06/04/11

Scendere in campo...

E’ sotto gli occhi di tutti il degrado del nostro paese, quello economico e politico, ma anche quello morale. La corruzione, se ce n’era ancora bisogno, ha rotto gli argini e ne siamo ormai sommersi. Lo siamo in modo tale che sembra normale, anzi normalissima e, se non ti lasci corrompere, gli altri ti guardano nel migliore dei casi come un animale arrivato da qualche altro pianeta, altrimenti sei solo un “fesso” o peggio, infamia delle infamie, un “moralista”.
Quindi, basta con le ipocrisie, tanto siamo tutti uguali e nessuno si salva, nessuno ne è fuori, quindi tanto vale adeguarsi.

Questa mentalità è andata allargandosi a macchia d’olio e, se prima di fronte ad uno scandalo, ci aspettavamo delle conseguenze, per lo meno un po' di indignazione, oggi massimo ce la caviamo con un’alzatina di spalle e proseguiamo la nostra vita.

Quella vocina dentro di noi che una volta credevamo fosse quella della coscienza, oggi tace e si riposa. Tace anche la chiesa che certamente non ha paura di essere "moralista". Un silenzio assordante, se teniamo conto del "rumore" che fa quando si parla di "testamento biologico", di coppie di fatto e quant'altro. Sembra proprio che il "bunga bunga" non sia arrivato alle orecchie di sua "Santità", ma forse anche lui pensa come il signor B.: meglio le orge casalinghe che "essere omosessuali".

A questa impresa è riuscito il signor B. che da molti anni ormai fa credere a più di mezza Italia si essere stato costretto a “scendere in campo” per “salvare” l’Italia che era in mano a comunisti pericolosi.

"Scendere in campo" ci sembrava un modo come tanti per dire: entrare in politica, maGustavo Zagrebelsky, mente molto fina, nel suo libro, “Sulla lingua del tempo presente”, analizza proprio questa espressione sapendo che nessuna parola esce a caso dalla bocca del premier. Egli si chiede “Qual è la via che conduce alla politica?” Si può procedere dal basso o dall’alto. Partire dal basso vuol dire che la propria esperienza politica “man mano si arricchisce e porta all’assunzione di sempre più vaste responsabilità e di più estesi poteri”. Ma si può procedere dall’alto, la via è, appunto “una discesa” e si prende questa strada “quando si fanno valere storie, competenze e virtù maturate in altre sfere. La politica non è, allora, una professione, ma una missione”. Degno corollario di questo atteggiamento è la canzone “Meno male che S. c’è”.

Insomma chi scende in campo si accolla “compiti provvidenziali”, diventa “un salvatore” che con grande generosità, “lascia la vita beata in cui stava lassù, scendendo a sacrificarsi per gli infelici che stanno quaggiù” perché è davvero molto buono e “ama” il suo paese come nessuno.

Scendere non è semplicemente entrare in politica, scendere vuol dire arrivare “dall’alto, dove c’è virtù, purezza, capacità di buone opere, e non dare l’impressione di salire dal basso, da dove nascono solo creature che si alimentano e vegetano nella putredine”.

Dunque nel suo libro Zagrebelsky ci fa capire, se ancora non l'avevamo capito, che è stato tutto studiato ad arte. Al sacrificio personale per il paese, B. ha fatto seguito “il contratto con gli italiani” facendo diventare il programma elettorale (come lo chiamavamo prima) “la sanzione dell’avvenuto riconoscimento del salvatore da parte dei salvati, da parte del suo popolo”, quel popolo a cui il salvatore farà riferimento ogni volta che ne avrà bisogno per saltare ogni passaggio democratico.

Di parola in parola, di mossa dopo mossa, di gaffe in gaffe, di barzelletta in barzelletta siamo arrivati fino ad oggi e non sappiamo ancora dove il signor B riuscirà a portarci: la discesa rischia di sprofondarci in un abisso.

Il mondo del signor B. dice Barbara Spinelli su La Repubblica “è un mondo parallelo, in tutto somigliante all'allestimento, al casting, al linguaggio delle televisioni commerciali. La realtà sfuma in irrealtà e viceversa, i protagonisti non parlano ma recitano copioni preconfezionati, il pubblico plaudente è esibito come popolo, qualche comparsa emette fandonie. Questo è il premier, specie in questi giorni: una comparsa buffonesca, che sghignazza su quel che fra poco, anzi oggi, sta per accadergli. L'Italia intera è un suo villaggio Potemkin, fatto di cartapesta colorata per occultare detriti e rovine”. (…)

Ha un suo sogno ridicolo e non sottile, l'uomo B., ma c'è del metodo e anche una cinica conoscenza delle cose, nel suo architettare villaggi finti: c'è la rappresentazione di una gioventù scombussolata da lavori senza futuro, e di un'Italia ridanciana, indifferente alle leggi perché dalle leggi non protetta. Un'Italia con la quale Ubu s'identifica, e che s'identifica con Ubu. Basta divenire padrone delle parole e delle leggi, per storcere gli eventi e capovolgerli”.

Sommersi dai messaggi mediatici ripetuti in continuazione, rischiamo di essere intrappolati in una “rete di significati” che entrano nella nostra mente ed inquinano il nostro pensiero.

Se mai questo “unto dal signore” se ne andasse, dobbiamo stare ben attenti a non farne entrare un altro, magari sotto mentite spoglie. La mia preoccupazione è la mancanza di una seria opposizione non solo politica, ma anche culturale. C’è il pericolo che anche chi lo critica faccia parte di uno stesso villaggio, quello mediatico appunto e che nessuno abbia più il desiderio o si prenda l'impegno di entrare nella realtà dove la gente vive e soffre davvero e avrebbe bisogno di essere ascoltata per spegnere quel finto mondo che vive dietro lo schermo.

16 commenti:

  1. Hai fatto bene a scrivere queste cose , io non riesco a far niente , solo senso di nausea e scoramento, mentre le uniche azioni che il Parlamento compie con entusiasmo sono quelle per salvare il dittatore .

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  2. E' tutto studiato ad arte. Non c'è virgola che non sia stata soppesata da un team di psicologi e addetti marketing. Anche per dire "buona notte" ci vuole questo team, per alcuni. Non conoscono sincerità i politici e fin troppo comoda è la metafora del "salvatore".
    Troppa ignoranza e troppa morte profonda dentro di no.

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  3. molte volte mi domando ancora come abbiamo fatto a consegnargli il paese..

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  4. Io non me lo chiedo proprio come abbiamo fatto a consegnargli il paese, io penso che gli italiani sono da sempre in attesa di un "dittatore" che li esoneri dal fastidioso problema di dover pensare con la propria testa e di dover operare in proprio per risolvere i problemi. Ogni popolo ha il governo che si merita!

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  5. Gustavo Zagrebelsky e Barbara Spinelli sono, ognuno nel suo campo, degni eredi di Piero Calamandrei.

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  6. Considerazioni amare che non si possono che condividere.

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  8. Si però...perchè noi siamo immuni dal morbo? Perchè sto pifferaio del cavolo a noi non ci incanta? Sarà mica perchè siamo moralisti? (Io lo sono e lo rivendico. Nel senso che ho una coscienza morale e questa guida i miei pensieri e le mie azioni)
    Dove ci porterà? Se gli italiani che stanno male, non fossero italiani...ci porterebbe alla guerra civile, alla guerriglia sicuramente. Ma siamo italiani, non ci auguriamo certo queste cose, quindi ci porterà, come sempre, a credere che non stiamo proprio proprio così male...
    Forse il guaio è che chi si oppone a questo continua a farlo bisbigliando, senza osare troppo, con la perenne paura di essere tacciato come moralista, comunista, sovversivo, sfigato, omosessuale... Era bella l'idea dell'onda, peccato che poi sia arrivata la bassa marea...

    P.S. Vedo tutti i giorni, con orrore, come genitori che si dicono di sinistra e antiberlusconiani, educano i loro figli nel nome del berlusconismo più sfrenato. Italiani.

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  9. Mi permetto di aggiungere che una strada meno cruenta (e sicuramente più efficace) per capovolgere la situazione, in realtà c'è. Più lunga e impegnativa, ma c'è. La indichi splendidamente tu, nel tuo post del 26 aprile 2010 dal titolo "Sull'Amicizia".
    Ma impegnativa.

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  10. Il tuo post, su ciò che è avvenuto e sta avvenendo oggi nel nostro Paese, è molto chiaro e, trovo, assolutamente vero. Nonostante che la situazione generale sia scoraggiante (o forse proprio per questo), fa molto piacere leggerlo, sapere che esistono visioni critiche. Personalmente lo condivido moltissimo.
    Credo che la tua capacità di fotografare, attraverso le parole, la realtà dei fatti sia frutto, oltre che di un’ evidente e non comune competenza linguistica, anche e sicuramente di un pensiero orientato ad una sana autonomia riflessiva. E’ un dono prezioso per tutti noi.
    In questa impressionante cortina fumogena creata dal balletto delle dichiarazioni e controdichiarazioni di politici e personaggi "in auge", in questo oblio collettivo dei valori più elementari, come il rispetto dell' altro e dei diritti più sacrosanti: diritto ad una vita dignitosa, diritto al lavoro... ciò che dici ha il valore di una salda stretta di mano. Fa tanto bene al cuore sapere che, comunque, siamo in tanti a pensarla diversamente.

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  11. Il nocciolo e` la mancanza di un'alternativa credibile. Un altro mondo e` possibile? Va bene, ma com'e` fatto? Io faccio serenamente parte di coloro che non si indignano piu` in modo "ufficiale" , ossia partecipando a manifestazioni, forum di denuncia ecc. Preferisco, forse egoisticamente, vivere bene la situazione in cui mi trovo e far vivere bene le *persone* che sono vicine a me.

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  12. ps: grazie del passaggio dalle mie parti :-)

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  13. Una analisi la tua che non posso che condividere. Siamo scesi in basso, molto in basso. E la risalita è incerta così come stanno le cose.
    Ieri ho sentito quel prete veneto che, intervistato da un giornalista, giustificava berlusconi. Lo giustificava pieno di comprensione, capisci!! Io non so più in che mondo vivo, davvero.
    Non mi voglio certo confondere con quella gente, però, questo MAI!!!

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  14. La frase "meglio le orge casalinghe che essere omosessuali" è ritornello di tanti, troppi. Ma fa parte di quella doppia morale di cui anche la chiesa fa abbondante uso. Se poi sono potenti, tutta la sua autorevole voce diventa un flebile mormorio...

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  15. Grazie di aver scritto nel tuo bellissimo linguaggio il mio pensiero. Tutti i giorni mi domando dove arriveremo.
    Penso che anche nel nostro piccolo ogni giorno dobbiamo continuare a combattere il signor B e la sua banda.
    Claudia

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