11/05/11

Etica minima di P.A. Rovatti

Viviamo in una società in cui la realtà delle cose appare "imbevuta di finzione, come se non fossimo più in grado di districarci da una narrazione "televisiva", certo più drammatica che divertente, e avessimo così perduto il bandolo delle nostre esistenze".
Una finzione che distorce la verità dei fatti, stravolge il significato delle parole, inquina le coscienze con un bombardamento mediatico che non ha precedenti e impedisce di distinguere il vero dal falso, il bene dal male.
Di questo parla il libro "Etica minima" di Pier Aldo Rovatti che dice:
"La verità, ecco il punto. Come possiamo praticarla in questa situazione? L'"etica minima", come la chiamo, altro non è che la soglia di resistenza, il livello di sopportazione sotto il quale non possiamo scendere, non tanto e non solo come uomini e donne, ma in quanto cittadini che hanno diritti e la cui soggettività sociale non può essere compressa oltre un certo limite. Non è il lamento del pessimismo che mi interessa, ma l'esercizio quotidiano della critica e l'obiettivo che esso può raggiungere, cioè l'affermazione della ragionevolezza"
Viviamo in una società in cui la realtà delle cose appare “imbevuta di finzione, come se non fossimo più in grado di districarci da una narrazione "televisiva", certo più drammatica che divertente, e avessimo così perduto il bandolo delle nostre esistenze”.

Una verità, però, che va “disarmata” va cioè “spogliata dalla sua pretesa assolutistica e da tutti gli effetti di potere che questa pretesa produce”.
Il potere, servendosi di una serie di dispositivi (paura, allarme, panico), immobilizza le coscienze, e ci svuota di ogni volontà di reagire. Incanta molte persone, crea sfiducia e disincanto nelle altre. In questo modo si spiana la strada e procede senza rispettare più nessuna regola, quelle regole che sono a fondamento di ogni democrazia, diventando “totalitarismo populista”.

Rovatti parla, quindi, di etica minima, cioè di quell’etica che “si pianta nella concretezza del fare, che è uno stile di vita, un'organizzazione della propria esistenza”. Di quell'etica che parla della “necessità di stare dentro le cose e di resistere all’appiattimento, non rimanendo seduti, assumendosi il rischio delle proprie parole”.
Uscire insomma da quello “stato di torpore da cui nessuno è immune” che lascia prevalere “il cinismo generale della furbizia e dell’egoismo degli interessi”.
Rovatti invita tutti a “valutare i modi delle chiusure che ci imbottigliano, a prendere atto delle nostre responsabilità individuali, a mettere in discussione le nostre esistenze, a ribellarci di fronte alle ineguaglianze e alle evidenti ingiustizie, a difendere i nostri spazi e i nostri tempi. Non addormentarci (…). Non digerire tutto perché tanto non possiamo farci niente; possiamo solo coltivare l’orticello dei nostri privati interessi”
E' un libro che racconta eventi, in cui l'autore mette in evidenza "gli indizi di un comportamento della società e degli individui, del governo e dei governati"; segnali che l'autore ha selezionato per ricostruire "un concreto dell'anomalia in cui ci troviamo a vivere"

7 commenti:

  1. Sempre più persone, purtroppo, scendono sotto la soglia dell'etica minima.

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  2. Sono d'accordo, la sfiducia aiuta solo questa gente. Bisogna in ogni luogo esserci e lottare... Se lo facessero tutti quelli che si dicono di sinistra, forse qualcosa cambierebbe.
    Luigi

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  3. solo per poter combattere questo addormentamento delle coscienze mi piacerebbe essere ancora sana e giovane.
    mi sembra talmente irrilevante sapere tutto ciò e non poter far nulla per cambiare le cose.
    grazie, cara amica, per avere tu la forza necessaria a proporre e ricordare.
    cri

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  4. Un libro da leggere assolutamente, perché tratta purtroppo di una realtà di "torpore" che ci sta assediando, togliendoci spazio ed annullando gli entusiasmi.

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  5. Mi dispiace che gli altri commenti siano stati eliminati in questi giorni che ci sono stati problemi.
    Comunque grazie

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  6. Ho sentito l'intervista a Rovatti su questo libro e infatti mi era parsa piuttosto stimolante.

    Anche è sparito un post e diversi commenti. Per fortuna li ho ripescati dalla posta.

    Un abbraccio, Giulia!

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  7. E' grave questo distacco dalla realtà che porta all'agonia dell'opinine pubblica, che allontana la gente dai problemi reali e la rende schiava e succube del potere. Un caro saluto, Fabio

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