15/05/11

Badenheim 1939 di Aharon Appelfeld

Badenheim è una località austriaca di villeggiatura di montagna. Ogni anno una nutrita schiera di villeggianti viene in questa cittadina in vacanza dalla città. A rendere più piacevole il soggiorno è una rassegna artistico-musicale organizzata dal dottor Pappenheim, con artisti che che provengono da tutta Europa,
Noi sappiamo che data funesta fu il 1939, ma la gente che era andata in vacanza in quell'anno non immaginava nulla di quello che sarebbe successo poco dopo. La primavera del 1939 segna, infatti, l’inizio di una stagione come tutte le altre: le ombre del bosco si ritirano, la luce torna ad invadere la città, i villeggianti giungono a Badenheim preceduti da Pappenheim, che mette a punto gli ultimi dettagli per la rassegna artistica annuale. Tutto come sempre.
Sono molti i personaggi che ci presenta lo scrittore: il farmacista Martin e la moglie inferma, la signora Zauberblit ammalata di tisi e il professor Fussholdt intento a scrivere un nuovo libro, il dottor Schutz e la sua giovane amante, l’impresario Pappenheim che allestisce l’annuale festival per i villeggianti, il vecchio rabbino che parla di una religione che molti avevano dimenticato e tanti altri.
Personaggi diversi che conversano, discutono, intrecciano le loro vite, tutti ignari di quello che sta succedendo, nessuno sembra in grado cogliere di interpretare i segnali che man mano si presentano ai loro occhi.
Tante volte ci siamo chiesti come è stato possibile che fosse acaccaduto quello che è accaduto in Germania e nei paesi interessati senza che nessuno se ne avvedesse prima. Ecco Baddenheim 1939 ce lo racconta con estrema efficacia. Un giorno qualcosa di terribile può accadere a tutti senza che nessuno ce ne dia il preavviso.
A Badenheim ben presto, però, avviene qualcosa di insolito. Martin, il farmacista, riceve una visita da parte dell’Ispettore del Dipartimento sanitario: “L’ispettore estrasse il metro pieghevole e si mise a prendere le misure. Se ne andò senza chiedere scusa né ringraziare”.
Al Dipartimento sanitario intanto sono stati conferiti nuovi compiti, come la raccolta di informazioni, e viene emanata una richiesta esplicita: chiunque sia di origine, anche solo per metà, ebrea è tenuto a presentarsi per registrarsi.
Da quel momento i funzionari sanitari cominciano a circolare nelle strade e le porte della città vengono gradatamente chiuse: impossibile uscire, altri ebrei confluiranno, però, nella cittadina che, pian piano si trasforma in un ghetto. Intanto l'ufficio del Dipartimento di riempie di depliant turistici della Polonia dove tutti saranno trasferiti al termine della vacanza

Qualcuno, ovviamente, si chiede cosa stia succedendo. Ma le rassicurazioni di Pappenheim, ottimista fino all’ultimo tengono a bada la cittadina. Alcuni sono felici di partire e sogna un ritorno nella patria di origine dove tutto sarà più bello e semplice. Chi ha dei dubbi, cerca rassicurazioni negli altri.
"Pappenheim è il mago:- dice Appelfeld in un'intervista - dirige, porta ottimismo e speranza, fa venire nuovi artisti, organizza festival e comunica con ciò la speranza nel futuro- ‘andiamo in Polonia a fare un festival ancora più grande’, è quello che lui prospetta.
L'atmosfera mondana, festaiola non muta neanche quando attorno al paese viene eretta una barriera di filo spinato, quando viene negata ogni possibilità di comunicazione e la vita lentamente si disgrega, e quando compare nei manifesti che ricoprono le mura, unica e impossibile speranza, l'invito ad emigrare in Polonia, un miraggio che accompagnerà gli sventurati villeggianti fino alla loro scomparsa, nel buio dei vagoni piombati".

Questa, sembra dirci Appelfeld, era la società ebraica del 1939: quello a cui andavano incontro era così impensabile, grande e mostruoso, che qualsiasi altra giustificazione, perfino la più assurda, suonava reale.

Così, dopo pochi giorni, la Polonia diventa l’evento da attendere: si torna in Polonia perché lì ci sono tanti ebrei, lì è come tornare a casa. L’argomento domina ogni conversazione e pian piano si ritrovano tutti nella sala dell’albergo ad aspettare e chiacchierare senza poter fare altro. Il cibo inizia a scarseggiare e le persone iniziano a chiudersi in se stesse, ma ancora nessuno dice niente.

Tutti i personaggi sono presi dalle loro preoccupazioni, dai loro interessi. Due di loro cercano persino di portare con sé gli animali, uno i pesci e l’altro i cani. E alla domanda di un giornalista: "perché lo scrittore insiste su questo particolare?" lui risponde:
"C’è un famoso ricercatore rinascimentale, Warburg, che disse che Dio non è nelle grandi idee ma nei dettagli.
Quando parli di Dio, cerca i dettagli, sono i dettagli che danno l’autenticità.
Questo particolare mostra l’ingenuità della gente di Badenheim: vivono in un mondo di auto-inganno. L’uomo che porta via i pesci è sicuro che sta andando in Polonia, la vita prosegue, non immagina niente. Questa gente non è cieca, è ingenua. Sono intrappolati e, quando sei intrappolato, sviluppi una sorta di auto-illusione"".

Il giorno della partenza arriva e gli abitanti del piccolo paese si mettono in marcia verso la stazione come viene detto loro di fare. Lungo il tragitto si conversa, si parla dei propri progetti, l'autoillusione continua. Alla stazione qualcuno compra il giornale, una bottiglia di limonata, di caramelle e di sigarette. Una donna si trucca, tutto come in una normale partenza.

Il racconto realizzato con uno stile asciutto ed essenziale, mette in relazione – secondo il critico David C. Jacobson – “la vita quotidiana delle vittime prima della guerra, e quella dei lettori dopo la guerra, con l’Olocausto”, facendo emergere “la relazione tra l’assurdo e il quotidiano e quella tra l’assurdità e la speranza”. I confini sono molto stretti, sembra dirci Appelfeld, ma credere alla speranza è molto più semplice.

Fino al tragico epilogo:
“Una locomotiva, una locomotiva che trainava quattro laidi vagoni merci, spuntò dalle colline e si fermò in stazione, Così repentina fu quell’apparizione che parve essere sbucata fuori da un pozzo. ‘Dentro!’ ordinarono delle voci. La gente si disperse all’interno”.
Tutti saprirono in un attimo come chicchi di grando dentro un imbuto. Tuttavia. il dottor Pappenheim ebbe ancora modo di pronunciare la seguente frase:: “Se i vagoni sono così sporchi, significa che non si andrà lontano”.
E' il primo libro che leggo di questo autore che, dopo aver visto uccidere la mamma, fu rinchiuso in campo di concentramento con il padre. Di quei posti non parla mai, nè li nomina. Nei suoi racconti "I nazisti non esistono - ha detto - Li ignoro e do più rilevanza alle vittime".
La sua vita è straordinaria, ma ne parlerò in seguito.
Chi vuole può guardare il filmato che ho postato in letture sparse.

4 commenti:

  1. Molto interessante cara Giulia, il mondo tante volte nosconde le verità atroci del passato.
    Grazie di averle condivise a tutti noi, buon inizio della settimana.
    Tomaso

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  2. ciao Giulia,
    seguo sempre 'Letture sparse'.
    Adoro Appelfeld, come uomo e come scrittore. Posso suggerirti 'Paesaggio con bambina'?
    Se lo leggi fammi sapere cosa ne pensi.
    Un caro saluto e COMPLIMENTI!!:)

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  3. Ogni contributo per non dimenticare le atrocità del passato, del nazismo in particolare, e' prezioso. Non conosco, invece, l'autore, per cui non posso aggiungere nulla sul piano letterario.

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  4. Un libro sicuramente da leggere dalla descrizione che ne fai. Ed è importante che si mantenga la memoria di un passato atroce,affinché non si ripeta.

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