18/07/12

Il Gatto imprigionato

Passeggiavo lungo una strada che costeggiava il mare. Il sole brillava in tutto il suo splendore  e sembrava giocare lanciando lampi di luce sulle onde. Un miagolio insistente mi ha distolto da quel rapimento…
Ho cercato il gatto il cui grido si faceva sempre più insistente e disperato e l’ho trovato: era dietro un cancello di una casa disabitata. Non sapeva come uscire e mi guardava con due occhi azzurri imploranti anche se non avevano perso la sua fierezza. Ha smesso di miagolare, ma non di fissarmi coi suoi occhi magnetici. Impossibile sottrarmi alla richiesta.

Non è stato facile farlo uscire di lì, ma alla fine abbiamo trovato chi aveva la chiave. E il gatto se n'è andato di corsa senza salutare nessuno, la coda ritta e fiera: loro sono fatti così…

Ode al gatto

Gli animali furono
imperfetti, lunghi
di coda, plumbei
di testa.

Piano piano si misero
in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia. volo.

Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso:
nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.

L'uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l'ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,

ma il gatto
vuole essere solo gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.

Non c'è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l'elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola
fessura
per gettarvi le monete della notte.

Oh piccolo
imperatore senz'orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto, nuziale
sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell'amore
all'aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto
è immondo
per l'immacolato piede del gatto.

Oh fiera indipendente
della casa, arrogante
vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un
irreperibile velluto,
probabilmente non c'è
enigma
nel tuo contegno,
forse sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all'abitante meno misterioso,
forse tutti si credono
padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni,
colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no.
Io non sono d'accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gl'imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l'atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare il gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d'oro stanno nei suoi occhi.

Pablo Neruda



La foto è mia

1 commento:

  1. Bellissimo post, Emilia! Un brano tenero e generoso il tuo, così coinvolgente.
    E il testo di Neruda? Be', non poteva che essere suo!

    Bellissima foto...


    "E il gatto se n'è andato di corsa senza salutare nessuno, la coda ritta e fiera: loro sono fatti così…"


    "I suoi occhi gialli
    hanno lasciato una sola
    fessura
    per gettarvi le monete della notte."

    Ciao, cara, buona giornata!
    Piera

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