14/03/11

Tutti in piedi al Va' pensiero con Riccardo Muti

"E' chiaro che il 'Va pensiero', al di là delle assurdità che si dicono dell'inno nazionale, è un canto che esprime in maniera intensa l'animo degli italiani, una nostalgia, un senso di preghiera, una profondità mediterranea che Verdi attribuisce al popolo degli ebrei schiavi ma che gli italiani hanno scelto come bandiera del loro Risorgimento. E quando l'ho diretto la prima volta ho sentito, quando il coro ha cantato "oh mia patria si bella e perduta", che quel momento fosse carico della situazione drammatica non solo per le istituzioni ma anche per la vita delle persone chiamate a studiare nei conservatori, nelle accademie, nelle università. Ho sentito che quel grido veniva dal profondo dell'animo, un grido vero da parte di chi sta vivendo questo dramma, uomini e donne che producono cultura nel nostro Paese. E lo fanno nel disinteresse sempre più grande da parte di chi deve preservare la cultura, non solo per rispetto del paese ma anche per il rispetto del mondo verso l'Italia. Il mondo non guarda a noi per le tecnologie, facciamo cose importanti ma quando si pensa all'Italia si pensa ai poeti, ai pittori, ai musicisti, ai nostri musei e teatri, a ciò che l'Italia rappresenta. È pieno di italiani - ricercatori, studiosi, medici - che sono nelle grandi università, come quelle americane, e fanno ben parlare di sé. Giovani che si fanno stimare fuori dall'Italia, perché da noi trovano difficoltà. Noi non possiamo vedere questa barca affondare, sabato sentivo che il 'Va pensiero' era questo grido".

"Dovevo decidere: faccio il bis come viene chiesto, una ripetizione consolidata nell'abitudine, oppure offro a questa ripetizione un carattere nuovo, aderente alla situazione? ho pensato, il coro ha cantato, 'Oh mia patria, si bella e perduta' e sicuramente se perdiamo al cultura andiamo in questa direzione, facciamo che questo grido sia contro questa operazione di riduzione al nulla della nostra cultura. Allora ho invitato, dato che il discorso doveva essere globale, tutti a cantare. Non mi aspettavo che l'intero teatro si unisse, tutti sapevano il testo. Poi, come in una situazione surreale, dal podio ho visto le persone alzarsi a piccoli gruppi, per cui tutto il teatro alla fine era in piedi, fino alle ultime gradinate. Era una specie di coralità straziata e straziante, un grido che invocava il ritorno alla luce della cultura che è la colonna portante dell'Italia, sono le nostre radici".

"È stata un'onda crescente, per partecipazione e intensità. Un uomo di grande corporatura al centro della sala che è stato tra i primi ad alzarsi in piedi: era Gérard Depardieu. Nel nome di Verdi si è invocata la patria unita. Era come se stessi sognando, un'emozione mai provata in vita mia». Riccardo Muti il giorno dopo il Nabucco «irrituale» che all'Opera di Roma ha rotto i codici di un mondo fatto di ritualità come quello della lirica. Il messaggio dell'Unità d'Italia si è intrecciato all'appello contro i tagli alla cultura; una serata di forte presa emotiva che è andata al di là del risultato musicale".
"Ho visto nelle prime file diverse persone con le lacrime agli occhi. E' la dimostrazione di un popolo che si sente fortemente unito, al di la dei proclami. E della straordinaria attualità di Verdi, valido anche per il futuro, con la sua grande universalità. Verdi parla all'uomo dell'uomo e resterà sempre collegato alla nostra realtà, sempre assolutamente attuale".

Riccardo Muti - da La Repubblica e il Corriere della sera

13 commenti:

  1. Qualcuno lo spieghi a quelli della Lega... :-/

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  2. Come nello spirito dei veri, disinteressati patrioti del Risorgimento, che non a caso ebbero cari Verdi e le sue arie immortali.

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  3. E' un inno di sconfitta, di rassegnazione e di nostalgia: è bellissimo ma il significato è questo, e difatti dopo il "Va pensiero" arriva il Gran Sacerdote e rimprovera duramente il suo popolo, proprio per questo canto nostalgico e per la loro mancanza di fede: chi conosce il Nabucco lo sa.
    Ma, come si fa a ragionare con chi urla e scandisce, come se fosse una marcetta, un coro che va sussurrato e cantato a mezzavoce?

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  4. Articolo commovente. Il "Va' pensiero" mi ha sempre emozionata tantissimo e lui è un grande!

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  5. Nel nome della cultura e dell'unità di coloro che vogliono difenderla può cadere ogni remora nei confronti della retorica nazionalista...

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  6. Io sono molto diffidente nei confronti di chi (non è il caso certo di Muti) si ricorda della Patria (che in base alle mode si scrive con la maiuscola o al minuscola) quando fa comodo.
    Ancora di più sono diffidente con chi difende la cultura a chiacchiere, ma in realtà difende la sua poltrona.
    Detto questo, evviva Verdi, il Nabucco e pure le ali dorate :-)
    Ciao!

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  7. con amfortas.
    ma penso anche che l'inno da salvaguardare sia ora assurto a simbolo di ben altro da unire.

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  8. Anche a me il Va pensiero fa sempre un certo effetto...

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  9. L'aria di Verdi e le parole di Muti così intense mi hanno emozionato.

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  10. io mi sono emozionata ad ascoltare il monito di Muti, e la risposta del pubblico e ho pensato che mi sarebbe piaciuto essere stata presente. Un abbraccio, dopo tanto tempo, cara Giulia

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  11. che bellezza le parole di Muti. Che siano di aiuto a riunire i pezzi di questa Italia e non a dar adito a fanatismi, nazionalismi e patriottismi. Bisogna voler bene a questo paese come si vuol bene ad una mamma, e ammirare il tricolore come una delle bandiere più poetiche di sempre...

    dire questo mentre i nostri aerei da guerra volano verso tripoli, forse è un po' triste.

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  12. bello il nuovo look.
    il resto va come deve andare, bandiere e inni compresi.
    la musica è a parte
    è sempre Altro...

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  13. Mi era sfuggito il resoconto di quei momenti così palpitanti, peraltro raccontati tanto bene da Riccardo Muti da farne rivivere gli echi: splendida, ad esempio, quella "specie di coralità straziata e straziante".

    Ti ringrazio per essere stata tramite di un nuovo evento di speranza.

    Un saluto.
    Franz

    P.S.: accedo per la prima volta a questo blog grazie alla rivista "Qui - appunti del presente", nella quale ho condiviso con te la pubblicazione di qualche pagina nel numero di gennaio scorso.
    Ho pubblicato anzi sul mio blog, proprio oggi, una specie di soggettiva ma molto positiva recensione della rivista; mi farà piacere se la leggerai.

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