studenti, mondo della cultura si sono mossi guidati da un sentimento comune, che unifica iniziative solo nelle apparenze diverse. Questo sentimento si chiama dignità. Dignità nel lavoro, che non può essere riconsegnato al potere autocratico di nessun padrone. Dignità nel costruire liberamente la propria personalità, che ha il suo fondamento nell´accesso alla conoscenza, nella produzione del sapere critico. Dignità d´ogni persona, che dal pensiero delle donne ha ricevuto un respiro che permette di guardare al mondo con una profondità prima assente.
Lavorare perchè in ogni luogo in cui siamo la "dignità" sia riconosciuta ad ogni essere umano. E vi assicuro che, proprio in questi giorni, che frequento l'ospedale mi rendo conto come questa sia negata anche da chi, apparentemente, è molto "professionale". E purtroppo sono molte donne a negarla a persone che come colpa hanno solo quella di essere malate.
"Per vivere – ci ha ricordato Primo Levi – occorre un´identità, ossia una dignità". Solo da qui, dalla radice dell´umanità, può riprendere il cammino dei diritti.
Ma i diritti vanno affermati, difesi e resi pratica quotidiana, altrimenti diventano contenitori vuoti.

15 commenti:

  1. In questi giorni ho fermato 4 donne e ho chiesto loro se il 13 febbraio erano in piazza. Tutte e tre mi hanno risposto, orgogliose, di si. Le ho fermqate dopo aver visto delle scene che mi hanno nauseato, comuni e frequenti di questi tempi.

    La prima faceva la furba e cercava di passare davanti a noi altri in fila da mezz'ora alle poste, adducendo di essere già lì, trasparente, prima di noi.

    La seconda parcheggiava in seconda fila, boccando il traffico, noncurante dei clackson impazziti (e degli improperi vari) per andare all'edicola (parcheggio a 5 mt di distanza, a pagamento però, 50 cent per mezz'ora)

    La terza passando vicino ad un ragazzo di colore ha detto all'amica: "ma come puzzano però questi neri, dai"
    E l'altra: "non sono abituati a lavarsi come noi, è una questione di cultura" (o magari di mancanza della doccia nei tuguri dove vivono stipati a decine pagando pure un affitto ai loro benpensanti e puliti locatori)

    Le donne cambieranno l'Italia?
    Speriamo nelle extracomunitarie.....

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  2. Sono passata di corsa solo per un saluto. Buona domenica.
    Tornerò con più tempo perché ho colto qua e là una serie di frasi molto interessanti.

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  3. è vero, ogni consapevolezza rafforza anche nel contatto-confronto con gli altri la nostra posizione rendendo chiaro e a volte semplicemente normale il nostro porci. Prima di tutto siamo noi a dover essere consapevoli del valore che portiamo , e dobbiamo farlo con franchezza e senza sensi di colpa per i ruoli che ci sentiamo di non ricoprire come la figura della donna ideale , vecchia e castrante , avrebbe richiesto... ti abbraccio e grazie per la tua attenta visione che illumina , grazie.

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  4. Ciao Giulia. Mi fa piacere fare la tua conoscenza. Sono sempre stupita di come attraverso la rete, mi giungano energie affini... come mi ritrovo a scoprire blog e persone interessanti e in sintonia con
    A presto
    Cinzia

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  5. Non ho proprio nulla da aggiungere a queste civilissime considerazioni. Solo che ... bisogna ora rimboccarsi le maniche. Magari io per primo.

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  6. Ho letto un articolo sulle donne egiziane e sulla loro protesta di queste settimane. Loro stesse dicono che essere in piazza significa dare un segnale forte, che non ci devono essere integralismi e che il mondo politico va ridisegnato con i loro occhi.
    Anche da noi dovremmo fare ancora manifestazioni del genere.

    Un abbraccio e buon inizio di settimana!

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  7. E' proprio vero, la rivoluzione inizia dal basso.

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  8. Cara Giulia scusami la mia assenza. Vorrei esprimere il mio pensiero in merito alla manifestazione "Se non ora, quando". Non credo che servano solo le parole ma anche i fatti. E in questa manifestazione i fatti sono stati proprosti chiaramente. Adesso dovrebbero seguire, prendendo esempio dalla nostra storia, altre manifestazioni come queste in tutta Italia. Questo malessere deve essere esternato periodicamente, gueste urla devono sentirsi maggiormente, non deve isolarsi a mero ricordo al fine di tacitarne gli animi, ma deve rimanere costante e forte l'attenzione in tutto il Paese.Tante sono le problematiche poste oggi in discussione e tante ne dobbiamo affrontare in piazza ovunque esse siano. Se desideriamo "risorgere", solo Noi siamo in grado di farlo con le nostre forze manifestando liberamente senza vincoli e pregiudizi ed è cio che va fatto.
    Un abbraccio
    MAurizio

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  9. Esserci. "Con" e "per". Mi piace molto.

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  10. sottolineo tutte le tue parole! un saluto

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  11. Io penso una cosa. Che le donne possono fare tanto le vittime per la storia e l'eredità e per quello che ancora oggi vivo, subiscono o scelgono di accettare, anche in termini di violenza.
    Ma non sono esenti da violenza.
    Di crudeltà.
    Di cattiveria gratuita.
    Anche nel lavoro, anche e soprattutto con chi è in una posizione di debolezza, sia esso malato o no.
    Le donne vogliono potere, prima ancora del lavoro. Mi chiedo se sapranno gestirlo o se ne saranno contaminate fino in fondo.

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  12. L'impegno per valori grandi come questi deve essere quotidiano. Diversamente rischia di essere tutto inutile. Un caro saluto, Fabio

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  13. condivido e sottoscrivo ogni cosa!

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  14. Complimenti vivissimi per tutti gli argomenti trattati in questo blog.
    Competenza letteraria e profondità di analisi su attualità e sul sociale.
    p.

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  15. Ciao Giulia,
    io sono la Erika che insieme ad Ambra e Sandra sta organizzando l'incontro dei Blogger. Ti sarei grata se volessi darci una risposta definitica sulla tua partecipazione alla festa perchè vorremmo sapere quanti posti dovremmo prenotare al ristorante. Io ed Ambra ci siamo divise l'incarico di contattare coloro che non hanno ancora dato una risposta. Allora ti aspetto da me su uno dei miei due blog per un sì (indicando anche quante persone e quanti giorni) o un no.
    Spero proprio che la tua risposta possa essere positiva.
    Un caro saluto e compplimenti per il tuo blog
    Erika

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