10/11/11

E adesso voltiamo pagina!


Con volto tirato, stupito, il Premier ripete che di crisi non c´è traccia, che «per una moda passeggera» i mercati s´avventano sul nostro debito sovrano: «Noi siamo veramente un´economia forte, la terza economia europea, la settima economia del mondo... la vita in Italia è la vita di un Paese benestante, in tutte le occasioni questo si dimostra... i consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, con fatica si riesce a prenotare posti negli aerei, i posti di vacanza nei ponti sono assolutamente iperprenotati... ecco, non credo che voi vi accorgiate, andando a vivere in Italia, che l´Italia senta un qualche cosa che possa assomigliare a una forte crisi! Non mi sembra!»
Vale la pena soffermarsi su questa frase - su questo «non credo», «non mi sembra» - perché in pochi secondi apprendiamo quel che è stato, ed è, il berlusconismo: l´apparenza che usurpa il reale, e il vocabolario di tale usurpazione. Non è il linguaggio della politica, che anche quando s´ingarbuglia s´adatta astuto alle circostanze. Non è neanche il linguaggio di una classe: in questo caso, di un imprenditore sceso in politica perché messo alle strette dalla giustizia. È il linguaggio dello spot promozionale: insistente, sempre eguale a se stesso, sempre indirizzato al cittadino che di politica non vuol sapere, sempre pronto ad annusare il possibile cliente in chi sta appeso alla Tv.

Per il pubblicitario non c´è crisi, non ci sono precipizi, ma un mondo liscio, parallelo a quello - reale - che sta «là fuori». Nei disastri il pubblicitario c´è o non c´è a seconda delle convenienze: iper-presente all´Aquila, iper-latente in Liguria e a Genova. In pieno sfascio economico la réclame non smetterà di esibire sontuosi sofà, mogli che corrono ai centri benessere, lussuose automobili che una giovane coppia, piccata, non compra perché le ritiene, nientemeno, «troppo poco care». Ecco, il quasi ventennio Berlusconi è stato questo: uno show che dominava le menti anche se sporadicamente governava la sinistra. Un Truman Show, che alla fine beve il cervello stesso del suo demiurgo.
Da La Repubblica - Barbara Spinelli

Un appello ai politici di domani: e adesso tirateci fuori, per troppo tempo si è fatto se non nulla poco o niente. Qualcosa deve cambiare, dobbiamo uscire da questa crisi, ma devono pagare anche e di più quelli che non hanno mai pagato. Deve cambiare modo di fare politica, altrimenti non è cambiato nulla.

9 commenti:

  1. e anche l'italiano deve cambiare.
    un saluto

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  2. Mi associo a Ernest, finché l'italiano medio pensa come pensa e vota come vota, non c'è nessuno speranza div ero cambiamento.

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  3. Si,adesso basta. E' ora di voltare pagina e di pensare in modo nuovo, a persone nuove che abbiano il senso dello Stato e si preoccupino dei cittadini (tutti) anzichè pensare ai casi propri!!

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  4. Accidenti, speriamo davvero in un futuro fatto di politica seria.
    Bellissima l'analisi della Spinelli.

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  5. Impressionante, davvero, l'articolo della Spinelli!

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  6. è la famosa "forbice" di cui si parlava negli anni '90, e che poi quando si è avverata nessuno ha riconosciuto. L'esempio era quello delle forbici: le due lame chiuse significavano poca distanza fra i ricchi e gli altri, le due lame sempre più divergenti stavano a significare "i ricchi da una parte e i meno ricchi dall'altra".
    E quindi, se il signor Silvio ha visto i ristoranti pieni, non è che abbia tutti i torti: quelli dove va lui, sicuramente (idem per le agenzie di viaggio dove si rivolgono i suoi amici)

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  7. Per la prima volta, dopo anni, mi dichiaro cautamente ottimista. Intanto non vedere più Brunetta e la Gelmini provoca un certo senso di liberazione (per non dire del loro capo). Ma non è solo un fatto di persone, si tratta di un'idea di serietà e professionalità che pare farsi largo tra i marosi. Speriamo.

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  8. Sì cara Giulia, voltiamo senz'altro pagina, anche se ancora non riesco ad immaginare ciò che ci troveremo scritto.
    Spero in bene e voglio essere ottimista e una cosa è certa : peggio di così non potrà essere.
    Cristiana

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