08/03/11

La donna che sbatteva nelle porte di Roddy Doyle


Oggi 8 marzo, giorno delle donne vi voglio parlare di un libro che mi è molto piaciuto di Roddy Doyle: La donna che sbatteva nelle porte.

Lo scrittore scrive storie di Irlanda, di irlandesi, di gente "qualunque" che a volte diventa "qualcuno" ("Una stella di nome Henry"). Sa ritrarre la quotidianità, entrare nel pensiero, nei gesti, nelle paure delle persone come pochi sanno fare. Sa entrare nelle contraddizioni della vita. Noi siamo soliti a voler leggere la storia degli altri e a volte anche la nostra in modo lineare, e a non capire il perché si fa o non si fa qualcosa. O a volte crediamo di capire tutto, troppo... Non accettiamo l’idea che quando qualcuno è “dentro” una realtà anche tragica, non riesca ad uscirne, che perseveri nell'errore, che oggi dica una cosa, domani un'altra .

La "donna che sbatteva nelle porte" è una ragazza dei quartieri popolari di Dublino che si innamora del "bello" del quartiere, il più invidiato, il più, forte, il più chiacchierato. “Stava in un gruppo, ma era come se fosse solo (…) Confronto a lui gli altri ragazzi sembravano grossi e deformi. (..) Io gli misi la testa sulla spalla. Mi aveva conquistata”. Charlo la fa sentire amata, rispettata, Charlo è la felicità.
Poi arrivano i figli, e tutto finisce. Charlo, poco alla volta, diventa l'inferno. Tutto il libro diventa una spirale verso il basso, un buco nero: la donna diventa vittima della violenza del marito, e sembra subirla. Doyle ci aiuta ad entrare nei pensieri di questa donna che mille volte si chiede il perché e mille volte non sa rispondere: “Non mi viene una risposta vera, una cosa da farmi dire Ecco, ci siamo. Mi amava e mi picchiava. Io lo amavo e mi facevo picchiare. E’ una cosa tanto semplice, tanto stupida e tanto complicata. E’ una cosa terribile. (…) E il suo amore per me diventa una cosa crudele, come il sorriso sulla faccia di un nazista”. In lei non c'è odio, nè rabbia, ma quella rassegnazione che è tipica di chi ha avuto molto poco dalla vita.

Ma Paula non subisce solo il marito, ma anche l’indifferenza degli altri. “Il dottore non mi guardava mai in faccia. Mi esaminava in vari punti, ma non mi vedeva mai tutta. Non mi guardava mai negli occhi”.
Più volte, visitata dai medici, pensa “chiedimelo, chiedimelo…”. Ma per domandarle cosa era successo doveva esserci qualcuno che si interessasse a lei come persona, che volesse in qualche modo aiutarla, che non vedesse solo l’occhio pesto e che non si accontentasse della sua prima risposta: ho sbattuto contro una porta. Senza questo interesse lei non riesce a chiedere aiuto. Paula vive anche l'orrore dei sensi di colpa. E' lei che causa tutto ciò, è lei che innesca la spirale di violenza.

Nonostante tutto, alla fine Paula trova la forza di reagire. Per evitare altre violenze sui figli, lo caccia di casa. Una riscossa incredibile, per una donna che sembrerebbe fuori gioco”.

Ma quante donne ancora oggi vivono la situazione che descrive Paula: “Ho scoperto di essere povera e di non avere nessuno diritto a tutte le speranze che avevo all’inizio. Senza un futuro, con niente davanti. Intrappolata in una casa che non sarebbe mai stata mia. (…) Con dei figli che non avevano nessuna speranza come me; e starmene a guardare loro era la cosa peggiore, la più crudele di tutte. (…) Ero io il loro futuro. Era così che lo vedevano, il mondo dei grandi. Botte strilli e un frigorifero vuoto…”
Io ne ho conosciute di queste donne. Non hanno bisogno di facili giudizi, ma di quella comprensione, quella capacità di comprendere che dimostra nel suo splendido libro Roddy Doyle che ha quella rara capacità di sapersi mettere al posto di… , di saper volgere lo sguardo là dove i più lo distolgono.

11 commenti:

  1. Non conosco questo libro, purtroppo ho letto molto pochi libri, raccontare qui la ragione sarebbe troppo lunga...
    Buona serata cara Giulia.
    Tomaso

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  2. Ho letto questo libro, ma tu ne scrivi una recensione stupenda.
    Grazie e buona giornata, cara Giulia!
    Lara

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  3. brava , anch'io ti dico:stupenda recensione

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  4. Voglio proprio leggere questo libro. Perché tu sei bravissima come sempre a farci amare le letture delle quali parli e perché Roddy DoYle mi piace molto.

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  5. Nessun giudizio per queste donne, solo comprensione, dici bene. Le motivazioni del continuo subire possono essere per noi oscure, non per questo dobbiamo giudicare.
    A tutte quelle donne, il nostro pensiero.
    Metto il libro nella mia lista da acquistare: la tua recensione mi fa pensare ad una buona lettura, grazie.

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  6. Ho un debole per gli scrittori irlandesi... Bellissimo suggerimento, grazie.
    Pim

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  7. Una storia molto vera. E' incredibile quante storie di coppia che sembravano nate sotto i migliori auspici poi degenerino. Il fatto è che la donna non deve essere una preda da blandire e sottomettere. Se esistono tante vicende come questa è perchè molto spesso c'è poca sincerità e troppi interessi che poco hanno a che fare con l'amore. Un caro saluto, Fabio

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  8. Non ho letto il libro, ma la tua recensione e il tema trattato dall'autore sono uno stimolo fortissimo a leggerlo.

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  9. ciò che mi sembra migliore è che sia un uomo a scriverne.

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    generic paxil

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