02/11/11

Straniero

"Straniero: rabbia strozzata in fondo alla gola, angelo nero che turba la trasparenza, traccia opaca, insondabile. Figura dell'odio e dell'altro, lo straniero non è né la vittima romantica della nostra pigrizia familiare né l'intruso responsabile di tutti i mali della città. Né la rivelazione attesa né l'avversario immediato da eliminare per pacificare il gruppo. Stranamente, lo straniero ci abita: è la faccia nascosta della nostra identità, lo spazio che rovina la nostra dimora, il tempo in cui sprofondano l'intesa e la simpatia. Riconoscendolo in noi ci risparmiamo di detestarlo in lui. Sintomo che rende appunto il "noi" problematico, forse impossibile, lo straniero comincia quando sorge la coscienza della mia differenza e finisce quando ci riconosciamo tutti stranieri, ribelli ai legami e alle comunità".
Julia Kristeva
 Fotografia di Andre Kertesz

4 commenti:

  1. La Kristeva è sempre poetica ed è sempre molto "precisa" nel delineare scomodità.

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  2. In poche parole un'analisi profonda della nostra anima e dei sentimenti che albergano in essa.
    La consapevolezza che "lo straniero ci abita: è la faccia nascosta della nostra identità" ci aiuterà a non odiare mai il diverso.

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  3. Questo "io" è molto abitato e c'è spazio per tante cose, compreso uno straniero. Perché allora abbiamo paura ? Da cosa deriva questa paura? Facciamo orrore a noi stessi ? Ci rifiutiamo di riconoscere la nostra alterità ? Ma alterità da cosa ?
    C'è al fondo di ciascuno una massa oscura che stenta a trovare un senso e forse non ce l'ha.

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