01/09/11

Scuotere dal letargo chi legge

Nel libro "In cerca di frasi vere" Ingeborg Bachmann dice:
"Ci sono alcuni giovani scrittori che non soltanto hanno talento, ma che dispongono di mezzi stilistici quasi senza fatica, così che in un primo momento non si saprebbe dire perché i loro prodotti deprimano. (...)"
Chi scrive, secondo la scrittrice dovrebbe sollecitare non "il piacere estetico, ma piuttosto una nuova capacità di comprensione del reale" Compito dello scrittore è di trascinarci nelle esperienze che ci vengono sottratte, di sollecitare nuovi sentimenti e percezioni, una nuova consapevolezza, solo così sarà autentico ed eserciterà un qualche influsso, scuotendoci dal nostro letargo, solo così il libro sarà come dice Kafka : “un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”
“Nel migliore dei casi al poeta riusciranno due cose: rappresentare l’epoca sua, e presentare qualcosa per cui il tempo non è ancora venuto” provocando nel lettore uno salto conoscitivo.
"Solo da un’esperienza vissuta in prima persona - continua la Bachmann - può nascere vera poesia e non da una manieristica volontà di sperimentare nuovi stili.
L’innovazione, insomma, nasce soltanto in conseguenza di un nuovo modo di pensare”.

Tahar Ben Jelloun riferisce quanto ha raccontato uno scrittore algerino, Kateb Yacine: che "un giorno venne abbordato per strada da un vecchio che gli chiese: 'Tu sei uno scrittore, vero?' 'Sì', rispose Kateb (in arabo 'Kateb' vuol dire scritore'). 'Allora, se è così, siediti e ascolta!' "
Ben Jelloun dic e che forse è proprio questa" la condizione dello scrittore che viene dal terzo mondo. Si potrebbe dire che gli si chiede più di ascoltare che di parlare; di stare in ascolto per riferire le parole di coloro che non possono esprimersi. E quando scrive, è una parte della sua gente che cerca di farsi sentire attraverso quella voce rara e preziosa" (...) "Eppure sono le opere che più si allontanano dalla realtà immediata quelle che meglio testimoniano dello spirito e degli enigmi più profondi della società. La scommessa è quella di essere testimoni di un'epoca e delle sue lacerazioni e di scrivere senza cedere di un millimetro sul piano estetico della creazione". La Bachmann parlava di "scuotere dal letargo" chi legge, Ben Jelloun, a sua volta, dice: "E se la letteratura non può molto contro la stupidità che semina morte, lo scrittore in quanto uomo e coscienza, in quanto semplice individuo può e deve reagire. Se la letteratura può sembrare un lusso, il silenzio, la resa, l'atteggiamento dimissionario sono una forma di compicità con quanto non si può tollerare. Non fosse che per questo bisogna continuare a scrivere (...) a partire dall'immaginario di una società diversa". Credo che abbiamo bisogno di scrittori che escano da una letteratura diventata anch'essa puro prodotto commerciale a costo di vendere la propria anima, abbiamo bisogno che chi lo sa fare continui a scrivere come dice Tahar Ben Jelloun:
"Scrivere fino a quando le parole dell'odio, della crudeltà e dell'umiliazione siano lavate, mondate, restituite alla bellezza e alla generosità dell'immaginario individuale e collettivo". Solo così il libro sarà come dice Kafka : “un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”

9 commenti:

  1. Molto interessante cara Giulia
    io non conosco molto di tutto questo, perciò ti ringrazio di averlo condiviso.
    Buona notte cara amica.
    Tomaso

    RispondiElimina
  2. Prefiggersi di mondare tanti, troppi preconcetti, è senza dubbio una grande progetto,una missione.Forse è più facile ciò che dice Kafka, da molte letture si trae la sensazione di qualcosa che ci scaldi dentro.
    Un abbraccio,cara amica
    Cristiana

    RispondiElimina
  3. Sono d'accordo con Cristiana e credo interamente nelle parole di Kafka.

    RispondiElimina
  4. Per me gli scrittori devono avere qualcosa che colpisce, lo stile, la creatività, un particolare genere...
    Non è assolutamente facile scrivere bene e di cose interessanti.

    RispondiElimina
  5. Non c'è una parola che non sottoscriverei. Bellissima pagina Giulia, grazie.
    Un caro saluto

    RispondiElimina
  6. Interessante articolo che mi porta a riflettere che la vera essenza della scrittura sta nel sapere condividere armoniosamente sentimenti e realtà che talvolta non seguono la stessa strada.
    E la scrittura deve assecondare, oltre che le parole del cuore, anche i giochi della mente, e non importa se alla fine il risultato è poco commerciale, dopotutto si scrive per palesare una forte emozione, quella di "vivere".
    Buona serata.

    RispondiElimina
  7. lo scrittore inventa la realtà, anche quando la descrive.
    così la realtà non è più una, ma infinite.

    RispondiElimina
  8. È una questione di punti di vista. Ognuno ha un occhio del tutto personale, sulla realtà che lo circonda. Per alcuni il mondo è Times Square o Parigi, per altri è il petrolchimico di Ancona con le sue luci soffuse, di notte.

    RispondiElimina